Appunti su romanticismo, ottimismo e rassegnazione



"L'età dell'innocenza" di Martin Scorsese - 1993


"L'ottimista pensa che questo sia
il migliore dei mondi possibili.
Il pessimista sa che è vero"
(Oscar Wilde)



Il desiderio d’intimità è vissuto come un flusso di eccitazione lungo la parte anteriore del corpo che coinvolge la bocca, le labbra e le braccia.

È il sentimento che fa protendere il neonato e il bambino verso la madre per avere contatto e nutrimento e il cui appagamento è fonte di beatitudine.

Ma se i bisogni orali del bambino non sono appagati il desiderio permane nella maturità come un dolore persistente al torace e alla gola.

Nel XIX° secolo, quando l’allattamento al seno era diffuso, i bambini conoscevano questa beatitudine. Ma se venivano svezzati troppo presto la ricerca di appagamento orale, equivalente alla beatitudine, tendeva a trasformarsi nella ricerca di un amore romantico, che però non poteva realmente soddisfare il bisogno orale.

Per un adulto l’appagamento è possibile solo al livello realistico della sessualità come orgasmo, non al livello romantico dell’amore come beatitudine” (Reich W., La funzione dell’orgasmo, 1942).

Nell’individuo romantico del diciannovesimo secolo, che era anche sessualmente inibito, il desiderio orale non appagato veniva contenuto nel petto, creando tensioni e sottoponendo i polmoni a uno stress che a sua volta predisponeva alla tubercolosi.

Lo stress emotivo del desiderio orale non appagato non è il solo fattore responsabile della malattia: la persona deve essere esposta al virus. Non tutte le persone esposte al virus sviluppano questa malattia, quindi altri fattori come sovraffollamento, nutrimento inadeguato, mancanza di aria fresca, di esercizio fisico e fatica contribuiscono a sottrarre energia alla persona e a renderla incapace di affrontare l’infezione. L’attitudine caratteriale è tuttavia il fattore che in larga misura determina il tipo di malattia che si svilupperà se lo stress esistenziale diventerà insopportabile.

Se la tubercolosi può essere considerata la malattia rappresentativa del XIX° secolo, il morbo rappresentativo del XX° secolo è il cancro.

Quale atteggiamento emotivo può avere con il cancro lo stesso rapporto che il romanticismo aveva con la tubercolosi?

Un atteggiamento tipico della seconda metà del XX° secolo è la disperazione.

L’idea che malattia e cultura siano in relazione è espressa da Henry Sigerist (1985), che scrive: “In ogni epoca certe malattie sono in primo piano […] sono caratteristiche di quell’epoca e si adattano perfettamente alla sua struttura”.

Anche Wilhem Reich in La biopatia del cancro ha esposto la stessa idea, avanzando l’ipotesi che il terreno sul quale si sviluppa questa malattia è la rassegnazione emotiva. Ha descritto il processo del cancro come una contrazione dell’energia vitale nel corpo e le cellule tumorali come il prodotto della disintegrazione del tessuto normale.

Ma la disperazione non è la stessa cosa della rassegnazione emotiva, perché la disperazione non esiste senza la speranza: quando questa si perde, la disperazione diventa rassegnazione, che è un arrendersi alla morte. Nel malato di cancro questi atteggiamenti emotivi non sono consci: è una sua caratteristica rinnegare la propria disperazione e, più tardi, la rassegnazione emotiva nella quale sfocia.

La negazione della disperazione crea una situazione di stress per l’organismo, che lentamente esaurisce le proprie riserve di energia. Ciò è chiaro quando riscontriamo che la negazione si concretizza in un programma di attività apparentemente sensate, avvolte in una facciata di ottimismo.

Il falso ottimismo è una difesa contro la disperazione sottostante, ne impedisce lo sfogo in pianti e lamenti. Anche l’attività non porta ad alcun risultato, poiché inconsciamente è volta a negare la disperazione.

Occorre notevole energia e forza di volontà per far sì che il corpo continui a muoversi e a funzionare a dispetto del profondo desiderio di rinunciare e lasciarsi andare. Quando alla fine prevale l’esaurimento, l’organismo si rassegna alla morte e lentamente abbandona la vita: si tratta di un processo inconscio, mentre al livello conscio viene fatto ogni sforzo per mantenere la facciata dell’ottimismo e tirare avanti.


Può sembrare una contraddizione dire che se uno si arrende alla disperazione trova la vita e la gioia, eppure è vero, come spiego in Paura di vivere. La disperazione deriva da esperienze dell’infanzia e rappresenta l’incapacità di conquistare l’amore dei genitori” (Lowen A., La voce del corpo, 2001)




Biopatia Caratteriale

"Nadja Casadei" di Peter Holgersson - 2014



La nevrosi caratteriale può complicarsi fino a produrre alterazioni del funzionamento organico. Queste biopatie hanno spesso origini sconosciute e un profondo coinvolgimento della vita emotiva dell'individuo.

Wilhelm Reich (1897-1957) sostiene che l’angoscia crea una prevalenza cronica del funzionamento del sistema nervoso simpatico, questo a sua volta genera un’impotenza orgastica che, in un circolo vizioso, mantiene la simpaticotonia.

Nelle biopatie somatiche la contrazione progredisce fino allo stadio del mutamento fisico producendo la malattia organica. Tutte le biopatie, sia che si presentino come nevrosi o come manifestazioni somatiche, sono causate da un disturbo del sistema nervoso autonomo e causano un disturbo nella funzione biologica della pulsazione in tutto l’organismo.

Una limitazione della piena espirazione e un’espansione inspiratoria cronica del torace sono alla base della simpaticotonia cronica.

La funzione di questo atteggiamento inspiratorio è di impedire l’avanzamento di quegli affetti e sensazioni corporee che apparirebbero con la normale respirazione. In aiuto a questa repressione, si contraggono gli altri muscoli del corpo e si forma la corazza muscolare cronica.

Reich afferma che le biopatie non sono soltanto un effetto della contrazione cronica ma anche la risultante dell’accumulazione dell’energia tossica che l’organismo non è in grado di metabolizzare in maniera adeguata.

Le biopatie somatiche possono verificarsi in qualsiasi tipo caratteriale (schizoide, orale, masochista, psicopatico, rigido) e non sono dovute al carattere specifico ma piuttosto alla specifica corazzatura.

La psicoterapia caratteriale procede verso la liberazione del segmento nel quale si verifica il disturbo somatico; ad esempio, il segmento toracico che ospita l’asma o un disturbo cardiaco, o il segmento diaframmatico con l’ulcera, disturbi della cistifellea o diabete. Nelle allergie, il blocco principale generalmente sembra trovarsi nel segmento oculare.

Dato che la contrazione ha determinato una malattia fisica, la terapia è più difficile e pericolosa, e l’affezione può aver raggiunto uno stadio irreversibile. La terapia dovrebbe essere condotta parallelamente ad adeguate cure mediche eseguite da uno specialista.

- Miopia
Alcuni tipi di miopia sono biopatici. Quando sono dovuti a contrazione cronica e angoscia, le pupille sono dilatate. Se le pupille sono normali, la miopia in genere non è funzionale e non ci si può aspettare che venga risolta nel corso della terapia. D’altra parte, non tutti i casi con pupille dilatate sono funzionali; la dilatazione può essere indipendente dalla miopia. Molti schizofrenici sono miopi.

- Malattie della pelle
Numerose malattie della pelle, come l’orticaria e l’eczema, sono funzionali. In queste affezioni sembra che vi sia una pressione energetica che si esprime mediante contrazione alla superficie della pelle. Molti di questi disturbi tendono a verificarsi durante certe fasi della terapia, quando l’energia si apre un passaggio verso la pelle.

- Reumatismi muscolari
Dopo un certo periodo di anni, la contrazione cronica dei muscoli porta alla formazione dei noduli reumatici dovuti al deposito di sostanze solide nei fasci muscolari. Colpisce soprattutto quei gruppi muscolari che hanno un ruolo preminente nella soppressione degli affetti e delle sensazioni corporee, ad esempio, nella muscolatura del collo, il tipo cocciuto o testardo; nella muscolatura tra le scapole dove l’azione muscolare è quella di tirare indietro le spalle, il tipo autocontrollato che si trattiene. Colpiti in modo simile sono i due sternocleidomastoidei che reprimono la collera, e anche i masseteri, la cui ipertensione cronica conferisce alla metà inferiore del viso un’espressione ostinata e amara.

Nella parte inferiore del corpo, particolarmente colpiti sono quei muscoli che ritraggono la pelvi. La ritrazione delle pelvi reprime l’eccitazione genitale e la ritrazione cronica produce una lordosi che porta alla lombaggine. La lombaggine si ritrova molto spesso in coloro che tengono contratti i muscoli dell’ano per reprimere sensazioni viscerali.

Un altro gruppo muscolare colpito sono gli adduttori superficiali e profondi della coscia che tengono le gambe premute una contro l’altra. La loro funzione, quando la contrazione è cronica, è di reprimere la sensazione genitale. I flessori del ginocchio reprimono le sensazioni del pavimento pelvico. L’atteggiamento inspiratorio cronico del torace mantiene la contrazione cronica dei pettorali, che spesso produce nevralgie intercostali che scompaiono con lo scomparire della ipertensione muscolare del torace.

- Artrite
I depositi di calcio nella spina dorsale e nelle articolazioni derivano da una contrazione cronica del simpatico. La simpaticotonia causa uno squilibrio acido nell’organismo che stimola la deposizione di calcio. In questi casi c’è sempre una grande quantità di rabbia rimossa.




Nirvana Apparente

"THX 1138" di George Lucas - 1971




Esiste uno stato emotivo che simula una tranquilla serenità. Non sono poche le persone che lo scambiano per il punto di arrivo di un percorso di maturazione.

In realtà si tratta di una forma difensiva basata sul raffreddamento emotivo e sul distacco dal coinvolgimento con gli altri.

La persona che si trova a vivere un simile stato potrebbe essere completamente all’oscuro del fatto che la sua apparente serenità è uno schermo difensivo paranoico dalle emozioni. L'esperienza emotiva è vissuta come persecutoria.

Ciò che l’individuo inconsciamente cerca di sopprimere è il desiderio di coinvolgimento e l’eventuale dipendenza da una qualche situazione o dalle persone.

Percepire il proprio desiderio e il legame che questo comporta è associato a profonde angosce di rifiuto, solitudine e a fantasie di morte.

Sentirsi bisognosi, emozionati e mossi da qualche desiderio equivale a correre un grande rischio di sopravvivenza e l’individuo risponde diventando paranoico, associando la percezione emotiva con il percepire un persecutore.

Ma anche vivere nella paranoia equivale ad ammettere che esiste un qualche legame con l’ambiente circostante, per cui anche quest’emozione viene soppressa e la persona si raffredda, si distacca e ogni emozione viene sepolta sotto uno strato di distante benevolenza che nessuno potrà mai giudicare.

In questo modo si diventa schizoidi, cioè tendenti all’isolamento con oscillazioni tra indifferenza affettiva e ipersensibilità.

L’individuo schizoide non ha relazioni strette, preferisce non avere amici intimi o confidenti ai quali dover raccontare le sue cose e attraverso i quali dover sviscerare le proprie esperienze, sondando emozioni e riflessioni.

Preferisce attività solitarie, ripetitive, garantite dall’esperienza nella loro qualità e nel grado della loro sicurezza.

Prova piacere in poche attività e anche il sesso non è particolarmente desiderato, perché è un’attività che espone al contatto e a un certo grado di abbandono alle sensazioni viscerali.

L’esperienza sessuale potrebbe poi mettere a rischio il sistema di sicurezza che permette all’individuo di non sentire il proprio desiderio di calore e intimità. La forza del contatto sessualizzato potrebbe sciogliere le resistenze e svegliare le gravi angosce sepolte lì sotto.

Il comportamento sociale dell’individuo schizoide è riconoscibile per la sua aria impassibile, controllata, magnanima, a volte austera.

L’obiettivo è di non emozionarsi e non permettere a nessun evento esterno di scuotere un equilibrio esibito e solo apparente, fondato in verità su una siderale distanza che il soggetto ha messo tra pensiero ed emozione e tra sé e gli altri.


Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...