L'inibito, il proibito e il sogno




Sigmund Freud arrivò a una visione rivoluzionaria dell’attività onirica” (Pontalis J.B., 2001).

Per il padre della psicoanalisi il linguaggio onirico è l’espressione di pressioni inconsce che cercano di risalire alla coscienza. Tali pressioni istintuali possono però realizzarsi solo in modo mascherato, dato che in genere si tratta di desideri proibiti non ammessi all’Io, esaudibili solo in modo allucinatorio.

L’interpretazione deve rivelare proprio quest’aspetto clandestino e latente.

Il problema dello stimolo organico come fonte onirica fu ripreso da Freud varie volte nella sua opera fondamentale L’Interpretazione dei Sogni:

Se diamo per accettato che l’interno del corpo può dar luogo agli stimoli del sogno in condizioni patologiche e se ammettiamo che la psiche, estraniata dal mondo esterno durante il sonno, può rivolgere all’interno dell’organismo un’attenzione maggiore, risulta ovvio ammettere che gli organi non hanno bisogno d’ammalarsi per dare origine a eccitamenti che, giunti alla psiche dormiente, si trasformeranno poi, in un modo qualsiasi, in immagini, oniriche. Questa è la teoria sull’origine del sogno prediletta da tutti gli autori medici” (Freud S., 1899).

Nello stesso capitolo aveva già ricordato il pensiero di Tissiè, il quale aveva affermato che gli organi malati conferiscono al contenuto onirico un’impronta caratteristica (i malati di cuore ad esempio, fanno sogni brevi, con morti improvvise e carichi di angoscia, i tubercolotici invece riportano sogni di soffocamento, di mischia o di fuga).

Di notte, cessato l’effetto assordante delle impressioni diurne, quelle che emergono dall’interno dell’organismo riescono ad attirare su di sé l’attenzione della psiche che trasformerà gli stimoli in figure che occupano lo spazio e il tempo, che si muovono sul filo conduttore della causalità” (Schopenhauer A., 1836).

Freud torna sull’argomento nel 5° capitolo, dove distingue tre tipi di fonti somatiche di stimolo: gli stimoli sensoriali oggettivi provenienti da oggetti interni, gli stati di eccitamento interno degli organi di senso e gli stimoli somatici provenienti dall’interno del corpo.

Ribadendo la diffusa accettazione di quest’impostazione, Freud cominciò a metterla in discussione, almeno come unica teoria capace di spiegare le origini del sogno. Cita gli studi di alcuni autori (Culkins e Burdach) i quali affermano che, nello stato di sonno, esiste non tanto un’incapacità a interpretare gli stimoli sensoriali, quanto una mancanza d’interesse per essi.

Seguendo l’opinione corrente del tempo, Scherner aveva cercato d’individuare le attività psichiche che fanno sorgere dagli stimoli somatici le variopinte immagini oniriche. Nella libera attività di fantasia sciolta dai legami diurni, il lavoro onirico tende, secondo Scherner, a rappresentare simbolicamente la natura dell’organo da cui parte lo stimolo e il tipo di stimolo.

Ne risulta così una specie di libro dei sogni, una guida all’interpretazione, da cui è possibile dedurre dalle immagini oniriche sensazioni corporee, stati di organi e tipi di eccitamento.

Freud, pur accettando la fonte somatica del sogno, esprime la sua preoccupazione che il campo in cui si debba attingere l’interpretazione venga ristretto in un ambito troppo particolare, che tra l’altro, gli sembra precludere il suo tentativo di evidenziare la funzione fondamentale del sogno come espressione di un desiderio rimosso, per questo scrive:

Resta da trovare, nell’ambito della nostra teoria, una sistemazione a quei fatti sui quali si basa la teoria corrente degli stimoli fisici. Gli eccitamenti corporei diventano anch’essi importanti nel sogno, in quanto sono attuali, e vengono congiunti con le altre attualità psichiche per fornire materiale per la creazione del sogno. In altre parole, durante il sonno gli stimoli vengono elaborati in un appagamento di desiderio, le altre componenti del quale sono date dai residui diurni psichici a noi noti. L’essenza del sogno non risulta alterata se alle fonti psichiche si aggiunge materiale somatico; esso rimane un appagamento di desiderio, indipendentemente dall’espressione che ad esso conferisce il materiale attuale” (Freud S., 1899).






Primo amore


"Primo amore" di Matteo Garrone - 2004



Il Narcisismo Onnipotente Distruttivo descritto da John Steiner (1993) come una gang mafiosa interna nasce dall'intolleranza alla frustrazione che il bambino prova dopo la separazione, prima fisica e poi psichica, dalla madre. 

Chiuso nella sua ego-centricità, il narcisista assembla immagini che già conosce e non propone nulla di realmente nuovo. 

La gang mafiosa interna assicura potere e piacere raggelando nel terrore le parti libere e creative della personalità. 

Tenderà a soddisfare i bisogni con immagini distorte di cose passate e gli oggetti del piacere saranno riedizioni molto simili a ciò che già partecipava alla simbiosi con la madre, prima della separazione. 

L’intero assetto del piacere dell’individuo acquisisce un carattere incestuoso, perverso, sadico e pieno di rabbia, nata dall'intolleranza alla frustrazione.

L’individuo dopo la separazione dall’unità simbiotica ha provato e trattenuto paura e frustrazione. 

Per liberarsene le proietta negli oggetti che utilizza per il suo piacere. 

Il rapporto con questi oggetti è aggressivo e le relazioni che instaura seguono un progetto vendicativo: un'opera di risarcimento per la sofferenza che la prima separazione ha comportato.

Questa condizione narcisistica onnipotente distruttiva, nella psicoterapia, può appartenere al paziente e al terapeuta. 

Quest’ultimo può non aver sufficientemente elaborato il suo narcisismo e il rapporto con le separazioni tanto che, un cliente che gli porta questi temi, risveglia una reazione difensiva narcisistica. 

Steiner la descrive come una condizione analitica molto frequente quando si lavora con pazienti psicotici che presentano un’organizzazione onnipotente distruttiva del proprio narcisismo:

“Spesso la situazione corrisponde al conflitto in cui si trova un bambino in una famiglia perversa: ne fanno parte sia l’analista che il paziente e la struttura di base è resa rigida dai ruoli che ciascuno è costretto a recitare. Pur in questa rigidità, i ruoli sono talvolta intercambiabili e il paziente si vede come una vittima o come un persecutore, con l’analista nel ruolo opposto” (Steiner J., 1993).  




Split







"La maggior parte delle persone
sono altre persone.
I loro pensieri sono opinioni di qualcun altro,
la loro vita un'imitazione,
le loro passioni una citazione"
(Wilde O.)



La strategia terapeutica che punta alla coesione del soggetto deriva dalla teoria freudiana della scissione dell’Io, elaborata a proposito del feticismo (1927-1938).

Per Freud i tipici feticci (scarpe femminili, piedi, calze, mani) sono sostituti simbolici del pene.

Il feticista desidera unicamente il pene femminile.

Egli vive in un doppio mondo: in uno (adulto) egli sa bene che le donne non hanno il pene e in un altro (infantile) egli non crede che le donne siano prive di pene.

Successivamente a Freud questo splitting dell’Io, o dell’intera personalità, dal feticismo è stato ampliato a tutte le altre perversioni.

Il soggetto perverso possiede un sapere adulto sulla realtà, ma ha anche conservato una fantasia infantile sulla realtà. Alimentata dal desiderio e dal bisogno di difendersi questa onnipotente fantasia inconscia crea un mondo privato parallelo.

Il soggetto masochista da una parte sa che le donne non gli vogliono affatto male, ma nella sua fantasia inconscia sa anche che le donne desiderano punirlo e umiliarlo per le sue colpe.

Il soggetto sadico da una parte sa che l’altro è innocente e non gli ha fatto nulla, ma dall’altra parte sa che è un peccatore da punire.

Il voyeur sa che chi fa sesso ricerca intimità e protezione, ma dall’altra sa che tutti gli amanti sono degli esibizionisti che vogliono farsi vedere.

L’esibizionista sa che l’altro non ha alcuna voglia di vedere i suoi genitali, ma sa anche che è proprio quello che l’altro vuole vedere” (Benvenuto S., 2005).

Il fine della cura delle perversioni è ricomporre la scissione dell’Io che ne è alla base.

Occorre far sì che il soggetto che conosce la verità oggettiva e il soggetto infantile che desidera o si difende, coincidano.

Per esempio nel caso del feticista, occorre che il soggetto desideri la donna proprio in quanto non ha il pene, ovvero per il suo corpo reale e non in quanto, tramite il feticcio, lo avrebbe (cioè il suo corpo immaginario).

La perversione termina quando la conoscenza e il desiderio coincidono.


La prigione dentro


foto di Gianni Berengo Gardin


"Non sarai mai solo con la schizofrenia"
(Woody Allen)




Bateson, Jackson, Haley e Weakland hanno descritto gli effetti del paradosso umano in un saggio intitolato Toward a Theory of Schizophrenia del 1956.

Questo gruppo di ricercatori studiò il fenomeno della comunicazione schizofrenica da un punto di vista che fu radicalmente diverso da tutte quelle ipotesi secondo cui la schizofrenia è anzitutto un disturbo intrapsichico (disordine del pensiero, funzione debole dell’Io, sommersione della coscienza ad opera di materiale del processo primario, ecc.).

Bateson e i suoi collaboratori si chiesero quali sequenze di esperienza interpersonale provocherebbero il comportamento che giustificherebbe la diagnosi di schizofrenia.

Lo schizofrenico (ipotizzarono) deve vivere in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali saranno appropriate.

E’ un’ipotesi che li portò a identificare certe caratteristiche essenziali di tale interazione, per cui coniarono il termine doppio legame e le sue componenti sono le seguenti:

- Due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica per una di esse, per alcune o per tutte: la vita familiare (soprattutto l’interazione genitore-figlio), la dipendenza materiale, la prigionia, l’amicizia, l’amore;

- In un simile contesto viene dato un messaggio che è strutturato in modo tale che 
(a) asserisce qualcosa, 
(b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione e 
(c) queste due asserzioni si escludono a vicenda. 

Quindi se il messaggio è un’ingiunzione paradossale deve produrre una sensazione corporea di sospensione o irritazione, oppure frustrazione:

Sii spontaneo!” (se si segue l'esortazione non si è spontanei);
Amami!” (l'amore è una libera scelta); 
Io sono sempre me stesso!” (l'ovvietà comunica incertezza); 
Sono un bugiardo” (se dico la verità non sono un bugiardo).

- S’impedisce al ricettore del messaggio di uscire fuori dal suo schema, metacomunicando su esso (commentandolo) o chiudendosi in se stesso. 

Dunque, anche se il messaggio è da un punto di vista logico privo di significato, è una realtà pragmatica; egli non può reagire ad esso, ma non può neppure reagire ad esso in modo adeguato (non paradossale), perché il messaggio stesso è paradossale. 

Una persona in una situazione di doppio legame è probabile che si trovi punita (o almeno che le si faccia provare un senso di colpa) per avere avuto percezioni corrette, e che venga definita cattiva o folle per aver magari insinuato che esiste una discrepanza tra ciò che vede e ciò che dovrebbe vedere.

Quando si è esposti al doppio legame per un lungo tempo, ci si abitua a tale situazione e la si aspetta. Vale soprattutto per l’infanzia, quando i bambini hanno la tendenza a concludere che quello che accade a loro, accade in tutto il mondo.











Gynoclasta - Identikit di un sadico



Alfie - 2004



Chi ha proclamato la violenza con i propri metodi,
è costretto a scegliere la menzogna
come proprio principio
(Solgenitsyn A.)



Alcuni individui hanno bisogno di percepire la propria condizione di potere per gonfiare l’immagine di sé che altrimenti si affloscerebbe velocemente, causando profonde angosce di abbandono e morte.

Perché si sviluppa questo bisogno di grandiosità?

I bambini hanno reazioni spontanee basate sulle esigenze del Sé corporeo. Come accade che questa spontaneità viene perduta e l’individuo viene spogliato del suo vero Sé?

La sequenza degli eventi, per Alexander Lowen (1983), parte dal vissuto umiliante dell’impotenza, seguito dalla seduzione di un genitore che porta il bambino a sentirsi speciale. Il rifiuto generalmente accompagna l’umiliazione e dopo essere stato rifiutato e umiliato, il bambino è più facilmente indotto, con la seduzione, a servire il genitore.

La parola seduzione deriva dal latino seducere, sviare. Parliamo di persone che sono sedotte ad abbandonare la propria strada, i propri principi o la propria lealtà a un rapporto. Queste persone sono sviate dalla fedeltà a se stessi e dai propri sentimenti più profondi.

Un uomo seduce una donna se, sapendo che è contro i suoi principi avere rapporti sessuali senza amore, la induce a una relazione dichiarandole un amore che non sente.

Un uomo non ha bisogno di sedurre una donna che desidera semplicemente una relazione sessuale, con o senza amore.

La seduzione quindi può essere definita come l’uso di una falsa dichiarazione o di una falsa promessa per indurre un’altra persona a fare quello che altrimenti non avrebbe fatto.

La promessa può essere dichiarata esplicitamente o può essere implicita. I truffatori psicopatici promettono apertamente cose che non hanno intenzione di dare, ma le manovre più seducenti sono quelle che riguardano promesse non chiaramente specificate. L’immagine narcisistica ne è un esempio.

Il maschio virile con la sua esibizione di mascolinità è un seduttore, che lo ammetta o no. Anche se questa immagine è nata come compensazione di un senso d’inadeguatezza della sua virilità, il suo scopo è quello di attirare le donne. Mette in evidenza la forza virile, che implica potenza sessuale che rappresenta per la donna una promessa di soddisfazione. Ma la promessa è falsa, perché l’immagine travisa la realtà.

Gli uomini che hanno bisogno di un’immagine per attirare le donne non sono potenti sessualmente” (Lowen A., 1983).

Un elemento importante nel processo di seduzione è la natura del rapporto in cui si verifica. La seduzione non è una transazione commerciale nella quale le parti sono uguali e dove vale la regola del caveat emptor - stia in guardia il compratore.

La seduzione si verifica solo nei rapporti in cui esiste un certo grado di fiducia. I truffatori sono chiamati artisti del raggiro perché prima di tutto si guadagnano la fiducia della loro vittima. Per sviare qualcuno occorre prima far sì che si fidi.

La seduzione è un tradimento, particolarmente nocivo nel rapporto genitore-figlio, in cui la fiducia è l’esca per far scattare la trappola della manipolazione.

La seduzione è una bugia e dietro alle bugie si consuma una violenza. Quella che il bambino ha subìto la ripete per vendetta e diventa un iconoclasta. Un distruttore delle immagini altrui. Un gynoclasta nelle relazioni con le donne di cui deve annichilire il potere del corpo.



Sul masochismo

foto di Erwin Olaf



"La sofferenza che la nevrosi comporta
è ciò che rende preziosa
la malattia per il masochista"
(Sigmund Freud)



Nel masochista la sofferenza è autentica e le sue lamentele sono giustificate.

E' molto difficile convincerlo che le due cose non sono correlate, cioè che eliminando i motivi delle sue lamentele non si eliminerebbe la sofferenza. 

Il masochista ha sempre la sensazione di fare uno sforzo eccezionale che non viene tuttavia apprezzato.

Il masochista è in una trappola e più lotta più rimane impigliato.

E' difficile ottenere un’espressione sincera dei sentimenti negativi del masochista. Tutto è così inquinato dalla sfiducia che egli finisce col non credere neppure in se stesso e nei suoi miglioramenti.

La frase contenuta nel suo atteggiamento è: “Guarda come sono infelice, perché non mi ami?

Come conseguenza dei blocchi posti al flusso energetico, egli si muove per tentativi ed è esitante; i movimenti non sono diretti ed espressi con vigore ma selvaggi, sperimentali e indiretti.

E’ per la percezione di questo fenomeno che il masochista si sente un verme, egli da bambino è stato profondamente umiliato, è cresciuto in un ambiente ostile all’espressione dei sentimenti teneri, quindi non può che rispondere alla tenerezza degli altri con sospetto e sfiducia.

Egli lavora con l’intestino ma non con il cuore, il modello emotivo biologico è quello della tensione e del risentimento, dello sforzo e della recriminazione.

La sua intelligenza è al servizio della sfiducia e svolge un ruolo perverso nella sua vita privata.

Il tratto più importante della struttura corporea masochista è il collo taurino, i muscoli bloccano l’espressione degli impulsi che premono verso l’alto come il disprezzo e la nausea.

La tipica espressione è quella dell’innocenza, fino a quella di un’ingenua sorpresa con gli occhi spalancati.

Ogni bambino si aspetta l’approvazione e l’ammirazione che rafforzano il suo Io e lo rassicurano dell’appoggio del suo ambiente. Una reazione positiva mette il bambino in grado di muoversi ai livelli più alti del funzionamento dell’Io, mentre una reazione negativa toglie la sicurezza necessaria per l’affermazione di sé e rende l’individuo dipendente dall’approvazione altrui nelle attività adulte.

"Nell’infanzia il masochismo nasce dagli atteggiamenti di disapprovazione e di derisione, ed è per questa ragione che il masochismo è associato all’autodenigrazione"(Lowen A., 1985).





Note a margine della vanità




Dall’antichità a oggi hanno avuto luogo tre grandi rivoluzioni nell’idea che l’uomo si fa di se stesso. Tre colpi formidabili portati contro la nostra vanità. Prima di Copernico noi credevamo di essere il centro dell’Universo e che tutti i corpi celesti ruotassero intorno alla Terra. Prima di Charles Darwin l’uomo credeva di essere una specie a se stante, separata e diversa da quelle del regno animale. Prima di Sigmund Freud l’uomo credeva che le sue parole e le sue azioni, fossero determinate dalla cosciente volontà. Ma il grande psichiatra dimostrò l’esistenza di un’altra zona della mente, che opera in segrete oscurità e che può dominare la nostra vita, chiamata inconscio”.

(Freud: The Secret Passion –
John Huston, 1962)


L’affermazione che Freud abbia scoperto l’inconscio è approssimativa.

Chi ha conoscenza della filosofia e della psicologia sa che lo studio dello psichismo inconscio ha inizio con filosofi come Leibniz, Hartmann, Nietzsche ed è stato approfondito da psicologi e da psichiatri che hanno attribuito al termine inconscio diversi significati.

Inconscio della percezione (“percezione insensibile” di Leibniz; “subconscio” o “inconscio campo” di Minkowski e di Baudin; “armoniche e frange della coscienza” di James; “sfera della coscienza” di Kretschmer); strettamente legato al concetto di “attenzione”: si riferisce alla chiarezza della percezioni attuali, alcune delle quali non sono messe a fuoco nel campo della coscienza. L’esempio classico è quello del mugnaio che non avverte il continuo monotono rumore della macina. È chiaro che in questo significato l’inconscio può, in ogni istante, essere portato nel campo della coscienza chiara, con un atto d’introspezione volontario o provocato da una variazione degli stimoli ambientali. Perciò è stato paragonato alla periferia del campo visivo.
In un significato di avvenimenti meno frequenti “l’inconscio della percezione” si riferisce anche a percezioni che non possono raggiungere il livello della chiara coscienza per particolari fattori suggestivi che si creano durante l’avvenimento stesso.

Inconscio della rievocazione (“inconscio serbatoio” di Minkowski): legato al meccanismo della memoria, si riferisce alla fase interposta fra fissazione e rievocazione di un avvenimento. Si deve ammettere, esclusivamente in via deduttiva, che l’immagine giunge a livello della coscienza dopo essere stata conservata in un serbatoio di cui non si può essere informati.
Con significato di avvenimento meno frequente è inteso in Gruhle (1948) anche come attività che, a fianco della coscienza chiara, agisce nella ricerca di un ricordo di cui non si dispone immediatamente. Così ad esempio un nome, che si tenta invano di ricordare con uno sforzo cosciente della rievocazione, può comparire improvvisamente in un secondo tempo, quando è terminata l’attenzione cognitiva. Questo fenomeno, per Minkowski invece rientra nell’inconscio d‘ispirazione.

Inconscio dell’automatismo abitudinario (“intelligenza incosciente” di Blondel; Mitbewussets di Rohracher, 1950): si riferisce a un’attività selettiva, intenzionale, che collabora con la coscienza. Si crea progressivamente dal campo dell’attività cosciente, con il ripetersi delle azioni e con il graduale svincolo della necessità di un controllo consapevole.

Inconscio dell’automatismo istintivo e affettivo: si riferisce all’attività istintiva che spinge a determinati comportamenti coscienti, però senza la consapevolezza immediata dei motivi e degli scopi. Anche il “fondo” timico (Untergrund di K. Schneider) rientra in questo tipo di inconscio.

Inconscio di associazione e d’ispirazione (“inconscio sorgente” di Minkowski; “cerebrazioni costruttive” di Schopenhauer): si riferisce all’attività non consapevole, che permette la comparsa nel campo di coscienza di una complessa elaborazione ideativa o ideo-affettiva, come l’improvvisa risoluzione di un problema o un’ispirazione artistica. Riguarda alcune associazioni inconsce dedotte dal rendersi conto di alcuni contenuti, che sono spiegabili solo ammettendo la presenza di anelli associativi inconsci.

Inconscio anormale o di dissoluzione: si riferisce a fenomeni paranormali o patologici, che permettono un’attività mentale o un comportamento isolato dall’Io cosciente. È ammesso per caratterizzare il sonnambulismo, il deja-vu, gli sdoppiamenti della personalità e alcuni fenomeni medianici e ipnotici (Bini-Bazzi, 1954).

In realtà Freud ha indagato solo su una particolare modalità dello psichismo inconscio (inconscio-conflitto) che all’interno dell’indirizzo psicoanalitico non è nemmeno inteso in senso univoco: l’inconscio personale di Freud esprime un concetto diverso dell’inconscio collettivo di Jung.





Introduzione a un sintomo nevrotico




L’angoscia è un sintomo nevrotico.

Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affannosa.

L’angoscia è l’esperienza di provare difficoltà nel respirare durante qualsiasi eccitazione bloccata” (Perls, 1951).

È l’esperienza di cercare di immettere più ossigeno nei polmoni immobilizzati dalla contrazione muscolare della cavità toracica.

Il termine eccitazione esprime l’aumentata mobilitazione di energia che avviene in occasione di un contatto forte: erotico, aggressivo, creativo.

Nell’eccitazione c’è un brusco aumento nell’intensità del processo metabolico di ossidazione delle sostanze nutritive immagazzinate e un bisogno imperioso di aria.

L’organismo sano risponde in maniera naturale aumentando ritmo e ampiezza della respirazione.

Il nevrotico invece tende a controllare l’eccitazione e interviene sul processo respiratorio. Egli cerca di creare per se stesso (e per gli altri) l’illusione di essere freddo e di rimanere calmo, distaccato, controllato.

Invece di intensificare la respirazione egli deliberatamente cerca di respirare nello stesso modo di prima. Prima che si verificasse l’eccitazione accompagnata dall’aumentato ritmo di ossidazione.

Poi restringe il petto per forzare la respirazione e sbarazzare i polmoni dell’anidride carbonica (prodotto secondario dell’ossidazione) creando così un vuoto che richiami altra aria.

L’angoscia (angusto, ristretto) si verifica con la costrizione involontaria del petto. Essa si sviluppa in tutte le situazioni in cui l’organismo viene privato dell’ossigeno adeguato.

L’angoscia si manifesta nella nevrosi come una misura di emergenza prodotta dal conflitto tra l’eccitazione forte e l’autocontrollo eccessivo.

L’angoscia e la paura vanno distinte.

La paura viene sperimentata nei confronti di qualcosa di orribile nell’ambiente che deve essere affrontato o evitato.

L’angoscia è un’esperienza interna e organica che non ha riferimento diretto ad oggetti esterni.

L’eccitazione prodotta dalla paura, se repressa, dà luogo all’angoscia; ma ciò è valido anche nel caso della repressione di qualsiasi altro tipo di eccitazione.

Una persona che cerca di apparire forte e immutabile (schizoide) non desidera rivelare la propria paura ansimando o affannando, ciò stabilisce una connessione stretta tra paura e angoscia.





Dissociazione e libertà

foto di Bruce Weber





Le cose di cui parlo, prima le vedo. Sono immagini che si alternano fluidamente tra dissociazione dal contesto e associazione di idee. Questa è la mia libertà di pensiero, una libera inquietudine.

Nella libertà Becker (1964) ravvisa una sorta di stordimento, un’angoscia esistenziale percepita “quando il simbolo a guardia del mondo privato, realizza che può diventare diverso da se stesso”.

Balint (1952) pone l’equilibrio tra ocnofilia e filobatismo alla base della crescita di una personalità sana e libera: la prima è la capacità di sentirsi sicuri nel formare legami affettivi, il secondo è sentirsi sicuri di se stessi.

In questo equilibrio si può manifestare il trauma.

Le esperienze connesse con la disintegrazione dello stato affettivo associato al trauma, spesso non hanno alcuna voce con cui essere comunicate.

Quello che non può essere comunicato non può essere pensato.

Quello che non può essere espresso, necessita di essere trovato” (Winnicott, 1963).

In terapia trovare una voce che, se parlasse, potrebbe far impazzire il Sé, è una cosa complessa da negoziare tra terapeuta e paziente.

Sono soprattutto gli aspetti relazionali della terapia che aiutano il paziente a “dire quello che intende veramente, tutto quello che vuol dire e che realmente pensa; questa è l’arte e la gioia delle parole, un parlare disinvolto” (Lewis, 1956).

Oltre al conflitto, la difesa e la rimozione, è l’esperienza umana della dissociazione che può aiutare il lavoro clinico, perché ciò che è rimosso è sempre percepibile, proprio perché è assente (Bromberg, 2007), mentre nella dissociazione l’individuo è tutti gli elementi dei suoi stati dissociati, e come tali li vive.

Il terapeuta registra queste dissociazioni e aiuta il paziente a integrarle nella totalità coerente della sua esperienza” (Khan, 1971).

La libertà contestualizzata del setting terapeutico favorisce la mobilitazione del simbolo a guardia del mondo privato e la negoziazione dei significati, l’allineamento dei codici di comunicazione.

L’angoscia, lo stordimento o l’eccitazione possono coesistere e dialogare, scambiarsi immagini e tollerare la frustrazione momentanea di una mancata coerenza narrativa. 

Sarà il dispositivo terapeutico, le sue caratteristiche e la sua continuità, a restituire la sensazione di possedere un Sé libero e coerente.





L'inibito, il proibito e il sogno

“ Sigmund   Freud arrivò a una visione rivoluzionaria dell’attività onirica ” (Pontalis J.B., 2001). Per il padre della psicoanal...