L'Io e le sue proiezioni

"In bed" (scultura gigante) di Ron Mueck - 2005


Pablo Picasso chiese a una signora di dirgli cosa vedeva,
indicandole un suo quadro nel quale era dipinta una sedia.
La signora disse: “Vedo una sedia”.
Picasso precisò: “No signora, questo è un quadro”.


Un bambino di otto anni, in vacanza in un ranch, vestito da cow-boy aiutò un lavorante a togliere la sella a un cavallo. Quando ebbe finito, il lavorante disse: “Grazie, cow-boy!” Ma l’aiutante rispose: “Non sono un cow-boy, sono solo un bambino”.

Questo dev’essere tenuto in considerazione riguardo al paziente se si vuole mantenere un insight razionale nella relazione terapeutica.

Il paziente che raccontò questa storia osservò: “E’ proprio questa la sensazione che provo. A volte mi sembra di non essere realmente un avvocato, ma solo un bambino”. Tutto ciò che era detto a questo paziente era udito da entrambe le persone: l’avvocato e il bambino interno.

Quest’uomo veniva dal Nevada e aveva un sistema speciale per evitare la depressione quando giocava d’azzardo. Se vinceva, si sentiva ovviamente su di giri. Se perdeva, diciamo 50 dollari, diceva a se stesso: “Ero preparato a perdere 100 dollari questa notte e ne ho persi solo 50, perciò in realtà ho guadagnato 50 dollari e non devo rattristarmi”.

Spesso, specialmente se vinceva, si faceva una doccia dopo aver lasciato un casinò e prima di andare in un altro, come per lavare via il senso di colpa e per potersi sentire di nuovo fortunato.

Il paziente usava due tipi di aritmetica: quando vinceva, era quella di un adulto razionale, quando perdeva, era quella di un bimbo con un metodo primitivo di trattare la realtà (diniego). La doccia rappresentava la mancanza di fiducia da parte del bambino.



Era difficile trattare con questo paziente senza considerare questi due aspetti della sua personalità. Essi erano entrambi consci ed entrambi appartenevano al sistema egoico. Una parte della sua personalità affrontava la realtà nel suo complesso, l’altra la prendeva a poco a poco e, con manipolazione, faceva in modo di trovare conforto nelle situazioni angosciose e ansia in quelle piacevoli. Una parte trattava la realtà razionalmente, l’altra la sfruttava in modo arcaico.

L’avvocato era un uomo sessualmente confuso che nella vita sociale era solito dire frasi come: “Noi ragazze dobbiamo stare attente a non bere troppo”.

Dopo essere stato in terapia per qualche tempo e avere preso familiarità con i suoi due stati dell’Io, riferì di avere avuto in una festa questo pensiero: “Se fossi una ragazza (ma non sono una ragazza) non berrei troppo”.

Egli capì che cosa significava questo. In passato il "bambino" aveva spinto "l’adulto" a dire: “Noi ragazze…”. Ora "l’adulto" si opponeva ai suggerimenti del "bambino" in due modi: “Non sono una ragazza”, e: “In ogni caso non intendo fare osservazioni su quest’argomento ad alta voce”.

Il paziente offrì utile materiale che indicò ciò che stava accadendo e con quale tipo di "bambino" si stesse trattando in psicoterapia.



Dal libro “Intuizione e stati dell’Io” di Eric Berne



Origine Divina

cellule dell'orecchio umano


"L'inconscio non è soltanto male ma anche la sorgente del bene più alto; non è solo buio ma anche luce, non è solo bestiale, semi-umano, demoniaco ma è anche sovrumano, spirituale e, nel senso classico del termine, divino" (Jung C. G.)

La profondità abissale e la vertiginosa vetta che l'inconscio costituisce è da immaginare come lo splendido e terrificante paesaggio che forma il nostro corpo.

La natura divina dell'inconscio, così come afferma Jung, ci permette oggi di rileggere le antiche scritture in una visione psicologica. 

Il termine nefes, tradotto dai latini come anima, è parola che indica l’indigenza umana, e l’ordine dei suoi bisogni, per cui l’uomo non ha una nefes, ma è nefes. Isaia, con la parola nefes, allude alla gola che, come organo della nutrizione attraverso cui l’uomo si sazia è, fra gli organi corporei, il più idoneo a esprimere l’indigenza e il bisogno. 

Poiché saziò la nefes assetata / e la nefes affamata ricolmò di beni”.

Altrove nefes sta a indicare la parte esterna della gola. 

Legarono in ceppi i suoi piedi / in catene venne la sua nefes”.

Qui è evidente che si tratta del collo e non dell’anima.

cellula epiteliale della trachea


Dal significato letterale si passa a quello metaforico, per cui nefes significa desiderio, aspirazione, brama; in questa accezione la nefes desidera cose che non sono propriamente commestibili, come la terra, la vanità o i figli, dove comunque ricompare la struttura del desiderio e del godimento che rimanda all’idea della nefes in quanto organo del gusto. Come espressione delle necessità vitali senza di cui l’uomo non può sopravvivere, la nefes finisce col coincidere con la vita per cui si afferma:

Il sangue, questa è la nefes”.

Si compie l’identificazione tra sangue e vita che giova poi da fondamento alla prescrizione che impedisce di consumare insieme alla carne anche il sangue, cioè la vita.

Secondo la Bibbia nefes non vuol dire anima, ma semplicemente la vita dell’uomo, nella sua indigenza, nel suo desiderio, nella sua vulnerabilità ed eccitabilità emotiva. 

L’Antico Testamento non parla mai di una nefes di Jahvè, ma parla di una nefes degli animali, la cui vita, come quella degli uomini, è indigente e vulnerabile.

Allo stesso modo basar non significa corpo ma carne, intesa come simbolo di caducità e impotenza dell’uomo rispetto alla potenza (ruah) di Dio. 

Nella mentalità ebraica, infatti il basar, non è la negatività della carne rispetto alla positività dell’anima come nel mondo greco post-platonico. Per l’uomo dell’antico testamento, infatti, la carne è positiva o negativa a seconda della sua fedeltà o infedeltà all’alleanza con Dio. E’ questo il rapporto che decide il senso della carne e una conferma è il significato positivo che basar acquista nella promessa riportata da Ezechiele 11, 19:

Allontanerò dal loro corpo il cuore di pietra / e darò loro un cuore di basar

Come nefes designava il carattere indigente e bisognoso della vita umana, così basar designa il carattere caduco e impotente che caratterizza questa vita quando diventa solo umana, perché rompe la sua alleanza con la potenza di Dio. 

cellule epiteliali del derma

Nell’Antico Testamento, le esperienze che fanno esplicito riferimento alla debolezza della carne non si riferiscono alla caducità di una componente umana, la carne appunto, ma alla debolezza dell’uomo che tutto intero si erge nella sua solitudine, rompendo ogni rapporto con Dio:

Maledetto l’uomo che confida negli uomini / e fa di basar il suo braccio. / Benedetto l’uomo che confida in Dio” (Ger., 17, 5-7).

La caducità e l’impotenza di basar sono quindi la caducità e l’impotenza dell’uomo che si isola da Dio per fidarsi delle sole sue forze; ma questa separazione, che è poi la rottura dell’alleanza, è l’essenza del peccato e così l’idea di peccato comincia ad associarsi a quella della carne, non perché la carne è cattiva, ma perché la tradizione antico-testamentaria aveva fatto della carne il simbolo della pretesa umana all’autonomia e all’indipendenza da Dio. In questo senso, Paolo potrà dire:

Nella mia carne non abita il bene”.

Il leb copre un arco di significato che va dal sentimento del cuore:

che si rallegra in Jahvè” (Sam. 2, 1), alla ragione “intelligente che cerca la conoscenza” (Prov. 15, 14).

Alla volontà che si decide per Dio o contro Dio. La sede di questa razionalità è, per l’uomo dell’Antico Testamento, il cuore, così come per l’antico greco è il diaframma a conferma del valore che la corporeità possiede presso tutti i primitivi indifferentemente dalle loro culture. Ma qui occorre notare che il leb si prepara alla conoscenza, non perché sviluppa capacità razionali, ma perché si dispone all’ascolto.

Il leb intelligente e l’orecchio dei savi cercano il sapere

dicono i Proverbi 18, 15, dove l’accostamento cuore-orecchio lascia intendere che per l’ebreo dell’Antico Testamento la conoscenza non è qualcosa che l’uomo può raggiungere con la ricerca razionale della sua mente, ma qualcosa che ottiene in dono se col cuore si dispone all’ascolto. 

Ciò spiega perché il cuore e non la mente sia la sede della razionalità e perché la parola sia decisiva per le sorti del leb.
Come molti concetti dell’Antico testamento dal significato specificatamente antropologico, anche il leb non è in sé buono, ma lo diventa solo se si decide per Dio, al punto che:

Chi confida nel proprio leb è uno stolto / mentre colui che cammina nella sapienza sarà salvo” (Prov., 28, 26).

cellule serigene


Nella decisione si esprime la volontà come conversione, come volgersi o rifiutarsi al Signore. Anche la decisione della volontà avviene nel leb come ci mostra lo stolto nel Salmo 14, 1:

Che disse nel suo leb: Dio non c’è”.

Stolto” qui significa che ha voltato le spalle alla Sapienza, che ha chiuso le orecchie alla sua Parola, che s’è fidato solo del suo leb, che ha dimenticato che:

Il leb dell’uomo determina la sua vita, / ma è il Signore che dirige i suoi passi” (Prov., 16, 9).

La dipendenza dal Signore è così sentita che Ezechiele 11, 19 riconosce che l’uomo da solo non può rinnovare il suo leb e perciò a nome di Dio promette:

Toglierò dal loro petto un leb di pietra e darò loro un leb di carne”.

Leb di pietra è il leb morto, che avendo perso ogni ricettività, rende tutte le altre membra incapaci di vivere. Il leb di carne è invece il leb vivo, disposto alla Sapienza e perciò capace di indurre ad un agire nuovo.

La concezione biblica dell’uomo pone una distanza e una differenza tra l’onnipotenza (ruah) di Dio e l’indigenza (nefes), la caducità (basar), l’incerto muoversi (leb) dell’uomo che solo da Dio può ottenere l’ordine della Sapienza e la forma della Volontà. Per la tradizione biblica non c’è un’anima naturalmente buona e un corpo naturalmente cattivo, perché la cose visibili e corporee sono creazione divina allo stesso modo delle cose invisibili e, com'è scritto nella Genesi 1, 1-31:

Dio trova buono tutto ciò che crea, per cui il male non è nel corpo ma nella separazione dell’uomo da Dio, nella pretesa della nefes, del suo basar, del suo leb di vivere senza la ruah di Dio”.

         

Qualche nota sulla questione dell'amore

"L'albero della vita" di Gustav Klimt - 1905/1909


Le relazioni adulte sane si basano sulla libertà e sull’uguaglianza.

Libertà significa il diritto di esprimere liberamente i propri bisogni o desideri; uguaglianza significa che ciascuna persona sta nella relazione per se stessa e non per servire l’altro. Se una persona non può parlare ad alta voce, non è libera; se deve servire un altro, non è uguale.

Ma troppe persone non sentono di avere questi diritti. Nell’infanzia sono state rimproverate perché chiedevano soddisfazione dei loro bisogni e desideri e sono state definite egoiste e sconsiderate. Sono state colpevolizzate quando anteponevano i propri desideri e quelli dei genitori.

Quando una delle mie pazienti da bambina si lamentava con la madre di essere infelice, la risposta che otteneva era che non erano lì per essere felici, ma per fare quello che dovevano fare. Questa paziente finì col diventare la madre di sua madre, destino frequente per molte figlie a cui è privato il diritto all’appagamento e alla gioia.” (Lowen A., Arrendersi al corpo, 1994).

Il tradimento dell’amore da parte del genitore provoca nel bambino un’intensa rabbia contro il genitore, una rabbia che non può esprimere. La rabbia repressa raggela l’amore del bambino, trasformandolo in odio e ciò lo fa sentire colpevole e quindi sottomesso.

Fino a che questi sentimenti di rabbia e di odio non vengono liberati, la persona non può sentirsi libera e uguale.

Quasi tutte le relazioni cominciano con l’emergere di sentimenti positivi e di piacere che attraggono gli individui tra loro. Solo di rado continuano a crescere e ad approfondirsi con il passare degli anni. Il piacere svanisce, i sentimenti positivi diventano negativi e si generano risentimenti, dato che, senza la sensazione di essere libero e uguale l’individuo si sente insoddisfatto e prigioniero.

La rabbia repressa viene agita, psicologicamente o fisicamente, e la relazione si deteriora. A questo punto la relazione può rompersi oppure la coppia entra in terapia per tentare di recuperare i buoni sentimenti che un tempo avevano l’uno per l’altro.

Alexander Lowen al lavoro


Personalmente non ho visto molti casi nei quali la terapia di coppia sia stata efficace. Queste terapie si propongono di aiutare gli individui a comprendersi reciprocamente e a fare uno sforzo maggiore per stare insieme, ma in realtà rinforzano proprio l’atteggiamento nevrotico dello sforzarsi” (Lowen A., 1994).

Nessuno sforzo può renderci più affettuosi e più amabili. Nessuno sforzo produce piacere e gioia. L’amore è una qualità dell’essere e non del fare.

Ci si può guadagnare una ricompensa per lo sforzo, ma l’amore non è una ricompensa. L’amore è l’eccitazione e il piacere che due persone provano l’una per l’altra quando si abbandonano alla reciproca attrazione.

I rapporti d’amore hanno inizio con una resa, il loro fallimento a proseguire deriva dal fatto che la resa era condizionata, non totale, ossia una resa all’altro e non a se stessi. La resa è condizionata dall’altro che soddisfa i nostri bisogni e non rappresenta una totale condivisione del proprio sé. Una parte del sé è tenuta in disparte, nascosta, negata, a causa di sensi di colpa, di vergogna o paura. Questa parte trattenuta, la rabbia e l’odio, è come un cancro all’interno della relazione, che lentamente la corrode.


Rimuovere questo cancro è il compito della psicoterapia.

Tu sei speciale

"Il grande Gatsby" di Baz Luhrmann - 2013


I narcisisti hanno bisogno del potere per gonfiare l’immagine di sé, che senza di esso si sgonfierebbe velocemente, causando profonde angosce di abbandono e morte.

Perché si sviluppa un’immagine così grandiosa di sé?

I bambini non hanno malizia e le loro reazioni spontanee sono basate sulle esigenze del loro sé corporeo.

Come accade che quest’innocenza viene perduta e l’individuo viene spogliato del suo vero sé?

La sequenza degli eventi, come l’individua Alexander Lowen (1983), parte dal vissuto umiliante dell’impotenza, poi segue un processo di seduzione che porta il bambino a sentirsi speciale. Il rifiuto generalmente accompagna l’umiliazione e dopo essere stato rifiutato e umiliato, il bambino è più facilmente indotto, con la seduzione, a servire il genitore.

"Adamo ed Eva" di Lucas Cranach detto il vecchio - 1526


Seduzione viene dal latino seducere, sviare. Parliamo di persone che sono sedotte ad abbandonare la propria strada, i propri principi o la propria lealtà. Queste persone sono sviate dal sentiero della propria virtù, che in ultima analisi è fedeltà a se stessi e ai propri sentimenti più profondi.

Un uomo seduce una donna se, sapendo che è contro i suoi principi avere rapporti sessuali senza amore, la induce a una relazione dichiarandole un amore che non sente. Un uomo non ha bisogno di sedurre una donna che desidera semplicemente una relazione sessuale, con o senza amore. La seduzione quindi può essere definita come l’uso di una falsa dichiarazione o di una falsa promessa per indurre un’altra persona a fare quello che altrimenti non avrebbe fatto.

La promessa può essere dichiarata esplicitamente o può essere anche implicita. I truffatori psicopatici promettono apertamente cose che non hanno intenzione di dare. Ma le manovre più seduttive sono quelle che riguardano promesse non chiaramente specificate. L’immagine narcisistica ne è un esempio.

Il maschio virile, con la sua esagerata esibizione di mascolinità, è seduttivo, che lo ammetta o no. Anche se questa immagine è nata come compensazione di un senso d’inadeguatezza della sua virilità, il suo scopo è quello di attirare le donne. Mette in evidenza la forza virile, che implica potenza sessuale e rappresenta dunque per la donna una promessa di soddisfazione. Ma la promessa è falsa, perché l’immagine travisa la realtà.



Gli uomini che hanno bisogno di un’immagine per attirare le donne non sono potenti sessualmente” (Lowen A., Il narcisismo, 1983).

Un elemento importante nel processo di seduzione è la natura del rapporto in cui si verifica. La seduzione non è una transazione commerciale nella quale le parti sono uguali e dove vale la regola del caveat emptor (stia in guardia il compratore).

La seduzione si verifica solo nei rapporti in cui esiste un certo grado di fiducia. I truffatori sono chiamati artisti del raggiro perché prima di tutto si guadagnano la fiducia della loro vittima. Per sviare qualcuno occorre prima far sì che si fidi di noi.

La seduzione è sempre un tradimento, particolarmente nocivo nel rapporto genitore-figlio, in cui la fiducia è essenziale.


Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...