Respiri e sospiri

Yves Saint Laurent - foto di Irving Penn






"Il profumo è il fratello del respiro"
(Yves Saint Laurent)




Il diritto di essere una persona nasce con il primo respiro.

L’intensità con cui sentiamo questo diritto si riflette sul nostro modo di respirare. Se respirassimo come gli animali, il nostro livello energetico sarebbe alto e soffriremmo raramente di stanchezza o depressione cronica. Nella nostra cultura il respiro è poco profondo e si ha la tendenza a trattenerlo. Molto spesso non ci si accorge di avere problemi di respirazione ma si fanno le cose con affanno e si ha appena il tempo di respirare.

La respirazione fornisce l’ossigeno necessario ad alimentare la fiamma del metabolismo. Il corpo non ne può immagazzinare una quantità apprezzabile e se la respirazione si arresta anche per pochi minuti sopraggiunge la morte. La respirazione è un aspetto del ritmo corporeo di espansione-contrazione che si manifesta anche nel battito cardiaco.

La respirazione ha un legame diretto con lo stato di eccitazione del corpo. Se siamo rilassati o calmi, respiriamo adagio e senza sforzo. Negli stati di profonda emozione la respirazione è più rapida e intensa. Se abbiamo paura, inspiriamo a scatti e tratteniamo. Se siamo tesi la respirazione è poco profonda e inspirando profondamente favoriamo il rilassamento del corpo.

È essenziale rendersi conto di come respiriamo, osservare se inspiriamo attraverso il naso o la bocca o se tratteniamo il respiro. Il sospiro è un valido indizio poiché è una risposta all’azione di trattenere inconsciamente il respiro. Contrario al sospiro, in cui l’aria viene emessa, lo sbadiglio ne comporta l’introduzione. Lo sbadiglio è un segno di stanchezza o di sonno (sbadigliamo quando la nostra energia dev’essere reintegrata) o anche di noia.

La respirazione naturale interessa l’intero corpo e tutte le sue parti sono diversamente implicate nelle onde respiratorie che lo attraversano. Quando inspiriamo, l’onda parte dal profondo della cavità addominale e sale verso la testa. Quando espiriamo, scende dalla testa verso i piedi. Un disturbo comune è l’arresto dell’onda al livello dell’ombelico o delle ossa pelviche, che le impedisce di far partecipare al processo respiratorio il bacino o la cavità addominale profonda, con il risultato di una respirazione debole.

La respirazione profonda interessa la cavità addominale inferiore che si gonfia nell’inspirazione e si ripiega nell’espirazione. L’aria non entra mai nella cavità addominale, tuttavia, quando respiriamo profondamente, la cavità addominale profonda si dilata e permette ai polmoni di dilatarsi più facilmente e completamente verso il basso. Poiché è in questa direzione che avviene la maggior dilatazione dei polmoni, la respirazione diventa più agevole e al tempo stesso più piena. È così che respirano tutti i bambini piccoli.

Nella respirazione poco profonda i movimenti sono limitati al torace e alla zona del diaframma. Il movimento verso il basso del diaframma è ridotto costringendo i polmoni a dilatarsi verso l’esterno. Il corpo è così sottoposto a una tensione, perché la dilatazione della rigida cassa toracica richiede più sforzo di quella della cavità addominale.

È strano che questa sia la forma più comune di respirazione visto che comporta più lavoro e una quantità minore di ossigeno. La spiegazione è nel nesso tra respirazione e sentimento.

Respirare profondamente significa sentire profondamente

Se respiriamo in profondità nella cavità addominale, quella regione si anima. Se la nostra respirazione non è profonda, reprimiamo certi sentimenti associati all’addome. Uno di questi è la tristezza, poiché l’addome è interessato al pianto profondo (in inglese chiamato belly cry, pianto di pancia). In questo pianto c’è una profonda tristezza che per qualcuno può significare disperazione. I bambini imparano presto che, tirando indietro la pancia e irrigidendola, riescono a isolare sentimenti penosi di tristezza e dolore.

Può sembrare elegante non avere un filo di pancia ma un addome piatto denota anche una mancanza di pienezza della vita. Quando definiamo qualcosa piatto intendiamo dire che manca di colore, di eccitamento e di gusto. Le persone con l’addome piatto spesso si lamentano del loro vuoto interiore. Una scarsa sensibilità di questa parte del corpo indica che nel bacino mancano le sensazioni sessuali di calore e fusione. Negli individui di questo tipo l’eccitazione sessuale è per lo più confinata ai soli organi genitali. È un problema che nasce dalla repressione delle sensazioni sessuali nell’infanzia.

Un altro tipo di respirazione difettosa implica un torace rigido e relativamente immobile: la respirazione è in prevalenza diaframmatica con una certa estensione dell’addome. In queste condizioni il torace viene gonfiato eccessivamente e dona all’individuo un aspetto virile ma lo predispone all’enfisema. Continuare a gonfiarlo esageratamente tende e lacera i delicati tessuti polmonari al punto che l’assunzione di ossigeno diventa inadeguata malgrado il gravoso e doloroso sforzo per introdurre più aria nei polmoni. Anche quando il gonfiore non arriva all’estremo limite, esso costituisce una seria minaccia per la salute perché la rigidità del torace sottopone il cuore a un enorme stress.

La più importante esperienza di respirazione che mi sia capitata di fare, avvenne nel corso della mia prima seduta con Wilhelm Reich. Nella sua pratica psicoanalitica egli aveva scoperto che i pazienti trattenevano il respiro quando reprimevano l’espressione di qualche loro pensiero o sentimento. Era una forma di resistenza ma, invece di fargliela notare, Reich li invitava a respirare liberamente. Non appena la loro respirazione diventava più profonda, essi davano libero sfogo ai pensieri e ai sentimenti. Dopo aver osservato la cosa più volte, Reich cominciò a rivolgere molta attenzione alla respirazione, considerandola una chiave per l’approccio alla resistenza cosciente e inconscia del paziente” (Lowen A., La spiritualità del corpo, 1990)







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