In-formazione di gruppo


Formazioneda formare: derivazione di forma. Modellare qualcosa per farle assumere la forma voluta.
Gruppoda groppo, nodo: dal latino cruppa. Insieme di cose o persone riunite, accostate una all'altra.
     
   Scrive McDougall (1920): “La partecipazione alla vita di gruppo degrada l'individuo, rende i suoi processi mentali simili a quelli della folla, la cui brutalità, inconsistenza  e irragionevole impulsività sono state il tema di tanti scrittori; tuttavia, soltanto con la partecipazione alla vita di gruppo l'uomo può diventare completamente umano, soltanto così può sollevarsi al di sopra del livello del selvaggio”. La soluzione di questo paradosso risiede nell'organizzazione del gruppo.   L'organizzazione controlla le tendenze degradanti e rende la vita di gruppo un aiuto.

     Il gruppo, inteso come insieme che tende all'acquisizione di una forma è lo scenario privilegiato della formazione. Il modellamento di capacità professionali, requisiti personali e attitudini all'efficacia d'intervento, effettuato in gruppo, viene amplificato dai processi gruppali, che evolvono inesorabilmente verso la definizione di una forma: i fenomeni trans-personali, l'illusione, la depersonalizzazione, lo spazio-tempo del gruppo. 
Afferma Trognon (1991): “Il legame associativo attraverso il quale si forma il gruppo si basa su due processi combinati: un processo di cooperazione nella realizzazione di un'intenzionalità collettiva; un processo di fissazione e di stabilizzazione dei contenuti di pensiero delle persone impegnate nell'azione collettiva, che crea un grado di sapere reciproco necessario al processo precedente”.

      Il gruppo in formazione attende ad una comunicazione esplicativa di accadimenti esterni che introduca nel perimetro del gruppo elementi strutturanti. L'uditore contribuisce alla collettività udente, e l'espressione della somma dei contributi definisce una nuova qualità di ascolto. L'insieme ritorna al singolo come forma amplificata di un'attitudine naturale a partecipare e condividere. Nel gruppo questi atteggiamenti raggiungono la soglia della percezione, per effetto della proliferazione dei processi di auto-rappresentazione del soggetto. Il membro del gruppo processa la sua esperienza tante volte quanti sono gli altri membri del gruppo, più uno (il gruppo nella sua interezza). L'entità costituita dal nuovo insieme è il processo primario, iniziale e imprescindibile che consente il confronto e il dibattimento inter-soggettivo.

L'individuo è, ed è sempre stato, 
membro di un gruppo,
anche se il suo modo di appartenervi 
consiste nel comportarsi
come se desse realtà all'idea che 
non appartiene ad alcun gruppo
(W. R. Bion)

L'esperienza si verifica ai confini tra 
l'organismo e il suo ambiente, fondamentalmente 
nell'epidermide e negli altri organi
di risposta sensoriale e motoria
(P. Goodman)

Il Corpo non Mente




Il fondamento della vita, il cuore, è l'organo che metaforicamente meglio rappresenta le questioni importanti della nostra esistenza, il cuore della questione. L'atteggiamento personale nei confronti di questo centro può essere capito leggendo l'espressione del corpo.

Il cuore è racchiuso in una gabbia di ossa, questa cassa può essere rigida o morbida, immobile o capace di reazioni. La mobilità del torace può essere notata nella respirazione: molte sono le persone che non muovono la gabbia toracica nella respirazione utilizzando soprattutto movimenti diaframmatici, con un leggero impegno addominale.

Il petto è gonfio e viene mantenuto nella posizione dell'inspirazione e la postura che ne deriva può assumere le forme della sfida o dell'attesa. 

Il primo canale di comunicazione per arrivare al cuore è quello della bocca e della gola. Una gola stretta e un collo contratto possono bloccare il passaggio di qualsiasi sentimento, in questi casi il cuore è relativamente isolato e chiuso alla comunicazione.

Il secondo canale di comunicazione al cuore è quello delle mani e delle braccia che si protendono per toccare. Anche in questo caso se l'azione deve essere un'espressione comunicativa, le mani sono cariche di energia. Il tocco di queste mani ha la capacità di dare conforto. Il flusso di sentimenti e di energia diretto alle mani può essere bloccato da tensioni alle spalle o da spasticità dei muscoli delle mani.

Arnold Schwarznegger in una foro di Robert Mapplethorpe


La tensione alle spalle di solito si sviluppa quando è presente una difficoltà a protendere verso qualcosa, avvicinare qualcuno. Le tensioni ai piccoli muscoli delle mani derivano dalla repressione dell'impulso di afferrare o di prendere, scrive Lowen: “Sono convinto che a queste tensioni siano dovute le artriti reumatoidi alle mani” (1985).
     
      Uno dei messaggi del corpo più frequente riguarda la dissociazione tra parte bassa e parte alta del corpo. A volte, a giudicare dall'aspetto, non sembra neanche che le due metà appartengano alla stessa persona. In alcuni individui la parte superiore è ben sviluppata, mentre la pelvi e le gambe sono piccoli e di aspetto immaturo, come se appartenessero a un bambino.

In altri la pelvi è piena e rotonda, mentre la parte superiore è piccola, stretta, infantile. A volte la parte superiore del corpo ha una qualità stretta, rigida, aggressiva e sadica, mentre la parte inferiore appare morbida, passiva e masochistica. In tutti i casi in cui esiste un certo grado di dissociazione i naturali movimenti respiratori non fluiscono liberamente attraverso il corpo.

La respirazione può essere toracica, con scarso impegno addominale, o diaframmatica, con movimenti limitati del petto. Se si chiede al soggetto di piegare la schiena secondo l'arco t'ai chi, la linea del corpo non forma un vero arco. La pelvi viene tenuta in fuori o ritratta all'indietro, causando una rottura della linea e dell'unità del corpo. La mancanza di unità indica che testa, cuore e pelvi non sono integrati.

Arco t'ai chi

    
Passando dal cuore alla periferia del corpo, parliamo degli organi che interagiscono con l'ambiente. Partiamo dal viso, la parte del corpo che viene presentata apertamente al mondo ed è anche la prima parte che si esamina guardando gli altri.

Il termine “cuore” significa centro o nucleo, il termine “faccia” è stato esteso fino a includere l'aspetto esteriore degli oggetti e delle situazioni: facciata di un edificio, vecchi problemi con un volto nuovo; o viene anche usata per riferirsi all'immagine di una persona, collegandola all'Io: una delle funzioni dell'Io è quella dell'immagine proiettata della persona all'esterno: salvare la faccia, voltafaccia, nascondere la faccia.

La persona con un forte Io affronta le situazioni a “viso aperto”. Molte persone non sono in contatto con le espressioni del loro viso e il risultato è sorprendente: dire di essere arrabbiati sorridendo, dire di essere felici con il volto accigliato, ecc.

     La funzione della vista è così importante per la consapevolezza, che assimiliamo il vedere al comprendere. Gli occhi luminosi sono simbolo di esuberanza. In quanto organi espressivi, gli occhi hanno un ruolo importante nel linguaggio del corpo.

Uno sguardo è in grado di comunicare tanto significato che spesso giudichiamo le reazioni di una persona dagli occhi. La voce è il più ricco mezzo espressivo dell'uomo. Le mani il mezzo maggiormente relazionale e più prossimo al contatto con gli altri. 

Il corpo non mente
(A. Lowen)

Autodiagnosi 3 - Dipendenza


Siamo giunti alla terza e ultima possibilità di autodiagnosticare il funzionamento attuale della nostra mente.

Prima di cominciare è utile ricordare che ogni definizione indica una condizione mentale momentanea e reversibile:

1. Eviti attività che implicano contatto interpersonale, per evitare critiche o rifiuti
2. Non ti coinvolgi con nessuno, a meno che non hai la certezza di essere accettato/a
3. Nelle relazioni intime temi di essere ridicolizzato/a
4. Hai timori di essere criticato/a in situazioni sociali
5. Provi inibizione sociale a causa di sensazioni di inadeguatezza
6. Ti senti socialmente incapace, non attraente o inferiore agli altri
7. Sei riluttante a intraprendere nuove attività perché potresti provare imbarazzo nello svolgerle
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, la tua mente sta funzionando in modalità evitante.

1. Hai difficoltà a prendere decisioni quotidiane senza richiede consigli e rassicurazioni
2. Hai bisogno che altri si prendano responsabilità al posto tuo
3. Hai difficoltà a esprimere disaccordo
4. Ti impegni molto per ottenere supporto
5. Hai difficoltà a iniziare nuovi progetti o fare cose autonomamente
6. Hai timori di non riuscire a badare a te stesso/a
7. Finita una relazione intima tendi a crearne subito un'altra
8. Ti preoccupi se vieni lasciato/a a provvedere a te stesso/a
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, la tua mente in questo momento è dipendente.

1. Hai un'attenzione particolare per le liste, i dettagli e l'organizzazione
2. Il tuo perfezionismo interferisce con la realizzazione di un compito
3. Sei molto dedito/a al lavoro e hai poco tempo per lo svago
4. Non getti via nulla, anche cose prive di valore
5. Sei inflessibile riguardo a valori, etica e morale
6. Hai difficoltà a delegare compiti o a lavorare in gruppo
7. Hai uno stile di vita parsimonioso
8. Sei rigido/a e testardo/a
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, la tua mente sta funzionando in modalità ossessivo-compulsiva.

Per la trilogia dell'Autodiagnosi ho fatto riferimento alle indicazioni riportate nei parametri del DSM (Manuale Diagnostico Statistico).

Autodiagnosi 2 - Narcisismo

Vediamo ora quali definizioni, sul funzionamento mentale e comportamentale, ci posso aiutare a capire nostri eventuali periodi narcisistici.

1. Sei incapace di conformarti alle norme sociali
2. Sei abituato/a a mentire, truffare, essere disonesto/a
3. Sei impulsivo/a e incapace di pianificare
4. Sei irritabile e aggressivo/a
5. Poco ti importa della tua sicurezza e di quella degli altri
6. Sei incapace di far fronte a obblighi finanziari e sostenere un'attività lavorativa continuativa
7. Manchi di rimorso
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, il tuo comportamento tende all'antisociale.

1. Fai sforzi considerevoli per evitare gli abbandoni
2. Le tue relazioni sono instabili e intense: si alterna idealizzazione e svalutazione
3. Hai un'immagine e una percezione di te instabile
4. Sei impulsivo/a in almeno due dei seguenti comportamenti: sesso, spendere, alcol, droghe, guida spericolata, abbuffate
5. Comportamento autolesivo
6. Disforia, irritabilità, instabilità affettiva
7. Sentimenti di vuoto
8. Difficoltà a controllare la rabbia
9. Ideazione paranoide
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, la tua mente tende a funzionare in modalità borderline.

1. Sei a disagio in situazioni nelle quali non sei al centro dell'attenzione
2. Hai spesso un atteggiamento seducente e provocante
3. Manifesti le tue emozioni in modo rapido, mutevole e superficiale
4. Utilizzi l'aspetto fisico per attirare attenzione su di te
5. Parli in modo impressionistico e privo di dettagli
6. Sei teatrale e drammatizzi
7. Sei facilmente influenzabile dagli altri e dalle circostanze
8. Consideri le relazioni più intime di quanto non si rivelino più tardi
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, il tuo comportamento tende ad essere istrionico.

1. Tendi ad accentuare la tua importanza
2. Hai spesso fantasie di successo, potere, bellezza e amore ideale
3. Senti di essere speciale e desideri essere capito/a da persone speciali
4. Richiedi molta ammirazione
5. Hai un forte senso dei tuoi diritti e le tue aspettative devono essere presto soddisfatte
6. Utilizzi gli altri per raggiungere i tuoi scopi, senza rimorso
7. Sei carente di empatia verso gli altri
8. Provi invidia o senti che gli altri la provano verso di te
9. Affettività predatoria (ricevere molto dal partner)
Se ti riconosci in almeno 4 di queste definizioni, il tuo funzionamento mentale e comportamentale tende ad essere narcisistico.

Ci vediamo al prossimo e ultimo Autodiagnosi 3 - Dipendenza

Mente e gruppo

Bion indica il gruppo di lavoro come un livello di funzionamento mentale che implica contatto con la realtà, tolleranza alle frustrazioni, controllo delle emozioni e volontà di collaborazione (Bion, 1961). L'autore richiama le parole di Freud per mostrare una similarità tra le caratteristiche del gruppo di lavoro e quelle che "Freud attribuisce all'Io quando parla dell'individuo" (Bion, 1961). La partecipazione al gruppo di lavoro "implica funzioni quali l'attenzione, subordinazione del principio di piacere al principio di realtà, attività di pensiero quale azione, sviluppo ed uso dei processi secondari, capacità di rappresentazione verbale e di simbolizzazione" (S. Freud, 1911, Precisazioni sui due principi dell'accadere psichico, in Opere, vol. VI, ed. Boringhieri, Torino, 1974). Questa tendenza si contrappone ad altre presente negli individui che danno vita al gruppo in assunto di base.

Il concetto di assunto di base indica un aspetto universale della vita mentale: la tendenza dell'individuo a combinarsi involontariamente con un altro (o più altri) per condividere un assunto di base ed agire in accordo ad esso. Tale tendenza, come tutte le manifestazioni connesse con gli assunti di base, non dipende dalle motivazioni dell'individuo, ma piuttosto da un aspetto della sua mente che risponde automaticamente alla appartenenza ad un gruppo. Ciò evidenzia la scissione tra "aspetti membro" e "aspetti individuo" della personalità. Bion afferma: "Molte sono le tecniche usate per studiare le funzioni del gruppo di lavoro. Per studiare i fenomeni degli assunti di base ritengo essenziale la psicoanalisi o qualche tecnica analoga derivata direttamente da essa" (Bion, 1961). L'assunto di base è un concetto che circoscrive e dà risalto a quei fenomeni irrazionali ed inconsci che sono il terreno elettivo per un'indagine psicoanalitica. Pur trattandosi di un aspetto universale dello psichismo umano, la fenomenologia degli assunti di base può essere messa adeguatamente in rilievo solo in un setting di gruppo. Gli assunti di base di dipendenza, accoppiamento e attacco-fuga, esprimono tre modalità di relazione che i partecipanti al gruppo hanno con un capo: 1. nella dipendenza il gruppo si pone in una condizione di attesa di soluzioni salvifiche dal capo; 2. nell'accoppiamento attende queste risposte da un capo ancora non-nato da una coppia reale interna al gruppo; 3. mentre nell'attacco-fuga il gruppo reagisce sottraendosi o cercando di annullare le proposte di lavoro fatte dal capo.

Nella mentalità dominata da un assunto di base il tempo non svolge alcun ruolo, per cui tutte le attività che richiedono consapevolezza del tempo sono comprese in modo imperfetto e tendono a determinare sentimenti persecutori. Negli assunti di base c'è una completa assenza di ogni processo di sviluppo e gli stimoli a uno sviluppo incontrano una risposta ostile. Quest'ostilità tende a far sì che "la reazione al manifestarsi della persona o dell'idea messianica assuma una forma aberrante, invece di esaurirsi nel cambiamento ciclico da un assunto di base a un altro. Infatti, se un gruppo desidera evitare ogni sviluppo, il modo più semplice per ottenere questo risultato è quello di lasciarsi sopraffare dalla mentalità in assunto di base; il gruppo si avvicina così all'unico tipo di vita mentale in cui non si richiede una capacità di sviluppo. Il compenso principale di un tale cambiamento sembra consistere in un accresciuto e piacevole sentimento di vitalità" (W. R. Bion, 1961, Esperienze nei gruppi, ed. Armando, Roma, 1971).

E' insito nell'uomo e, in misura maggiore, negli uomini riuniti in gruppo, il desiderio di sicurezza che porta ad evitare la sofferenza connessa con l'apprendere dall'esperienza: a tale scopo possono essere utilizzati dal piccolo gruppo analitico tutta una serie di favole e leggende (pregiudizi) che sono espressione di una cultura di gruppo dominata dagli assunti di base. Bion (1961) si dimostra fiducioso circa la forza e l'influenza che il gruppo di lavoro può avere sulla possibilità di far prevalere il metodo scientifico su tali pregiudizi, e quindi sulla capacità dei membri di far entrare in contatto il livello razionale con il livello emotivo della vita del gruppo: "Secondo me uno degli aspetti più sorprendenti del gruppo è il fatto che, nonostante l'influenza degli assunti di base, il gruppo razionale o di lavoro alla fine riesce a trionfare" (Bion, 1961).

Agli inizi della mente


"Il sistema protomentale è qualcosa in cui il fisico e lo psicologico o mentale si trovano in uno stato indifferenziato. E' da questa matrice che hanno origine gli stati emotivi propri degli assunti di base che rafforzano, pervadono e, in alcune occasioni, dominano la vita mentale del gruppo" (Bion, 1961). 

Gli assunti di base inattivi restano confinati all'interno di un sistema protomentale, si potrà individuare l'assunto attivo dal fatto che è stato liberato in uno stato differenziato.

Lo stato protomentale non è soltanto la condizione di confinamento degli assunti di base, Bion esamina questa relazione anche da un punto di vista genetico: "Cominciando a livello dei fenomeni protomentali, possiamo dire che il gruppo si sviluppa fino a che le emozioni diventano esprimibili in termini psicologici. E' a questo punto che io dico che il gruppo si comporta come se stesse agendo secondo un assunto di base" (Bion, 1961).

I fenomeni allo stato protomentale sono insieme fisici e mentali, somatici e psichici. Un'attività successiva li promuove ad un livello di differenziazione e permette l'adozione di categorie che individuano i campi di funzionamento; è dallo stato protomentale che nascono i fenomeni che appaiono come sentimenti distinti. 

Trattandosi di un livello in cui il fisico e il mentale non sono differenziati è comprensibile perché quando da questo prende origine un sentimento di angoscia, esso può manifestarsi tanto in forma fisica quanto in forma psicologica. 

Nell'indifferenziato, sfera del protomentale, per Bion si trova la matrice delle malattie. Egli dà un esempio di ciò che si deve intendere per stadio di avvenimenti protomentali, ma precisa che il difetto dell'analogia sta nell'illustrare la sfera degli avvenimenti protomentali legati all'individuo.

La sfera dei fenomeni protomentali è invece il gruppo, anche se i sintomi si manifestano nell'individuo. Le malattie possono manifestarsi e talora sono evidenti solo nell'individuo, "ma hanno delle caratteristiche che dimostrano chiaramente come sia il gruppo più che l'individuo ad esserne affetto, più o meno analogamente a quanto accade nel gruppo attacco-fuga dove si vede che è il gruppo, piuttosto che l'individuo che deve essere protetto" (Bion, 1961). 

I membri del gruppo a livello di assunti di base e di stato protomentale, sembrano vivere il gruppo come organismo; di fronte alla possibilità che si attualizzino vissuti caotici e terrificanti in forma di infezione o di evoluzione catastrofica, procedono ad una sorta di incistamento.

Per questo, il lavoro di gruppo con pazienti gravi, che abbiano anche un versante psicosomatico, è particolarmente utile: "Da quella struttura (il gruppo) emergerebbe qualcosa che non sarebbe emersa vedendo le persone una per una. E' probabile che il processo di gruppo ci dica tutto su qualcosa che le nostre interiora potrebbero dirci - la fame per esempio - su qualcosa che non si sa cognitivamente" (W. R. Bion, Il cambiamento catastrofico, 1981)

Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...