Appunti sul simbolo e il dialogo

"Waiting" di Marcin Sacha - 2014



La sincronizzazione tra il tempo non-lineare del corpo e il tempo lineare del dialogo, può contribuire allo sviluppo degli aspetti terapeutici di ogni relazione.

La memoria lineare della coscienza del paziente in psicoterapia, confrontandosi con la memoria inconscia non-lineare del suo corpo, fornisce l'opportunità all'individuo di fare chiarezza su di sé.

Questa capacità è quella che Bruner individua nell'evoluzione del bambino:

"Lo sviluppo di un pensiero narrativo e di uno paradigmatico" (Bruner J., La mente a più dimensioni, 2003).

I due linguaggi operano verso due obiettivi della psicoterapia. L'utilizzazione cosciente che il terapeuta fa di queste due modalità di funzionamento gli permettono di utilizzare il pensiero narrativo nell'adattamento sociale del paziente e il pensiero paradigmatico nel simbolismo corporeo diretto verso la sua psiche. 

Nell'area dell'adattamento il terapeuta si fa un'idea di chi è lui di fronte al paziente, quali sue parti sono viste e possono agire nella relazione. Gradualmente si delinea un'identità del terapeuta in relazione con quel cliente e con nessun altro. 

Nell'area del simbolismo, il pensiero non-lineare diventa la forma di linguaggio del Sé terapeutico, che nel terapeuta è legato a un'esperienza intima che ha del paziente. Nella vita quotidiana queste due sfere dell'esistenza sono unite, connesse e contenute nel corpo. Parlarne qui separatamente ha soltanto carattere esplicativo riguardo al setting terapeutico.

La terapia richiede il coordinamento di questi due ambiti e delle differenti forme di attività mentali che ne sono alla base. Questo coordinamento prende forme diverse in momenti diversi dell'esperienza terapeutica. 

In alcune circostanze, la modalità di pensiero lineare sarà prevalente, in altre, nel caso per esempio della reverie (concetto di Wilfred Bion per indicare la sintonizzazione mentale-corporea tra madre e figlio), passa in primo piano il paradigmatico e associativo pensiero non-lineare del corpo. 

La fisionomia della psicoterapia è influenzata dal coordinamento di queste modalità.

La familiarità che il terapeuta ha con i linguaggi cognitivo e simbolico, e l'utilizzo congruo che ne può fare in seduta, permettono al paziente di sviluppare un attaccamento sicuro. Lo spazio del Sé terapeutico, che nasce dal linguaggio non-lineare e che si basa sulla relazione intima inconscia tra i due, è molto più fragile dello spazio dell'adattamento, formato nella sequenza lineare dell'interazione cognitiva. 

"Lo spazio del Sè deve potersi realizzare attraverso attaccamenti sicuri che si sviluppano nei confronti delle persone che si prendono cura di lui, che hanno risposto in modo sensibile e adeguato alle richieste del soggetto. In tal modo si sviluppa un sentimento di fiducia e questo sentimento permette di utilizzare i simboli e di esercitare la funzione narrativa" (Holmes J., Attachment, Intimacy and Autonomy, 1996).

In caso contrario, la mancanza di fiducia è un elemento generalmente conseguente a proiezioni eccessivamente distruttive, del paziente sul terapeuta, a cui quest'ultimo non ha saputo opporre una graduale e moderata accoglienza attraverso il linguaggio simbolico del corpo. 

E' il caso in cui possiamo prendere in considerazione una forma particolare di rapporto terapeutico, nel quale il terapeuta si trova a contatto con l'inganno e la segretezza del cliente. Donald Meltzer parla dell'origine di questo atteggiamento:

"Quando, nella fantasia, l'ingresso nell'identificazione proiettiva è attuato con l'inganno e con l'astuzia più che con la violenza, la conseguente sfiducia nei confronti dell'oggetto, e quindi la claustrofobia, sono molto intense, poiché l'oggetto, nella sua apparente vulnerabilità, viene sospettato di essere terribilmente astuto. In questo caso il paziente si presenta in analisi con una decisa predilezione per un mondo 'cappa e spada' e questo fenomeno ha una particolare importanza nella paranoia e negli atteggiamenti perversi" (Meltzer D., Claustrum, 1993)

La relazione terapeutica vissuta come inaffidabile dal paziente, assume caratteristiche perverse. Uno dei modi di questa perversione è l'utilizzo che il cliente fa del corpo del terapeuta nella sua fantasia inconscia. Per il desiderio di sentirsi all'interno di una relazione affidabile, il paziente fa un uso allucinatorio inconscio del corpo del terapeuta, attraverso fantasie sadiche e masochistiche. 

"Quando ricevo l’odio o l’amore del paziente, mi accorgo di sentirli prima di tutto nelle diverse parti del corpo: variazioni o disturbi della dinamica respiratoria, per esempio, tensione degli arti inferiori, eccetera. L’emozione portata dal paziente prima di tutto tocca al livello corporeo. Lo psicotico si distingue dal nevrotico perché porta agli estremi un vero e proprio bisogno di emozionare il terapeuta. Chi più chi meno, però, tutti i pazienti, soprattutto quando stanno affrontando i loro conflitti più gravi, testano il terapeuta come contenitore di quelle emozioni (di quelle parti del sé) che loro hanno il terrore di non saper contenere" (Speziale-Bagliacca R., The Capacity to Contain, 1991).




Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...