Il pensiero è energia in trasformazione





foto di Gianni Berengo Gardin



"Il primo pensiero di Dio fu un angelo
la prima parola di Dio fu un uomo"
(Kahlil Gibran)



La trasformazione di energia è una qualsiasi forma di comportamento, può essere manifesto come il parlare o privato come il pensare.

Il comportamento è influenzato dall’esperienza, a meno che non si è psicotici.

Il primo tipo di esperienze che facciamo è una serie discreta di stati momentanei dell’organismo sensoriale. Una corrente di coscienza come la definisce W. T. James (1947), costituita dalle sensazioni, immagini e sentimenti allo stato primitivo, che passano per la mente di un essere dotato di sensi.

Queste percezioni protomentali non devono necessariamente essere connesse tra loro e non hanno alcun significato per il soggetto che le sperimenta.

L’esperienza protomentale si riscontra nella sua forma più pura durante i primi mesi di vita e costituisce la condizione anteriore necessaria all’apparire di associazioni e simboli.

Le associazioni di pensiero consistono nel trovare rapporti causali fra eventi pressoché simultanei ma privi di nesso logico.

L’induzione di una nevrosi paranoica nel cane che associa il cibo alla scarica elettrica di Pavlov ne è una crudele dimostrazione sperimentale.

Harry Stack Sullivan (1950) pensa che gran parte del nostro pensiero non superi il livello associativo e che noi vediamo rapporti causali fra esperienze che non sono in nessun modo connesse tra loro. Tutte le superstizioni e i rituali giornalieri che molti di noi compiono, sono un esempio di pensiero associativo.

Il pensiero paranoico è la modalità più consueta e intensa di associazione che determina il comportamento difensivo di un individuo.

Di fatto il pensiero associativo costituisce un’efficace modalità regressiva e difensiva nei momenti di maggior fragilità delle persone, che così perdono la capacità simbolica del proprio pensiero.

Il simbolico è il più evoluto dei tipi di pensiero e consiste in un’attività simbolica consensualmente valida, di natura soprattutto verbale.

Consensualmente valido è un simbolo a cui un gruppo di persone ha assegnato un  significato fisso. Le parole e i numeri sono i migliori esempi di tali simboli.

La forma del pensiero simbolico crea un ordine logico nelle esperienze e permette alle persone di comunicare tra loro.

L’esperienza protomentale, il pensiero associativo e l’utilizzo del simbolo permettono all’individuo di decodificare, comunicare il proprio vissuto e fare delle previsioni.

La persona vive col proprio passato, presente e futuro. Tutti e tre importanti per spiegare il suo pensiero e le sue azioni” (Sullivan H. S., 1950).





Archetipo Contemporaneo

"Vogue like a Painting" al Museo Thyssen-Bornemisza - 2015


"Ci si mette molto tempo
per diventare giovani"
(Pablo Picasso)




L’inconscio collettivo è la base ereditaria della struttura della personalità.

Su di esso si costruiscono l’Io, l’inconscio personale e tutte le altre acquisizioni individuali.
Tutto ciò che s’impara dall’esperienza personale è influenzato dall’inconscio collettivo, che esercita un’azione direttiva o selettiva sul comportamento dell’individuo fin dall’inizio della vita.

La forma del mondo in cui è nato l'individuo è già congenita in lui come immagine virtuale” (Jung, 1928).

Tale immagine virtuale diventa percezione concreta o idea, identificandosi con gli oggetti del mondo che a essa corrispondono.

I componenti strutturali dell’inconscio collettivo prendono varie denominazioni: archetipi, immagini primordiali, imago, miti.

Un archetipo è una forma universale del pensiero (categoria) dotata di contenuto affettivo.
Questa forma del pensiero crea immagini o visioni che corrispondono nello stato di veglia ad alcuni aspetti della vita cosciente.

L’archetipo della Madre produce un’immagine della figura materna che viene poi identificata con la madre reale.

Il bambino eredita una concezione preformata di una madre generica, che in parte determina la percezione che egli avrà della propria madre.

L’archetipo è un prodotto delle esperienze del mondo compiute dalla razza umana, è un deposito stabile nella psiche di un’esperienza costantemente ripetuta durante molte generazioni.

Il genere umano è rimasto esposto a manifestazioni di grandi forze naturali che lo mettono profondamente in contatto con l’ambiente di cui è circondato: terremoti (terra), inondazioni (acqua), incendi (fuoco), uragani (aria).

Da queste esperienze si è sviluppato l’archetipo dell’Energia, una predisposizione a percepire la potenza, a rimanere affascinati da essa e un desiderio di crearla e controllarla.

Questo archetipo guida l’uomo alla ricerca di nuove forme di energia, dal fuoco all’atomica, e la nostra epoca ne rappresenta un vertiginoso ascendere.

Gli archetipi stessi funzionano come centri autonomi di energia psichica ad alto livello, tendenti a produrre in ogni generazione la ripetizione e l’elaborazione delle stesse esperienze.

Quali pensi possano essere gli archetipi che ti governano più spesso?





Perversione vs Nevrosi


"Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola - 1979 (backstage)




"Perverso è ciò che si allontana dal giusto"
(Shorter Oxford English Dictionary, 1933)



Nella definizione del verbo pervertire c’è l’idea di corruzione o di distogliere da un’opinione o da un’azione giusta.

Per gli scopi che attengono all’area PSY, oltre al tema dell’allontanarsi da ciò che è giusto, si possono individuare due sfumature.
Una sfumatura riguarda il tema dell’intenzionalità, ostinazione o caparbietà che indica che il pervertito non è privo di insight su ciò che è giusto o sbagliato, né esente da conflitto sulla strada da scegliere.
L’altra sfumatura è che l’intenzionalità implica che egli sa cosa è vero e giusto e ciò nonostante se ne allontana.

La perversione in ambito clinico è stata sempre considerata come il persistere nell’età adulta di modelli infantili che nella perversione, a differenza della nevrosi, non possono essere rimossi.

La nevrosi è per così dire la negativa della perversione” (Freud, 1905).

Lo stesso Freud chiarì che la perversione, come la nevrosi, è un compromesso derivato dal conflitto fra impulso, difesa e angoscia.
Nel 1919 egli mette in luce le angosce del complesso edipico e considera le fantasie sadomasochistiche una difesa contro queste angosce.

Altri autori svilupparono questo pensiero.
L’Io fa una sorta di negoziato con l’Es e permette a certi atti perversi di restare egosintonici, e in cambio l’Es acconsente alla rimozione della maggior parte della sessualità infantile, soprattutto di quegli aspetti che sono associati al complesso edipico” (Sachs, 1923).

Glasser (1979), Laufer (1984), Khan (1979), Stoller (1975) sottolineano la funzione difensiva delle perversioni, la relazione con le angosce edipiche e l’importante ruolo svolto dall’erotizzazione delle relazioni oggettuali.

Il travisamento della realtà ha un ruolo centrale nella formazione delle perversioni per autrici come la Chasseguet-Smirgel (1985) e la McDougall (1972), per le quali la relazione del pervertito con la realtà, in particolare con la realtà delle differenze tra sessi e tra generazioni, subisce manipolazioni e distorsioni. Le autrici sostengono che viene creato un mondo perverso in cui queste realtà sono alterate, travisate o negate.

Secondo Steiner (1996) la perversione nasce quando comincia l’integrazione nella psiche dell’individuo e sta nel tentativo di trovare una falsa riconciliazione fra opinioni contraddittorie. Tale riconciliazione non è necessaria quando la scissione mantiene separate le opinioni contraddittorie.
Il problema sorge quando la scissione comincia indebolirsi e viene compiuto un tentativo di integrazione.

A questo punto sono possibili tre scenari:

1) Il desiderio cede il passo alla realtà, producendo dolore psichico e angoscia, che attraverso il principio di realtà portano alla salute mentale.

2) La realtà è invalidata, oppure viene attaccato l’apparato percettivo e ciò produce la sopravvivenza del desiderio e l’annullamento dell’osservazione che la contraddiceva: questa è l’opzione psicotica.

3) Il desiderio e l’esame di realtà vengono conservati, come durante la scissione, ma devono essere riconciliati in virtù dell’integrazione in atto. Qui entra in scena la perversione. L’insight è possibile ma viene usato per travisare la realtà.

Freud considera questo meccanismo artificioso e Steiner perverso. È come un far finta di non vedere, decidere di non conoscere.

Un falso movimento che Freud lega alla nascita del feticismo.









Appunti su alcune difficoltà con gli altri

"Hope" di Erwin Olaf




"Nessuno è completamente infelice
del fallimento del suo migliore amico"
(Groucho Marx)




Ognuno di noi può decidere di avere una relazione con un altro individuo oppure decidere di utilizzarlo per i propri scopi.

Quando qualcuno decide di utilizzare un'altra persona, si pone in una condizione di possederla e controllarla in modo onnipotente attraverso un’identificazione massiccia, piena di proiezioni e distorsioni che provengono da sentimenti personali (Klein).

Perché si possa rinunciare a questo controllo e affinché l’altro possa essere posto fuori dall’area dei fenomeni soggettivi del controllore, il controllato dev’essere distrutto in modo allucinatorio attraverso l’abbandono da parte del controllore (Winnicott).

Quando l’altro, attraverso il suo ritorno e la sua presenza, testimonierà di essere sopravvissuto agli attacchi distruttivi allucinatori, sarà possibile una relazione in cui egli è reale e riconosciuto libero dal controllo onnipotente.

Percepita la realtà dell’autonomia dell’altro, l’individuo che controllava deve affrontare il senso di colpa, adeguato a ciò che è stato perduto.

Deve riconoscere ed elaborare la perdita, compresa la perdita dell’onnipotenza.

Il riconoscimento dei desideri distruttivi insieme al vissuto dei sentimenti angoscianti di perdita, permettono di portare avanti la riparazione.

La riparazione spesso prende la forma del perdono, dato che per poter riparare la relazione con l’altro, l’individuo deve sentirsi capace di perdonare ed essere perdonato.

Per poter crescere deve perdonare gli altri per le ingiustizie che gli hanno fatto subire e può farlo solo se è convinto di essere lui stesso perdonato per ciò che ha fatto e per ciò che ha desiderato fare.

Nessuno che non abbia perdonato può aspettare di sentirsi perdonato. Ciò significa che il desiderio di vendicarsi degli altri rimane attivo, e il sentimento che l’altro chiede ancora vendetta e non ha perdonato. Solo quando l’Ideale personale diventa meno crudele e l’Aspettativa meno esigente, l’individuo diventa capace di accettare che le cose non siano perfette o perfettamente riparate, può accettare il compromesso, perdonare ed essere perdonato e sperimentare la gioia e la gratitudine” (Rey).


La prima vittima di un Ideale onnipotente e crudele è l’individuo che ne è portatore. 

Egli si ritiene imperdonabile, le sue colpe gli appaiono infinite e devastanti, la sua capacità di entrare in relazione insufficiente e mostruosamente distorta. 

Questa incessante attività auto-vessatoria inconscia è il primo ostacolo che un individuo desideroso di crescere trova sulla sua strada.









Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...