Stallo relazionale

"Il ginocchio di Claire" di Eric Rohmer - 1970


"L'ottimista pensa che questo sia 
il migliore dei mondi possibili.
Il pessimista sa che è vero"
(Oscar Wilde)


Ci sentiamo capaci di affrontare ogni cosa quando siamo in contatto con le persone che sono importanti per noi e per le quali noi siamo importanti. 

Ma che accade quando coloro che amiamo e da cui dipendiamo ci infliggono un trauma? 

Il trauma interpersonale rappresenta una situazione problematica particolarmente difficile, specialmente per i bambini, perché crea in loro delle risposte contrastanti: desiderano, al tempo stesso, aggrapparsi per ottenere sostegno e allontanarsi per proteggersi. E’ questo conflitto tra avvicinamento ed evitamento a rendere particolarmente nocivo il trauma interpersonale.

Il trauma interpersonale ha una probabilità enorme di autoperpetuarsi e resistere alla guarigione. Quando si verifica nei primi anni di vita, questo conflitto di avvicinamento-evitamento può diventare uno stato costante attorno a cui si forma la personalità. 

Possiamo osservare questo conflitto interno nel comportamento dei bambini che hanno dei genitori spaventati. In presenza di uno stress, questi bambini corrono verso il genitore mentre simultaneamente distolgono lo sguardo, cadono sul pavimento o si impegnano in altri tipi di comportamenti in apparenza irrazionali. 

Per un bambino, l’esperienza di spinte simultanee che lo portano ad avvicinarsi e ad allontanarsi da un genitore è fonte di rabbia. 

Traumi interpersonali precoci, sotto forma di abuso fisico ed emozionale, abuso sessuale e mancanza di attenzioni, influenzano la struttura e il funzionamento del cervello oltre a tutti gli stadi dello sviluppo sociale, emozionale e intellettivo. 

Un trauma precoce, in particolare da parte dei caretaker, dà inizio a una cascata di effetti che portano a una complessa reazione post-traumatica. Gli effetti spesso si manifestano nei cosiddetti disturbi di personalità, che interessano molti aspetti del funzionamento di una persona e sono resistenti al cambiamento.

La tenacia dei disturbi di personalità si basa su un conflitto avvicinamento-allontanamento. Se dovete sentirvi in contatto con un altro per stare meglio ma siete troppo spaventati per fidarvi, perché nelle relazioni vi sentiti impauriti e sregolati, vi trovate in una situazione di stallo.


“Questo tipo di paradosso relazionale tiene molte persone in un continuo ciclo di solitudine > avvicinamento > terrore > evitamento > solitudine, e così via. Molte persone stanno in terapia per anni ma sono troppo spaventate per fidarsi abbastanza del proprio terapeuta e per parlare dei propri sentimenti. Hanno disperatamente bisogno di stabilire una relazione per guarire ma le loro paure li sommergono ed essi si ritirano in un isolamento sicuro” (Cozolino L., Il cervello sociale, 2006)




Senza di te la vita è asfissia

"Who's Afraid of Virginia Woolf" di Erwin Olaf - 2010


"L'amore è lo spazio e il tempo
resi sensibili al cuore"
(Marcel Proust)



Il tipo di energia che passa attraverso il cuore alimenta i legami e l’amore sentimentale.

Attraverso questo centro godiamo della presenza degli altri. A questo livello, lo scambio energetico porta all’equilibrio dinamico che ci dà quel senso di profondo piacere al momento dell’incontro, perché con l’incontro l’energia si eccita e si moltiplica dando un senso di sicurezza e protezione.

In questo centro s’incontrano l’energia proveniente dalla testa (colore bianco) e l’energia proveniente dalla pelvi (colore rosso) che, amalgamate nel cuore, creano il colore rosa simbolo dell’amore.

Quando questo centro è aperto e disponibile, accettiamo l'altro così com’è, donandogli un amore incondizionato e senza aspettarci niente in cambio.

Quando i bambini sentono l’abbandono, il pianto è un tentativo di ristabilire il contatto amoroso; se questo non viene ristabilito, si può arrivare a percepire una sensazione di asfissia causata dal pianto esagerato o un senso di paura che blocca il pianto, fermando la respirazione e chiudendo il centro energetico del cuore (questo è un meccanismo di difesa per conservare le energie del cuore). In futuro ogni abbandono provoca la stessa reazione favorendo l’insorgenza di asma bronchiale.

Durante l’adolescenza il desiderio di non stare in famiglia può essere condizionato dalla sensazione di non aver ricevuto amore a sufficienza. Sensazione legata non tanto al reale amore donato dai genitori, quanto alla chiusura o al blocco del centro energetico che l’adolescente può aver inconsciamente operato per difendersi dal dolore della separazione.

Questo tipo di adolescente avrà difficoltà a stabilire un contatto amoroso con un’altra persona e difficilmente riuscirà a innamorarsi e a dare amore.

Se invece riuscirà ad amare qualcuno sarà terrorizzato dalla prospettiva di un abbandono; in questo caso la persona sarà aperta per ricevere amore, ma non disposta a ricambiarlo.

Se la paura dell’amore è intensa potrebbe causare un’inversione del flusso energetico dall’interno verso l’esterno, provocando il desiderio di scappare ogni volta che esiste il pericolo di essere coinvolto in un rapporto amoroso, e creando un vuoto interno con contrazione dei muscoli della cassa toracica che tenderà a colmare e liberare fumando o mangiando in eccesso.

La paura di essere colpiti al cuore (trauma) tende a causare patologie al pericardio (pericardite), implicato in quella che viene chiamata la “paura dell’amore”.


Tenendo conto che il corpo ha una polarità femminile nella parte sinistra e una polarità maschile nella parte destra, con la presenza di un conflitto, l’energia che viene consumata sarà corrispondente al sesso con cui si ha il conflitto. Un conflitto col femminile potrebbe portare a patologie della parte sinistra del busto con coinvolgimento dell’area toracica e dolore intercostale” (Butto N., Il settimo senso, 1998).




Due pensieri sulla superficie e l'anima

"Lo specchio" di Andrej Tarkovskij - 1975

"Psyché deriva da Physéche,
ciò che sostiene e muove la natura"
(Platone)


Cambia nel tempo l’idea che abbiamo di noi stessi e ciò che ci circonda ha una grande influenza su quest'idea in transizione.

Spesso siamo più leggibili come espressione di un apparato sociale che come la risultante di influenze profonde personali, influenze della nostra anima.

Tendiamo a diventare, più che ciò che siamo, ciò che all’interno di un contesto è stato anticipatamente predisposto. Non in forza di una volontà esterna ma per una nostra personale esigenza di leggibilità.

Fuori dalla leggibilità i comportamenti vengono iscritti alla follia.

In questo senso la follia non è lacerazione dell’anima, sconnesso articolarsi, scissione di un’unità sostanziale, ma è pensarsi come individui in grado di individuarsi, in grado di diventare ciò che in fondo si è.

Questo è il conflitto.

La dimensione collettiva non è un aspetto a cui l’individuo può prendere parte o sottrarsi.
La collettività è la forma che definisce l’individuo, ne regola i comportamenti e dona senso alle azioni che compie.

L’individuo non si costituisce prima del sistema collettivo che lo accoglie. La sua anima è in connessione con la politica, dice Platone, perché solo dall’interazione dei molti è decifrabile la nozione di uno. L’unità ha senso decifrabile a partire dalle relazioni e dagli orientamenti all’interno della rete delle possibilità previste.

Fuori dall’apparato delle relazioni restano i poeti, i sacerdoti, gli iniziati, gli oracoli e gli enigmi, i cui atti e le cui parole non si lasciano decifrare a partire da ciò che è comune” (Galimberti U., Gli equivoci dell’anima, 1987).

L’anima individuale non preesiste alle relazioni e al loro interno essa si definisce, per cui conoscere se stessi significa conoscere le relazioni e le articolazioni psichiche che hanno definito l’individuo nella sua unicità.

Maggiore è questa conoscenza, tanto più margine di scelta avrà l’anima individuale, la cui fisionomia sarà sempre più riconoscibile grazie alle relazioni in cui si sarà espressa e per le risposte che avrà dato lungo il suo percorso.




Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...