Battaglie Perse

"Il processo" di Orson Welles - 1962




Essere perversi con se stessi avviene anche tramite operazioni come la retroflessione, cioè rivolgere indietro, contro di sé ciò che dovrebbe uscire, andare fuori, verso l’altro.

Quando una persona retroflette il suo comportamento, vuol dire che fa a se stessa ciò che originariamente fece o cercò di fare ad altre persone o a oggetti esterni.

Il soggetto smette di dirigere le energie verso l’esterno, nel tentativo di manipolare e determinare cambiamenti nell’ambiente che soddisferanno i suoi bisogni, per rindirizzarle al proprio interno, sostituendo come bersaglio del proprio comportamento se stesso all’ambiente.

Egli divide la sua personalità nella parte che agisce e quella che subisce.

Questa inversione di flusso è resa necessaria dallo scontro con un’opposizione insuperabile.

L’ambiente s’è mostrato ostile riguardo ai tentativi volti al soddisfacimento dei bisogni dell’individuo, l’ha frustrato e punito. Per evitare il dolore e il pericolo, impliciti nei suoi tentativi, egli rinuncia. L’ambiente s’è dimostrato intollerante e ha vinto la battaglia per il potere, imponendo i suoi funzionamenti sui desideri dell’individuo.

Tuttavia la punizione non ha l’effetto di annullare il bisogno, ma di insegnare all’organismo a trattenere le risposte punibili.

L’impulso o il desiderio rimangono forti e, dato che non vengono soddisfatti e liberati, rimangono nel corpo e influenzano il funzionamento dell’apparato motorio (la postura, il tono muscolare) nella direzione dell’espressione e del movimento.

Dato che questi atti suscitano la punizione, l’organismo si comporta verso il proprio impulso nello stesso modo dell’ambiente: vale a dire lo reprime. La sua energia viene pertanto divisa. Una parte tende ancora verso le sue mete originarie e insoddisfatte; l’altra parte viene retroflessa per tenere a freno la prima, tesa all’esterno.

Il trattenere viene raggiunto irrigidendo i muscoli che sono antagonistici a quelli che sarebbero coinvolti nell’esprimere l’impulso punibile. A questo stadio le due parti della personalità, lottando in direzioni diametralmente opposte, entrano in conflitto tra loro.

Quel che è cominciato come una questione tra l’organismo e l’ambiente è diventato un conflitto interno tra una parte e l’altra della personalità, tra un tipo di comportamento e il suo inverso. 

Non bisogna giungere alla conclusione che sarebbe meglio per tutti liberare le inibizioni. In alcune situazioni trattenersi è necessario, può perfino salvare la vita. La questione è se la persona attualmente ha o no dei motivi congrui per soffocare il suo comportamento in determinate circostanze.

Quando la retroflessione è sotto controllo consapevole, cioè quando una persona, in una situazione corrente, reprime delle risposte particolari che, se espresse, gli arrecherebbero danno, nessuno può contestare la validità di tale comportamento.

La retroflessione è patologica quando è abituale, cronica e incontrollabile.


Ciò che costituiva un fatto temporaneo, una misura di emergenza diventa un modus operandi dell’organismo, automatico e inconscio, soggetto a rimozione e nevrotico.





Il peso del cielo

"Campo di grano con cipressi" di Vincent Van Gogh - 1889


Nella fisica quantistica la massa non è associata a una sostanza materiale e le particelle non sono ritenute un mattone fondamentale della materia ma viste come pacchetti di energia.

Secondo le teorie quantistiche il campo quantistico sarebbe un’entità fisica fondamentale, un mezzo continuo, presente ovunque nello spazio, e le particelle non sarebbero altro che condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia che vanno e vengono, perdendo di conseguenza il proprio carattere individuale e dissolvendosi nel campo soggiacente a esse.

Gli oggetti materiali non sono individualità staccate, ma sono strettamente connessi al loro ambiente, attraverso questa energia cosmica, che ha ben poco a che fare con l’energia della luce o l’energia solare, e che ha ricevuto dagli scienziati nomi differenti: energia dei mille nomi, orgon, campo di graviton, tachion, campo potenziale o campo neutrino, etere.

Il campo energetico (tachionico) è responsabile del fenomeno di accelerazione gravitazionale. 

Nell’ambito scientifico è comunemente accettato che l’energia tachionica penetri il globo terrestre ed esca dall’altra parte con una perdita minima della propria forza, stimata intorno al 4% e il 5%.

Pertanto, l’energia che entra nel globo terrestre è maggiore di quella che fuoriesce e la differenza tra le forze sarà una netta spinta verso la terra. Quindi la forza gravitazionale, contrariamente alle teorie accettate finora, è una forza di spinta dall’esterno (spazio) verso l’interno (terra), e non una forza di attrazione della terra.

La quantità di energia assorbita da qualsiasi corpo dipende dalla sua massa: maggiore è la massa più alta sarà la quantità di energia assorbita, dunque più grande la spinta verso la massa, e maggiore la forza di gravità.

La frequenza di questa energia è di 10 alla ventesima Hz (Hertz), è chiaro che si tratta di energia estremamente intensa, con una potenza di campo pari a 880 milioni di volt/centimetro.

L’energia cosmica penetra in tutti i tipi di materia con diverse velocità, secondo la natura della materia.

È su questa proprietà che si è basato Wilhelm Reich per costruire l’accumulatore energetico, strumento che permette di ottenere un costante aumento dell’energia cosmica nel suo spazio interiore grazie al fatto che le sue pareti sono costituite da diversi strati alternati di sostanze organiche (fibra di roccia, fibra di vetro) e inorganiche (fibre e lamiere di ferro).

Il flusso energetico atmosferico agisce in due direzioni: la prima, scoperta da Reich, è un movimento ondulatorio pulsante da ovest a est che accompagna il movimento rotatorio della terra, ma con velocità superiore a esso (Reich W., Biopatia del cancro, 1948), e che aumenta man mano che si allontana dalla superficie della terra.


La seconda direzione del flusso agisce verticalmente sulla superficie della terra (simile alla pioggia) ed è il mezzo sul quale mi concentro per controllare lo stato energetico dei luoghi, e per determinare la presenza o assenza di zone geopatogene e la loro influenza sullo stato di salute delle persone che vi abitano o vi si fermano a lungo” (Butto N., Il settimo senso, 1998)





Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...