Coscienza estetica




"La bellezza è la forma della finalità di un oggetto,
in quanto essa vi è percepita senza la rappresentazione di uno scopo"
(Immanuel Kant)

"L'estetica è madre dell'etica"
(Joseph Brodsky)



Il rito, esecuzione scrupolosa di movimenti, che la ripetizione consente di acquisire e a cui tutte le comunità umane si sono affidate, testimonia che i movimenti umani non sono istintivi ma acquisiti e attivati dalla cultura.

Ad eccezione dei movimenti neonatali (succhiare, stringere, aggrapparsi) il sistema motorio umano è sganciato dall’istinto e dipende dall’apprendimento.

Questa specificità antropologica è dovuta al fatto che l’uomo non ha un ambiente già predisposto alla sua organizzazione biologica, ma se lo deve costruire sfruttando le opportunità che il mondo (a cui è aperto) gli offre.

Se nell’uomo il sistema motorio è sganciato dall’istinto e, fatta eccezione per le sue primissime espressioni della motilità neonatale, non è costretto a risposte motorie condizionate dalla pressione pulsionale e dalla stimolazione proveniente dal mondo esterno, esiste nell’uomo la possibilità di trattenere l’effetto dei segnali che nell’animale scatenerebbero immediatamente la motricità. 

Così, se in occasione di un rumore insolito e spaventoso l’animale reagisce con la fuga, l’uomo può trattenere l’urto emotivo e scaricarlo, invece che nella motricità, in una reazione che non oltrepassa i confini del corpo.

Stupirsi, arrossire, paralizzarsi, ridere, piangere e tutto il repertorio dell’espressione mimica potrebbe essere letto come un trattenersi dalla motricità e un esonerarsi dal mettere in atto movimenti che costituirebbero una risposta sproporzionata a segnali che possono essere controllati con minor investimento.

Sotto questo profilo si può rileggere il concetto freudiano di rimozione, che una volta attuata dispensa, in presenza di un’eccitazione pulsionale o di uno stimolo esterno che la richiama, dalla scarica motoria.

Il fatto di poter trattenere la risposta motoria di fronte allo stimolo rafforza l’interiorità che si costituisce nell’intervallo tra pulsione e soddisfazione, un’interiorità a cui la nostra tradizione ha dato il nome di coscienza, che dunque origina dalla ritenzione della reazione motoria, alimentandosi dell’energia a quel livello non scaricata.

Tra interiorità e motricità c’è dunque un nesso profondo, l’una vive del contenimento dell’altra. Grazie a questo contenimento è concessa all’uomo la possibilità di una vita contemplativa e di una vita estetica.

Si dà per estetica quel processo sensoriale sganciato dal processo motorio, per cui la ricezione sensoriale non comporta un’immediata attivazione motoria, come invece accade nell’animale che per questo è chiuso al mondo della bellezza. 

In questo intervallo tra sensorialità e motricità sono reperibili le condizioni biologiche dell’atteggiamento estetico che Kant opportunamente definisce disinteressato, perché il segnale sensoriale che proviene dal mondo non impegna le condizioni d’esistenza, e quindi è vissuto con il piacere della gratuità che esonera da qualsiasi azione.

Questa peculiarità, tipica del piacere estetico non è estensibile ad altre forme della vita intellettuale perché la vita intellettuale è un’elaborazione interiore che prepara la reazione esterna, mentre la vita estetica nasce proprio dall’esclusione di questa reazione e perciò è contemplazione disinteressata.

Disinteressata al mondo ma interessata a sé.

Nell’esperienza estetica se non si attua una trasformazione utile al mondo esterno si realizza una modificazione della propria condizione soggettiva; si rinuncia ad agire per esperire il processo interiore dell’agire; si sprofonda in sé per riemergere con una visione del mondo modificata.

L’azione, in cui la natura umana compiutamente si esprime, nell’esperienza estetica non è soppressa, ma più semplicemente, invece di essere esperita nel decorso cadenzato dalla motricità esterna, è esperita nel suo scaturire interiore, nel suo momento generativo.

"Modificando la propria soggettività, l’uomo si libera dalle catene dell’immediato a cui lo legano i suoi bisogni e le sue pulsioni, si scioglie dai vincoli che lo trattengono nel contingente o nell’attualmente percepito, per offrirsi a quell’ulteriore che è la continuazione di azione e ideazione." (Galimberti)