Non è insonnia

"Notte Stellata" di Vincent Van Gogh - 1889


Dormire 7-8 ore consecutive è un’abitudine relativamente recente per l’essere umano. Fino all’industrializzazione e all’illuminazione artificiale, il sonno era diviso in due fasi.

In “At day’s close: a history of nighttime” Roger Ekirch compie una ricerca storica sul sonno umano. Egli racconta che il riposo si svolgeva in un totale di 12 ore, suddivise in un primo periodo di 3-4 ore di sonno, che cominciavano nelle prime ore di buio, poi ci si svegliava per 3 ore circa nel cuore della notte al termine delle quali ci si riaddormentava fino al mattino.

L’evidenza scientifica della tesi di Ekirch proviene dalle ricerche di Thomas Wehr del National Institutes of Mental Health, che ha tenuto 14 persone al buio per metà giornata, senza luce artificiale.

All’inizio i soggetti hanno dormito moltissimo, forse per debito di sonno che è comune tra le persone di epoca moderna, ma a partire dalla quarta settimana i partecipanti hanno strutturato naturalmente un sonno simile a quello che descrive Ekirch: dormivano 4 ore all’inizio del periodo di buio, si svegliavano per un po’ e poi andavano a dormire fino al mattino. In totale non dormivano più di 8 ore, in un sonno di due fasi.

Dopo l’esperimento le persone hanno raccontato che le ore centrali della notte nelle quali erano sveglie, erano caratterizzate da una calma insolita, simile alla meditazione. I soggetti non avevano lo stress di riaddormentarsi e usavano il tempo di veglia per rilassarsi.

Altri esperimenti dello stesso tipo condussero a risultati simili: “Andavo al letto molto presto, intorno alle 20:30, poi mi alzavo verso le 2:30. Leggevo e scrivevo al lume di candela per un’ora o due e poi tornavo al letto” (Moyer J.D., Sleep Experiment – A month with no artificial light)

Questo corrisponde a quello che Ekirch racconta delle ore notturne di veglia dei nostri avi: venivano utilizzate per la preghiera e la meditazione, erano ore di particolare concentrazione dedicate anche all’accudimento del fuoco.

I riferimenti al primo e al secondo sonno hanno iniziato a sparire durante la del 17° secolo. Questo ha avuto inizio tra le classi urbane nel Nord Europa e nel corso dei successivi 200 anni verso il resto della società occidentale. Con il 1920 l’idea di un primo e un secondo sonno era scomparso completamente dalla nostra coscienza sociale” (Ekirch R., 2005).

Parigi fu la prima città completamente illuminata nel 1667 e le ore serali e notturne divennero il momento della socializzazione.

Ma Russell Foster, professore di neuroscienze circadiane a Oxford, evidenzia come almeno il 30% delle patologie mediche derivi direttamente o indirettamente dal sonno e che pochissime sono le ricerche a tal riguardo: “Molte persone si svegliano di notte e per loro è il panico. Io dico loro che quello che stanno vivendo è un ritorno al modello di sonno bifasico”.

I ritmi circadiani di sonno-veglia hanno subito profonde modifiche. La veglia dedicata al lavoro e alla socializzazione ha sottratto al sonno le prime ore della notte, lo ha spinto sempre più verso il cuore della notte, obbligandolo a protrarsi fino al mattino successivo, a ridosso di nuovi impegni.

Quali conseguenze può aver avuto tutto questo sulla psiche, i livelli di ansia e la produttività personale?


Sguardi sugli strati profondi

"Interior, light" di Robert Stone - 2002



Freud fu un trasgressore, volle conoscere profondamente i sogni e non si accontentò di descriverli. Egli arrivò a una visione generale rivoluzionaria dell’attività onirica” (Pontalis J.B., 2001).

Per il padre della psicoanalisi il linguaggio onirico è l’espressione di pressioni inconsce che cercano di risalire alla coscienza. Tali pressioni istintuali possono però realizzarsi solo in modo mascherato, dato che in genere si tratta di desideri proibiti non ammessi all’Io, esaudibili solo in modo allucinatorio. L’interpretazione deve rivelare proprio quest’aspetto clandestino e latente.

Il problema dello stimolo organico come fonte onirica fu ripreso da Freud varie volte nella sua opera fondamentale L’Interpretazione dei Sogni.

Nel 1° capitolo ricorda come questa fosse l’idea più diffusa tra gli studiosi (Wundt e Muller) a lui contemporanei:

Se diamo per accettato che l’interno del corpo può dar luogo agli stimoli del sogno in condizioni patologiche e se ammettiamo che la psiche, estraniata dal mondo esterno durante il sonno, può rivolgere all’interno dell’organismo un’attenzione maggiore, risulta ovvio ammettere che gli organi non hanno bisogno d’ammalarsi per dare origine a eccitamenti che, giunti alla psiche dormiente, si trasformeranno poi, in un modo qualsiasi, in immagini, oniriche. Questa è la teoria sull’origine del sogno prediletta da tutti gli autori medici” (Freud S., L’interpretazione dei sogni, 1899).

Nello stesso capitolo aveva già ricordato il pensiero di Tissiè, il quale aveva affermato che gli organi malati conferiscono al contenuto onirico un’impronta caratteristica (i malati di cuore ad esempio, fanno sogni brevi, con morti improvvise e carichi di angoscia, i tubercolotici invece riportano sogni di soffocamento, di mischia o di fuga).

Di notte, cessato l’effetto assordante delle impressioni diurne, quelle che emergono dall’interno dell’organismo riescono ad attirare su di sé l’attenzione della psiche che trasformerà gli stimoli in figure che occupano lo spazio e il tempo, che si muovono sul filo conduttore della causalità” (Schopenhauer A., 1836).

Freud torna sull’argomento nel 5° capitolo, dove distingue tre tipi di fonti somatiche di stimolo: gli stimoli sensoriali oggettivi provenienti da oggetti interni, gli stati di eccitamento interno degli organi di senso e gli stimoli somatici provenienti dall’interno del corpo.

Ribadendo la diffusa accettazione di quest’impostazione, Freud cominciò a metterla in discussione, almeno come unica teoria capace di spiegare le origini del sogno. Cita gli studi di alcuni autori (Culkins e Burdach) i quali affermano che, nello stato di sonno, esiste non tanto un’incapacità a interpretare gli stimoli sensoriali, quanto una mancanza d’interesse per essi.

Seguendo l’opinione corrente del tempo, Scherner aveva cercato d’individuare le attività psichiche che fanno sorgere dagli stimoli somatici le variopinte immagini oniriche. Nella libera attività di fantasia sciolta dai legami diurni, il lavoro onirico tende, secondo Scherner, a rappresentare simbolicamente la natura dell’organo da cui parte lo stimolo e il tipo di stimolo.

Ne risulta così una specie di libro dei sogni, una guida all’interpretazione, da cui è possibile dedurre dalle immagini oniriche sensazioni corporee, stati di organi e tipi di eccitamento.

Freud, pur accettando la fonte somatica del sogno, esprime la sua preoccupazione che il campo in cui si debba attingere l’interpretazione venga ristretto in un ambito troppo particolare, che tra l’altro, gli sembra precludere il suo tentativo di evidenziare la funzione fondamentale del sogno come espressione di un desiderio rimosso, per questo scrive:

Resta da trovare, nell’ambito della nostra teoria, una sistemazione a quei fatti sui quali si basa la teoria corrente degli stimoli fisici. Gli eccitamenti corporei diventano anch’essi importanti nel sogno, in quanto sono attuali, e vengono congiunti con le altre attualità psichiche per fornire materiale per la creazione del sogno. In altre parole, durante il sonno gli stimoli vengono elaborati in un appagamento di desiderio, le altre componenti del quale sono date dai residui diurni psichici a noi noti. L’essenza del sogno non risulta alterata se alle fonti psichiche si aggiunge materiale somatico; esso rimane un appagamento di desiderio, indipendentemente dall’espressione che ad esso conferisce il materiale attuale” (Freud S., 1899).



Liberaci dal Male

"Last Supper" di David LaChapelle - 2008



Per conoscere qualcuno, ascoltalo.
Per capirlo, guarda altrove




L’individuo Resistente all’Accesso al Trattamento (RAT) si difende contro ogni esperienza terapeutica. Nel caso della psicoterapia la resistenza può riguardare l’ammissione della presenza di un sintomo nevrotico che confligge con qualche formazione culturale, religiosa, morale. In questi casi il locus del sintomo è inconsciamente confuso con quello del peccato, del vizio e della colpa.

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Rimettere è una declinazione di remissione: togliere, ritirare, rimuovere, condonare.
In remissione dei vostri peccati, in remissione dei debiti.
Colui che prega invoca il perdono e la rimozione dei debiti, dei peccati. Forme alternative di una qualche colpa.

Nella cultura contemporanea, risultato anche della cultura religiosa, il sintomo è forse intimamente percepito come la commissione di un peccato?
E l’analisi del sintomo è forse l’ammissione di una colpa?
Come deviazione da un processo naturale, il sintomo e la malattia, sono vissuti come una procedura innaturale, peccaminosa e viziosa?
Intimamente la malattia è vissuta come una colpa?
Se per malattia s’intende il disagio e la sofferenza, colpevole è colui/colei che prova disagio e sofferenza?

Uno strato profondo dell’individuo probabilmente associa i vissuti di colpa con i comportamenti nevrotici, sovrapponendo l’ammissione di un sintomo con la confessione di un peccato.

Il lavoro clinico riporta spesso la commistione di questi due livelli nell’esperienza del paziente. Per molti individui iniziare o proseguire un trattamento psicoterapeutico è inestricabilmente legato a un vissuto di colpa, connesso alla presenza di un qualche sintomo: ansia, panico, insuccesso sociale, mancanza di controllo, addirittura il nubilato per alcune pazienti.

La mente archetipica del soggetto registra la sofferenza come la misura della punizione per non aver seguito il Giusto e il Bene, la Retta Via.

L’assenza di benessere, o di felicità nei casi più idealistici, è la prova, il segno, il sintomo di una deviazione arbitraria erronea dell’individuo, frutto di una sua incapacità, della sua cattiveria o di un suo vizio di cui l’ansia, il disagio e lo smarrimento sono la condizione tangibile e l’ammissione di colpa.

Proviamo a risalire dal sintomo nevrotico percepito dall’individuo, seguendo le diagnosi del Manuale Diagnostico Statistico (DSM), fino allo specifico vizio/peccato che il suo inconscio ci aggancia, rendendo vergognosa la presenza del sintomo, difendendosene e innescando la Resistenza all’Accesso al Trattamento Psicoterapeutico (RATraPsy):

Sento di essere speciale”, sintomo narcisistico: Superbia
Provo invidia o penso che gli altri m’invidino”, sintomo narcisistico: Invidia
Sono impulsivo nel comportamento sessuale”, sintomo borderline: Lussuria
Sono impulsivo nel comportamento alimentare”, sintomo borderline: Gola
Provo spesso rabbia e ho difficoltà a controllarla”, sintomo borderline: Ira
Il denaro va accumulato in previsione di una catastrofe”, sintomo ossessivo: Avarizia
Provo piacere in poche attività”, sintomo schizoide: Accidia

E’ possibile che il soggetto sofferente associ inconsciamente la presenza di un sintomo tra quelli sopra elencati con il vizio capitale corrispondente e si guardi bene dal far accedere tutto questo alla coscienza.

L’individuo RAT tenta di rimuovere il sintomo autonomamente, inseguendo un desiderio di salvezza senza coscienza e senza responsabilità personale, codificato nella sua preghiera:
E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen


Come andare in bicicletta

"Prima lezione di ciclismo di un padre a sua figlia" di Robert Doisneau 1960



L’equilibrio è una qualità progressiva. Il suo segreto è il movimento, una sequenza ritmica e ordinata di oscillazioni e perdite di stabilità. Un coraggioso abbandono della certezza e un'entusiasmante conquista dello spazio in avanti. Come camminare, come andare in bicicletta.

Il movimento è questa sequenza di oscillazioni e l’equilibrio nel rapporto col proprio Sé è fatto delle oscillazioni di una tormentosa incertezza che riempie il rapporto con gli elementi della vita.

Nell’osservazione clinica si nota l’accesso a un livello più sofisticato di funzionamento psichico quando l’Io si manifesta nella sua capacità di agire come forza negativa, capace di sottrarre, sgretolare e semplificare l’elemento relazionale interno, primordiale e contenitivo, cioè la Madre Interna.

All’inizio della sua formazione e nei momenti di forte stress, l’Io si comporta come se si relazionasse con uno spazio ampio, indifferenziato, onnipotente, che contiene tutte le forme di vita: la Madre Terra.

Quando comincia a evolvere e soprattutto nel corso di una psicoterapia, l’Io acquisisce la forza e la lucidità per suddividere questo spazio immenso e a parcellizzare gli oggetti in esso contenuti e la relazione che stabilisce con essi.

È un processo in continua evoluzione che potrebbe apparire sempre uguale a se stesso, motivo per cui alcuni pazienti si lamentano di non sentire miglioramenti nel percorso terapeutico, ma che a ogni oscillazione tra parcellizzazione e integrazione (Melanie Klein parla di Posizione Schizoparanoide [Ps] e Posizione Depressiva [D]), accede a un livello superiore di funzionamento della coscienza.

Questa coscienza, risultato di una sedimentazione di esperienze di natura paranoica e depressiva, sullo sfondo del quadro narcisistico proprio della costruzione dell’Io, non deve essere percepita dall’individuo.

La natura silenziosa della sedimentazione esperienziale è la garanzia di una corretta integrazione dell’Oggetto Estetico Interno con il resto della personalità.

Se così non fosse il paziente percepirebbe la presenza di nuovi elementi di natura autonoma e separata. Questa natura diventerebbe nel tempo causa di paure paranoiche e alienanti, riguardo al rapporto con gli elementi non digeriti in essa contenuti.

Il buon funzionamento dell’Io produce un equilibrato movimento in avanti, silenzioso e gradevole, come pedalare su una bicicletta la cui catena è stata ben lubrificata.

Il piacere legato a quest’esperienza è un piacere sensuale ed estetico, perché legato alla Madre Interna, che come sottolinea Donald Meltzer è un oggetto estetico.
I rapporti che si stabiliscono con questo oggetto-forma estetico e contenitivo determinano le progressive forme dell’Io e la sua capacità di oscillare tra paranoia e depressione, senza cadere.







Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...