Predatori d'affetto perduto

"Attrazione fatale" di Adrian Lyne - 1987


Il carattere masochista non si lamenta di sentimenti di vuoto interiore; si lamenta piuttosto della sensazione di esplodere, di una pressione interna e dell’incapacità di liberare la tensione.

Non mostra segni di privazione affettiva. Ogni masochista sente di essere stato amato dalla madre. E’ il modo in cui l’amore è stato espresso a creare il disturbo, non la sua mancanza.

L’aggettivo soffocante è adatto alla madre del masochista.

L’Io del masochista è schiacciato, quasi fosse serrato in una morsa e l’immagine è quasi vera alla lettera: all’estremità superiore del corpo il sentimento forzato, all’estremità inferiore l’imposizione di una rigida educazione all’igiene personale, costituiscono le due pressioni principali.

Per rivolgere l’aggressività all’interno, la pressione dev’essere applicata prima che essa si ancori alla realtà nella funzione genitale e in quella mentale.

Il bambino reagisce molto fortemente a queste pressioni: piange, lotta, si ritira; con lo sguardo, con i gesti, con il movimento chiede alla madre compassione e comprensione.

Questo appello ai sentimenti materni di tenerezza viene ignorato con la scusa che “la mamma sa cos’è meglio” o che agisce per il bene del bambino.

La negazione dei bisogni spirituali uniti all’esaltazione dei bisogni materiali del bambino produce il masochismo.



Viene repressa la crescente indipendenza del giovane organismo, dell’Io in fase di sviluppo. La repressione non assume la forma di un’aperta ostilità; opera mascherandosi sotto un’eccessiva attenzione, un’eccessiva protezione, un’eccessiva sollecitudine.

Alla fine si ottiene la sottomissione e il masochista diventa una brava persona. Si ricorre alle misure forti, ai rimproveri e alle punizioni; si fa appello all’amore del bambino per la madre e, infine, lo si minaccia di privarlo dell’amore materno se non obbedisce.

Si determina così uno stato di terribile confusione per il bambino: i suoi sentimenti di tenerezza sono chiamati a bloccare la sua aggressività, e la sua aggressività bloccata impedisce l’espressione della tenerezza.

In nessun’altra struttura caratteriale l’ambivalenza è così acuta e il conflitto così forte.

Nello sviluppo di questa struttura caratteriale, il sistema muscolare del bambino in crescita abbandona la naturale funzione di movimento e assume la funzione nevrotica di presa. I muscoli si sviluppano eccessivamente per trattenere gli impulsi negativi e per controllare quelli naturali. 

Nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico) il tipo di affetto che il masochista tende a sviluppare viene chiamato predatorio e viene inserito nelle sindromi di dipendenza affettiva 

Wilhelm Reich (1897-1957)


L’alimentazione forzata tende a provocare il vomito, che viene trattenuto e si instaurano così gravi tensioni nel collo e nella gola. L’insistenza prematura sull’igiene costringe il bambino a impiegare il muscolo elevatore dell’ano, i muscoli dei glutei e i tendini per ottenere un controllo anale, poiché gli sfinteri esterni non sono ancora sotto il controllo volontario del soggetto.


Le gravi tensioni muscolari nel cingolo scapolare trattengono l’odio e la rabbia contro la madre. Mentre il masochismo si sviluppa da pratiche iniziate nel secondo anno di vita, solo più tardi la struttura masochista assume la forma definitiva. C’è generalmente un periodo intermedio di lotta, di accessi di collera e di ribellione, e solo quando questa resistenza cede completamente la struttura masochista si cristallizza, di solito dopo la pubertà” (Reich W., Analisi del carattere, 1949).

Complessità istituzionali e dimensioni psichiche

"Il processo" di Orson Welles - 1962


L'istituzione è una creazione sociale. 

Essa partecipa ai processi della produzione-riproduzione della società esercitando l'organizzazione dei compiti socialmente necessari: rappresentazioni del compito dell'istituzione, struttura della comunicazione, assegnazione di status e di ruoli regolati dalle reti sociali, gerarchie funzionali, controllo sociale. 

L'istituzione è organizzata nel quadro giuridico che regola i rapporti intra e inter-istituzionali: i rapporti tra soggetti dell'istituzione e i rapporti di ciascuno con l'istituzione sono mediati e prescritti dal ricorso alla Legge contro l'arbitrario. Nessuna istituzione può mantenersi nel proprio progetto senza che venga esercitato il potere politico che ne sostiene la realizzazione. 

Il potere politico si esercita nell'istituzione e verso la società attraverso i processi dell'influenza che rendono possibile la presa di decisione e le modalità delle azioni, esso regola i rapporti di dominanza, di rivalità e di sottomissione in cui vengono perseguiti gli interessi di ciascuno e i fini propri dell'istituzione. 

La dimensione culturale interessa i sistemi di rappresentazione e d'interpretazione che organizzano la formazione del senso dell'istituzione, sui significati condivisi in quanto partecipano di credenze comuni ed esprimono dei valori e delle norme, e in questo contribuiscono a definire l'identità dell'istituzione e i punti di riferimento dei suoi membri. 

La realtà psichica dell'istituzione interferisce con tutte queste dimensioni e un compito prioritario è reperire gli spostamenti che possono avvenire da un ordine di realtà a un altro. 

"Full Metal Jacket" di Stanley Kubrick - 1987


Le dimensioni psichiche si possono osservare da tre punti di vista:

1. L'istituzione mobilita nei suoi soggetti delle funzioni e dei processi psichici, li canalizza, li controlla e li domina. Queste mobilitazioni hanno un effetto organizzatore della realtà psichica della e nella istituzione.

2. L'istituzione svolge funzioni psichiche fondamentali, tra cui quelle di proporre possibilità di realizzare delle mete e il compimento parziale di scenari emotivi personali. Essa permette anche la realizzazione simbolica dell'affiliazione e dell'appartenenza a un insieme, della continuità narcisistica e della partecipazione a ideali comuni. 

3. L'istituzione, in quanto insieme, impone ai suoi soggetti un'esigenza di lavoro psichico sulle formazioni e i processi del legame istituzionale: l'istituzione come oggetto, i membri dell'istituzione, i loro legami. 
   
L'economia dell'istituzione si caratterizza per un sistema di tensione tra ciò che è la struttura, dandole un aspetto di continuità rassicurante e una circolazione di affetti e di investimenti che le conferisce energia che partecipa alle sue trasformazioni (Pinel, 1996). Questo sistema di tensione, sempre precario, è stato assimilato (Freud, 1921) all'oscillazione tra la mania e la depressione. Le istituzioni, soprattutto quelle di cura, sono attraversate da movimenti di oscillazione che si traducono in congiunzioni e disgiunzioni, associazioni e dissociazioni (Kaes, 1994). L'istituzione realizza un assemblaggio di registri (psichici, emotivi, sociali, gruppali) e di logiche (emotiva, individuale, gruppale, sociale) di livelli differenti. 

"1984" di Michael Radford - 1984


Registri dell'istituzione: intra-psichico, il contenitore istituito è istituente la relazione tra il Sè che esperisce e l'Io che processa l'esperienza e gli dà significato; inter-psichico, l'istituzione è il significante della relazione tra due Io che processano l'esperienza, partecipa al significato dell'esperienza dei Sè, può essere bi-personale e gruppale; sociale, la collocazione della forma ultima dell'inter-psichico nell'inter-istituzionale, riguarda spesso i profili del modello d'intervento; emotivo, di due ordini: 1. il Sè soggetto dell'esperienza, 2. il Sè oggetto del processo dell'Io, nel primo si può parlare di emozione, nel secondo di sentimento, in quanto procedura del sentire. Modificazione di uno stato che arriva alla soglia della percezione. 


Collocandosi all'incrocio tra il dentro e il fuori, segnalando i rapporti del singolare con il plurale, dell'intra e dell'intersoggettivo, l'istituzione è un'istanza particolarmente sensibile agli effetti dello slegamento dei legami. Che si manifesti attraverso una deregolazione parziale, un disinvestimento globale e una messa in crisi catastrofica, la deregolazione dei legami istituzionali si accompagna a una sofferenza psichica che affligge le persone e i gruppi che compongono l'insieme istituito. 

Pinel tenta di sostenere un'ipotesi: i fenomeni di slegamento patologico dei legami istituzionali vengono rivelati da una deregolazione economica gruppale. Che si manifestino per l'eccesso o la mancanza d'investimenti, essi procedono dalla negatività (il negativo è inteso come volontà a non procedere e preservare un pensiero concreto invalidante). 

Masochismo e sue varianti

"Bella di giorno" di Luis Bunuel - 1967


Nell’articolo intitolato The Economic Problem of Masochism, Sigmund Freud suggerisce tre categorie di disturbi masochisti: masochismo perverso, masochismo morale e masochismo femminile (quest’ultimo non è stato ulteriormente esplorato da Freud).

In The Psychoanalitic Theory of the Neurosis, Otto Fenichel ricorda questo problema parlando delle nevrosi. Un istinto pregenitale parziale compete con la supremazia genitale. 

Tuttavia, poiché l’adempimento dell’atto perverso porta a una scarica genitale, Fenichel riconobbe che questi individui non mancano di supremazia genitale. Il maschio passivo-femminile è un individuo in cui sono così evidenti certi tratti femminili che essi determinano interi aspetti della personalità.
Quali sono le caratteristiche che inducono a diagnosticare il carattere passivo-femminile?

“Un uomo sui quarant’anni venne a trovarmi dopo essersi sottoposto alla terapia analitica per molti anni. Aveva una voce dolce, modulata e modi gentili. Il suo viso non aveva lineamenti duri, e in particolare non presentava quei profondi solchi tra il naso e la bocca. Di professione era disegnatore di mobili. I grandi problemi della sua esistenza derivavano da un’opposizione determinata all’autorità e dall’incapacità di vivere una relazione amorosa soddisfacente.
In un altro caso, un giovane di circa trent’anni si lagnava della sua incapacità di parlare quando si trovava in compagnia di varie persone. Inoltre, aveva difficoltà nello stabilire una funzione lavorativa soddisfacente, e nell’avere una relazione amorosa. Anch’egli aveva modi gentili e rispettosi, una voce morbida e modulata e un bel viso, non scavato da rughe profonde” (Lowen A., Il linguaggio del corpo, 1985)

Wilhem Reich ha elencato certe qualità che caratterizzano questo tipo: “esagerata cortesia e condiscendenza, dolcezza e tendenza alla delicatezza”.



Nel discutere uno specifico caso clinico, scrisse:
“Fenomenologicamente il paziente era il tipico carattere passivo-femminile; il suo modo di fare era sempre caratterizzato da un’estrema gentilezza e da umiltà; continuava a scusarsi delle cose più insignificanti. Inoltre era maldestro, timido e cerimonioso” (Reich, 1975)

Altri autori pongono l’accento sull’atteggiamento “passivo-ricettivo” o sulla sottomissione.

La più importante caratteristica fisica che contraddistingue questo tipo è la voce dolce ed effemminata nel senso che è priva di risonanze profonde e di asprezza. L’espressione del viso tende anch’essa ad essere dolce e plastica. I movimenti non sono mai bruschi e arroganti. La corporatura può essere arrotondata, con le spalle strette o a forma di V, o con spalle ampie e fianchi stretti. Le mani sono caratteristicamente morbide e piuttosto deboli.

Il lavoro analitico con questo tipo di pazienti procede facilmente, ma presto si scontra in una resistenza tipica. Da una parte c’è una ricchezza di materiale che il paziente produce sulla sua prima infanzia ma senza nessun effetto, dall’altra il paziente è ansioso e desideroso di fare tutto quanto gli si chiede, ma di nuovo, senza nessuna partecipazione attiva nel processo. La resistenza si presenta proprio come una mancanza di partecipazione dell’Io nello sforzo terapeutico, coperto sotto la maschera di un transfert positivo esagerato.


Questo transfert positivo è un’espressione reale e valida dell’Io, quanto la resistenza negativa che nasconde. Nell’approccio analitico bisogna tener conto di entrambi gli aspetti, e soprattutto della contraddizione e del conflitto che esprimono. Questa caratteristica relazionale è un punto centrale nel carattere passivo-femminile.

Modus Aestheticus

"The artist" di Michel Hazanavicius - 2011



Il capostipite della dinastia Marinella per tutta la vita professò l’eleganza maschile. 

In lui erano innati il senso del buon gusto e del rigore formale. Il culto della cravatta e di uno stile maschile elegante e sportivo, hanno fatto dei Marinella una realtà internazionale. Ecco gli insegnamenti che Don Eugenio Marinella distribuiva a tutti coloro che entravano nel negozio a Napoli, inaugurato nel 1914:

1-    Come in tutte le cose, anche per la cravatta è una questione di misura:
quella giusta è compresa tra gli 8,5 e i 9,5 cm nel punto più largo

2- Il nodo della cravatta: importante imparare a farlo senza stringere troppo, per evitare l’effetto “impiccato”. Disfarlo sempre la sera e appendere la cravatta ben tesa durante la notte.

3- Avere la stoffa giusta: seta, jaquard per le regimental, seta più leggera tipo foulard per gli stampati, fantasie per le cravatte dal tono elegante, lana a righe o fantasie scozzesi per l’abbigliamento invernale sportivo.

4- Una cravatta per ogni occasione: al mattino preferire la cravatta chiara e di fantasia, la sera optare per una cravatta più scura.

nodi della cravatta


5- Non farsi consigliare e non demandare a nessuno la scelta della cravatta: l’unica regola è seguire l’istinto. Scegliere la cravatta deve essere un atto irrazionale.

6- Anche l’istinto deve seguire una certa logica. Assolutamente da evitare: i disegni molto grandi e vistosi, le cravatte con un unico disegno centrale ma anche quelle troppo smorte e anonime. Ricordarsi che la cravatta rivela il carattere.

7- Da preferire: le cravatte in tinta unita e in colori decisi, piccoli disegni (pois, losanghe, quadretti, rombi, piccole stampe cachemire), righe trasversali di due o tre colori al massimo.

8- I colori: la cravatta deve “staccare” dall’abito e dalla camicia. Deve essere di colore più scuro della camicia e più intenso di quello della giacca. E’ spesso l’unica nota colorata di un abbigliamento serioso ma attenzione a non esagerare: evitare il verde pisello, il giallo canarino, così come il rosso fuoco ed il rosa confetto. Più scuri, senza essere anonimi, i bordeaux ed i rossi scuri, i blu, i verdi e i marroni.

negozio Marinella a Napoli


9- L’abbinamento con la camicia é un campo minato in cui solo il buongusto vi può guidare: da evitare la sovrapposizione di una cravatta dal disegno fitto su una camicia a quadretti o l’abbinamento “tutto righe” di una cravatta regimental, camicia rigata e giacca in tessuto operato.

10- Mai il coordimento cravatta e fazzoletto da taschino: è un'inutile quanto anacronistica affettazione. Evitare di avere un aspetto d’insieme troppo curato e lezioso.

Scegliere sempre per un’eleganza decontractée.

L'angoscia dentro l'eccitazione

"La collezionista" di Eric Rohmer - 1967


Quando nell’analisi del carattere si riesce a liberare l’aggressione contenuta nell’armatura muscolare, si libera l’angoscia. L’angoscia può essere trasformata in aggressione, così come l’aggressione può essere trasformata in angoscia.

L’inibizione dell’aggressione e l’armatura psichica vanno di pari passo con un tono muscolare aumentato, spesso addirittura con una rigidità muscolare delle estremità e del tronco. 

I pazienti affettivamente bloccati sono sdraiati in modo rigido e immobile. 

Operare una modifica della tensione muscolare richiede intensità d'intervento. 

Se si dice al paziente di rilassarsi volutamente, la tensione muscolare viene sostituita da inquietudine. In altri casi i pazienti eseguono involontariamente movimenti di diverso tipo la cui inibizione provoca immediatamente sensazioni di apprensione. 

Sàndor Ferenczi cercò di costruire i suoi interventi tecnici attivi su questo tipo di osservazioni. Egli scoprì che l’impedimento di reazioni muscolari croniche aumenta l’ingorgo. 

Reich sostiene che si tratti di qualche cosa di più di semplici modifiche quantitative dell’eccitazione. Si tratterebbe di un’identità funzionale fra armatura caratteriale e ipertonia muscolare o rigore muscolare

"Shame" di Steve McQueen - 2011


Ogni aumento del tono muscolare verso la rigidità è un segno che un’eccitazione vegetativa, l’angoscia o la sessualità è stata legata. Se si manifestano sensazioni genitali, parecchi pazienti riescono ad eliminarle o ad attenuarle con l’inquietudine motoria; è esattamente ciò che accade quando si elaborano sensazioni di apprensione. 

Pensiamo alla grande importanza che riveste l’irrequietezza muscolare nella prima infanzia come scarica di energia.

Molto spesso è osservabile che lo stato di tensione muscolare è diverso prima e dopo lo scioglimento di una rimozione acuta. 

I pazienti il più delle volte avvertono nella resistenza psicosomatica, cioè quando impediscono che un pensiero o un moto pulsionale diventi conscio, una tensione al cranio, nelle cosce, nei glutei e nella muscolatura del bacino. Se essi stessi riescono a risolvere questa situazione o se viene risolta da parte dell’analista per mezzo di una corretta interpretazione, si sentono improvvisamente distesi.

Ogni rievocazione di un contenuto rimosso è accompagnata da un senso di sollievo, che però non significa ancora e necessariamente la guarigione. 

"Ultimo tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci - 1972


Si tratta solo di una scarica di energia psichica che precedentemente era legata. La tensione e la distensione psichiche non possono esistere senza una rappresentazione somatica, perché la tensione e distensione sono stati bio-fisici, e noi abbiamo solo apparentemente trasportato questi concetti nel campo psichico; ma non possiamo parlare di trasferimento del contenuto fisiologico nel campo psichico, che non intendiamo parlare di analogia, ma di un’identità reale: l’unità tra funzione psichica e funzione fisica.


“Ogni nevrotico è muscolarmente distonico e ogni guarigione si manifesta in modo diretto con un allentamento oppure un rafforzamento dell’habitus muscolare. La rigidità muscolare si manifesta nella goffaggine, nei movimenti non ritmici, in un’insufficiente mobilità mimica” (Reich W., Analisi del carattere, 1949)

Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...