Appunti sulle infinite occasioni di potere



"Macbeth" di Orson Wells - 1948




La nevrosi (che descrisse Freud) era un conflitto tra il desiderio che voleva infrangere la legge e la legge che voleva inibire il desiderio. 

Questo tipo di nevrosi trovava spazio nella società della disciplina com’era quella di Freud, che si fondava della contrapposizione permesso/proibito.

Ma molto è cambiato e il conflitto si è modificato in speciale/mediocre.

Tra individuo e società la misura dell’ideale non sono più la docilità e l’obbedienza ma l’iniziativa, il progetto personale, i risultati che si è in grado di ottenere nella massima espressione di sé.

L’individuo non è più regolato da un ordine esterno, da una conformità alla legge, la cui infrazione genera sensi di colpa (per cui il vissuto di colpevolezza era il nucleo centrale della sofferenza psichica), ma deve fare appello alle risorse interne, alle sue competenze mentali per raggiungere quei risultati a partire dai quali verrà valutato, guadagnando per effetto di questa valutazione un adeguato o inadeguato concetto di sé.

Il disagio ha cambiato radicalmente forma: non più il conflitto nevrotico tra norma e trasgressione con conseguente senso di colpa, ma uno scenario dove non c’è più norma perché tutto è possibile, il nucleo depressivo nasce da un senso di insufficienza per ciò che si potrebbe fare e non si è in grado di fare, o non si riesce a fare secondo le attese altrui, a partire dalle quali, ciascuno misura il proprio valore.

A supporto di queste infinite occasioni di successo interviene la parte narcisista della personalità.

I comportamenti antisociali/narcisisti sono la difficoltà a conformarsi alle norme sociali, raccontare bugie, truffare e usare false identità, impulsività, incapacità di panificare, irritabilità, incapacità di far fronte a obblighi finanziari o lavorativi, assenza di rimorso (DSM - Manuale Diagnostico Statistico).

La reazione narcisista al senso d’insufficienza è un’idea grandiosa di sé, sono pensieri di successo, potere e amore ideale, sentire di essere speciali e poter essere capiti solo da altri esseri speciali, desiderio di ammirazione, utilizzare gli altri per i propri scopi senza sentire rimorso, incapacità di essere empatici, invidiare o sentire di essere invidiati, stabilire relazioni in cui un affetto di tipo predatorio porta a controllare il/la partner.

La liberazione culturale ha sostituito la preoccupazione di sbagliare con la preoccupazione di essere normali” (Jeanneau A., Les risques d’un’epoque ou le narcissisme du dehors, 1986).

I comportamenti narcisisti possono facilmente uscire dall’ambito della legalità perché l’individuo, in un assetto narcisistico difensivo, la vive come un’oppressione alla libera manifestazione di sé. 

Il vissuto, conseguente alla sensazione di insufficienza personale, può essere così claustrofobico che il soggetto può perdere la lucidità sul giudizio morale personale, l’etica e il valore dei legami affettivi. 

Nel 1887, un anno prima di scendere nel buio della follia, Nietzsche annunciava profeticamente l’avvento dell’individuo sovrano, riscattato dall’eticità dei costumi. Oggi possiamo dire che l’emancipazione ci ha forse affrancato dai drammi del senso di colpa e dallo spirito di obbedienza, ma ci ha innegabilmente condannato al parossismo dell’efficienza, dell’iniziativa e dell’azione. E così la fatica depressiva ha preso il sopravvento sull’angoscia nevrotica” (Umberto Galimberti in Quel che resta di Freud, 2006)




Anima legata




foto di Erwin Olaf




La visione economico/sessuale dell’individuo nota che durante il conflitto fra pulsione libidica e paura della punizione, la struttura psichico/corporea tende ad assumere una specifica forma difensiva.

Armatura caratteriale è un concetto creato da Wilhelm Reich per comprendere in modo dinamico la forma e la funzione delle difese individuali.

Per realizzare la limitazione della pulsione imposta dal mondo sociale e per padroneggiare l’ingorgo di energia che ne deriva, l’Io deve modificarsi. Il processo è causa/effetto.

L’Io, la parte esposta della persona, s’indurisce quando si trova in una situazione conflittuale fra bisogno personale e mondo esterno minaccioso; acquista uno stile reattivo cronico che funziona automaticamente. La persona acquista il suo carattere, l’impronta, la personalità.

La personalità affettiva si corazza e i colpi provenienti dal mondo esterno e le esigenze dei bisogni interiori si appiattiscono e s’indeboliscono urtando contro l’armatura.

L’armatura ha la funzione di rendere l’individuo meno sensibile al dolore, ma limita anche la sua mobilità affettiva e aggressiva e diminuisce la capacità di realizzazione e di piacere.

L’Io è meno mobile, più rigido e dal grado di spessore dell’armatura dipende la capacità di ordinare l’economia delle energie. La misura più attendibile di questa capacità è la qualità orgastica, in quanto è l’espressione diretta della mobilità vegetativa.

L’armatura caratteriale consuma energia perché si mantiene con il continuo consumo di forze affettive, cioè vegetative che altrimenti (nel caso di una loro inibizione motoria) potrebbero produrre angoscia. In questo modo l’armatura caratteriale adempie alla funzione di elaborare e consumare l’energia vegetativa.

Dallo smantellamento analitico-caratteriale dell’armatura spesso emerge un’aggressività legata.

Quando nell’analisi del carattere si riesce a liberare l’aggressività contenuta nell’armatura, si libera anche angoscia. L’angoscia può essere trasformata in aggressività, così come l’aggressività può essere trasformata in angoscia.

L’inibizione dell’aggressività e l’armatura psichica si presentano insieme a un tono aumentato, spesso una rigidità, della muscolatura delle estremità del corpo e del tronco.

I pazienti affettivamente bloccati, quando sono sdraiati, appaiono rigidi. Una modifica della loro tensione muscolare risulta un’operazione complessa.

Se si dice al paziente di rilassarsi volutamente, la tensione muscolare viene sostituita da inquietudine. In altri casi i pazienti eseguono involontariamente movimenti di diverso tipo la cui inibizione provoca immediatamente sensazioni di apprensione.

Questo stesso tipo di osservazioni indusse Ferenczi a costruire degli interventi tecnici attivi. Egli scoprì che l’impedimento di reazioni muscolari croniche aumenta l’ingorgo.

Reich collega questo fenomeno a qualcosa di più complesso di semplici modifiche quantitative dell’eccitazione. Egli si riferisce all’identità funzionale fra armatura caratteriale e ipertonia muscolare (rigore muscolare).

“Ogni aumento del tono muscolare, verso la rigidità, è un segno che un’eccitazione vegetativa, l’angoscia o la sessualità sono state legate. Se si manifestano sensazioni genitali, parecchi pazienti riescono ad eliminarle o ad attenuarle con l’inquietudine motoria; è esattamente ciò che accade quando si elaborano sensazioni di apprensione. Pensiamo alla grande importanza che riveste l’irrequietezza muscolare nella prima infanzia come scarica di energia” (Reich W., Analisi del carattere, 1949).  





Ogni maledetta separazione




"L'isola dei morti" di Arnold Bocklin - 1881





In Lutto e melanconia (1915) Freud mostra come la perdita di un oggetto d’amore porti innanzitutto a un’identificazione con l’oggetto stesso e a una negazione della perdita.

Nel lutto è difficile accettare la realtà della perdita e Freud lo descrive nel linguaggio della teoria della libido, spiegando che l’attaccamento della libido all’oggetto d’amore perduto si trova di fronte alla prova della realtà.

Oggi che conosciamo il ruolo cruciale svolto dell’identificazione nel creare relazioni oggettuali, possiamo rivedere la formulazione di Freud pensandola più in termini di distacco di parti del Sé dall’oggetto che in termini di distacco della libido.

Quando viene applicato l’esame di realtà a ciascun ricordo dell’oggetto perduto, va affrontata la dolorosa ricognizione di ciò che appartiene all’oggetto e ciò che appartiene al Sé.

Queste differenziazioni sono eseguite attraverso il minuzioso lavoro del lutto, l’oggetto perduto viene considerato in modo più realistico e le parti del Sé precedentemente ripudiate sono gradualmente riconosciute come appartenenti al Sé.

Se c’è la possibilità di elaborare il lutto, l’individuo diventa più chiaramente consapevole di una separazione tra il Sé e l’oggetto e riconosce meglio che cosa appartiene al Sé e che cosa all’oggetto.

La conquista della separazione ha conseguenze di enorme importanza, perché si accompagna ad altri aspetti del funzionamento psichico che associamo alla posizione depressiva, tra i quali lo sviluppo del pensiero e la formazione dei simboli (Bion, 1962; Segal, 1957).

La capacità di riconoscere la realtà della perdita, che porta alla differenziazione del Sé dall’oggetto, è la questione cruciale che determina se il lutto può procedere verso una conclusione normale.

Ciò comporta dover rinunciare al controllo sull’oggetto e indica che dev’essere rovesciata la tendenza precedente, al possesso dell’oggetto e al diniego della realtà.

Nella fantasia inconscia ciò significa che l’individuo deve affrontare la propria realtà per proteggere l’oggetto.

La sua realtà psichica comprende il doversi rendere conto della catastrofe interna prodotta dal suo sadico attaccamento e la consapevolezza che il suo amore e i suoi desideri di riparazione sono insufficienti a preservare l’oggetto dalla morte. L’oggetto d’amore dev’essere lasciato andar via, con la conseguente afflizione, disperazione e senso di colpa.

Questi processi comportano un intenso dolore psichico e un conflitto, e portarli a termine entrambi è una delle funzioni del lutto. Ciò che vale per il lutto collegato alla perdita reale di una persona è essenzialmente vero anche per ogni esperienza di separazione, che a un livello primitivo è vissuta come perdita.

Così quando un bambino piccolo si trova di fronte a rifiuti e delusioni da parte della madre crede di averla perduta, e a causa dell’onnipotenza dei suoi pensieri, ha la fantasia che siano stati i suoi impulsi assassini ad ucciderla.

Se il bambino è in grado di affrontare la realtà psichica di questa perdita e di soffrire il dolore del lutto, può riprendere indietro le sue proiezioni. L’Io si rafforza e l’oggetto è interiorizzato in una forma meno alterata dall’identificazione.

In psicoterapia, un paziente che non è in grado di affrontare la separazione dai suoi oggetti d’amore, perché questa paura è mescolata con la paura di morire egli stesso, costituisce un ostacolo per la prosecuzione del lavoro terapeutico.

In psicoterapia si verificano rotture della continuità del lavoro, quando il terapeuta è ammalato o nei periodi di vacanza. Queste interruzioni rendono possibile lo studio dei processi di elaborazione del lutto, ma le stesse cose accadono ogni volta che il terapeuta è vissuto come indipendente e separato, capace di pensieri propri e il paziente deve affrontare la realtà della rinuncia al controllo possessivo del terapeuta. Spesso la capacità di pensare in modo autonomo è l’indice più significativo dell’autonomia del terapeuta. Se è possibile raggiungere questa separazione, si verifica una certa quantità di elaborazione del lutto, e una certa quantità di Sé rientra nell’Io, se l’Io si rafforza può essere instaurato un circolo virtuoso, e ha luogo una forma più flessibile e più reversibile di identificazione proiettiva” (Steiner J., I rifugi della mente, 1993)








L'immagine di un limite



"Essere John Malkovich" di Charlie Kaufman - 1999




Ogni volta che due persone s’incontrano, ci sono in realtà sei persone presenti. Per ogni individuo ce n’è uno per come egli stesso si crede, uno per come lo vede l’altro e uno infine per come egli è realmente” (James W., Psychology – A briefer course, 1892).

Nel tema dello schema corporeo si nasconde la questione centrale dell’individuo e dell’immagine che ha di sé.

Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo. Ai dispregiatori del corpo voglio dire una parola. Essi non devono, secondo me, imparare o insegnare ricominciando daccapo, bensì devono dire addio al proprio corpo, e così ammutolire” (Nietzsche F., Così parlò Zaratustra, 1883).

Fisher e Cleveland tramite test proiettivi (Rorschach e Inkblot test) definiscono due modalità attraverso le quali l’individuo percepisce i propri confini corporei.

I punteggi esprimono una modalità barriera (confini corporei stabiliti) e una modalità penetrazione (confini corporei fragili). Gli autori affinano tecniche d’indagine nella visione dello sviluppo delle pratiche di socializzazione dei bambini e in Body, Image and Personality,  del 1958, passano dal concetto di immagine corporea a quello di confini corporei.

Questo sviluppo concettuale sarà ripreso da Martinelli: “Porre l’accento sui confini corporei significa valorizzare la rappresentazione simbolica di un limite che ha funzione di immagine stabilizzatrice e di “envelope” proiettivo per la persona. L’immagine di un limite ha funzione capitale nell’economia e nell’organizzazione psichica. Essa non è dunque una funzione mentale, come lo schema corporeo dei neurologi, ma una funzione psicologica di stabilizzazione nel rapporto dell’individuo con se stesso e con gli altri” (1975).

I genitori reagiscono ai mutamenti corporei dei figli e i figli interpretano queste reazioni. La madre comunica al bambino le proprie attitudini nei confronti del suo corpo. Lo stringe e lo tocca, lo nutre.

Più tardi lei esprimerà approvazione o meno verso comportamenti corporei del figlio e lui, nell’organizzazione del rapporto tra sé e il mondo, terrà conto inconsciamente delle valutazioni materne.

Nell’adolescenza, osservando il proprio corpo con quello dei pari, identificandosi con persone che ammira e recuperando le indicazioni che il suo ambiente dà sulla bellezza e il vigore corporeo, il soggetto costruisce la sua immagine ideale” (Martinelli R., 1975).

La percezione del corpo, positiva o negativa, accompagna costantemente la persona che, fenomenologicamente, potremmo sintetizzare in due posizioni, radicali e contrapposte. La condizione percettiva sana del corpo è il corpo che sono (Leib), quella patologica è il corpo che ho (Korper).

Nella salute il corpo si dispiega come realtà preverbale e narrativa nei suoi accadimenti e processi, la sequenza dei quali indica una storia e procede verso dei significati.

Nella patologia, o anche quotidianamente nella sofferenza esistenziale, la voce silenziosa del corpo rimarca quegli stessi significati suggerendone un urgente ascolto.








Il collasso di Ego

foto di David LaChapelle La stessa forza che porta l’ego verso l’alto è responsabile della sua caduta. Eg...