La questione del realismo etico nel dialogo tra perversione e nevrosi

"Tavola di Colazione con Torta alle More" di Willem Claesz Heda - 1631



"L'etica è l'arte di raccomandare agli altri i sacrifici 
richiesti per cooperare con noi stessi"
(Bertrand Russell)



Il bambino è un perverso polimorfo e la sessualità infantile, come viene descritta da Freud, è una sessualità autentica, non soggetta alle esigenze più raffinate dell’amore e alla responsabilità riproduttiva. 

Freud scrive che la nevrosi è una perversione inconscia – o rimossa – indicando che essa è la maschera di una malattia morale. Descrivendo il nevrotico come un perverso fallito, Freud lo denuncia come soggetto morale. La psicoanalisi successiva a Freud, invece, ha affrontato i drammi morali come se fossero nevrosi, finendo per nevrotizzare l’etica, anziché eticizzare le nevrosi” (Benvenuto S., Perversioni, 2005).


Freud aveva formulato una teoria della perversione come “positivo della nevrosi” e una teoria delle nevrosi come “negativo delle perversioni” (1905). Per Freud lo stato naturale della sessualità è perverso: poi essa si negativizza con la rimozione e la nevrosi.

Nevrosi e perversioni sono modi specifici di essere-nel-mondo, come direbbe un filosofo fenomenologico, dove dinamica affettiva, posizione morale, esame di realtà e inclinazione estetica si coniugano.

Per poter dire in base a cosa affermiamo che un atto è perverso, bisogna abbandonare il criterio comportamentale di perversione: non conta tanto che cosa un individuo fa eroticamente e con chi, quanto se l’altro con cui lo fa, conta per chi lo fa.

Dovremmo considerare perverso ogni atto che porti un soggetto al piacere sessuale mentre l’altro soggetto compare solo come strumento di piacere, che ciò non contempli anche il piacere, di quest’altro, come fine di questo atto.

La perversione è l’uso degli altri come cose anziché come persone, e come oggetti d’invidia e di desiderio anziché di amore.

In realtà la perversione non è usare l’altro come oggetto, ma usare l’altro come soggetto. L’altro nella perversione non è un oggetto soggettivo, come scriveva Khan (1982), la soggettività dell’altro è una componente essenziale della maggioranza degli atti perversi.

L’esibizionista esige lo sguardo sorpreso di chi lo guarda: la soggettività dell’altro è chiamata in causa. Il voyeur ha bisogno di cogliere una scena nella quale uno o più soggetti godono sessualmente: il loro godimento come soggetti è per lui essenziale. Il sadico ha bisogno delle implorazioni e del dolore della sua vittima.

Il masochista ha bisogno della rabbia e del disprezzo dell’altro. Nella perversione la soggettività dell’altro è sfruttata come strumento di piacere, anziché essere eletta a fine. Per Kant l’etica consiste nel considerare l’altro essere umano come un fine e mai come un mezzo.

La perversione è un dramma morale o la vera natura della sessualità che la cultura ha successivamente distorto? Il perverso è un soggetto autentico o un nevrotico?






Liberi o Difesi

foto di Olaf Martens



"Non siamo mai così privi di difese,
come nel momento in cui amiamo"
(Sigmund Freud)


Ritmo sessuale naturale contro sexappeal artificioso, dignità spontanea contro dignità simulata, pudore autentico contro pudore vergognoso, espressione vitale diretta contro espressione vitale forzata, ritmo muscolare vegetativo contro ondeggiamento sostitutivo dei fianchi e irrigidimento delle spalle, fedeltà da innamoramento contro fedeltà da scrupolo e paura – si potrebbe continuare all’infinito – sono tutte le contrapposizioni, osservabili e descrivibili, fra una psiche in evoluzione e una psiche statica e difesa.

Questo è il dualismo tra la vita autentica e un suo arido surrogato.

Qui sono ancorate direttamente le basi materiali, psichico-strutturali delle Weltanschauungen (visioni del mondo) e sono accessibili alla pratica umana” (Reich W., Analisi del carattere, 1933)



Wilhelm Reich



Gli stati bio-fisiologici si riflettono o si manifestano nei modi psichici del comportamento osservabile, questo fenomeno è in linea con la conoscenza clinica dei nessi psicofisici.

Invece è singolare, e non ancora compreso del tutto, il fatto che, sia l’uso del linguaggio sia le sensazioni che ispirano il comportamento di un altro individuo, riflettono in un modo evidentemente regolare e in modo assolutamente inconscio il relativo stato fisiologico, non solo in maniera figurata ma anche in maniera diretta.

Alcuni esempi.
Quando si dice che qualcuno è inaccessibile, duro, l’esperienza analitica insegna che questi tipi sono anche fisicamente ipertonici.
Quando molti pazienti definiscono il loro modo di essere viscido o schifoso, l’analisi rivela che le energie costruttive del loro carattere sono prevalentemente di origine anale.
Quando, nel linguaggio comune si definiscono i caratteri genitali con le parole liberi, fluidi, diretti, distesi, naturali, ecc., ciò corrisponde alla struttura biofisica dell’apparato vegetativo degli individui in questione.
Chi ha un modo di fare artificioso, durante l’analisi rivela una perfetta formazione di meccanismi di contatto sostitutivi e solo una minima parte della loro libido genitale scorre liberamente.

Vale la pena studiare ulteriormente questi interessanti rapporti fra percezione della caratteristica vegetativa di un altro individuo e formulazione linguistica nella descrizione dell’individuo stesso.


Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...