Ricerca di consenso come prodromo depressivo

  



"La sofferenza è una specie di bisogno dell'organismo 
di prendere coscienza di uno stato nuovo" 
(Marcel Proust)


"Quelli che si lamentano di più 
sono quelli che soffrono meno" 
(Publio Cornelio Tacito)



A volte non c’è nessuna ragione apparente che giustifichi una reazione depressiva.

In certi casi si verifica quando tutto sembra andare per il meglio, quando la persona è sul punto di conseguire ciò a cui ambisce o quando lo ha appena raggiunto.

L’apparente contraddizione tra il successo e la depressione si può spiegare se si suppone che il successo non fosse il vero scopo. 

Se l'obiettivo era sentirsi amati e il successo è stato concepito inconsciamente come un mezzo per ottenere amore, il fatto di non essere riuscito a ottenerlo non può che tradursi in una delusione.

E siccome le persone che attuano questo tipo di progetto hanno uno scarso contatto con la propria realtà interiore e i propri sentimenti, non riescono a sentire la propria delusione ed entrano in depressione.

La reazione depressiva può svilupparsi in un modo talmente insidioso che, quando è arrivata al suo massimo, l’individuo può aver dimenticato l’evento specifico che l’ha messa in moto.

La depressione è causata dalla repressione dell’emozione e non può essere considerata a sua volta un’emozione. 

Essa rappresenta l’assenza di emozione. 

Non è un sentimento vero e proprio e non dovrebbe essere confusa con un sentimento reale come sentirsi tristi o malinconici, condizioni che comportano elementi di tristezza e di solitudine.

I sentimenti e le emozioni sono risposte dell’organismo ad avvenimenti dell’ambiente; lo stato depresso è mancanza di risposte.

Quest’assenza di vitalità rispecchia schemi comportamentali acquisiti precocemente.

La depressione colpisce molte persone proprio nel momento in cui raggiungono i propri obiettivi. 

Avendo lavorato duramente per ottenere le condizioni che ritenevano adatte a rendere possibile il piacere, scoprono improvvisamente che questo non è possibile.

Il piacere è precluso dalla loro incapacità di prenderselo.

"Il piacere sta nel protendersi e nell’aprirsi, non solo mentalmente, ma con il corpo, che dev’essere libero da tensioni muscolari che ne limitano i movimenti." (Lowen)

Ci sono due movimenti per protendersi: uno con la bocca (impulso infantile di protendersi verso il cibo), l’altro con le braccia (impulso infantile di essere preso in braccio).

Nella vita adulta questi due movimenti si traducono nel bacio e nell’abbraccio affettuoso.

Entrambi sono gravemente limitati nelle persone depresse.

Vi è una mancanza di sensazioni nelle braccia per la contrazione dei muscoli del cingolo scapolare e il movimento in avanti delle labbra è inibito dalla spasticità dei muscoli facciali. 

Il labbro superiore teso indica una tendenza a trattenere le sensazioni. Una mascella tesa e rigida esprime un atteggiamento negativo e blocca il labbro inferiore impedendogli di venire in avanti liberamente.

Se una persona non può protendersi deve manipolare l’ambiente in modo che il piacere le venga offerto.

Quando riceverà quest’offerta comunque la rifiuterà secondo uno schema affettivo che esprime il drammatico dilemma del depresso: "Non sei venuto quando ti volevo e adesso non ti voglio più."

Questo rifiuto permette al soggetto di mantenere il controllo su una situazione che potrebbe essere particolarmente frustrante: avvicinarsi al piacere, quando viene offerto, e scoprire di essere incapaci di aprirsi e prenderlo.

Ciò comporterebbe il contatto con emozioni rimosse di frustrazione, rabbia, solitudine e disperazione, intollerabili per le persone depresse.

Il lavoro con questi soggetti porta a buoni risultati quando prevede una certa quantità di lavoro sulle tensioni muscolari e la revisione degli episodi dell’infanzia che possono essere stati alla base di potenti meccanismi di rimozione.




Percezione&Coscienza

  



"La peggior solitudine è 
non essere a proprio agio con se stessi" 
(Mark Twain)


"Sii te stesso, tutti gli altri sono già stati presi" 
(Oscar Wilde)



L’autopercezione è l’aspetto sensoriale della coscienza.

Quando si deteriora la funzione dell’autopercezione si deteriora anche la coscienza e con essa funzioni come il linguaggio, l’associazione simbolica, l’orientamento.

Se l’autopercezione non è disturbata ma comunque riflette un organismo rigido, come accade nel nevrotico bloccato affettivamente, anche le funzioni della coscienza e dell’intelletto saranno rigide e meccaniche.

"Quando l’autopercezione riflette un funzionamento ottuso dell’organismo, allora anche la coscienza e l’intelletto saranno ottusi. 
Quando l’autopercezione riflette un’eccitazione organica remota e debole, la coscienza svilupperà l’idea di sentirsi estranei o la presenza di forze estranee." (Reich)

Per questo motivo i fenomeni schizofrenici si presentano meglio alla comprensione del problema più difficile e più oscuro di tutte le scienze naturali: la capacità della materia di percepire se stessa e, nelle specie superiori, di diventare cosciente di se stessa.

Sebbene l’autopercezione costituisca l’autocoscienza e sebbene il tipo di autopercezione determini il tipo di coscienza, queste due funzioni della mente non sono identiche.

La coscienza appare come una funzione superiore che si è sviluppata nell’organismo molto più tardi dell’autopercezione. 

Il suo grado di chiarezza e unicità dipende, a giudicare dall’osservazione dei processi schizofrenici, non dalla forza o dall’intensità dell’autopercezione, quanto dal grado d’integrazione degli elementi dell’autopercezione in un’unica esperienza di sé.

Nel crollo schizofrenico quest’unità si scinde, insieme alla disintegrazione delle funzioni della coscienza. 

Normalmente la disintegrazione dell’autopercezione precede la disintegrazione delle funzioni della coscienza.

Il disorientamento e la confusione sono le prime reazioni alla propria mancanza di coordinamento percettivo. 

L’associazione di pensieri e linguaggio che dipende da essa sono le successive funzioni della coscienza nell’uomo, che si scindono quando la disintegrazione dell’autopercezione è arrivata a un grado sufficiente di gravità.

Persino il tipo di mancanza di coordinamento della coscienza riflette il tipo di disintegrazione dell’autopercezione.

Nella schizofrenia paranoide, in cui l’autopercezione è gravemente disturbata, anche l’associazione e il linguaggio sono disgiunti. 

Nei casi di stupore catatonico in cui l’organismo è contratto e immobilizzato in modo acuto e grave, compare di regola il totale mutismo, cioè la mancanza di linguaggio e di regole emozionali.

Anche nell’ebefrenia, in cui è in atto un lento deterioramento e ottundimento dei processi biofisici, la percezione e la coscienza sono di regola ottuse, gravemente rallentate e sempre meno effettive.

Le funzioni mentali dell’autopercezione e della coscienza sono collegate e corrispondono a stati bioenergetici dell’organismo. 

Questo permette di affermare, per esempio, che la schizofrenia è una malattia biofisica e non solamente mentale.

"Le disfunzioni mentali esprimono il processo schizofrenico della disintegrazione del sistema biofisico in modo diretto. 
Le disfunzioni dell’autopercezione e della coscienza sono collegate alle disfunzioni emozionali e allo sbilanciamento delle funzioni di mobilità plasmatica e delle condizioni strutturali e chimiche del corpo." (Reich)




Sopravvivere alla distruttività allucinatoria

  




"Niente di ciò che abbiamo posseduto nella mente una volta, 
può andare completamente perduto" 
(Sigmund Freud)


"Non vorrei mai far parte di un club 
che accettasse tra i suoi soci uno come me" 
(Groucho Marx)



Nell'analisi differenziale di un/una paziente comprendere che tipo di relazioni stabilisce è un'informazione significativa. 

Capire se il soggetto mette in fila una serie di relazioni pubbliche e private oppure costruisce dei legami e si coinvolge nella vita degli altri, ci aiuta a entrare nel suo mondo e cercare di conoscere le leggi private, spesso inconsce che lo regolano.

Quando una persona tende a stabilire relazioni di controllo sugli altri, si pone nella condizione di possederli in modo onnipotente attraverso un’identificazione massiccia, piena di proiezioni e distorsioni che provengono da sentimenti personali (Klein).

Perché si possa rinunciare a questo controllo e affinché l’altro possa essere posto fuori dall’area dei fenomeni soggettivi dell'individuo, egli dev’essere distrutto in modo allucinatorio attraverso un processo di abbandono (Winnicott).

Quando l’altro, attraverso il suo ritorno e la sua presenza, testimonierà di essere sopravvissuto agli attacchi distruttivi allucinatori, sarà possibile una relazione in cui egli è reale e viene riconosciuto libero dal controllo onnipotente e forse poter costruire con lui un legame.

Percepita la realtà dell’autonomia dell’altro, l’individuo che controllava deve affrontare il senso di colpa, adeguato a ciò che è stato perduto.

Deve riconoscere ed elaborare la perdita, compresa la perdita dell’onnipotenza.

Il riconoscimento dei desideri distruttivi insieme al vissuto dei sentimenti angoscianti di perdita, permettono di portare avanti la riparazione.

La riparazione spesso prende la forma del perdono, dato che per poter riparare la relazione con l’altro, l’individuo deve sentirsi capace di perdonare ed essere perdonato.

Per poter crescere deve perdonare gli altri per le ingiustizie che gli hanno fatto subire e può farlo solo se è convinto di essere lui stesso perdonato per ciò che ha fatto e per ciò che ha desiderato fare.

"Nessuno che non abbia perdonato può aspettare di sentirsi perdonato. 
Ciò significa che il desiderio di vendicarsi degli altri rimane attivo, e il sentimento che l’altro chiede ancora vendetta e non ha perdonato. 
Solo quando l’Ideale personale diventa meno crudele e l’Aspettativa meno esigente, l’individuo diventa capace di accettare che le cose non siano perfette o perfettamente riparate, può accettare il compromesso, perdonare ed essere perdonato e sperimentare la gioia e la gratitudine." (Rey)

La prima vittima di un Ideale onnipotente e crudele è l’individuo che ne è portatore. 

Egli si ritiene imperdonabile, le sue colpe gli appaiono infinite e devastanti, la sua capacità di entrare in relazione insufficiente e mostruosamente distorta. 

Questa incessante attività auto-vessatoria inconscia è il primo ostacolo che chiunque desideroso di crescere trova sulla sua strada.









Esito del bisogno orale insoddisfatto




  

"Il tiro peggiore che la fortuna possa giocare a un uomo intelligente 
è metterlo alle dipendenze di uno sciocco" 
(Giacomo Casanova)


"La scienza non ci ha ancora insegnato 
se la pazzia sia più sublime o no dell'intelligenza" 
(Edgar Allan Poe)



Il carattere orale di un individuo si sviluppa quando nell’infanzia il suo desiderio è represso prima che i bisogni orali siano soddisfatti.

Ciò crea un conflitto fra la necessità del bisogno e la paura della delusione.

Questa repressione inconscia si fissa nell'organismo per lo strutturarsi del conflitto nell’attitudine del corpo. 

Al livello psicologico si può parlare di una paura di riprovare l’agonia della sofferenza infantile, dell’ostilità e del desiderio represso.

L’Io ha rinunciato alla richiesta conscia di ulteriori soddisfazioni. 

Il bambino fa un coraggioso tentativo per funzionare indipendentemente e in parte ci riesce; ma i bisogni orali insoddisfatti sono ancora attivi a livello inconscio. 

Essi trovano una seconda opportunità di affermarsi quando, dopo la pubertà, la funzione genitale è definitivamente stabilita.

Il problema originale appare ora come un disturbo della genitalità. 

La delusione a questo livello riattiva il conflitto originale che gradualmente si estende fino ad abbracciare il complesso delle funzioni dell’individuo.

La repressione del desiderio produce un bambino che è prematuramente indipendente. 

Quest’individui parlano presto, hanno un’intelligenza precoce e compiono sforzi per cercare di non essere di peso a nessuno, soprattutto alla madre.

Ma la profonda mancanza d’indipendenza inconscia si esprime nel corpo. 

Che imparino a camminare presto o con ritardo, non sono mai veramente sicuri sulle loro gambe; il loro senso di equilibrio è scarso e le madri si lamentano perché cadono spesso e non di rado quando inciampano non fanno nulla per restare in piedi.

"Ricordo un bambino la cui madre mi consultò perché aveva sviluppato una sindrome celiaca. Aveva circa tre anni, era piuttosto sottile e poco sviluppato. 
Quando cominciò a parlare, rimasi impressionato dal suo vocabolario e da una facilità di espressione veramente insoliti per la sua età. 
Non potei fare a meno di osservare quanto fosse intelligente. 
La madre sollevò le braccia al cielo esclamando quanto glielo ripetessero tutti quanto era intelligente suo figlio, ma che lei voleva invece un figlio sano." (Lowen)

I sogni e i ricordi del carattere orale tipicamente mostrano sentimenti di abbandono e disperazione. Nella fase orale dello sviluppo il bambino è poco meno dipendente dalla madre di quanto lo sia l’embrione o il feto.

La combinazione della soddisfazione orale con una certa rassicurante garanzia di sicurezza, potrebbero essere considerate condizioni ottimali per il bambino. 

La straordinaria frustrazione potrebbe essere il fattore determinante di un tratto orale della personalità.

Una sola combinazione potrebbe produrre una fissazione orale in assenza di una specifica privazione orale: la soddisfazione orale accompagnata da una fondamentale insicurezza è uno dei fattori eziologici dello sviluppo di un carattere psicopatico. 

Il carattere psicopatico ha una forte fissazione orale. Inoltre, nella maggioranza dei casi, c’è una sottostruttura masochistica.





Derealizzazione schizoide contemporanea

  




"Il futuro non è più quello di una volta" 
(Mark Strand) 


"Quando sento il peso dell'identità vado al supermercato" 
(Diego De Silva)



Da un’osservazione generale delle persone è sempre più probabile imbattersi in un tipo d’individuo con caratteristiche che, fino a qualche decina di anni fa, erano presenti solo in una casistica psicodiagnostica.

Queste caratteristiche stanno diventando così comuni che questo tipo d’individuo non è più classificabile, come in precedenza, nella tipologia schizoide/borderline, ma semplicemente come un individuo a noi contemporaneo e tipico del terzo millennio.

La persona contemporanea lamenta l’incapacità di entrare in contatto con gli altri e trova molto difficile mantenere qualsiasi rapporto affettuoso e stabile.

Nel caso in cui riesca affettivamente a entrare in rapporto con qualcuno, s’instaura rapidamente un’intensa dipendenza che dà luogo a disturbi del legame e confusione sull'identità personale.

La persona contemporanea s’identifica rapidamente e transitoriamente con i suoi oggetti affettivi, vive una perdita del proprio senso d’identità accompagnata da angoscia e paura della frammentazione o della dissoluzione del Sé.

"Raramente queste persone stabiliscono un’identità sessuale sicura e oscillano nella loro esperienza di mascolinità e femminilità. Non sono omosessuali, ma temono di poterlo essere e la loro scelta dell’oggetto d’amore, o i loro tentativi di sceglierlo, sono ugualmente incerti." (J. H. Rey)

Questi individui contemporanei, frequentemente osservabili, sono pieni di richieste, controllano, manipolano, minacciano o svalutano gli altri. 

Accusano la società e gli altri dei propri mali e si sentono facilmente perseguitati, atteggiamenti associati a idee grandiose su se stessi. 

Di fatto, i sentimenti di queste persone sono dominati da fantasie di relativa piccolezza e grandezza.

Sentendosi piccole, indifese e in pericolo queste persone possono difendersi con scoppi incontrollabili di rabbia e altre varie forme di comportamento compulsivo.

La loro particolare affettività si riflette nel senso di futilità di cui si lamentano e che le caratterizza.

Questo si riflette anche nel particolare tipo di depressione di cui soffrono. 

Una forma di depressione spersonalizzata, con senso di noia, inutilità, assenza d’interesse, che manca però quasi totalmente dell’aspetto doloroso della vera depressione.

Accanto a questo torpore c’è tuttavia la ricerca di stimoli ed esperienze sensoriali attraverso l’alcol, le droghe, le perversioni, la promiscuità.

Questo specifico individuo contemporaneo lamenta esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione o disturbi dell’immagine corporea. 

Il suo Io corporeo non è più strutturato nella sua personalità o nel Sé. Lo stato di perplessità e confusione traspare frequentemente.

Quest’individuo è continuamente tra noi, accanto a noi e ci somiglia.




Quando Wilhelm Reich scrisse di biopatologia

 



"Bisogna pensare in termini di vibrazioni e frequenze 

per indagare i segreti dell'universo" 

(Nikola Tesla)


"Viviamo come onde nel vasto mare dell'energia" 

(Deepak Chopra)



Nella fisica quantistica la massa non è associata a una sostanza materiale e le particelle non sono ritenute un mattone fondamentale della materia ma viste come pacchetti di energia.

Secondo le teorie quantistiche il campo quantistico sarebbe un’entità fisica fondamentale, un mezzo continuo, presente ovunque nello spazio, e le particelle non sarebbero altro che condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia che vanno e vengono, perdendo di conseguenza il proprio carattere individuale e dissolvendosi nel campo soggiacente a esse.

Gli oggetti materiali non sono individualità staccate, ma sono strettamente connessi al loro ambiente, attraverso questa energia cosmica, che ha ben poco a che fare con l’energia della luce o l’energia solare, e che ha ricevuto dagli scienziati nomi differenti: energia dei mille nomi, orgon, campo di graviton, tachion, campo potenziale o campo neutrino, etere.

Il campo energetico (tachionico) è responsabile del fenomeno di accelerazione gravitazionale. 

Nell’ambito scientifico è comunemente accettato che l’energia tachionica penetri il globo terrestre ed esca dall’altra parte con una perdita minima della propria forza, stimata intorno al 4% e il 5%.

Pertanto, l’energia che entra nel globo terrestre è maggiore di quella che fuoriesce e la differenza tra le forze sarà una netta spinta verso la terra. 

Quindi la forza gravitazionale, contrariamente alle teorie accettate finora, è una forza di spinta dall’esterno (spazio) verso l’interno (terra) e non una forza di attrazione della terra.

La quantità di energia assorbita da qualsiasi corpo dipende dalla sua massa: maggiore è la massa più alta sarà la quantità di energia assorbita, dunque più grande la spinta verso la massa, e maggiore la forza di gravità.

La frequenza di questa energia è di 10 alla ventesima Hz (Hertz), si tratta di energia estremamente intensa con una potenza di campo pari a 880 milioni di volt/centimetro.

L’energia cosmica penetra in tutti i tipi di materia con diverse velocità, secondo la natura della materia.

È su questa proprietà che si è basato Wilhelm Reich per costruire l’accumulatore energetico, strumento che permette di ottenere un costante aumento dell’energia cosmica nel suo spazio interiore grazie al fatto che le sue pareti sono costituite da diversi strati alternati di sostanze organiche (fibra di roccia, fibra di vetro) e inorganiche (fibre e lamiere di ferro).

Il flusso energetico atmosferico agisce in due direzioni: la prima, scoperta da Reich, è un movimento ondulatorio pulsante da ovest a est che accompagna il movimento rotatorio della terra, ma con velocità superiore a esso (Reich W., Biopatia del cancro) e che aumenta man mano che si allontana dalla superficie della terra.

"La seconda direzione del flusso agisce verticalmente sulla superficie della terra (simile alla pioggia) ed è il mezzo sul quale mi concentro per controllare lo stato energetico dei luoghi, e per determinare la presenza o assenza di zone geopatogene e la loro influenza sullo stato di salute delle persone che vi abitano o vi si fermano a lungo." (Butto N., Il settimo senso)



Raffreddamento emotivo nella sindrome schizoide

  





"Quando non si fa nulla ci si rende responsabili di tutto" 
(Jean Paul Sartre)


"Invecchiamo più attraverso l'indolenza che attraverso l'età" 
(Cristina di Svezia)



Esiste uno stato emotivo che simula una tranquilla serenità. Non sono poche le persone che lo scambiano per il punto di arrivo di un percorso di maturazione.

In realtà si tratta di una forma difensiva basata sul raffreddamento emotivo e sul distacco dal coinvolgimento con gli altri.

La persona che si trova a vivere un simile stato potrebbe essere completamente all’oscuro del fatto che la sua apparente serenità è uno schermo difensivo paranoico dalle emozioni. 

L'esperienza emotiva è vissuta come persecutoria.

Ciò che l’individuo inconsciamente cerca di sopprimere è il desiderio di coinvolgimento e l’eventuale dipendenza da una qualche situazione o dalle persone.

Percepire il proprio desiderio e il legame che questo comporta è associato a profonde angosce di rifiuto, solitudine e a fantasie di morte.

Sentirsi bisognosi, emozionati e mossi da qualche desiderio equivale a correre un grande rischio di sopravvivenza e l’individuo risponde diventando paranoico, associando la percezione emotiva con il percepire un persecutore.

Ma anche vivere nella paranoia equivale ad ammettere che esiste un qualche legame con l’ambiente circostante, per cui anche quest’emozione viene soppressa e la persona si raffredda, si distacca e ogni emozione viene sepolta sotto uno strato di distante benevolenza che nessuno potrà mai giudicare.

In questo modo si diventa schizoidi, cioè tendenti all’isolamento con oscillazioni tra indifferenza affettiva e ipersensibilità.

L’individuo schizoide non ha relazioni strette, preferisce non avere amici intimi o confidenti ai quali dover raccontare le sue cose e attraverso i quali dover sviscerare le proprie esperienze, sondando emozioni e riflessioni.

Preferisce attività solitarie, ripetitive, garantite dall’esperienza nella loro qualità e nel grado della loro sicurezza.

Prova piacere in poche attività e anche il sesso non è particolarmente desiderato, perché è un’attività che espone al contatto e a un certo grado di abbandono alle sensazioni viscerali.

L’esperienza sessuale potrebbe poi mettere a rischio il sistema di sicurezza che permette all’individuo di non sentire il proprio desiderio di calore e intimità. 

La forza del contatto sessualizzato potrebbe sciogliere le resistenze e svegliare le gravi angosce sepolte lì sotto.

Il comportamento sociale dell’individuo schizoide è riconoscibile per la sua aria impassibile, controllata, magnanima, a volte austera.

L’obiettivo è di non emozionarsi e non permettere a nessun evento esterno di scuotere un equilibrio esibito e solo apparente, fondato in verità su una siderale distanza che il soggetto ha messo tra pensiero ed emozione e tra sé e gli altri.