"Non siamo mai così privi di difese come quando

amiamo"

(S. Freud)


"Siamo condannati solo se lottiamo contro noi stessi.

La spinta principale data della psicoterapia

è l'aiuto a smettere di lottare contro se stessi"

(A. Lowen)


domenica 11 marzo 2012

Diamoci una regolata!

Il procedere delle relazioni coincide con l'avanzare delle rappresentazioni mentali, dei simboli che le organizzano e dello sviluppo sheletrico-muscolare-vegetativo.

La regolazione dei vari sistemi che compongono la persona è in sintonia e dipende dalla regolazione interattiva che si effettua sul piano relazionale. Una certa parte della ricerca psicologica tende a enfatizzare una delle due dimensioni, nell'influenza bidirezionale nella diade madre-bambino, attribuendo potere e responsabilità soprattutto alla madre. Tuttavia, un'altra parte della ricerca, evidenzia quanto la madre sente di influenzare il bambino e, al tempo stesso, sente di esserne influenzata. Gli autori che sostengono queste affermazioni (Korner, Grobstein, 1976; Sander, 1977, 1995; Gianino, Tronick, 1988) evidenziano che i termini “bidirezionalità” e “reciprocità” non indicano necessariamente simmetria: ogni individuo può influenzare l'altro in modi e gradi diversi. Non è implicato un modello causale: la regolazione è definita dalle probabilità che il comportamento dell'uno sia prevedibile in base a quello dell'altro. Non è implicata neppure l'idea di un'interazione positiva: oltre agli scambi positivi, anche quelli negativi, sono regolati in modo bidirezionale.

Una puntualizzazione recente sull'autoregolazione, dall'infant research all'ambito analitico/terapeutico, è stata fatta da Beebe e Lachmann:

Usiamo il termine autoregolazione per denotare la capacità dei partner di regolare i rispettivi stati. Dalla nascita in poi, il processo di autoregolazione gestisce il controllo del livello di attivazione, il mantenimento dello stato di vigilanza e la capacità di inibire l'espressione comportamentale. Esso include le variazioni nella prontezza a rispondere e nella visibilità dello stato del bambino, indicando per esempio quanto è evidente dal suo comportamento che ha fame, ha sonno, oppure vuole avvicinarsi o allontanarsi rispetto al partner” (Beebe, B., Lachmann, F. M., Infant Research e trattamento degli adulti. Raffaello Cortina, Milano, 2003)

domenica 4 marzo 2012

PINA

Omaggio monumentale a Pina Bausch. Genio della danza moderna.

La raccontano, con balletti e brevi inserti sonori, i suoi ballerini: ognuno racconta la sua Pina, ciascuno usa Pina per parlare di se stesso.

Il film è un’ora e mezza di visioni folli, oniriche, iperrealistiche di corpi e paesaggi, dello spettacolo muscolare dell’anima.

Pina usa quella marionetta che è il corpo per raccontare lo spirito che la abita. Questa separazione permette lo psicodramma del corpo. L’anima in azione negli angoli delle ossa e nelle rotazioni dei corpi è la parola più aderente alle emozioni che si agitano e scuotono.

I ballerini commuovono, fanno ridere, incantano.

La musica incornicia momenti cittadini, quotidiani, teatrali e spettacoli della memoria.

Una lieve tristezza respira insieme al sudore dei corpi, Pina se n’è andata e la sua postuma presenza ispira e inquieta. E’ sospesa poesia, come il treno in città che fa da sfondo in più di un balletto. L’ideale che angoscia e agita è la lotta contro la gravità. L’utilizzo magnetico dei piani inclinati del corpo conduce alla sensualità che solo in Pina riesce a essere sublime, erotica e perfettamente ridicola

giovedì 1 marzo 2012

Appunti per una Psicotetrapia


Quattro frasi del contatto: 1. Pre contatto; 2. Contatto; 3. Contatto pieno; 4. Post contatto

Quattro linguaggi: 1. Corporeo; 2. Arte; 3. Cinema; 4. Letteratura

Quattro terapie: 1. Rogersiana; 2. Psicoanalitica; 3. Gestalt; 4. Bioenergetica

Quattro periodi: 1. Acquisizione; 2. Analisi; 3. Conoscenza; 4. Accettazione

Evoluzione dell’integrazione in psicoterapia, la psicotetrapia, costituisce un ring teorico e metodologico al cui interno due persone (il cliente e il tetrapeuta) s’incontrano. La semplificazione e schematizzazione della psicotetrapia è un quadro di riferimento talmente chiaro che permette, sia al cliente sia al tetrapeuta, di poter divagare, confondersi, perdere senso. Il riferimento psicotetrapeutico costituisce una base sicura. Il cliente può allontanarsi, sperimentare, giocare, assaggiare e conservare la consapevolezza che c’è un pensiero tetrapeutico che lo contiene, lo fa sentire desiderato e lo aspetta fiducioso.

La fiducia è un elemento centrale della psicotetrapia, visto che saranno soprattutto l’imprevisto e gli incidenti di percorso ad essere i momenti decisivi della cura.

La semplicità schematica aumenta le possibilità di un autentico affidamento del cliente allo psicotetrapeuta.

lunedì 27 febbraio 2012

Melancholia di Lars Von Trier


Film diviso in due parti, ciascuna vede due sorelle come protagoniste. Due espressioni opposte dell’essere umano connesso agli eventi naturali che lo circondano. Rapporto di natura e rapporto di cultura. La visione proposta dal regista è quella dell’espressione depressiva come nuova coscienza che apre ad alti livelli di connessione con gli eventi e il pericolo che questa coscienza comporta. Sapere è soprattutto sapere di dover morire. E il campo della coscienza e della sofferenza è la coppia prima e la famiglia poi.

Il film è una stanza degli specchi, dove le immagini rimandano continuamente alla loro rappresentazione simbolica. Nulla è ciò che sembra e lì dove lo vediamo. La realtà è altrove, apparentemente lontana ma incombente come il pianeta Melancholia.

L’esperienza estetica ed estatica delle immagini descrive la potente dittatura della depressione, immobile e perfetta. Inavvicinabile e gelida.

Lars Von Trier omaggia, nella prima parte del film la tradizione cinematografica nord europea che racconta le vicende attraverso matrimoni e festeggiamenti (Fanny e Alexander, Festen) e nella seconda parte il genio di Andrej Tarkovskij e quel suo viaggio nella psiche chiamato “Solaris”. Vi auguro una buona visione, possibilmente soli e con uno stato d’animo rilassato.

Erland Josephson: Passione cinema

In onore all’attore Erland Josephson, morto in questi giorni, suggerisco la visione del film “Passione”, ultimo della cosiddetta “tetralogia del Faro” (insieme a Come in uno specchio, L’ora del lupo e La vergogna). Quattro analisi d’inferni privati: Andreas (Von Sydow) che si è condannato alla solitudine, Anna (Ullman) alla quale in un incidente sono morti figlio e marito, i coniugi Vera (Anderson) ed Elis Vergérus (Josephson) che, egoista, è l’unico che sta bene all’inferno. Bergman ricorre alla voce fuori campo per la descrizione dell’inferno e alle interviste degli attori per commentare i personaggi che interpretano.

“Passione” è un film maturo, lungo la filmografia del regista, un film silenzioso (non c’è una colonna sonora), nel quale lo spettatore è chiamato a un’operazione di riempimento della psiche dei personaggi, costretto dagli ampi margini lasciati vuoti dal regista.

La condizione proiettiva, osmotica, richiede allo spettatore una scomposizione iniziale della propria esperienza percettiva, modellandola sui quattro personaggi e a una ricomposizione successiva, quando Bergman evolve da una descrizione esperienziale delle relazioni tra i quattro a una narrativa morale dell’inferno che li circonda. L’eleganza è concentrata nei modi dell’affettato signor Vergérus e la disperazione della condizione infernale nella danneggiata Anna. La polarizzazione sublime-infernale del film Passione, crea un campo dinamico di assoluto piacere cinematografico. Buona visione

venerdì 24 febbraio 2012

Legami

Provate a spegnere l'interruttore generale dell'elettricità e tutti i telefoni di casa. Eliminate ogni rumorino e rimanete seduti, magari di notte. Fate passare qualche minuto e cercate di sentire cosa accade alle vostre emozioni. Quali sensazioni compaiono nell'isolamento? Un isolamento profondo, difficile da ottenere in questi anni di interconnessione permanente...

L’esperienza suggerita dovrebbe darvi una vaga percezione della dipendenza e del bisogno innato di sentirci costantemente “protetti dal branco”.

La questione è osservare come si sta modificando il grado e la qualità della nostra dipendenza dagli altri. Il nostro bisogno di sentirci continuamente in contatto con qualcuno. A differenza del DSM (Manuale Diagnostico Statistico), che relega la dipendenza a un cluster ben preciso di disturbi di personalità, ritengo che la dipendenza sia alla base della gran parte dei disturbi di personalità: paranoide, narcisistico e appunto dipendente.

Ognuno di noi, anche nella sua normalità (apparente) dà una coloritura personale al proprio stile di dipendenza: chi la nega, chi la rende sadica, chi la percepisce come persecutoria, chi la soffre fisicamente e chi la organizza in forme reattive evitanti.

Mille sono le sfumature che descrivono la molteplicità del complessa vicenda dei legami e delle dipendenze umane e interessante rimane la sfida di delineare, sempre più precisamente, il proprio stile di dipendenza e dare una sbirciatina a quello di chi ci sta accanto.

test sulla dipendenza affettiva

giovedì 9 febbraio 2012

La donna che canta (Incendies)


A ogni morte si chiude una tomba e si svela un segreto.
Il testamento di una donna è che i suoi due figli cerchino il padre che non hanno mai conosciuto e un fratello segreto. Il viaggio è una regressione profonda dentro la famiglia, dentro la terra di origine (Medio Oriente), un riavvicinamento agli stadi primordiali della cultura e dentro una lotta per la sopravvivenza che si combatte nei paesaggi ancestrali che abitano l'essere umano.
Da non perdere, Oscar come miglior film straniero 2011.

giovedì 2 febbraio 2012

Sento i tuoi pensieri

Londra, 1 febbraio, 2012.

In futuro sarà possibile 'ascoltare' i pensieri di una persona.

E' il risultato sorprendente a cui sono giunti alcuni ricercatori dell'Università di Berkley - California, che sono riusciti a decifrare il suono delle parole nella testa. Il risultato dell'esperimento, realizzato registrando le onde elettriche nel cervello, è stato pubblicato sulla rivista Plos Biology.

Già in uno studio dell'anno scorso alcuni pazienti, con elettrodi applicati al cervello, erano riusciti a muovere un cursore su uno schermo semplicemente col pensiero. Ma il professore Jack Gallant e il suo team californiano sono andati oltre, registrando le onde cerebrali prodotte da 15 pazienti epilettici nell'ascoltare un discorso. Con l'aiuto di un modello sviluppato al computer, gli scienziati hanno quindi associato le onde neurali alle parole udite. Quindi hanno effettuato la controprova: ai pazienti hanno chiesto di scegliere una parola e, tramite le onde cerebrali, sono riusciti ad indovinarla. (fonte: AGI.it)