Dott. Simone Bitti - psicoterapeuta
Psicoterapia: una relazione ribelle
Propensione alla maniacalità del carattere orale
"Il linguaggio, prima di significare qualcosa, significa per qualcuno"
(Jacques Lacan)
"I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo"
(Ludwig Wittgenstein)
Più di ogni altro tipo di carattere quello narcisista onnipotente è legato al passato.
Questo individuo è soprattutto un nostalgico che desidera la restaurazione di un impero ormai decaduto, il suo.
L’unità simbiotica dei primi mesi di vita è per il narcisista quel tempo mitico e leggendario nel quale ripone i suoi più intimi desideri.
“Un immenso aumento della fiducia in sé è al centro di tutti i fenomeni maniacali.” (Fenichel)
E quando all'aumento della stima di sé non corrisponde un riscontro nella realtà la condizione maniacale può lasciare spazio alla depressione.
La depressione in questo caso è sempre un fenomeno secondario e se si riesce ad evitare l’esaltazione, essa non affiora.
Fenichel considera la depressione un fenomeno primario e afferma:
“Il carattere trionfante della mania nasce dalla liberazione di energia che era fino a quel momento incatenata nella lotta depressiva e che ora cerca di scaricarsi.”
Ma c’è da aggiungere che la depressione è una diminuzione dei processi energetici e della formazione degli impulsi (Lowen).
L’energia non cerca di scaricarsi (funzione genitale), sale invece verso la testa alla ricerca di un contatto col mondo, ma dato che incontra un grave blocco nelle tensioni alle spalle legate al controllo che il soggetto fa sul respiro, allore il flusso rimane nelle vie infantili della testa e della bocca.
È questo che produce la volubilità del carattere orale nella fase di esaltazione.
“La mania non è libertà genuina dalla depressione ma un impacciato rifiuto delle dipendenze.” (Fenichel)
Nel carattere orale si percepisce la mancanza di indipendenza nonostante l’esagerata stima di se stessi.
A causa di un contatto scarso con il suolo (fino ad avere i piedi piatti), che è la controparte della mancanza psicologica di contatto con la realtà, si percepisce che questi individui sono tra le nuvole e con loro il contatto non si stabilisce mai completamente, essi si trovano quasi sempre con la mente da un’altra parte.
Nell’esaltazione il carattere orale ritorna a uno stadio infantile, come se si protendesse con la bocca verso il seno materno.
In questo stadio il bambino può abbandonarsi perché la sua forza è la forza del corpo materno che lo sorregge e lo nutre.
In questo abbandono prodotto dalla percezione di una forza simbiotica, la logorrea è la rappresentante simbolica della suzione.
Parlando, il carattere orale, cerca ammirazione e affetto, soddisfazioni narcisistiche.
Il linguaggio del carattere orale è spesso razionale e avveduto, fatta eccezione per l’immagine presuntuosa che offre del proprio Io.
Questi individui posseggono l’intelligenza chiara e semplice del bambino così come la sua tipologia di Io: prolisso, non cristallizzato e onnipotente.
L’investimento libidico dell’area della bocca produce anche comportamenti maniacali di altro genere come il fumo, il bere, le abbuffate (o al contrario una severa astinenza dal cibo), se non addirittura vere e proprie dipendenze autodistruttive.
Nel trattamento psicoterapeutico queste caratteristiche del carattere orale possono essere facilmente affrontate perché il soggetto ne è cosciente. Più difficile è il trattamento della depressione perché tende a tenerla segreta o a rimuoverla dalla coscienza.
Anche l’onnipotenza del suo pensiero è così radicata nella visione del mondo che tentare di modificarla durante la psicoterapia provoca forti reazioni negative.
Angoscia vincolata nel corso dell'attivazione vegetativa
Riferimenti a una tortura quotidiana
"Chi è stato torturato rimane tale per sempre,
l'abominio dell'annullamento non si estingue mai"
(Jean Améry)
"Nessuno può farti più male di quanto tu ne fai a te stesso"
(Mahatma Gandhi)
Un vago adattamento
ma quella più reattiva ai cambiamenti"
(Charles Robert Darwin)
"Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri"
(Alda Merini)
La teoria polivagale è un tentativo di riorganizzare il pensiero sul sistema nervoso autonomo con un’attenzione particolare ai circuiti neurali specifici che regolano gli organi viscerali con funzioni adattive, nell’area dell’affettività, delle emozioni e dei comportamenti orientati a uno scopo.
Questa teoria ha identificato variabili precise che sono utilizzabili per valutare in modo dinamico il cambiamento delle regolazioni neurali di circuiti adattivi specifici.
Il modello porta con sé quattro principi impliciti che hanno un impatto diretto sullo sviluppo di ipotesi da testare: il ruolo specifico di strutture cerebrali e di circuiti neurali nella regolazione dello stato autonomico; la giustificazione per creare metodi che possano distinguere e tracciare l’output dinamico del nervo vago per selezionare organi attraverso la via mielinizzata che si origina nel nucleo ambiguo e la via non mielinizzata che si origina nel nucleo motore dorsale; il ruolo degli afferenti viscerali e dei siti sensoriali nel muoversi tra i circuiti neurali che regolano lo stato autonomico e la relazione tra la regolazione degli organi viscerali e quella dei muscoli striati della faccia e del capo coinvolti nell’interazione sociale che richiedono il riconoscimento dell’affettività e dell’espressione delle emozioni.
La componente somatomotoria del sistema di ingaggio sociale coinvolge strutture neurali che regolano comportamenti sociali e vissuti emotivi.
I nervi efferenti speciali innervano i muscoli striati che regolano le strutture degli antichi archi brachiali (Truex e Carpenter, 1969). Inoltre, il sistema viene anche in parte controllato dalla corteccia (motoneuroni superiori) che modula i nuclei del tronco encefalico (motoneuroni inferiori), che coordinano i muscoli delle palpebre (sguardo), i muscoli facciali (espressioni emozionali), i muscoli dell’orecchio medio (estrarre la voce umana dal rumore di fondo), i muscoli della masticazione (ingestione), i muscoli laringeo e faringeo (prosodia della vocalizzazione) e i muscoli per l’orientamento del capo (gestione sociale e orientamento).
Tutti questi muscoli funzionano come gestori neurali che individuano e esprimono segnali di sicurezza (prosodia, espressioni facciali, parti del capo, sguardo) che informano gli altri circa le intenzioni e controllano le interazioni con l’ambiente.
Le origini filogenetiche dei comportamenti associati con l’ingaggio sociale si intersecano con la filogenesi del sistema nervoso autonomo.
Nel momento in cui sono informati i muscoli della faccia e del capo come strutture per il coinvolgimento sociale, anche il sistema nervoso autonomo si è arricchito di una nuova componente (il vago mielinizzato) che è regolato dal nucleo ambiguo, un nucleo midollare che si trova in posizione ventrale rispetto al nucleo motore dorsale del vago.
Questa convergenza di meccanismi neurali ha creato un sistema di ingaggio sociale integrato con componenti sinergiche tra i vari visceri e il comportamento così come un’interazione tra ingestione, regolazione degli stati e processi di ingaggio sociale.
Difficoltà nello sguardo, nell’individuazione della voce umana, nell’espressione facciale, nei gesti del capo e nella prosodia sono segnali comuni negli individui con autismo e altri disturbi psichiatrici in cui il sistema di ingaggio sociale è compromesso.
Quindi comprendiamo, dal funzionamento della faccia e dalla prosodia della voce, le problematiche sia nei comportamenti sociali sia nelle regolazioni degli stati fisiologici.
Circa la prassi
La formazione del sintomo






