Contatto psichico







"Ogni mattina apro l'armadio delle emozioni
e scelgo sempre lo stesso abito:
la tua pelle"
(post su Twitter) 



La pelle è un organo di senso, il più esteso. 

Per la maggior parte di noi, essere toccati, massaggiati e accarezzati non è solo qualcosa che ci fa sentire bene ma è anche un importante componente dell’intimità. 

Questa condizione non è valida per coloro che incaricano la pelle di una funzione difensiva, la ispessiscono o la rendono troppo sensibile al contatto. Procedure non volontarie che fanno diventare la pelle il luogo di un conflitto psichico e le fanno perdere la sua funzione di contenitore comunicativo.

I bambini si aggrappano ai loro genitori, gli amanti stanno sempre più vicini e, anche dopo anni di relazione, prendersi per mano produce sensazioni di benessere. Diventiamo più calmi e il nostro stress diminuisce quando una persona amata ci tocca. Indirizziamo manifestazioni fisiche di calore e conforto a una persona sofferente per un dolore fisico o emozionale.

Il contatto fisico è un importante canale di comunicazione e un meccanismo vitale di legame.

Quando abbraccia il suo neonato, la madre aumenta istintivamente la superficie di contatto della pelle e lo scambio di calore, il che aiuta l’ipotalamo del bambino a stabilizzare e regolare la temperatura corporea. 

Nei primi 9 minuti dopo il parto la madre trascorre l’80% del tempo a toccare, frizionare, accarezzare e massaggiare il suo neonato (Klaus, 1970). Entro pochi giorni dalla nascita, madri e padri riescono a identificare “alla cieca” il loro neonato toccandone la guancia, la schiena o la mano (Kaitz, 1992). Al tempo stesso il piccolo riesce a riconoscere la forma, la grana della pelle e la dimensione dei capezzoli della madre (Rochat, 1983; Hespos, 1997).

Il latte umano è relativamente povero di grassi, quindi è necessario un prolungato allattamento e un prolungato contatto pelle a pelle per mettere in connessione madre e figlio e stabilire la duratura relazione fra cibo e nutrimento emozionale (Jelliffe, 1978).

Nell’uomo, diversamente da quanto accade in altre specie, le madri tendono a trovare dei modi per mantenere il contatto con il bambino tenendolo in braccio mentre sono impegnate in altri compiti. Rispondere al pianto del bambino con un contatto fisico tempestivo costituisce una risposta istintiva estremamente efficace per consolarlo (Bell, Einsworth, 1972).

La pelle contiene due tipi diversi di recettori sensoriali: alcuni trasmettono l’informazione alla corteccia somatosensoriale per l’identificazione e la manipolazione di oggetti, mentre altri attivano l’insula, la corteccia cingolata anteriore e la corteccia orbitale mediana (Francis, 1999; Olausson, 2002; Rolls, 2003). 

Questo secondo sistema tattile connesso con il nucleo del cervello sociale è destinato al contatto comunicativo emotivo. E’ questo sistema che modula il contatto “pelle a pelle”, le emozioni rasserenanti, l’attivazione ormonale, le risposte sessuali per vicinanza fisica e le carezze affettuose. 

Un contatto leggero e un confortevole calore portano a un aumento di ossitocina e di endorfine che intensificano i legami sociali attraverso l’associazione con una sensazione di benessere diffuso. Il contatto fisico esercita una leggera azione calmante, produce un abbassamento della pressione sanguigna, favorisce la regolazione autonoma e un corretto funzionamento cardiovascolare (Knox, Uvnas-Moberg, 1998; Feldman, 2003).

“L’impatto trasformativo del toccare sottolinea l’importanza del contatto fisico per la regolazione fisiologica e l’attaccamento, specialmente per coloro che sono più vulnerabili. I bambini prematuri tenuti vicino alla pelle dei loro genitori o massaggiati regolarmente piangono di meno, si sviluppano più velocemente, acquistano più peso e vengono dimessi dall’ospedale prima di quelli che hanno meno contatto” (Anderson, 1991).



Senso e senso di colpa



"I 7 vizi capitali" di Hieronymus Bosch




La grande importanza del senso di colpa nello sviluppo delle nevrosi conferma che l’angoscia è rafforzata dal fatto che si sviluppa un conflitto fra l’Io e il Super-Io” (Freud S., L’Io e l’Es, 1922).

Freud scrive, ne Il problema economico del masochismo, che sono il sadismo del Super-Io e il masochismo dell’Io a spiegare il senso di colpa.

La questione riguardo all’aggressività della coscienza morale sarà ripresa anche nell’opera successiva:

L’aggressività viene introiettata, interiorizzata, propriamente viene rimandata là donde è venuta, ossia è volta contro il proprio Io. Qui viene assunta da una parte dell’Io, che si contrappone come Super-Io al rimanente, e ora come “coscienza” è pronto a dimostrare
contro l’Io la stessa inesorabile aggressività che l’Io avrebbe volentieri soddisfatto contro
altri individui estranei” (Freud S., Il disagio della civiltà, 1929).

Secondo questa interpretazione si assume che la repressione di una pulsione determini un sentimento di colpa e che la coscienza morale diventi tanto più severa e suscettibile quanto più il soggetto si astiene dall’aggredire altre persone.

Ed è sempre ne “Il disagio della civiltà” che Freud fornisce la maggiore chiarificazione riguardo allo sviluppo della coscienza morale e del conseguente senso di colpa.

Egli riscontra che il bambino si sottometterebbe all’influsso estraneo dei genitori a causa della sua debolezza e dipendenza, ossia per paura di perdere l’amore dei genitori e per timore delle punizioni:

Il bambino deve avere un motivo per sottomettersi a un influsso estraneo. È facile scoprire questo motivo nella debolezza dell’uomo e nella sua dipendenza dagli altri; può essere indicato meglio come paura di perdere l’amore. Se l’uomo perde l’amore degli altri, da cui dipende, ci rimette anche la protezione contro molti pericoli e soprattutto si espone al rischio che la persona più forte mostri la sua superiorità punendolo” (Freud, 1929).

In questa fase di sviluppo, dato che il bambino evita il male soltanto quando e perché può essere sorpreso dai genitori, non si può parlare propriamente di coscienza morale e di sentimento di colpa, quanto di angoscia sociale.

È soltanto nella seconda fase che si può parlare propriamente di coscienza morale e di sentimento di colpa, perché è in questa fase che viene interiorizzata l’autorità con l’erigersi del Super-Io. Al timore suscitato dall’autorità esterna subentra ora il timore suscitato dal Super-Io. 

Per questo motivo, non è più sufficiente, per evitare il male, la paura di essere scoperti, essendo il censore sempre presente niente può rimaner celato al cospetto del Super-Io, né i pensieri né la differenziazione tra attuazione e intenzione e il desiderio del male.

Mentre prima l’autorità si limitava a interdire l’atto del soddisfacimento pulsionale, ora la stessa autorità, divenuta interiore, condanna l’Io peccatore, colpevole già per il suo semplice tendere verso il male, e ciò fa insorgere in lui il bisogno di autopunizione.

La coscienza morale, rimane ancorata alla dipendenza dell’autorità parentale; essa non dispone di capacità autonoma di riconoscere il valore dal disvalore, infatti tutto rimane in sostanza come era all’origine e il Super-Io fa provare le stesse paure.

Secondo quanto fanno notare molti autori, nel passaggio dalla prima alla seconda fase, non si dà nell’ambito dell’autonomia e dell’originalità del discernimento, una vera e propria maturazione della coscienza morale.

Infatti, sarebbe sempre e soltanto l’autorità parentale il costitutivo della coscienza morale, con la differenza che, mentre nella prima fase essa era esterna, nella seconda diviene interiore o psichica. Si presuppone perciò una differenza per quanto riguarda la modalità della presenza, non per quanto concerne il soggetto o la fonte che instaura e costituisce la coscienza morale.








Un tenue e costante senso di disgusto



foto di Michel Comte



"E' il disgusto di me che mi ha portato 
all'idea di uccidermi, aspirando forte
in prossimità di un agente delle assicurazioni"
(Allen W.)



La personalità borderline ha origini psicologiche precoci che comportano disturbi primari dell’identità e delle emozioni.

Una delle realtà emozionali fondamentali per il paziente borderline è un senso di profonda vergogna che è l’esperienza di sé come imperfetto, cattivo e meritevole di rifiuto.

Questa sensazione non si basa quasi mai su un comportamento ricordato, ma piuttosto su un presentimento corporeo più sentito che pensato

Molte persone con disturbo di personalità borderline sono eccezionalmente coscienziose, attente a rispettare la legge e a mantenere gli accordi stretti con altre persone.

Sembra, tuttavia, che da bambini, queste persone abbiano sperimentato se stesse come oggetto di disgusto. 

Questa esperienza diventa il senso centrale di sé. 

Per un borderline diventare consapevole di sé significa sentirsi ripugnante e sgradevole e questo lo getta in una spirale di confusione interna. 

Quando queste persone guardano in se stesse tutto ciò che sentono è dolore, accompagnato da un profondo senso di disagio personale.

Fisiologicamente, il nucleo delle esperienze borderline può essere organizzato e immagazzinato nella formazione precoce dell’insula, della corteccia cingolata anteriore, della corteccia prefrontale orbitomediale e dell’amigdala.

Organizzati come una mappa del corpo, sia la corteccia dell’insula che la corteccia cingolata anteriore, connettono gli stati corporei primitivi con l’esperienza, l’espressione di emozione, il comportamento e la cognizione; le due strutture sono entrambe implicate nella mediazione della gamma di emozioni che va dal disgusto all’amore (Bartels, Zeki, 2000; Calder et al., 2003; Carr et al., 2003; Phan et al., 2002).

L’insula sembra essere fondamentale per l’organizzazione e l’esperienza del nostro senso del Sé nucleare nello spazio e della nostra capacità di distinguere fra sé e gli altri (Bechara, Naqvi, 2004; Critchley et al., 2004; Farrer, Frith, 2002; Gundel et al., 2004). 

Sia l’insula che la corteccia cingolata anteriore diventano attive quando si chiede ai soggetti di rievocare il comportamento di cui si vergognano (Shin et al., 2000).

Il disgusto è un’emozione molto primitiva, modellata dall’evoluzione per farci automaticamente indietreggiare di fronte a un potenziale pericolo. 

Le espressioni facciali di disgusto dipingono uno sforzo per espellere il cibo dalla bocca e, per analogia, per allontanarci dall’oggetto della nostra ripugnanza. La nostra avversione per i cadaveri e le ferite ci mette in guardia rispetto a predatori potenziali e a microorganismi tossici.

Complessivamente l’emozione di disgusto è un’emozione al tempo stesso di evitamento e di espulsione, sia dal corpo sia dalla presenza di qualcuno. 

E’ possibile che, le prime esperienze delle persone borderline, abbiano portato ad associare il senso di sé con il disgusto. 

Questa associazione potrebbe essersi verificata quando si sentirono respinti, abbandonati o videro un’espressione di disgusto sulla faccia del caretaker: 

Le reazioni estreme, viste negli individui borderline, possono essere funzione del bisogno di sottrarsi a un sé insopportabile”(Cozolino, 2008).








Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...