Commento su due paure






La paura di abbandonarsi all’intensità della vita e alle più intime sensazioni viscerali, difendendosi con un eccesso di controllo è una pratica molto diffusa.

La mente decodifica questa paura separandola in due tipi di paure ben distinte: quella di impazzire e quella di morire.

La paura della pazzia deriva da una consapevolezza subliminale che un eccesso di sentimenti potrebbe sopraffare il controllo dell’Io e sfociare nella pazzia.

Questa consapevolezza è collegata con l’esperienza infantile che le vessazioni, l’ostilità, la confusione e le manipolazioni subite in quell’età, hanno portato quasi alla follia il bambino.

La paura della morte è connessa con un’esperienza molto precoce, nella quale il bambino percepisce di poter morire per abbandono e incuria.

Questa esperienza è così sconvolgente per l’organismo da paralizzarlo nel terrore.

La morte non avviene, il bambino recupera, ma la memoria corporea non può essere cancellata, anche se viene rimossa dalla coscienza nell’interesse della sopravvivenza.

La memoria corporea permane in uno stato di tensione o di allarme nei tessuti e negli organi, soprattutto nella muscolatura.

Avendo vissuto l’esperienza di una minaccia contro la propria vita, l’organismo non può ignorare il pericolo, dato che la sua sopravvivenza dipende dal fatto di riconoscere la minaccia.

Per individuare il grado di reale pericolo deve rimanere in uno stato di attenzione o di tensione che si manifesta nell’atteggiamento del corpo.

Osservando il corpo di una persona si può percepire il grado di paura.

Se il corpo è molto rigido si può dire che la persona ha una paura matta e non è semplicemente una metafora, è l’espressione letterale del corpo.

Se la rigidità o la tensione sono associate a una mancanza di vitalità nel corpo, si può dire che la persona è spaventata a morte.

In alcuni individui la tensione è evidente nell’area del torace, eccessivamente gonfio, che segnala un panico rimosso dalla coscienza.

Molti individui non percepiscono in che misura sono spaventati, a meno che non siano minacciati dalla perdita dell’amore o della sicurezza.

Ma la paura è sempre lì, sotto la superficie, a inibire il sentimento e la vitalità del corpo.
L’individuo vive in una nevrosi percepita come trappola o mancanza di senso, oppure come una stagnazione dalla quale non riesce a uscire nonostante gli intensi sforzi.

Queste persone sono dei sopravvissuti che attraversano uno stretto passaggio tra l’eccesso di sentimento, associato alla paura della pazzia e la scarsità di sentimento, associato alla paura della morte.

Ho riscontrato la paura della morte in tutti i miei pazienti che mostrano una profonda e inconscia resistenza ad approfondire la respirazione” (Lowen A., 1994).








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