L'ira e il desiderio

foto di Erwin Olaf



Un buon contatto con la propria realtà psichica richiede una respirazione fisiologicamente corretta.
Limitare questa fisiologia comporta una difesa dalla propria realtà psichica e dalle emozioni.

Il quarto segmento muscolare dell’armatura caratteriale è quello del torace” (Reich W., 1949).

Quest’armatura si manifesta con un rialzo dell’apparato osseo, nell’atteggiamento cronico dell’inspirazione, in un respiro piatto e nell’immobilità del torace.

L’atteggiamento d’inspirazione è lo strumento più importante nella repressione di quasi tutti i tipi di emozione.

All’armatura del torace partecipano tutti i muscoli intercostali, i grandi pettorali, i muscoli delle spalle (deltoidi) e il gruppo dei muscoli fra le scapole (latissimus dorsi).

L’espressione dell’armatura del petto è soprattutto caratterizzata dalla quiete, dal trattenersi e dal tenersi indietro. Le spalle tirate indietro esprimono letteralmente ritegno. Insieme all’armatura del collo l’armatura del torace risulta nell’espressione dell’ostinazione e della cocciutaggine.

L’espressione motoria del quarto segmento, nel caso manchi un’armatura cronica, è quella della commozione sentimentale (petto ansimante). Nel caso esista l’armatura, l’espressione è quella dell’immobilità o del non sentirsi toccati dagli eventi.

La continua espansione del torace è accompagnata dalla tendenza a una pressione aumentata del sangue, dalle palpitazioni cardiache e dall’angoscia, in casi gravi o di età avanzata anche dalla dilatazione cardiaca. Insorgono difetti cardiaci di diverso tipo, o in modo diretto come conseguenza dell’espansione, o in modo indiretto per mezzo della sindrome dell’angoscia. L’enfisema polmonare è una conseguenza diretta della dilatazione cronica della cavità toracica. In questa zona è anche localizzabile la disposizione alla polmonite e alla tisi.

Le emozioni che insorgono nel segmento toracico sono essenzialmente quelle dell’ira urlante e del pianto a dirotto, dei singhiozzi e del desiderio straziante.

Queste emozioni sono sconosciute alla persona provvista di un’armatura. La sua ira è fredda; il pianto gli sembra una mancanza di autocontrollo, gli appare come privo di carattere e di forza interiore; il desiderio struggente gli sembra una debolezza, segno della mancanza di una fermezza.

In certi pazienti incontriamo un complesso di sintomi che deriva dall’armatura del torace e che rappresenta un sistema particolarmente complicato di difficoltà nella vita.

Queste persone si lamentano sintomaticamente di un nodo o di un peso nel petto. La relativa sensazione organica fa sospettare che l’esofago (analogamente al globus hystericus nella faringe) sia spastico. È difficile dire se è coinvolta anche la trachea, ma è molto probabile.

Questo nodo interiore contiene le emozioni delle urla rabbiose o dell’angoscia. È spesso necessario schiacciare il torace facendo contemporaneamente gridare il paziente ad alta voce per sciogliere questo nodo al torace.

L’inibizione del movimento degli organi interni del torace continua normalmente in un’inibizione di quei movimenti delle braccia che esprimono il desiderio di qualcosa, abbracciare o cercare di toccare le cose.

Questi pazienti non sono meccanicamente paralizzati. Sanno muovere le braccia alla perfezione, ma non appena il movimento delle braccia è collegato all’espressione motoria del desiderio o della brama, inizia l’inibizione.

Questo fenomeno può arrivare fino alla punta delle mani, e soprattutto le punte delle dita perdono la loro carica energetica, diventano fredde e si irrigidiscono e a volte cominciano a far male.

“In alcuni casi si tratta di un impulso di vomito la cui armatura si trova nelle scapole e nelle mani e che è da ritenersi responsabile della costrizione vasomotoria nelle punte delle dita” (Reich W., Analisi del carattere, 1949).  

Alla ricerca del blu

foto di Christian Arp-Hansen



Il silenzio è la più giusta condizione della bellezza, 
come la pace del mare calmo” 
(Schelling F., Filosofia dell’Arte1802-1803).



Il blu corrisponde simbolicamente all’acqua calma, al temperamento quieto, alla femminilità.

La contemplazione di questo colore ha un effetto pacificante sul sistema nervoso centrale. La pressione arteriosa, la frequenza del polso e del respiro sono tutte ridotte, mentre i meccanismi di rigenerazione biologica lavorano per caricare l’organismo.

Il blu prepara al rilassamento e a riprendersi. Nella malattia e nell’esaurimento la necessità di questo colore aumenta. Psicologicamente aumenta anche la tendenza a essere sensibili, facilmente feriti, urtati e suscettibili.

Il blu, come tutti i colori di base (rosso e giallo), è una rappresentazione cromatica di una necessità biologica: fisiologicamente rappresenta la soddisfazione di essere in pace e gratificati. Chiunque in una situazione equilibrata, armoniosa e libera da tensione come questa, si sente stabile e sicuro.

È il colore del sesto chakra, Ajna, detto il terzo occhio, associato all’illuminazione e al risveglio.

Il blu rappresenta il tipo di legame che una persona sviluppa intorno a sé, l’unificazione e il senso di appartenenza. Il blu è la lealtà, ma laddove sono implicati degli alleati, si diventa particolarmente vulnerabili, così il blu corrisponde alla profondità dei sentimenti. Il blu, come sensibilità rilassata, è un requisito che sta per l’empatia, per l’esperienza estetica e l’acutezza meditativa.

La sua percezione sensoriale è la dolcezza, il suo contenuto emotivo è la tenerezza; il suo organo è la pelle. Così l’eczema e l’acne possono essere spesso associate con rapporti disturbati con tenerezza, amore, intimo affetto, come la famiglia, l’amore dei giovani e il matrimonio.

Derivata dal sanscrito, la parola Nila è stata data a quel particolare colore scuro che viene consigliato come l’ambiente più adatto per la meditazione. La parola tedesca del temperamento biologico di base rappresentato dal blu scuro è Gemut. Non c’è equivalente italiano che dia lo stesso significato, ma è molto vicino alla sensibilità dei sentimenti.

Il blu ha una considerevole profondità e pienezza, è preferito specialmente dagli obesi e rappresenta gioia e soddisfazione. È la soddisfazione piena di benedizioni dei più alti ideali dell’umanità, dell’unità, un’unione con Gea, la madre terra. È il vero, la fiducia, l’amore e la dedizione, la resa e la devozione. Il blu è l’eternità e rappresenta la tradizione e i valori durevoli, e così tende a perpetuare il passato.

La scelta del blu indica una necessità di tranquillità emotiva, di pace, di armonia e gioia o c’è un bisogno fisiologico di riposo, di rilassarsi e il bisogno dell’occasione per ristabilirsi. Chiunque preferisce il blu, desidera un ambiente calmo e ordinato libero da fastidi e disturbi, in cui gli eventi si muovano e si sviluppino dolcemente lungo linee tradizionali; un ambiente in cui i rapporti con gli altri siano tranquilli e liberi da contese.

Quando il blu è preferito, scelto puramente per se stesso e non come compensazione, indica la calma dello spirito, dei modi e la preoccupazione che gli interessi della vita siano trattati secondo regole etiche e con integrità; c’è un bisogno per il soggetto di sentire che può dare fiducia e può meritare la fiducia dei suoi amici e dei suoi intimi.

Quando il blu è evitato, questa necessità di equanimità e di mutua fiducia nei rapporti, rimane insoddisfatta, dando origine a un’ansia che è tanto più grande quanto più frequente è l’evitamento del colore. I rapporti emotivi o gli interessi professionali vengono rifiutati perché non sono pari all’alto livello a cui vorrebbe conformarli il soggetto, che li trova noiosi o restrittivi. Egli li trova scoraggianti e opprimenti; legami da cui vorrebbe fuggire.

Egli può in realtà farlo, lasciando la sua casa o cambiando il lavoro, ma quando egli considera che le sue responsabilità sono tali che non può veramente tagliare i legami con gli altri, sarà portato a fuggire mentalmente in un’attività compensativa.

Così il blu rifiutato significa il taglio dei legami (o almeno il desiderio di tagliarli) e dà luogo a un comportamento irrequieto o incostante e ad agitazione mentale. Come risultato può soffrirne la capacità di concentrarsi e nei bambini è possibile che prenda la forma in una difficoltà di apprendimento. Negli adulti, la tensione che ne risulta, può portare a disturbi del sistema nervoso, che coinvolgendo il cuore e la circolazione, può dare come conseguenza disturbi funzionali cardiovascolari.

Il blu rifiutato, come insoddisfatta necessità di appagamenti emotivi, può dare origine a una preferenza compensativa del verde. In questo caso, l’insistenza del verde sull’Io, implica una richiesta orgogliosa e ribelle dell’indipendenza; spesso il blu rifiutato lo si trova nei giovani, che vogliono rompere i legami con la famiglia e con i genitori.

Frequentemente il blu rifiutato dà origine a una preferenza per il rosso e ciò implica un desiderio di stimoli. Quando una necessità insoddisfatta di realizzazione emotiva è accompagnata da un rosso compensatorio, come modus operandi, allora si sta compiendo un tentativo di attutire questo sentimento di mancato soddisfacimento con un comportamento appassionato o con la sessualità. Quando la promiscuità sessuale è rifiutata come sostituto accettabile di un blu rifiutato, allora il rosso di compensazione prenderà probabilmente la forma di attività vigorosa, in cui l’individuo si butta a capofitto nei pericoli di una qualche attività eccitante.

Spesso si sceglie il giallo nel tentativo di compensare il blu. Il giallo significa ricerca di una via d’uscita dalle difficoltà. In questo caso, l’oppressiva mancanza di soddisfazione emotiva richiede che la situazione sia calmata e che la depressione collegata a essa venga risolta.



Tratto da "Il test dei colori" 
di Max Luscher, 1969


Sentimento in sottrazione

foto di Henri Cartier-Bresson



"Chiamami solo amore"
(William Shakespeare)



Il movimento di Eros è compreso nell’oscillazione tra libido narcisistica e libido oggettuale secondaria.

Freud ci propone costantemente l’immagine di una libido che si ritira dagli oggetti per tornare nel luogo originario e materno dell’Io.

La psicoanalisi assume la vita amorosa come una condizione residuale dell’esistenza: “Essere innamorati significa che la libido dell’Io trabocca sull’oggetto. Viene amato l’oggetto che possiede le prerogative che mancano all’Io per raggiungere il suo ideale” (Freud S., Introduzione al narcisismo, 1913-14).

Stendhal tentò di esonerare la propria vita dall’amore infelice per Mathilde Dembrowski. Pensò di scrivere un romanzo in cui la sfuggente nobildonna fosse la protagonista, poi si convinse di accettare di vedere negli occhi di altre donne, innamorate di lui, la propria passione non corrisposta, infine concepì l’idea di scrivere un libro in cui i propri sentimenti venissero esorcizzati nella forma di un rigoroso trattato sull’amore.

Ma, come sapeva lo stesso Stendhal, è impossibile dimenticare una donna che, nel suo ritrarsi, ci ha lasciato un’immagine di felicità cui non possiamo rinunciare, e che il desiderio di continuità del nostro Immaginario induce a riproporre per sottrarla al doloroso oblio cui è consegnata.

Il tentativo di sublimare la propria esperienza amorosa in un trattato fallisce anche dal punto di vista letterario: Stendhal crede di aver imbrigliato l’inquietudine della propria vita nella forma del saggio filosofico, e si trova a dover costatare “d’aver dato una ben misera idea del vero amore”, di non aver scritto che “un sospiro, quando credevo di aver segnata una verità” (Stendhal H. M., Dell’amore, 1822).

I Frammenti di un discorso amoroso di Barthes (1977) muovono dalla consapevolezza dello scacco della scrittura che pretende di esprimere l’amore: come soggetto amoroso devo sacrificare un po’ del mio Immaginario, rinunciare all’utopia del linguaggio naturale, sensuale, specchio dei nostri sensi.

La scrittura è sempre “avara, violenta, indifferente all’Io infantile che la sollecita”; essa non rimargina le ferite del reale, non compensa, non sublima nulla, non può riscattare un’assenza. Nella prospettiva di Barthes, il discorso amoroso riscopre l’etimologia di discursus: l’innamorato corre qua e là, si muove all’interno di un gioco di figure ricorrenti: l’Attesa, la Dedica, il Disagio, la Gelosia, il Ricordo, la Scenata.

Il sentimento amoroso diventa discorso amoroso, puro effetto di un linguaggio come la dichiarazione Io-ti-amo, espressione sempre vera perché priva di referente all’infuori del suo proferimento.

L’innamorato inscena un teatro della Parola in opposizione alla Lingua, sottraendosi al regime dello scambio linguistico: il proferimento d’amore (io-ti-amo) accetta la tautologia (ti-amo-perché-ti-amo) ed esige la ripetizione (Mélisande risponde a Pelléas: ti-amo-anch’io).

Il soggetto del discorso amoroso abbandona le istanze di potere super-egoico, di potenziamento del controllo sugli eventi: egli vive la dimensione dell’effimero, riceve (come afferma Lacan) la lettera del suo desiderio dall’Altro; l’attesa di una telefonata è la figura consueta, domestica della sua dipendenza.

La sua dipendenza è legata a un’immagine che è un ricordo, vivificato dal desiderio. Il desiderio che si possa ripetere ciò che conosce e che lo dilania con la violenza della ripetizione allucinatoria dell’irripetibile amore primario.







Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...