La gravità (come la conosciamo) non esiste


Nella fisica quantistica, la massa non è più associata a una sostanza materiale, e quindi le particelle non sono più ritenute un “mattone fondamentale”, ma sono viste come “pacchetti di energia”. 

Secondo le teorie quantistiche dei campi, quindi, il campo quantistico sarebbe un’entità fisica fondamentale, un mezzo continuo, presente ovunque nello spazio, e le particelle non sarebbero altro che condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia che vanno e vengono, perdendo di conseguenza il proprio carattere individuale e dissolvendosi nel campo soggiacente a esse.

Gli oggetti materiali non sono individualità staccate, ma sono strettamente connessi al loro ambiente, attraverso questa energia cosmica, che ha ben poco a che fare con l’energia della luce o l’energia solare, e che ha ricevuto dagli scienziati nomi differenti: energia dei mille nomi, orgon, campo di graviton, tachion, campo potenziale o campo neutrino, etere.



Il campo energetico (tachionico) è responsabile del fenomeno di accelerazione gravitazionale. Nell’ambito scientifico è comunemente accettato che l’energia tachionica penetri il globo terrestre ed esca dall’altra parte con una perdita minima della propria forza, stimata intorno al 4% e il 5%.

Pertanto, l’energia che entra nel globo terrestre è maggiore di quella che fuoriesce e la differenza tra le forze sarà una netta spinta verso la terra. Quindi la forza gravitazionale, contrariamente alle teorie accettate finora, è una forza di spinta dall’esterno (spazio) verso l’interno (terra), e non una forza di attrazione della terra.

La quantità di energia assorbita da qualsiasi corpo dipende dalla sua massa: maggiore è la massa più alta sarà la quantità di energia assorbita, dunque più grande la spinta verso la massa, e maggiore la forza di gravità.

La frequenza di questa energia è di 10 alla ventesima Hz (Hertz), è chiaro che si tratta di energia estremamente intensa, con una potenza di campo pari a 880 milioni di volt/centimetro.

L’energia cosmica penetra in tutti i tipi di materia con diverse velocità, secondo la natura della materia.

È su questa proprietà che si è basato Wilhelm Reich per costruire l’accumulatore energetico, strumento che permette di ottenere un costante aumento dell’energia cosmica nel suo spazio interiore grazie al fatto che le sue pareti sono costituite da diversi strati alternati di sostanze organiche (fibra di roccia, fibra di vetro) e inorganiche (fibre e lamiere di ferro).

energia tachionica
Il flusso energetico atmosferico  agisce in due direzioni: la prima, scoperta da Reich, è un movimento ondulatorio pulsante da ovest a est che accompagna il movimento rotatorio della terra, ma con velocità superiore a esso (Reich W., Biopatia del cancro, 1948), e che aumenta man mano che si allontana dalla superficie della terra.

La seconda direzione del flusso agisce verticalmente sulla superficie della terra (simile alla pioggia) ed è il mezzo sul quale mi concentro per controllare lo stato energetico dei luoghi, e per determinare la presenza o assenza di zone geopatogene e la loro influenza sullo stato di salute delle persone che vi abitano o vi si fermano a lungo” (Butto N., Il settimo senso, 1998)

Potere, controllo e paure


 Nella gerarchia delle funzioni della personalità, l’Io vede se stesso come un re.

Il re può dire: “Sono al servizio del popolo”, ma in realtà è il popolo a servirlo. L’Io deve servire il cuore, ma in realtà in molti individui è l’amore che è al servizio dell’Io: per accrescere il suo potere e il suo senso di sicurezza.

Per molte persone l’amore è tanto una ricerca di sicurezza quanto una ricerca di gioia e di piacere. Finché una persona è bisognosa, insicura e spaventata, il suo approccio all’amore è contaminato da desideri orali o infantili insoddisfatti e non è un modo per condividere pienamente la vita e il piacere.

Ci sono anche individui che cedono il proprio Io troppo rapidamente. Essi non trovano l’appagamento che l’amore promette perché si arrendono a un’altra persona, non al sé. Senza un Io, l’individuo diventa un bambino che vede nell’altro un genitore cui chiedere la soddisfazione dei propri bisogni, ossia l’appagamento.

Questo tipo di abdicazione si ritrova nei culti in cui gli adepti rinunciano al proprio Io e al proprio sé a favore di un capo onnipotente e onnisciente. Questa rinuncia permette alla persona di sentirsi libera e felice, ma tali sentimenti si basano sulla negazione della propria realtà di persona adulta e della realtà del capo carismatico come bambino emotivo con un Io inflazionato dall’illusione di onniscienza e onnipotenza.

Il culto inevitabilmente crolla, lasciando tutti i partecipanti distrutti e disillusi. Ciò accade anche nelle relazioni amorose nelle quali il bisogno di essere soddisfatto dell’altro è un aspetto prevalente dell’attaccamento. Tali reazioni sono descritte come dipendenti o co-dipendenti, in quanto ciascuna persona ha bisogno dell’altra. Ciò non significa che non ci sia amore in queste relazioni, ma quell’amore ha una qualità infantile.

La paura di arrendersi all’amore deriva dal conflitto tra l’Io e il cuore. Amiamo con il cuore, ma contestiamo, dubitiamo e controlliamo con l’Io. Il cuore come organo dell’amore è anche l’organo dell’appagamento. L’Io è l’organo della sopravvivenza e quando è lui a dominare, una vera resa è impossibile.

Posture corporee secondo una visione bioenergetica

Desideriamo il contatto ma il desiderio non trova appagamento perché l’organo del piacere è blindato dentro la gabbia dell’Io. L’eccitazione e il calore hanno sul corpo un affetto di ammorbidimento. Si può provare la sensazione di morbidezza nelle viscere quando l’amore è una componente essenziale del desiderio sessuale. L’amore ammorbidisce le persone, ma essere morbidi significa anche essere vulnerabili.

Delle persone che non si lasciano intenerire dall’amore si dice che hanno il cuore duro, ma il cuore non può essere duro se deve pompare il sangue nel corpo. La rigidità sta nel sistema della muscolatura volontaria che racchiude il corpo in una corazza. Questa rigidità impedisce alla persona di piangere profondamente, di lasciarsi andare alla tristezza e di abbandonarsi all’amore.

I bambini, dato che possono piangere profondamente, possono anche amare pienamente. Quando siamo scissi dal bambino che eravamo, dal bambino che è in noi, siamo scissi anche dalla capacità di amare. La resa dell’Io è la rinuncia alle difese inconsce dell’Io che bloccano, la possibilità di aprirsi alla vita e di protendersi verso di essa. L’impulso ad amare può essere profondamente sepolto e represso con forza, ma non può essere totalmente assente.

“Un paziente mi raccontò che la sua donna si lamentava di lui, perché non esprimeva mai un sentimento. Egli disse che non sapeva cosa fosse l’amore e mi chiese se fosse ciò che alcune persone sentono per i loro cani. Sosteneva di non aver mai ricevuto nessun affetto da bambino, ma questo diniego era una manovra difensiva per giustificare la sua chiusura e per evitare di percepire il proprio dolore. Aveva sepolto il suo cuore e il suo bambino, ma entrambi erano vivi nel suo inconscio. Liberarli dalla loro tomba vivente fu un’impresa considerevole” (Lowen A., Arrendersi al corpo, 1994)

  

Non guardarmi così



Quando vediamo qualcuno che sta guardando nella nostra direzione, si verifica un incremento di attività del flusso dorsale visivo del “dove” (fra il giro fusiforme e il solco intraparietale) nel momento in cui dirigiamo la nostra attenzione all’elaborazione condivisa dell’ambiente esterno. In questa situazione il cervello è impegnato ad analizzare direzione e oggetto dello sguardo (George, Driver, Dolan, 2001). 


Quando lo sguardo di un altro si dirige verso di noi, l’attivazione cerebrale aumenta nell’amigdala così come nell’insula, nelle cortecce cingolata, frontale e temporale (Calder, 2002; Kawashima, 1999; Kingstone, 2004). 

L’analisi di questo sguardo diretto è rapidissima a causa dell’importanza che ha il contatto occhio a occhio per la sicurezza fisica e il successo riproduttivo (Von Granau, Anston, 1995). 

Se le persone mantengono il contatto oculare per più di pochi secondi è possibile che si azzuffino, facciano sesso o entrambe le cose. Potete effettivamente sentire questo spostamento quando vi accorgete che vi state mettendo in allarme perché qualcuno vi sta lanciando delle occhiate dirette – specialmente se vi sembra particolarmente minaccioso o attraente (Senju, Hasegawa, 2005).


Per verificare la forza del contatto oculare diretto, Whalen e collaboratori (2004) hanno oscurato, risparmiando solo gli occhi, facce con espressioni di spavento e di felicità. Ciò che rimaneva degli occhi erano le pupille e le sclere.



Anche queste foto erano presentate ai soggetti così velocemente da non permettere loro neppure di essere sicuri di averle viste, si registrava un importante grado di attivazione dell’amigdala quando si presentavano gli occhi di una faccia con un’espressione di spavento ma non quando si presentavano gli occhi con un’espressione di felicità.

Questi dati suggeriscono che il rapporto della pupilla con la sclera visibile per gli altri offre una misura immediata, automatica e inconscia della sicurezza e del pericolo.


Il linguaggio degli occhi è influenzato anche da valori culturali. In occidente è un segno di rispetto e di interesse guardare chi ci sta parlando. Tuttavia uno sguardo troppo intenso può essere percepito come un insulto o un segnale di aggressione. 

Teniamo sotto controllo lo sguardo dei nostri ascoltatori per vedere se abbiamo la loro attenzione e probabilmente cominciamo a offenderci se ci accorgiamo che guardano troppo frequentemente da un’altra parte. 

Obama saluta l'imperatore del Giappone

In molte altre culture, distogliere lo sguardo è un segno di rispetto nei confronti di persone di rango più elevato ed è qualcosa che ci si aspetta fra persone di diverso sesso. Il contatto oculare viene dunque usato anche per instaurare una dominanza sociale. 

È capitato più o meno a tutti di farsi bloccare da un’occhiataccia raggelante del proprio padre! 

Allo stesso modo i bambini si impegnano in giochi consistenti nel fissarsi negli occhi per vedere chi cederà, chi riderà per primo per il nervosismo. Quante volte avete sentito l’espressione “se gli sguardi potessero uccidere”? 

D’altro lato, mantenere un contatto oculare diretto con qualcuno potenzialmente interessante da un punto di vista sentimentale può essere interpretato come segno della disponibilità ad accettare un approccio.

Il carattere: pelle che diventa metallo

dalla serie televisiva "Intreatment", versione italiana

La situazione analitica si basa sul rapporto reale tra due persone unite in uno sforzo comune.

Le reazioni di entrambe le parti saranno strettamente connesse alla loro struttura caratteriale. Ciò è vero per l’analista o per il terapeuta così come per il paziente.

E’ altrettanto vero per l’analista che assume un atteggiamento formale e distaccato perché il paziente reagisce all’inconscio dell’analista, a quelle espressioni sottili che rivelano il carattere. In effetti, la sua formalità impedisce all’analista di attaccare il carattere del paziente, poiché questi risponderà in modo simile.

Se il terapeuta analitico è aperto e libero nei modi e ha risolto i suoi problemi caratteriali, il transfert offre lo strumento migliore per delineare il carattere del paziente.

La struttura caratteriale può essere individuata attraverso numerosi dettagli del comportamento quotidiano del paziente e controllata attraverso le dinamiche della struttura e dell’espressione del corpo; può inoltre essere determinata dall’atteggiamento del paziente verso la terapia e verso l’analista.

Quando il carattere è perfettamente determinato e stabilito, si deve operare una separazione della sua natura composita. Le forze positive dell’Io devono essere separate dalle sue funzioni negative di difesa, le quali vengono analizzate, ma non si eliminano se le prime non sono rafforzate.

“Uno dei miei pazienti fece un’osservazione molto pertinente: disse di sentire che il suo Io si cristallizzava al di fuori di quel miscuglio che era il suo carattere” (Lowen A., Il linguaggio del corpo, 1985)


I concetti di struttura caratteriale e di armatura caratteriale sono sinonimi. Il carattere è il cavaliere medievale, l’armatura è la sua difesa. Come un’armatura in metallo, l’armatura caratteriale limita la motilità e fa diminuire la sensibilità. L’ostacolo alla motilità impedisce le funzioni aggressive dell’individuo.

“In contrasto con Reich, io riservo l’uso della parola armatura solo a quelle strutture caratteriali che includono, come parte del meccanismo nevrotico, una capacità di far diminuire la sensibilità all’offesa, escludendo tutte le strutture caratteriali pregenitali” (Lowen, 1985)

Reich passò dal concetto di armatura caratteriale al concetto di armatura muscolare, che si manifesta nella tensione e nelle rigidità muscolari. Per la verità, è più corretto dire che la struttura corporea e caratteriale sono semplicemente due aspetti del modo di essere di un individuo. Ma il legame tra psicologia e biologia si costituì a prescindere dalla definizione.

E’ possibile determinare il carattere di una persona studiando il suo comportamento oppure analizzando le attitudini del corpo quali si rivelano nella forma e nel movimento.

“L'osservazione dell'armatura muscolare fu un eccezionale progresso, perché non solo aprì all’analisi e all’interpretazione l’aspetto dell’individuo, ma rese anche possibile l’attacco diretto alle tensioni e alle rigidità muscolari quale mezzo per cambiare il carattere” (Lowen, 1985)



Solo un cuore rigido si spezza


Il concetto di armatura caratteriale è stato creato per comprendere in modo dinamico-economico la funzione di fondo del carattere.

Secondo la concezione sessuo-economica l’Io dell’individuo, durante il conflitto fra pulsione (essenzialmente bisogno libidinoso) e paura di punizione, assume una determinata struttura. Per realizzare la limitazione della pulsione imposta dal mondo attuale e per padroneggiare l’ingorgo di energia che ne risulta, l’Io deve modificarsi; noi ci esprimiamo in termini finalistici ma intendiamo un processo che è interamente causale. 



L’Io, la parte esposta della persona, si indurisce quando si viene a trovare continuamente nella stessa o in un’analoga situazione conflittuale fra bisogno e mondo esterno minaccioso; acquista dunque un modo reattivo cronico che funziona automaticamente, cioè acquista il suo “carattere”. E’ come se la personalità affettiva si corazzasse, come se i colpi provenienti dal mondo esterno e le esigenze dei bisogni interiori si appiattissero e si indebolissero urtando contro la scorza dell’armatura. 

L’armatura ha la funzione di rendere l’individuo meno sensibile al dispiacere, ma limita anche la mobilità libidinosa e aggressiva della persona e diminuisce in questo modo la capacità di realizzazione e di piacere.

Diciamo che l’Io è meno mobile, che è diventato più rigido e che dal grado dell’armatura dipende poi la capacità di ordinare l’economia delle energie. Come misura di questa capacità prendiamo la potenza orgastica in quanto essa è l’espressione diretta della mobilità vegetativa. 

L’armatura caratteriale consuma energia perché si mantiene con il continuo consumo di forze libidinose, ovvero vegetative, che altrimenti (nel caso di una loro inibizione motoria) potrebbero produrre angoscia. In questo modo l’armatura caratteriale adempie alla funzione di elaborare e consumare l’energia vegetativa.

Dallo smantellamento analitico-caratteriale dell’armatura risulta regolarmente in un primo tempo un’aggressione legata.
Quando nell’analisi del carattere si riesce a liberare l’aggressione contenuta nell’armatura, si libera angoscia. L’angoscia può dunque essere trasformata in aggressione, così come l’aggressione può essere trasformata in angoscia.



L’inibizione dell’aggressione e l’armatura psichica vanno di pari passo con un tono aumentato, spesso addirittura una rigidità della muscolatura delle estremità e del tronco. I malati affettivamente bloccati sono sdraiati in modo totalmente rigido e immobile. Non è facile operare una modifica della loro tensione muscolare. 

Se si dice al paziente di rilassarsi volutamente, la tensione muscolare viene sostituita da inquietudine. In altri casi vediamo che i pazienti eseguono involontariamente movimenti di diverso tipo la cui inibizione provoca immediatamente sensazioni di apprensione. Questo stesso tipo di osservazioni indusse Ferenczi a costruire degli interventi tecnici attivi. Egli scoprì che l’impedimento di reazioni muscolari croniche aumenta l’ingorgo. 

Reich collegava questo fenomeno a qualcosa di più complesso di semplici modifiche quantitative dell’eccitazione. Egli si riferiva all’identità funzionale fra armatura caratteriale e ipertonia muscolare o rigore muscolare.


“Ogni aumento del tono muscolare, verso la rigidità, è un segno che un’eccitazione vegetativa, l’angoscia o la sessualità sono state legate. Se si manifestano sensazioni genitali, parecchi pazienti riescono ad eliminarle o ad attenuarle con l’inquietudine motoria; è esattamente ciò che accade quando si elaborano sensazioni di apprensione. Pensiamo alla grande importanza che riveste l’irrequietezza muscolare nella prima infanzia come scarica di energia” (Reich W., Analisi del carattere, 1949)  

Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...