Qualche precisazione...

La psicologia è la scienza che studia i comportamenti e i processi mentali sia umani che animali.

La psichiatria è una branca della medicina che tratta la prevenzione, diagnosi e cura delle malattie psichiche e mentali.

La psicoanalisi è una teoria psicologica e una tecnica psicoterapeutica, basata sull’analisi dei processi psichici inconsci e i conflitti tra le varie sfere della psiche.

La psicoterapia cura i disturbi mentali e i disadattamenti della persona e si fonda sul rapporto tra psicoterapeuta e cliente.

Solo nella psicoterapia e nella psicoterapia psicoanalitica la relazione è l’elemento centrale della cura. La psicologia, la psicoanalisi ortodossa e la psichiatria, anche prevedendo una relazione, non la pongono come esperienza centrale nel processo di conoscenza e cura della psiche.

Questa relazione è fatta di più livelli: un contratto terapeutico che stabilisce i termini concreti della psicoterapia (tempi, luoghi, modalità); una relazione da persona a persona centrata sul rispetto e la disponibilità; una relazione tra psicoterapeuta e cliente che influenza il transfert, il controtransfert e la comunicazione in seduta; una relazione tra gli ambienti reciproci d’appartenenza.

Il corpo è la nostra realtà” (A. Lowen) e nella realtà della psicoterapia è utile capire cosa accade nei corpi, per fare in modo che "questa cosa che accade", possa essere messa a disposizione del cliente e del processo terapeutico.


Piccolo Compendio Femminile

Coco Chanel (a sinistra)
Dopo l'abbigliamento maschile, ecco qualche consiglio per un giusto comportamento al femminile, ricordando che l'abbigliamento è comunicazione e la forma di questa comunicazione è indizio della sua sostanza:

- Bisogna sempre avere le scarpe dello stesso colore della borsa ed entrambe, ovviamente, coordinate con l’abito che s’indossa.

- Il trucco deve sempre essere sobrio e discreto, i capelli non eccessivamente elaborati e il profumo mai troppo dolce. Il trucco si chiama così proprio perché non si deve vedere ed essere fatto ad arte: ingentilire e non attirare commenti.

- Le donne hanno un’attrazione particolare per gioielli. Ma è necessario non eccedere, anche i gioielli hanno i loro orari: una montatura sportiva può accompagnare tutto il giorno, mentre una preziosità in platino si addice alla sera. Uno sfavillio di gioielli esibisce più che un amore per le belle cose, un’insicurezza grave.

- Il bon ton raccomanda la massima cura nella scelta del proprio guardaroba, perché i vestiti servono a valorizzare le parti migliori del corpo di una donna e per nasconderne le imperfezioni e difetti. Si sconsiglia il desiderio di tornare adolescenti e indossare capi esageratamente giovanili nei colori e nella forma.

- Ogni occasione ha il suo abito. Uno dei comandamenti dell’eleganza recita che non ci si deve vestire in modo inadeguato e non ci si deve distinguere eccessivamente. È sempre meglio essere vestiti di “meno” che di “più”: per un pranzo meglio una gonna di lana e una camicia di seta che un vestitino di lustrini, se non si sa di che tipo d’invito si tratti.

- "Il gusto personale, ricorda il bon ton, deve affrancarsi da qualsiasi moda, anche perché seguirla in modo eccessivo è indice di scarsa eleganza e contiene in sé la possibilità, per un’improvvisa distrazione, di scivolare nel limbo dei “fuori moda”. Senza contare che gli stilisti non si curano affatto dei risultati che le loro creazioni possono avere sulle varie fisionomie! La moda esiste per le donne senza gusto, l’etichetta esiste per le donne senza classe”, sentenziava la regina Maria di Romania.

- Con la stagione invernale, i guanti più che un vezzo diventano una necessità. L’etichetta vuole che quando si entra in un salotto o quando qualcuno porge la mano per salutare, la mano destra sia già stata svestita. Con un’unica eccezione, se prese di sorpresa, meglio mantenere il guanto che affrettarsi, rischiando di essere goffe a toglierlo. Il bon ton consente di usare i guanti neri solo ai funerali o nelle udienze papali, quando ci si deve presentare tutte vestite di nero. Vietatissimi in tutti gli altri casi.

- Nell’abbigliamento femminile esistono dei trucchi che non tutte hanno presente e che forse è il caso di ricordare. Come quello di non issarsi su tacchi eccessivamente alti, se non si vuole correre il rischio di risultare goffe, almeno quanto quelle donne altissime che tendono a calzare ballerine e mocassini. Nonostante appaia una contraddizione, il bon ton consiglia tacchi bassi per le “piccoline” e tacchi alti per le “stangone”.

(Fonte: www.barbanera.it)



Forma e sostanza

Fred Astaire
Il dialogo continuo tra forma e sostanza, tra contenitore e contenuto, richiede attenzione per il proprio aspetto. L'abbigliamento è uno dei maggiori comportamenti comunicativi non verbali. E' costituito da una parte creativa personale e una parte fatta di regole. Ecco alcune regole del vestire maschile.


DECALOGO DELL’ELEGANZA MASCHILE
Don Eugenio Marinella

Il capostipite dei Marinella per tutta la vita rincorse l’eleganza maschile, le camicie inamidate, i cappelli a cilindro, le ghette ed i bastoni. In lui era innato il senso del buon gusto e del rigore formale. Ecco gli insegnamenti che Marinella distribuiva a tutti coloro che volevano farne tesoro:

1 -    Come in tutte le cose, anche per la cravatta è una questione di misura:
quella giusta è compresa tra gli 8,5 e i 9,5 cm nel punto più largo

2 - Il nodo: importante imparare a farlo senza stringere troppo, per evitare l’effetto “impiccato”. Disfarlo sempre la sera e appendere la cravatta ben tesa durante la notte.

3 - Avere la stoffa giusta: seta, jaquard per le regimental, seta più leggera tipo foulard per gli stampati, fantasie per le cravatte dal tono elegante, lana a righe o fantasie scozzesi per l’abbigliamento invernale sportivo.

4 - Una cravatta per ogni occasione: al mattino preferire la cravatta chiara e di fantasia, la sera optare per una cravatta più scura.

5 - Non farsi consigliare e non demandare a nessuno la scelta della cravatta: l’unica regola è seguire l’istinto. Scegliere la cravatta deve essere un atto irrazionale.



6 - Anche l’istinto deve seguire una certa logica. Assolutamente da evitare: i disegni molto grandi e vistosi, quelle con un unico disegno centrale ma anche quelle troppo smorte e anonime. Ricordarsi che la cravatta rivela il carattere.

7 - Da preferire: quelle in tinta unita in colori decisi, piccoli disegni (pois, losanghe, quadretti, rombi, piccole stampe cachemire), righe trasversali di due o tre colori al massimo.

8 - I colori: la cravatta deve “staccare” dall’abito e dalla camicia. Deve essere di colore più scuro della camicia e più intenso di quello della giacca. E’ spesso l’unica nota colorata di un abbigliamento serioso ma attenzione a non esagerare: evitare il verde pisello, il giallo canarino, così come il rosso fuoco ed il rosa confetto. Più scuri, senza essere anonimi, i bordeaux ed i rossi scuri, i blu, i verdi e i marroni.

9 - L’abbinamento con la camicia é un campo minato in cui solo il buongusto vi può guidare: da evitare la sovrapposizione di una cravatta dal disegno fitto su una camicia a quadretti o l’abbinamento “tutto righe” di una cravatta regimental, camicia rigata e giacca in tessuto operato.

10 - Mai il coordinato cravatta e fazzoletto da taschino: è un'inutile quanto anacronistica affettazione. Evitare sempre di avere un aspetto d’insieme troppo curato e lezioso e scegliere per un’eleganza decontractée.

Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...