Condotte nevrotiche nella dinamica della rimozione sessuale


  


"A mano a mano che l'amore entra nel rapporto sessuale, 
il marchio della nevrosi scompare"
(Alexander Lowen)

"Provo per te un affetto senza fine, un affetto impensabile.
E' un'angoscia avere in sé un affetto così immenso"
(Ingmar Bergman)


La persona nevrotica è ascetica o accede al piacere sessuale solo attraverso i sensi di colpa.

Il suo Io subisce una doppia pressione: da una parte la libido ingorgata da una continua insoddisfazione e dall’altra la brutalità dei comandi del Super-Io.

L’Io nevrotico è intimamente ostile alla libido e servile verso il Super-Io, ma si comporta in modo opposto, cioè giocherella con la libido e si ribella contro il Super-Io. 

Si comporta cioè come un rivoluzionario intimamente vigliacco. Ne deriva che la persona percepisce le proprie azioni come irreali, bugiarde o irrilevanti.

La sessualità (ammesso che non sia stata completamente rimossa) è prevalentemente di carattere infantile; la sua espressione assume una qualità anale e sadica: l’atto sessuale è qualcosa di sporco, crudele e intensamente eccitante.

L’aggressività è ancorata all’armatura caratteriale e al Super-Io quindi le realizzazioni sociali di un Io nevrotico sono difettose.

L’Io è bloccato nella dinamica conflittuale piacere/dispiacere (blocco affettivo), spesso riesce ad accedere solo al dispiacere e altrettanto spesso il poco piacere che prova si trasforma molto presto in dispiacere.

L’armatura dell’Io nevrotico è rigida, la struttura corporea lo rivela ad una prima occhiata, le comunicazioni esterne sono difettose sia dal punto di vista oggettuale-libidico che da quello aggressivo e continuamente controllate dalla censura narcisistica.

Questo tipo di persona ha una pronunciata debolezza nell’analisi di realtà. 

I rapporti con il mondo esterno sono innaturali, mancano di vitalità e sono contraddittori; in nessun caso si manifesta un’armonica partecipazione della personalità agli eventi sociali.

Manca la capacità di un’esperienza completa. 

Mentre un carattere maturo (corrispondente all'individuo che ha avuto accesso alla fase genitale dello sviluppo psichico) è in grado di modificare, rafforzare o attenuare i suoi meccanismi di protezione, l’Io nevrotico è in balia dei meccanismi di difesa del suo carattere rigido, che agiscono inconsciamente nella rimozione; non potrebbe fare diversamente, anche se volesse.

Vorrebbe essere allegro o arrabbiato, ma non ne è capace. 

Non è in grado di amare intensamente perché la sua sessualità è rimossa e non è in grado di odiare adeguatamente perché il suo Io non si sente all’altezza dell’enorme risentimento che si è accumulato nel tempo, per cui è costretto a rimuoverlo.

Quando produce amore o odio le sue reazioni non corrispondono al reale stato delle cose.

La rigidità della sua armatura non gli consente di aprirsi all’esperienza, così come gli impedisce di chiudersi completamente contro altre esperienze quando sarebbe giustificato farlo.

"L’individuo con un Io nevrotico anche se non è astinente o disturbato, durante le azioni preparatorie dell’atto sessuale non riesce a raggiungere un soddisfacimento, ed è così infastidito per la sua incapacità di abbandonarsi, che l’intera economia della libido ne viene influenzata." (Wilhelm Reich)



Appunti su un masochista

  




"La malattia è preziosa per il masochista"
(Sigmund Freud)

"Che vergogna, dopo un'onorata carriera da masochista
scoprire che mi voglio bene"
(Gesualdo Bufalino)



Una certa confusione nell'espressione e nella comprensione delle proprie emozioni (confusione di cui si lamenta) è tipico della persona masochista.

Questo tipo di persona soffre di un blocco nella capacità di esprimersi e a dispetto di questa goffaggine è intelligente e sensibile e la sua comprensione del comportamento altrui è penetrante e accurata. 
Nonostante ciò il soggetto ignora le forze che determinano la sua condotta.

La sua intelligenza è al servizio della sfiducia che svolge un ruolo diabolico nella sua vita e nei rapporti che stringe.

Il masochista è consapevole dell’ambivalenza di amore/odio che determina la sua condizione e ciò determina uno schiacciante senso di colpa e un Super-Io terrificante che lo tormenta.

Ogni impulso aggressivo, ogni movimento o gesto mostrano l’ambivalenza e l’incertezza di questo tipo di carattere.

Prima che un impulso si possa esprimere completamente, quest'individuo è raggiunto dal dubbio e dall’incertezza e sarà represso, trattenuto o spinto alla resistenza.

Solo un’analisi approfondita rivela la collera bloccata nascosta sotto l'impaccio.

Nel carattere masochista c’è un senso di tensione interna, angoscia e un forte bisogno di approvazione che limita i gesti di autonomia.

La resistenza all'autonomia è segnalata da una muscolatura particolarmente tonica delle gambe.

L’analisi non potrebbe avere paziente più volenteroso ma anche quello che produce i più scarsi risultati. Il paziente masochista tende a riprodurre nel lavoro analitico la palude stagnante che percepisce in sé.

L’analisi dei tratti comportamentali del masochista rivela che ha una tipica espressione d'innocenza e d'ingenuità; la forma degli occhi può assumere l’espressione di ingenua sorpresa, il sorriso è buono e gentile ma nasconde un ghigno sprezzante, la paura, il disprezzo o il disgusto.

Il carattere masochista presenta una muscolatura ipertrofica e una spiritualità ridotta, quasi che il sistema muscolare sopraffacesse il lato spirituale dell’organismo e lo stroncasse. 

Il masochista è legato alla terra e la sua aggressività è ridotta perché la muscolatura non ha funzione di movimento ma piuttosto di presa, di aggancio. 

Il masochista si aggrappa, cerca approvazione e reprime l’aggressività per paura che possa emergere la collera e il disgusto che si nascondono in profondità.

Alle interpretazioni sui suoi comportamenti il paziente masochista risponde di solito: "E quindi?", rivelando scarsa disponibilità alla comprensione e difficoltà a contattare i vissuti profondi di rabbia, e preferendo una pragmatica, immediata, magica soluzione del blocco di cui si sente vittima.

La persona masochista avrà la possibilità di uscire dallo stagno della sua realtà frustrante attraverso atti di fiducia e l'integrazione della rabbia nel pantheon delle sue emozioni coscienti.










Coscienza estetica




"La bellezza è la forma della finalità di un oggetto,
in quanto essa vi è percepita senza la rappresentazione di uno scopo"
(Immanuel Kant)

"L'estetica è madre dell'etica"
(Joseph Brodsky)



Il rito, esecuzione scrupolosa di movimenti, che la ripetizione consente di acquisire e a cui tutte le comunità umane si sono affidate, testimonia che i movimenti umani non sono istintivi ma acquisiti e attivati dalla cultura.

Ad eccezione dei movimenti neonatali (succhiare, stringere, aggrapparsi) il sistema motorio umano è sganciato dall’istinto e dipende dall’apprendimento.

Questa specificità antropologica è dovuta al fatto che l’uomo non ha un ambiente già predisposto alla sua organizzazione biologica, ma se lo deve costruire sfruttando le opportunità che il mondo (a cui è aperto) gli offre.

Se nell’uomo il sistema motorio è sganciato dall’istinto e, fatta eccezione per le sue primissime espressioni della motilità neonatale, non è costretto a risposte motorie condizionate dalla pressione pulsionale e dalla stimolazione proveniente dal mondo esterno, esiste nell’uomo la possibilità di trattenere l’effetto dei segnali che nell’animale scatenerebbero immediatamente la motricità. 

Così, se in occasione di un rumore insolito e spaventoso l’animale reagisce con la fuga, l’uomo può trattenere l’urto emotivo e scaricarlo, invece che nella motricità, in una reazione che non oltrepassa i confini del corpo.

Stupirsi, arrossire, paralizzarsi, ridere, piangere e tutto il repertorio dell’espressione mimica potrebbe essere letto come un trattenersi dalla motricità e un esonerarsi dal mettere in atto movimenti che costituirebbero una risposta sproporzionata a segnali che possono essere controllati con minor investimento.

Sotto questo profilo si può rileggere il concetto freudiano di rimozione, che una volta attuata dispensa, in presenza di un’eccitazione pulsionale o di uno stimolo esterno che la richiama, dalla scarica motoria.

Il fatto di poter trattenere la risposta motoria di fronte allo stimolo rafforza l’interiorità che si costituisce nell’intervallo tra pulsione e soddisfazione, un’interiorità a cui la nostra tradizione ha dato il nome di coscienza, che dunque origina dalla ritenzione della reazione motoria, alimentandosi dell’energia a quel livello non scaricata.

Tra interiorità e motricità c’è dunque un nesso profondo, l’una vive del contenimento dell’altra. Grazie a questo contenimento è concessa all’uomo la possibilità di una vita contemplativa e di una vita estetica.

Si dà per estetica quel processo sensoriale sganciato dal processo motorio, per cui la ricezione sensoriale non comporta un’immediata attivazione motoria, come invece accade nell’animale che per questo è chiuso al mondo della bellezza. 

In questo intervallo tra sensorialità e motricità sono reperibili le condizioni biologiche dell’atteggiamento estetico che Kant opportunamente definisce disinteressato, perché il segnale sensoriale che proviene dal mondo non impegna le condizioni d’esistenza, e quindi è vissuto con il piacere della gratuità che esonera da qualsiasi azione.

Questa peculiarità, tipica del piacere estetico non è estensibile ad altre forme della vita intellettuale perché la vita intellettuale è un’elaborazione interiore che prepara la reazione esterna, mentre la vita estetica nasce proprio dall’esclusione di questa reazione e perciò è contemplazione disinteressata.

Disinteressata al mondo ma interessata a sé.

Nell’esperienza estetica se non si attua una trasformazione utile al mondo esterno si realizza una modificazione della propria condizione soggettiva; si rinuncia ad agire per esperire il processo interiore dell’agire; si sprofonda in sé per riemergere con una visione del mondo modificata.

L’azione, in cui la natura umana compiutamente si esprime, nell’esperienza estetica non è soppressa, ma più semplicemente, invece di essere esperita nel decorso cadenzato dalla motricità esterna, è esperita nel suo scaturire interiore, nel suo momento generativo.

"Modificando la propria soggettività, l’uomo si libera dalle catene dell’immediato a cui lo legano i suoi bisogni e le sue pulsioni, si scioglie dai vincoli che lo trattengono nel contingente o nell’attualmente percepito, per offrirsi a quell’ulteriore che è la continuazione di azione e ideazione." (Galimberti)





Così come appari: somatotipi a confronto

  




"Scavando a fondo nella nostra personalità
rischiamo d'imbatterci in uno sconosciuto"
(Michelangelo)


"Solo le persone superficiali 
non giudicano dalle apparenze"
(Oscar Wilde)



Una parte della psicologia si occupa degli aspetti costituzionali della personalità umana e individua nei somatotipi punti di riferimento dai quali partire per indagini cliniche, comportamentali e sociali.

Ippocrate (420 a.C.) sosteneva che gli uomini potrebbero essere divisi in quattro tipi fondamentali di temperamento, che corrispondono ai quattro elementi di Empedocle: aria, acqua, terra e fuoco.

Secondo lui, ci sono anche quattro umori (sostanze liquide) all’interno del corpo, il cui predominio relativo determina il temperamento al quale l’individuo appartiene.

L’equilibrio tra i quattro umori (sangue, bile gialla, bile nera, flegma) portano alla salute (crasi).

Ippocrate comunque individua la tendenza ad essere legati a uno specifico umore: 

- l’individuo Terra che corrisponde alla bile nera tende a essere melanconico; 
- l’individuo Fuoco governato dalla bile gialla è collerico; 
- l’individuo Acqua che corrisponde al flegma tende a essere flemmatico; 
- l’individuo Aria corrisponde al sangue e chiaramente ha un temperamento sanguigno.

Le idee di Ernst Kretschmer (1921) molti anni dopo Ippocrate introducono la Psicologia Costituzionale moderna. 

L’autore correlò il fisico e il comportamento manifesto riguardo quei comportamenti che ricadono nei due principali disturbi di personalità: la psicosi maniaco-depressiva e la schizofrenia.

Kretschmer formalizzò nelle sue misurazioni tre tipi d’individui:

Astenico: corpo delicato e longilineo, pelle scarsa di secrezioni e sangue, spalle strette dalle quali pendono braccia magre e mani delicate. Addome fragile e costole con angolo acuto;

Atletico: corpo muscoloso e forte, spalle ampie, addome saldo, bacino e gambe più sottili della parte superiore del busto;

Picnico: pronunciato sviluppo periferico delle cavità del corpo (testa, torace, addome), distribuzione del grasso sul tronco, collo massiccio e pancia grossa.

Gli astenici e gli atletici, secondo l’autore, tendono alla schizofrenia mentre i picnici sviluppano più frequentemente la psicosi maniaco-depressiva.

William H. Sheldon (1954) ideò una tecnica fotografica dei soggetti che chiamò Somatotype Performance Test

Questa tecnica gli permise di individuare tre tipi di somatotipi umani, abbinati alla prevalenza dello sviluppo di alcuni foglietti embrionali, ai quali associò uno specifico tono comportamentale:

Endomorfico, di aspetto morbido e tondeggiante, che deve la sua costituzione al foglietto embrionale endodermico e che sviluppa una viscerotonia, cioè movimenti rilassati, amore per la comodità, la buona tavola e le buone maniere. 
Ha bisogno di socialità, desiderio di affetto e approvazione, con umore stabile, sonno profondo, estroversione, tendenza all’alcol, orientamento verso l’infanzia e la famiglia.

Mesomorfico, tipo robusto con ossa e muscoli sviluppati, solido e resistente, derivante dal foglietto embrionale del mesoderma e che sviluppa un tono comportamentale di somatotonia, cioè movimenti sicuri, amore per l’avventura e l’energia, bisogno di esercizio fisico e bisogno di potere/dominio. 

Il soggetto somatotonico vuole il rischio e ha maniere dirette, aggressivo nelle competizioni e ha una certa insensibilità psicologica. Claustrofobico, con voce non controllata, indifferenza al dolore, chiassoso, dimostra più della sua età, è sfrontato e tende ad attività giovanili.

Ectomorfico, è un tipo longilineo e fragile con accentuato sviluppo del sistema nervoso, derivato dallo sviluppo del foglietto embrionale dell’ectoderma e che si configura nel tono comportamentale della cerebrotonia, cioè uno stato di tensione e costrizione nei movimenti. 

Ha reazioni fisiologiche esagerate e rapide, forte energia mentale, vigilanza e apprensione, pudore dei sentimenti e controllo emotivo. 

Il tipo cerebrotonico è controllato nei movimenti oculari e del volto, sociofobico, incapace di seguire procedure fisse, agorafobico, astensione dal far rumore, ipersensibilità al dolore, introversione, resistente all’alcol e altre droghe depressive, bisogno di solitudine, orientamento mentale verso la vecchiaia.









Intuizione, giudizio, realtà e ispirazione

  




"Le idee migliori vengono da una lucida, visionaria follia"

(Erasmo da Rotterdam)


"Ciascuno chiama idee chiare 

quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue"

(Marcel Proust)



"Un ottimista potrebbe dire che ognuno di noi è dotato d’intuizioni e ha bisogno solo di riuscire a capirlo; 
che l’intuizione non ci distrae se riusciamo a liberarla dalla distruttività di costellazioni nevrotiche e ansie;
che c’è un tempo per il metodo scientifico e un tempo per l’intuizione, il primo porta con sé una maggiore certezza, l’altro offre maggiori possibilità; 
i due insieme rappresentano la base del pensiero creativo." (Berne E.)

Tra pensare e sapere Oscar Wilde introduce l’elemento emotivo/esistenziale:
"L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero."

Esiste una categoria di sensazioni nella vita quotidiana (e di giudizi nella pratica clinica di uno psicoterapeuta), che sembrano mancare di una base specifica nell’esperienza conscia o preconscia e che probabilmente si riferiscono a quelle che possiamo chiamare intuizioni.

E. J. Kempf (1921), come Darwin molto tempo prima, parla della comprensione degli stati emotivi altrui mediante imitazione riflessa attraverso analoghe brevi tensioni muscolari, e afferma che: "Noi pensiamo con i nostri muscoli."

Questo metodo di giudizio può essere definito intuizione attraverso esperienza soggettiva (propriocezione).

Jung (1921) parla d’intuizioni oggettive e concrete riferendosi al giudizio intuitivo che si basa su una vasta esperienza clinica e per il quale si può usare il termine intuizione attraverso esperienza oggettiva (inconscio collettivo).

Altri autori hanno descritto altri tipi d’intuizione usando termini come insight (Freud, 1928) o uno simile, come ispirazione (Kris, 1936), intuito (Hutchinson, 1939).

L’intuizione clinica è la conoscenza basata sull’esperienza acquisita attraverso il contatto sensoriale con il soggetto senza che, chi intuisce, riesca a spiegare esattamente a se stesso o agli altri com’è pervenuto alle sue conclusioni.

Oppure, in termini psicologici, è la conoscenza basata sull’esperienza, acquisita mediante funzioni consce o preconsce preverbali attraverso contatto sensoriale con l’altro. 

Questa definizione si avvicina a quella di Jung secondo cui l’intuizione è quella funzione psicologica che trasmette percezioni in modo inconscio.

Questo concetto d’intuizione clinica implica che l’individuo possa conoscere qualcosa senza sapere come la conosce. 

Se egli può spiegare correttamente le basi su cui si fondano le sue conclusioni, diciamo che esse sono basate su un ragionamento logico e su un’osservazione attivamente diretta. 

Se la sua conclusione sembra basata su qualcosa di diverso dal contatto sensoriale diretto o indiretto con il soggetto, allora dobbiamo riferirci a quello che J. B. Rhine chiama percezione extrasensoriale.

Non solo l’individuo a volte è inconsapevole di come conosce qualcosa, ma può darsi anche  che non sappia che cosa conosce, eppure si comporta e reagisce come se le sue azioni o reazioni si basassero su qualcosa che conosce.

Il problema dell’intuizione riguarda una questione generale:
"In base a quali dati le persone formano la loro esperienza sulla realtà?" (Darwin C., 1869)

Per giudizio s’intende un’immagine della realtà che influisce sul comportamento e i sentimenti nei confronti della realtà. 

Un’immagine si forma integrando impressioni sensoriali e di altro genere, l’una nell’altra e con le tensioni interne basate sui bisogni presenti ed esperienze passate. 

Per realtà s’intendono le potenzialità d’interazione di tutti i sistemi a cui il soggetto può appartenere, incluso il passato.

Aristotele parla di induzione intuitiva riferendosi alla capacità dell’organismo di sperimentare percezioni sensoriali di base, e a un livello superiore, di sistematizzare i ricordi di queste percezioni.

"Riguardo all’intuizione, 1) bisogna esserne dotati, 2) può favorirci, 3) si raggiunge presto un limite definito oltre il quale non c’è alcun progresso ulteriore senza il metodo scientifico. 
Non ho mai incontrato un uomo che potesse uguagliare per intuizione Freud, che avesse, cioè, il suo immediato inesplicabile intuito psicologico. 
Egli, però, aveva anche un autocontrollo scientifico che l’ha portato a non fidarsi delle sue intuizioni non provate." (Wittels F., Review of Stekel’s Interpretation of dreams, 1945)




Cronaca di una perversione (1905-1996)

  



"Il bambino è un perverso polimorfo"
(Sigmund Freud)


"L'individuo è polimorficamente perverso, 
in lui esistono tutte le tendenze perverse"
(Georg Groddeck)



Il verbo pervertire indica le due aree della corruzione e della distrazione dal giusto.

Per lo specifico della psicologia, la distrazione dal giusto è un'azione perversa che esprime due aree del comportamento dell'individuo, due sfumature del suo accadere.

Una sfumatura riguarda il tema dell’intenzionalità, ostinazione o caparbietà che indica che il pervertito non è privo di insight su ciò che è giusto o sbagliato e non è esente da conflitto sulla strada da scegliere.

L’altra sfumatura è che l’intenzionalità implica che egli sa cosa è vero e giusto e ciò nonostante se ne allontana.

La perversione in ambito clinico è stata sempre considerata come il persistere nell’età adulta di modelli infantili che nella perversione, a differenza della nevrosi, non possono essere rimossi.

"La nevrosi è, per così dire, la negativa della perversione." (Freud, 1905)

Lo stesso Freud chiarì che la perversione, come la nevrosi, è un compromesso derivato dal conflitto fra impulso, difesa e angoscia.

Nel 1919 egli mette in luce le angosce del complesso edipico e considera le fantasie sadomasochistiche una difesa contro queste angosce, successivamente altri autori svilupparono questo pensiero:

"L’Io fa una sorta di negoziato con l’Es e permette a certi atti perversi di restare egosintonicie in cambio l’Es acconsente alla rimozione della maggior parte della sessualità infantile, soprattutto di quegli aspetti che sono associati al complesso edipico." (Sachs, 1923)

Glasser (1979), Laufer (1984), Khan (1979), Stoller (1975) sottolineano la funzione difensiva delle perversioni, la relazione con le angosce edipiche e l’importante ruolo svolto dall’erotizzazione delle relazioni oggettuali.

Il travisamento della realtà ha un ruolo centrale nella formazione delle perversioni per autrici come la Chasseguet-Smirgel (1985) e la McDougall (1972), per le quali la relazione del pervertito con la realtà, in particolare con la realtà delle differenze tra sessi e tra generazioni, subisce manipolazioni e distorsioni. 

Le autrici sostengono che viene creato un mondo perverso in cui queste realtà sono alterate, travisate o negate.

Secondo Steiner (1996) la perversione nasce quando comincia l’integrazione nella psiche dell’individuo e si sviluppa nel tentativo di trovare una falsa riconciliazione fra opinioni contraddittorie. 

Tale riconciliazione non è necessaria quando la scissione mantiene separate le opinioni contraddittorie.

Il problema sorge quando la scissione comincia a indebolirsi e viene compiuto un tentativo di integrazione, a questo punto sono possibili tre scenari:

1) Il desiderio cede il passo alla realtà, producendo dolore psichico e angoscia che attraverso il principio di realtà portano alla salute mentale.

2) La realtà è invalidata, oppure viene attaccato l’apparato percettivo e ciò produce la sopravvivenza del desiderio e l’annullamento dell’osservazione che la contraddiceva: questa è l’opzione psicotica.

3) Il desiderio e l’esame di realtà vengono conservati, come durante la scissione, ma devono essere riconciliati in virtù dell’integrazione in atto. Qui entra in scena la perversione. L’insight è possibile ma viene usato per travisare la realtà.

Freud considerò questo un meccanismo artificioso e Steiner un meccanismo perverso. È come far finta di non vedere, decidere di non conoscere.

Un falso movimento che Freud legò alla nascita del feticismo nella psiche dell'individuo.







Pleonastica

  



"Come corpo ognuno è singolo, come anima mai"

(Hermann Hesse)


"Nessuno è pienamente padrone del proprio corpo"

(Alexander Lowen)



La verticalità del corpo è un fattore importante per la salute dell’individuo perché la collocazione e la funzionalità del cervello sono determinati dall'allineamento.

Il cingolo scapolare (area pettorale), il tratto dorsale superiore e quello cervicale formano un unico sistema di movimento. 

Ciascun elemento di questo complesso influenza costantemente tutti gli altri elementi. Il cingolo scapolare è più vulnerabile alla deformazione di quello pelvico: è più leggero, è unito al corpo solo in un punto e non ha sostegno saldo.

Essendo più lontano dal suolo, offre maggior leva alla gravità. 

Di conseguenza, la deviazione strutturale dalla verticale s’instaura facilmente, sia che arrivi dalla drammatizzazione cronica di un’emozione negativa (paura, preoccupazione, angoscia, aggressione), sia che derivi da un uso sbagliato dei muscoli o da un impatto traumatico.

I due cingoli, pettorale e pelvico, determinano l’efficienza motoria del corpo. 

Essi attuano il desiderio di movimento dell’individuo e gli danno la possibilità di agire fisicamente nel mondo materiale circostante. In un certo senso, dal punto di vista della struttura, sono omologhi. 

Tuttavia, la diversa funzione principale (la mobilità delle braccia, contrapposta alla funzione di sostegno del peso delle gambe) ha offuscato la similitudine.

Lo psoas (pre-vertebrale) e i romboidi (post-vertebrali) collegano i due cingoli alla vertebrale spinale. Il collegamento deve essere stabile, ma sufficientemente flessibile perché i cingoli possano muoversi pur mantenendo indisturbata la verticale. 

I romboidi sono centrali per l’attività del cingolo scapolare, lo psoas per il funzionamento appropriato del cingolo pelvico. Il fulcro dell’equilibrio romboidi-psoas è alla giunzione lombo-dorsale che è una zona d’importanza straordinaria per la meccanica del corpo.

Il cingolo scapolare consiste di due coppie di segmenti ossei, la scapola destra e sinistra, la clavicola destra e sinistra, e le componenti miofasciali correlate. 

La scapola sormonta la parte superiore della gabbia toracica dorsale; la clavicola è il suo partner ventrale. La loro escursione è limitata dai muscoli che da esse si fissano e le inguainano.

La clavicola è una sbarra ossea che si trova sulla superficie ventrale della gabbia toracica. La spinta che esercita impedisce alla scapola, che sta sul dorso, di scivolare troppo in avanti. 

Un disco articolare sulla clavicola e due protuberanze della scapola (i processi coracoide e acromiale) creano una coppa semisferica, la fossa glenoidea. L’osso del braccio, l’omero, alloggia nella coppa. Esso viene protetto e mantenuto in posizione dai legamenti sovrastanti e da un colletto cartilagineo.

Un cingolo è assicurato al busto da una sola salda inserzione cartilaginea che si trova sulla superficie ventrale (parte frontale della gabbia toracica) a livello della giunzione tra la prima costola e lo sterno. 

Data la relativa vulnerabilità di questa inserzione, è facile che il movimento aberrato della gabbia toracica modifichi il bilanciamento della scapola. A volte, l’aberrazione deriva da un impatto traumatico, ma più spesso deriva da posture sbagliate.

Queste posture scorrette derivano da schemi comportamentali: una risata normale, per esempio, fa arretrare le spalle ed espande la gabbia toracica. 

Invece spesso le persone ridono facendo avanzare le spalle e contraendosi. L’origine di un comportamento simile può essere la lesione fisica alla struttura ventrale dell’individuo, che viene rafforzata e perpetuata ogni volta che l’individuo ride.

Ogni schema aberrato nelle spalle provoca le cosiddette scapole alate, caratteristiche del cingolo male assestato di una postura inefficiente. 

Questo tipo di scapole sono indicative dell’incapacità dei romboidi di assolvere alla loro funzione naturale. Di solito, il compito dei romboidi (e del gran dentato) è di conservare un giusto rapporto tra scapole e colonna vertebrale e bilanciare il muscolo rotondo.

Anche una clavicola aberrata tende a spostarsi in basso nello spazio, più che in alto. Se si tiene abitualmente una postura sbagliata, invece di adattarsi liberamente verso la testa, la clavicola si appoggia direttamente sulla prima costola, immobilizzandola.

Le due ossa, clavicola e costola, s’incollano insieme, il muscolo diventa fibroso e la mobilità, che dovrebbe consentire al cingolo scapolare di assestarsi in senso orizzontale, sparisce. 

La respirazione si contrae e il collo appare più rigido. Il deterioramento di questo tessuto avviene in seguito al cedimento ventrale della gabbia toracica, come risultato di un accorciamento cronico del retto addominale.

Questa successione disgraziata spesso è il risultato di un allenamento atletico costante: troppe flessioni, troppi addominali che accorciano il retto. Data l’estensione delle compensazioni e delle restrizioni che impone, lo spostamento della clavicola fa spesso insorgere dolori cronici e molti problemi alle spalle.” (Ida Rolf)