Narcisismo, corpo e psicoterapia

"Eco e Narciso" di John William Waterhouse



La proliferazione del narcisismo distruttivo onnipotente è un tentativo di evitare la sofferenza. Nella ricongiunzione con un Super-Io potente, ma anche tirannico, l’individuo cerca di sopperire alla sofferenza percepita dopo la separazione dalla simbiosi primaria con la madre. Il debutto del narcisismo onnipotente, sulla scena del funzionamento psichico, avviene durante lo sviluppo fisico e posturale del bambino. Il narcisismo influenza lo sviluppo corporeo dell’individuo.

Nel percorso terapeutico dell’adulto, il corpo è lo scenario principale degli accadimenti narcisistici del cliente e dello psicoterapeuta. Questi accadimenti riguardano la sfera della motilità del corpo, intervengono nel rapporto contrazione/espansione delle viscere e nella gestione della gravità nella stazione eretta. 

Gli strati più intimi della personalità, come del corpo, influenzati nel loro funzionamento da un assetto narcisistico onnipotente, possono venire trattati più facilmente con un coinvolgimento corporeo, durante il percorso terapeutico. Questo coinvolgimento può prevedere anche un contatto tra cliente e terapeuta. 

Anche per questo motivo lo psicoterapeuta deve necessariamente aver valutato le condizioni del proprio narcisismo onnipotente, al fine di limitare la collusione col narcisismo del cliente.

un esercizio bioenergetico


Lavorare con il corpo in psicoterapia crea un campo di dinamiche tra terapeuta e cliente, particolarmente intenso. La quantità di dimensioni relazionali sollecitate è così ampia, che uno dei rischi è quello di trovarsi coinvolti in una collusione e non riuscire ad uscirne. 

Una delle collusioni più gravi è quella riguardante l’estromissione dell’idea del dolore dalla coppia terapeutica. Ora, questa idea può anche persistere per un po', a salvaguardia della coppia. Ma quando l’idea del dolore è bandita onnipotentemente dalla coppia terapeutica, allora il rischio è alto.

Questo rischio ancora non mi è chiaro se è più alto per il cliente o per lo psicoterapeuta. Immagino comunque che per entrambi le sofferenze non manchino.

Se è avviato un buon contatto e mantenuto un rapporto sia con la realtà del corpo sia con la realtà relazionale, ci sono buone probabilità che il lavoro terapeutico porti a risultati soddisfacenti. 

Almeno nei termini di un passaggio dall’onni-potenza delle allucinazioni del narcisismo distruttivo, alla potenza della realtà del corpo.

Meccanismi di difesa - L'identificazione Proiettiva



Nella formulazione kleiniana questo meccanismo di difesa veniva inteso come una fantasia onnipotente per mezzo della quale è possibile l'espulsione di parti scisse del Sè in un'altra persona che viene identificata con le parti proiettate. 

Ciò conduce ad un impoverimento di parti dell'Io, che vengono trasportate dall'interno all'esterno dell'individuo. 

Per Melanie Klein identificazione proiettiva e processi di scissione sono strettamente connessi e tendono a difendere l'Io del bambino dall'eccesso di distruttività derivante dall'istinto di morte e introdurre alcune prime distinzioni nel mondo infantile. Queste costituiranno una base per i futuri processi di differenziazione tra il Sè e gli oggetti. 

La proiezione non riguarda solo i sentimenti e gli oggetti distruttivi, anche la libido è proiettata e questa proiezione crea l'ideale. Se le circostanze e le esperienze lo consentono il bambino fantastica di riprendersi l'ideale e le funzioni psichiche ad esso connesse, determinando un arricchimento del proprio Io e lo sviluppo di oggetti interni benevoli che sono la base della salute mentale. 

Bion considera l'identificazione proiettiva un meccanismo messo in atto per comunicare le proprie esperienze emotive, che opera con gli oggetti esterni piuttosto che con quelli interni. E' un'operazione mentale che induce nell'altro un coinvolgimento emotivo. 

Wilfred Bion


Bion riprende le formulazioni più recenti che la Klein aveva fatto dell'identificazione proiettiva e le stabilizza all'interno di una prospettiva del pensiero. La Klein negli ultimi scritti (1952, 1957) aveva sottolineato come i processi mentali connessi all'identificazione proiettiva avessero un ruolo importante per lo sviluppo del pensiero individuale. 

Le funzioni conoscitive che l'autrice riconosceva a questo meccanismo, riguardavano il grado di penetrazione che il soggetto deve operare nei confronti dell'oggetto prima di stabilire una relazione. Un oggetto viene conosciuto tramite l'immissione in esso di piccole parti di se stesso, la cui presenza nell'oggetto permette al soggetto di riconoscere le parti sconosciute, dando inizio ad una familiarità dell'ignoto. 

Bion continua questo processo di depurazione del meccanismo dell'identificazione proiettiva e lo inserisce in una teoria del pensiero, attribuendogli decisive responsabilità nella formazione dell'aspetto cognitivo della mente. Freud e la Klein non riconobbero mai la curiosità come movente autonomo, ma allo stesso modo Bion non pensò che l'amore e l'odio (eros e thanatos) esaurissero il campo delle esperienze emotive della personalità. 

Per quest'autore ciò che conduce alla conoscenza (K) è una crescita della capacità di pensare su ed apprendere da le proprie esperienze d'amore e di odio. Quando la natura del legame comporta emozioni intense accade che i due oggetti si arricchiscono reciprocamente, apprendono e provano comprensione (legame K). 

I processi mentali psicotici sono finalizzati, scrive Bion, non solo ad espellere nell'altro gli oggetti cattivi e persecutori, ma anche a determinare in lui particolari emozioni. Nella teoria del pensiero, Bion oppone, a questo polo evacuativo che procede per tentativi di contatto, la reverie, cioè uno stato mentale riconosciuto nelle posture d'ascolto della madre o dell'analista, capace di captare gli elementi evacuati e metabolizzarli.

Diamoci una regolata!

Il procedere delle relazioni coincide con l'avanzare delle rappresentazioni mentali, dei simboli che le organizzano e dello sviluppo sheletrico-muscolare-vegetativo.

La regolazione dei vari sistemi che compongono la persona è in sintonia e dipende dalla regolazione interattiva che si effettua sul piano relazionale. Una certa parte della ricerca psicologica tende a enfatizzare una delle due dimensioni, nell'influenza bidirezionale nella diade madre-bambino, attribuendo potere e responsabilità soprattutto alla madre. Tuttavia, un'altra parte della ricerca, evidenzia quanto la madre sente di influenzare il bambino e, al tempo stesso, sente di esserne influenzata. Gli autori che sostengono queste affermazioni (Korner, Grobstein, 1976; Sander, 1977, 1995; Gianino, Tronick, 1988) evidenziano che i termini “bidirezionalità” e “reciprocità” non indicano necessariamente simmetria: ogni individuo può influenzare l'altro in modi e gradi diversi. Non è implicato un modello causale: la regolazione è definita dalle probabilità che il comportamento dell'uno sia prevedibile in base a quello dell'altro. Non è implicata neppure l'idea di un'interazione positiva: oltre agli scambi positivi, anche quelli negativi, sono regolati in modo bidirezionale.

Una puntualizzazione recente sull'autoregolazione, dall'infant research all'ambito analitico/terapeutico, è stata fatta da Beebe e Lachmann:

Usiamo il termine autoregolazione per denotare la capacità dei partner di regolare i rispettivi stati. Dalla nascita in poi, il processo di autoregolazione gestisce il controllo del livello di attivazione, il mantenimento dello stato di vigilanza e la capacità di inibire l'espressione comportamentale. Esso include le variazioni nella prontezza a rispondere e nella visibilità dello stato del bambino, indicando per esempio quanto è evidente dal suo comportamento che ha fame, ha sonno, oppure vuole avvicinarsi o allontanarsi rispetto al partner” (Beebe, B., Lachmann, F. M., Infant Research e trattamento degli adulti. Raffaello Cortina, Milano, 2003)

PINA di Wim Wenders

Pina Bausch
Omaggio monumentale a Pina Bausch, il film di Wim Wenders. 
Pina: genio della danza moderna.

La raccontano, con balletti e brevi inserti sonori, i suoi ballerini: ognuno racconta la sua Pina, ciascuno usa Pina per parlare di se stesso.

Il film è un’ora e mezza di visioni folli, oniriche, iper-realistiche di corpi e paesaggi, dello spettacolo muscolare dell’anima.

Pina usa quella marionetta che è il corpo per raccontare lo spirito che la abita. Questa separazione permette lo psicodramma del corpo. L’anima in azione negli angoli delle ossa e nelle rotazioni dei corpi è la parola più aderente alle emozioni che si agitano e scuotono.

I ballerini commuovono, fanno ridere, incantano.

La musica incornicia momenti cittadini, quotidiani, teatrali e spettacoli della memoria.

Una lieve tristezza respira insieme al sudore dei corpi, Pina se n’è andata e la sua postuma presenza ispira e inquieta. E’ sospesa poesia, come il treno in città che fa da sfondo in più di un balletto. 

L’ideale che angoscia e agita è la lotta contro la gravità. L’utilizzo magnetico dei piani inclinati del corpo conduce alla sensualità che solo in Pina riesce a essere sublime, erotica e perfettamente ridicola.

Appunti per una "PSICO-TETRAPIA"



Quattro frasi del contatto: 1. Pre contatto; 2. Contatto; 3. Contatto pieno; 4. Post contatto

Quattro linguaggi: 1. Corporeo; 2. Arte; 3. Cinema; 4. Letteratura

Quattro terapie: 1. Rogersiana; 2. Psicoanalitica; 3. Gestalt; 4. Bioenergetica

Quattro periodi: 1. Acquisizione; 2. Analisi; 3. Conoscenza; 4. Accettazione

Evoluzione dell’integrazione in psicoterapia, la psicotetrapia, costituisce un ring teorico e metodologico al cui interno due persone (il cliente e il tetrapeuta) s’incontrano. 

La semplificazione e schematizzazione della psicotetrapia è un quadro di riferimento talmente chiaro che permette, sia al cliente sia al tetrapeuta, di poter divagare, confondersi, perdere senso. 

Il riferimento psicotetrapeutico costituisce una base sicura. Il cliente può allontanarsi, sperimentare, giocare, assaggiare e conservare la consapevolezza che c’è un pensiero tetrapeutico che lo contiene, lo fa sentire desiderato e lo aspetta fiducioso.

La fiducia è un elemento centrale della psicotetrapia, visto che saranno soprattutto l’imprevisto e gli incidenti di percorso ad essere i momenti decisivi della cura.

La semplicità schematica aumenta le possibilità di un autentico affidamento del cliente allo psicotetrapeuta.


Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...