Così come appari: somatotipi a confronto

  




"Scavando a fondo nella nostra personalità
rischiamo d'imbatterci in uno sconosciuto"
(Michelangelo)


"Solo le persone superficiali 
non giudicano dalle apparenze"
(Oscar Wilde)



Una parte della psicologia si occupa degli aspetti costituzionali della personalità umana e individua nei somatotipi punti di riferimento dai quali partire per indagini cliniche, comportamentali e sociali.

Ippocrate (420 a.C.) sosteneva che gli uomini potrebbero essere divisi in quattro tipi fondamentali di temperamento, che corrispondono ai quattro elementi di Empedocle: aria, acqua, terra e fuoco.

Secondo lui, ci sono anche quattro umori (sostanze liquide) all’interno del corpo, il cui predominio relativo determina il temperamento al quale l’individuo appartiene.

L’equilibrio tra i quattro umori (sangue, bile gialla, bile nera, flegma) portano alla salute (crasi).

Ippocrate comunque individua la tendenza ad essere legati a uno specifico umore: 

- l’individuo Terra che corrisponde alla bile nera tende a essere melanconico; 
- l’individuo Fuoco governato dalla bile gialla è collerico; 
- l’individuo Acqua che corrisponde al flegma tende a essere flemmatico; 
- l’individuo Aria corrisponde al sangue e chiaramente ha un temperamento sanguigno.

Le idee di Ernst Kretschmer (1921) molti anni dopo Ippocrate introducono la Psicologia Costituzionale moderna. 

L’autore correlò il fisico e il comportamento manifesto riguardo quei comportamenti che ricadono nei due principali disturbi di personalità: la psicosi maniaco-depressiva e la schizofrenia.

Kretschmer formalizzò nelle sue misurazioni tre tipi d’individui:

Astenico: corpo delicato e longilineo, pelle scarsa di secrezioni e sangue, spalle strette dalle quali pendono braccia magre e mani delicate. Addome fragile e costole con angolo acuto;

Atletico: corpo muscoloso e forte, spalle ampie, addome saldo, bacino e gambe più sottili della parte superiore del busto;

Picnico: pronunciato sviluppo periferico delle cavità del corpo (testa, torace, addome), distribuzione del grasso sul tronco, collo massiccio e pancia grossa.

Gli astenici e gli atletici, secondo l’autore, tendono alla schizofrenia mentre i picnici sviluppano più frequentemente la psicosi maniaco-depressiva.

William H. Sheldon (1954) ideò una tecnica fotografica dei soggetti che chiamò Somatotype Performance Test

Questa tecnica gli permise di individuare tre tipi di somatotipi umani, abbinati alla prevalenza dello sviluppo di alcuni foglietti embrionali, ai quali associò uno specifico tono comportamentale:

Endomorfico, di aspetto morbido e tondeggiante, che deve la sua costituzione al foglietto embrionale endodermico e che sviluppa una viscerotonia, cioè movimenti rilassati, amore per la comodità, la buona tavola e le buone maniere. 
Ha bisogno di socialità, desiderio di affetto e approvazione, con umore stabile, sonno profondo, estroversione, tendenza all’alcol, orientamento verso l’infanzia e la famiglia.

Mesomorfico, tipo robusto con ossa e muscoli sviluppati, solido e resistente, derivante dal foglietto embrionale del mesoderma e che sviluppa un tono comportamentale di somatotonia, cioè movimenti sicuri, amore per l’avventura e l’energia, bisogno di esercizio fisico e bisogno di potere/dominio. 

Il soggetto somatotonico vuole il rischio e ha maniere dirette, aggressivo nelle competizioni e ha una certa insensibilità psicologica. Claustrofobico, con voce non controllata, indifferenza al dolore, chiassoso, dimostra più della sua età, è sfrontato e tende ad attività giovanili.

Ectomorfico, è un tipo longilineo e fragile con accentuato sviluppo del sistema nervoso, derivato dallo sviluppo del foglietto embrionale dell’ectoderma e che si configura nel tono comportamentale della cerebrotonia, cioè uno stato di tensione e costrizione nei movimenti. 

Ha reazioni fisiologiche esagerate e rapide, forte energia mentale, vigilanza e apprensione, pudore dei sentimenti e controllo emotivo. 

Il tipo cerebrotonico è controllato nei movimenti oculari e del volto, sociofobico, incapace di seguire procedure fisse, agorafobico, astensione dal far rumore, ipersensibilità al dolore, introversione, resistente all’alcol e altre droghe depressive, bisogno di solitudine, orientamento mentale verso la vecchiaia.









Intuizione, giudizio, realtà e ispirazione

  




"Le idee migliori vengono da una lucida, visionaria follia"

(Erasmo da Rotterdam)


"Ciascuno chiama idee chiare 

quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue"

(Marcel Proust)



"Un ottimista potrebbe dire che ognuno di noi è dotato d’intuizioni e ha bisogno solo di riuscire a capirlo; 
che l’intuizione non ci distrae se riusciamo a liberarla dalla distruttività di costellazioni nevrotiche e ansie;
che c’è un tempo per il metodo scientifico e un tempo per l’intuizione, il primo porta con sé una maggiore certezza, l’altro offre maggiori possibilità; 
i due insieme rappresentano la base del pensiero creativo." (Berne E.)

Tra pensare e sapere Oscar Wilde introduce l’elemento emotivo/esistenziale:
"L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero."

Esiste una categoria di sensazioni nella vita quotidiana (e di giudizi nella pratica clinica di uno psicoterapeuta), che sembrano mancare di una base specifica nell’esperienza conscia o preconscia e che probabilmente si riferiscono a quelle che possiamo chiamare intuizioni.

E. J. Kempf (1921), come Darwin molto tempo prima, parla della comprensione degli stati emotivi altrui mediante imitazione riflessa attraverso analoghe brevi tensioni muscolari, e afferma che: "Noi pensiamo con i nostri muscoli."

Questo metodo di giudizio può essere definito intuizione attraverso esperienza soggettiva (propriocezione).

Jung (1921) parla d’intuizioni oggettive e concrete riferendosi al giudizio intuitivo che si basa su una vasta esperienza clinica e per il quale si può usare il termine intuizione attraverso esperienza oggettiva (inconscio collettivo).

Altri autori hanno descritto altri tipi d’intuizione usando termini come insight (Freud, 1928) o uno simile, come ispirazione (Kris, 1936), intuito (Hutchinson, 1939).

L’intuizione clinica è la conoscenza basata sull’esperienza acquisita attraverso il contatto sensoriale con il soggetto senza che, chi intuisce, riesca a spiegare esattamente a se stesso o agli altri com’è pervenuto alle sue conclusioni.

Oppure, in termini psicologici, è la conoscenza basata sull’esperienza, acquisita mediante funzioni consce o preconsce preverbali attraverso contatto sensoriale con l’altro. 

Questa definizione si avvicina a quella di Jung secondo cui l’intuizione è quella funzione psicologica che trasmette percezioni in modo inconscio.

Questo concetto d’intuizione clinica implica che l’individuo possa conoscere qualcosa senza sapere come la conosce. 

Se egli può spiegare correttamente le basi su cui si fondano le sue conclusioni, diciamo che esse sono basate su un ragionamento logico e su un’osservazione attivamente diretta. 

Se la sua conclusione sembra basata su qualcosa di diverso dal contatto sensoriale diretto o indiretto con il soggetto, allora dobbiamo riferirci a quello che J. B. Rhine chiama percezione extrasensoriale.

Non solo l’individuo a volte è inconsapevole di come conosce qualcosa, ma può darsi anche  che non sappia che cosa conosce, eppure si comporta e reagisce come se le sue azioni o reazioni si basassero su qualcosa che conosce.

Il problema dell’intuizione riguarda una questione generale:
"In base a quali dati le persone formano la loro esperienza sulla realtà?" (Darwin C., 1869)

Per giudizio s’intende un’immagine della realtà che influisce sul comportamento e i sentimenti nei confronti della realtà. 

Un’immagine si forma integrando impressioni sensoriali e di altro genere, l’una nell’altra e con le tensioni interne basate sui bisogni presenti ed esperienze passate. 

Per realtà s’intendono le potenzialità d’interazione di tutti i sistemi a cui il soggetto può appartenere, incluso il passato.

Aristotele parla di induzione intuitiva riferendosi alla capacità dell’organismo di sperimentare percezioni sensoriali di base, e a un livello superiore, di sistematizzare i ricordi di queste percezioni.

"Riguardo all’intuizione, 1) bisogna esserne dotati, 2) può favorirci, 3) si raggiunge presto un limite definito oltre il quale non c’è alcun progresso ulteriore senza il metodo scientifico. 
Non ho mai incontrato un uomo che potesse uguagliare per intuizione Freud, che avesse, cioè, il suo immediato inesplicabile intuito psicologico. 
Egli, però, aveva anche un autocontrollo scientifico che l’ha portato a non fidarsi delle sue intuizioni non provate." (Wittels F., Review of Stekel’s Interpretation of dreams, 1945)




Cronaca di una perversione (1905-1996)

  



"Il bambino è un perverso polimorfo"
(Sigmund Freud)


"L'individuo è polimorficamente perverso, 
in lui esistono tutte le tendenze perverse"
(Georg Groddeck)



Il verbo pervertire indica le due aree della corruzione e della distrazione dal giusto.

Per lo specifico della psicologia, la distrazione dal giusto è un'azione perversa che esprime due aree del comportamento dell'individuo, due sfumature del suo accadere.

Una sfumatura riguarda il tema dell’intenzionalità, ostinazione o caparbietà che indica che il pervertito non è privo di insight su ciò che è giusto o sbagliato e non è esente da conflitto sulla strada da scegliere.

L’altra sfumatura è che l’intenzionalità implica che egli sa cosa è vero e giusto e ciò nonostante se ne allontana.

La perversione in ambito clinico è stata sempre considerata come il persistere nell’età adulta di modelli infantili che nella perversione, a differenza della nevrosi, non possono essere rimossi.

"La nevrosi è, per così dire, la negativa della perversione." (Freud, 1905)

Lo stesso Freud chiarì che la perversione, come la nevrosi, è un compromesso derivato dal conflitto fra impulso, difesa e angoscia.

Nel 1919 egli mette in luce le angosce del complesso edipico e considera le fantasie sadomasochistiche una difesa contro queste angosce, successivamente altri autori svilupparono questo pensiero:

"L’Io fa una sorta di negoziato con l’Es e permette a certi atti perversi di restare egosintonicie in cambio l’Es acconsente alla rimozione della maggior parte della sessualità infantile, soprattutto di quegli aspetti che sono associati al complesso edipico." (Sachs, 1923)

Glasser (1979), Laufer (1984), Khan (1979), Stoller (1975) sottolineano la funzione difensiva delle perversioni, la relazione con le angosce edipiche e l’importante ruolo svolto dall’erotizzazione delle relazioni oggettuali.

Il travisamento della realtà ha un ruolo centrale nella formazione delle perversioni per autrici come la Chasseguet-Smirgel (1985) e la McDougall (1972), per le quali la relazione del pervertito con la realtà, in particolare con la realtà delle differenze tra sessi e tra generazioni, subisce manipolazioni e distorsioni. 

Le autrici sostengono che viene creato un mondo perverso in cui queste realtà sono alterate, travisate o negate.

Secondo Steiner (1996) la perversione nasce quando comincia l’integrazione nella psiche dell’individuo e si sviluppa nel tentativo di trovare una falsa riconciliazione fra opinioni contraddittorie. 

Tale riconciliazione non è necessaria quando la scissione mantiene separate le opinioni contraddittorie.

Il problema sorge quando la scissione comincia a indebolirsi e viene compiuto un tentativo di integrazione, a questo punto sono possibili tre scenari:

1) Il desiderio cede il passo alla realtà, producendo dolore psichico e angoscia che attraverso il principio di realtà portano alla salute mentale.

2) La realtà è invalidata, oppure viene attaccato l’apparato percettivo e ciò produce la sopravvivenza del desiderio e l’annullamento dell’osservazione che la contraddiceva: questa è l’opzione psicotica.

3) Il desiderio e l’esame di realtà vengono conservati, come durante la scissione, ma devono essere riconciliati in virtù dell’integrazione in atto. Qui entra in scena la perversione. L’insight è possibile ma viene usato per travisare la realtà.

Freud considerò questo un meccanismo artificioso e Steiner un meccanismo perverso. È come far finta di non vedere, decidere di non conoscere.

Un falso movimento che Freud legò alla nascita del feticismo nella psiche dell'individuo.







Pleonastica

  



"Come corpo ognuno è singolo, come anima mai"

(Hermann Hesse)


"Nessuno è pienamente padrone del proprio corpo"

(Alexander Lowen)



La verticalità del corpo è un fattore importante per la salute dell’individuo perché la collocazione e la funzionalità del cervello sono determinati dall'allineamento.

Il cingolo scapolare (area pettorale), il tratto dorsale superiore e quello cervicale formano un unico sistema di movimento. 

Ciascun elemento di questo complesso influenza costantemente tutti gli altri elementi. Il cingolo scapolare è più vulnerabile alla deformazione di quello pelvico: è più leggero, è unito al corpo solo in un punto e non ha sostegno saldo.

Essendo più lontano dal suolo, offre maggior leva alla gravità. 

Di conseguenza, la deviazione strutturale dalla verticale s’instaura facilmente, sia che arrivi dalla drammatizzazione cronica di un’emozione negativa (paura, preoccupazione, angoscia, aggressione), sia che derivi da un uso sbagliato dei muscoli o da un impatto traumatico.

I due cingoli, pettorale e pelvico, determinano l’efficienza motoria del corpo. 

Essi attuano il desiderio di movimento dell’individuo e gli danno la possibilità di agire fisicamente nel mondo materiale circostante. In un certo senso, dal punto di vista della struttura, sono omologhi. 

Tuttavia, la diversa funzione principale (la mobilità delle braccia, contrapposta alla funzione di sostegno del peso delle gambe) ha offuscato la similitudine.

Lo psoas (pre-vertebrale) e i romboidi (post-vertebrali) collegano i due cingoli alla vertebrale spinale. Il collegamento deve essere stabile, ma sufficientemente flessibile perché i cingoli possano muoversi pur mantenendo indisturbata la verticale. 

I romboidi sono centrali per l’attività del cingolo scapolare, lo psoas per il funzionamento appropriato del cingolo pelvico. Il fulcro dell’equilibrio romboidi-psoas è alla giunzione lombo-dorsale che è una zona d’importanza straordinaria per la meccanica del corpo.

Il cingolo scapolare consiste di due coppie di segmenti ossei, la scapola destra e sinistra, la clavicola destra e sinistra, e le componenti miofasciali correlate. 

La scapola sormonta la parte superiore della gabbia toracica dorsale; la clavicola è il suo partner ventrale. La loro escursione è limitata dai muscoli che da esse si fissano e le inguainano.

La clavicola è una sbarra ossea che si trova sulla superficie ventrale della gabbia toracica. La spinta che esercita impedisce alla scapola, che sta sul dorso, di scivolare troppo in avanti. 

Un disco articolare sulla clavicola e due protuberanze della scapola (i processi coracoide e acromiale) creano una coppa semisferica, la fossa glenoidea. L’osso del braccio, l’omero, alloggia nella coppa. Esso viene protetto e mantenuto in posizione dai legamenti sovrastanti e da un colletto cartilagineo.

Un cingolo è assicurato al busto da una sola salda inserzione cartilaginea che si trova sulla superficie ventrale (parte frontale della gabbia toracica) a livello della giunzione tra la prima costola e lo sterno. 

Data la relativa vulnerabilità di questa inserzione, è facile che il movimento aberrato della gabbia toracica modifichi il bilanciamento della scapola. A volte, l’aberrazione deriva da un impatto traumatico, ma più spesso deriva da posture sbagliate.

Queste posture scorrette derivano da schemi comportamentali: una risata normale, per esempio, fa arretrare le spalle ed espande la gabbia toracica. 

Invece spesso le persone ridono facendo avanzare le spalle e contraendosi. L’origine di un comportamento simile può essere la lesione fisica alla struttura ventrale dell’individuo, che viene rafforzata e perpetuata ogni volta che l’individuo ride.

Ogni schema aberrato nelle spalle provoca le cosiddette scapole alate, caratteristiche del cingolo male assestato di una postura inefficiente. 

Questo tipo di scapole sono indicative dell’incapacità dei romboidi di assolvere alla loro funzione naturale. Di solito, il compito dei romboidi (e del gran dentato) è di conservare un giusto rapporto tra scapole e colonna vertebrale e bilanciare il muscolo rotondo.

Anche una clavicola aberrata tende a spostarsi in basso nello spazio, più che in alto. Se si tiene abitualmente una postura sbagliata, invece di adattarsi liberamente verso la testa, la clavicola si appoggia direttamente sulla prima costola, immobilizzandola.

Le due ossa, clavicola e costola, s’incollano insieme, il muscolo diventa fibroso e la mobilità, che dovrebbe consentire al cingolo scapolare di assestarsi in senso orizzontale, sparisce. 

La respirazione si contrae e il collo appare più rigido. Il deterioramento di questo tessuto avviene in seguito al cedimento ventrale della gabbia toracica, come risultato di un accorciamento cronico del retto addominale.

Questa successione disgraziata spesso è il risultato di un allenamento atletico costante: troppe flessioni, troppi addominali che accorciano il retto. Data l’estensione delle compensazioni e delle restrizioni che impone, lo spostamento della clavicola fa spesso insorgere dolori cronici e molti problemi alle spalle.” (Ida Rolf)



Narciso è un paranoico

  



"La storia d'amore ideale si svolge per posta"
(George Bernard Shaw)


"Sfuggo ciò che m'insegue. Ciò che mi sfugge inseguo"
(Orazio)


Nei processi di scissione precoce che avvengono nell’infanzia, bisogna distinguere tra due tipi di oggetto interno affettivo che si producono per effetto di questa scissione: l'oggetto buono e l'oggetto idealizzato.

Il referente interno affettivo centrale dell’individuo che è l’oggetto d'amore, quando subisce una scissione molto profonda non si separa in oggetto buono e oggetto cattivo, ma in oggetto idealizzato e oggetto distruttivo.

Questa scissione profonda avviene perché l’oggetto buono non è ben radicato nell’individuo.

Quando il radicamento avviene invece con successo l’odio può essere addolcito dal legame stabile centrale e l’identificazione con qualcosa di buono rafforza l’Io dell'individuo, lo mette in grado di conservare la sua identità e di avere la sensazione di possedere una bontà sua propria.

I bambini in grado di stare dentro un legame buono, grazie a una stabilità interna dell’oggetto, avvertono raramente il bisogno di idealizzare e lo fanno in misura molto minore rispetto a quei bambini che hanno spesso impulsi distruttivi e angosce persecutorie.

L’idealizzazione eccessiva indica una spinta proveniente dalla persecuzione.

"L’oggetto idealizzato è molto meno integrato nell’Io dell’oggetto buono, perché è originato più dall’angoscia persecutoria che dalla capacità di amare." (Klein M.)

La prima idealizzazione nasce da una sensazione innata che debba esistere da qualche parte un oggetto estremamente buono, probabilmente derivante dalle esperienze simbiotiche intrauterine. 

Ne segue un intenso desiderio da parte del bambino di possederlo e un forte sentimento d’invidia perché, se questo oggetto perfettamente buono non è a sua disposizione il bambino crede che è a disposizione di qualcun altro.

La costituzione di un oggetto buono interno sicuro e stabile permette di percepirne la bontà anche quando affiorano i difetti.

Se l’oggetto interno non è stabile si tenderà a costruire relazioni idealizzate esposte al crollo quando il loro funzionamento non rispecchierà più l’ideale.

Spesso la persona che era stata idealizzata, dopo il crollo, verrà percepita come un persecutore e ciò dimostra l’origine dell’idealizzazione come contrapposto della persecuzione.

"In ogni momento della vita, sotto la pressione dell’angoscia, può essere scossa la fiducia nell’oggetto buono, ma sono l’intensità e la durata di questi stati di dubbio e di persecuzione a determinare se l’Io è capace di reintegrare e reinsediare con sicurezza i suoi oggetti buoni." (Klein M.)


La tenerezza è proibita

  




"L'odio è il piacere più duraturo:
le persone amano in fretta e odiano con calma"
(George Byron)


"Solo sulle fondamenta di un'inflessibile disperazione
si può d'ora innanzi costruire l'edificio dell'anima"
(Bertrand Russell)



La struttura caratteriale isterica/istrionica è basata su una marcata rigidità del corpo: la schiena è dritta e inflessibile, il collo stretto, il capo eretto, il bacino è ritratto e contratto.

La persona isterica può apparire flessuosa ma le sue movenze morbide e delicate sono solo la mimesi di una strategica apparenza.

La parte anteriore del corpo è dura. Essenziale per l’armatura isterica è la rigidità del torace e dell’addome. 

La parte anteriore del corpo è per significato e struttura la parte morbida e vulnerabile, esprime l’aspetto sensibile della persona e la sua tenerezza. 

Nel carattere isterico la rigidità anteriore esprime forti conflitti con questa tenerezza.

La rigidità isterica è ottenuta con un controllo inconscio sui muscoli dell’addome e del torace con conseguente riduzione della respirazione. 

Il diaframma può rimanere relativamente libero, ma sia l’inspirazione che l’espirazione vengono gravemente limitate.

Questo processo influenza la quantità di energia personale auto-percepita e il relativo sentimento di autonomia che il soggetto isterico può provare.

Nel comportamento sessuale di soggetti isterici la sottomissione ha lo scopo di ottenere il favore e l’amore del partner.

Il significato psicologico della struttura corporea rivela il desiderio di questa sottomissione: mentre la parte inferiore (dal bacino in giù) è morbida e cedevole, la metà superiore è rigida e trattenuta.

I genitali danno il loro assenso al sesso ma il cuore dice no!

Il pericolo incombente che la persona percepisce inconsciamente è il profondo coinvolgimento emozionale. 

Se il cuore riversasse i suoi grandi sentimenti di odio e disperazione nell’apparato genitale quest’ultimo svilupperebbe una grave angoscia.

Il carattere isterico è determinato da irrigidimenti o ipertensioni genitali che consentono solo la scarica di una modesta quantità di energia. 

La psicoanalisi parla di una fissazione alla fase genitale dello sviluppo infantile determinata da un legame incestuoso.

Finché quest’attaccamento incestuoso non è risolto l’amore si divide in due emozioni incompatibili: tenerezza e sensualità.

Il carattere isterico non riesce a combinare queste due emozioni, quanto meno non in misura rilevante, in un sentimento unico verso una sola persona.

Fenichel fa derivare il carattere isterico dagli stessi conflitti che sono alla base dell’isteria:

"Considerando i meccanismi dell’isteria, c’è da aspettarsi che si manifestino tratti corrispondenti ai conflitti tra l’intensa paura della sessualità e le pulsioni sessuali intense ma represse."

Mentre il masochista si stupisce se gli si fa notare come trattiene i suoi sentimenti, il carattere isterico resta sorpreso quando gli si indica il significato sessuale delle sue azioni.

Il masochista si sottopone alla psicoterapia perché desidera essere libero e si identifica con i suoi impulsi, mentre il carattere isterico va in terapia alla cerca di aiuto perché qualcosa si è sottratto al suo controllo e desidera in ogni modo ristabilirlo.



Due cose sull'invidia

  




"L'invidia è magra e pallida 
perché morde ma non mangia"
(Francisco de Quevedo)

"Di tutti i vizi capitali l'invidia è il peggiore.
Mentre gli altri attaccano una sola delle virtù cardinali,
l'invidia le attacca tutte"
(Geoffrey Chaucher)




I tratti di personalità che indicano più di frequente un funzionamento narcisistico riguardano i temi dell'ammirazione, del sentirsi speciali, del voler essere ammirati, producono pensieri sull'amore ideale, il successo, il potere. 

Ma soprattutto il narcisismo parla la lingua dell'invidia, subita o provata verso altri.

L’invidia del narcisista è proiettata negli altri e percepita dal soggetto come qualcosa di ambientale che lui subisce e di cui si lamenta perché origine dei propri ostacoli.

L’idealizzazione è una difesa contro le angosce paranoiche e l’invidia è il segnale di un Io instabile e privo di un oggetto interno affettivo buono.

Le persone invidiose e idealiste mancano di una percezione chiara della separazione tra ciò che è buono e ciò che è cattivo per loro, per cui devono ricorrere spesso e rigidamente all’idealizzazione per affermare (soprattutto a se stessi) questa separazione.

Per la persona invidiosa non è possibile mitigare l’odio attraverso il perdono o la gratitudine perché è assente l’esperienza del piacere attraverso il dono e la possibilità di cedere all'altro il controllo.

La condizione affettiva profonda della persona invidiosa è la confusione, che il soggetto cerca di organizzare attraverso i pensieri rigidi dell'atteggiamento invidioso (subito o agito).

La confusione che produce l’invidia nelle relazioni si traduce in un comportamento borderline. 

L’altro (gli altri) prima viene idealizzato e riempito di cose buone, poi è invidiato per quelle stesse cose. 

Ne segue un attacco massiccio che lo fa diventare un oggetto deturpato, svalutato e abbandonato. 

Dopo l’abbandono iniziano le fantasie paranoiche dell’invidioso che immagina che l’altro tornerà per vendicarsi, ormai ridotto a un mostro distruttivo e persecutore.

Questo circuito vizioso aiuta l’invidioso nell’autorappresentazione del vissuto di paranoia che è l’origine lontana della sua invidia e della sua idealizzazione narcisista.

La paranoia deriva da esperienze precoci di una figura di accudimento non affidabile che produceva alimenti tossici o era assente nel momento del bisogno.

L’inaffidabilità produce uno stato relazionale primitivo fondato sul sospetto e sulla sensazione di non essere mai pieni di cose buone che l’altro non ha donato e ha tenuto per sé.

Nel lavoro clinico la comparsa di vissuti d’invidia è una prima apertura nella corazza difensiva del narcisista. L’invidia testimonia l’esperienza di una mancanza in soggetti che apparentemente sembrano non mancare di nulla.

Il lavoro sull’invidia apre ulteriori possibilità di un superamento di questi stati difensivi attraverso l’accesso al vissuto della gelosia, che riporta a lontane esperienze infantili nel rapporto con le figure genitoriali vissute come coppia.