Storie che curano

"Roma" di Alfonso Cuaròn



Abbiamo bisogno l’uno dell’altro e delle storie per scoprire noi stessi, regolare le emozioni e guarire da ferite traumatiche. Le persone sono come circuiti neurali che possiamo usare per aiutarci reciprocamente a unire reti dissociate, a procurarci nuove idee e attivare sentimenti a cui non siamo in grado di accedere” (Cozolino, 2002).

Il cervello umano si è evoluto insieme a una complessità sociale crescente, all’emergere del linguaggio e all’espansione della cultura.

La capacità di narrare storie emerge da un cervello di grandi dimensioni e da un linguaggio sofisticato.

La narrazione ci trasmette gli insegnamenti della cultura, è un mezzo di omeostasi e integrazione del funzionamento cerebrale.

Man mano che il cervello è diventato più complesso e si sono sviluppate reti modulari dedicate alle funzioni motorie, cognitive e sociali, si è presentato anche il compito di organizzare e integrare questi sistemi.

Benché solitamente assumiamo che queste funzioni integrative siano necessariamente collocate nelle strutture cerebrali frontali (esecutive), che si sviluppano più tardi, anche le relazioni sociali e le narrative personali partecipano a questi processi di regolazione.

Le narrative (strutturazione di un racconto sulla sequenza degli eventi) devono essere comprese come un tutto. Mettere insieme un’elaborazione lineare e formale richiede la partecipazione congiunta degli emisferi destro e sinistro (Shumake et al., 2004; Tucker, Luu, Pribram, 1995).

Le narrative sono diventate una strategia per l’integrazione neurale contenuta all’interno della mente (linguaggio e cultura) che ha permesso l’ulteriore crescita della dimensione e della complessità del cervello.

Il ruolo saliente delle narrative nell’integrazione cerebrale può essere la ragione per cui troviamo una forte correlazione fra salute mentale, regolazione emozionale e coerenza delle narrative riguardanti noi stessi e la nostra storia relazionale (Beeghly, Cicchetti, 1994; Cozolino, 2002; Fonagy et al., 1996; Main et al., 1985).

Dati empirici dimostrano che le narrative promuovono la sicurezza emozionale mentre mimetizzano il bisogno di elaborare delle difese psicologiche (Fonagy, Steele, Moran, Higgit, 1991).

Poiché richiedono la partecipazione di strutture molteplici in tutto il cervello, le narrative ci costringono a combinare in un ricordo cosciente conoscenze, sensazioni, sentimenti e comportamenti.

Accordando insieme funzioni molteplici di differenti reti neurali, le narrative forniscono al cervello uno strumento per l’integrazione sia emotiva che neurale (Rossi, 1993).

In tutte le storie sono presenti delle difficoltà ed è in questo che è insito il loro essenziale valore evolutivo.

Le narrative, proprio come il nostro sistema nervoso autonomo a un livello più primitivo, sono state modellate intorno allo sfuggire o al resistere a una difficoltà. Senza conflitti e soluzioni, buone o cattive, una storia sembra priva di senso.

Una storia ben raccontata, che contiene conflitti e risoluzioni e pensieri densi di sentimenti, unisce le persone e integra le reti neurali.

Una struttura narrativa inclusiva offre al cervello esecutivo il modello e la strategia migliore per tutelare e coordinare le funzioni della mente.

Le narrative permettono di esercitarci a fronteggiare (nella nostra immaginazione) esperienze difficili, mentre il nostro cervello impara a far fronte alle emozioni che queste esperienze stimolano.

L’attivazione simultanea di narrative e di esperienze emozionali costituisce una connessione neurale e una coerenza tra reti affettive e cognitive, facilmente dissociabili.

Percorrere la storia insieme al protagonista costituisce un viaggio esperienziale che serve a costruire il cervello, a regolare le emozioni e a mettere alla prova abilità e talenti.


Il collasso di Ego

foto di David LaChapelle La stessa forza che porta l’ego verso l’alto è responsabile della sua caduta. Eg...