Note su un rapporto esclusivo

"Flight from the city" di Johann Johannsson - 2016



"In genere la madre,
più che amare il figlio,
si ama nel figlio"
(Friedrich Wilhelm Nietzsche) 



La fissazione narcisistica deriva anche da circostanze esterne al soggetto, che possono essere di tipo psicosociale e cioè collegate all’incapacità della madre (narcisista) di mantenere un rapporto con più di un bambino alla volta.

Una simile limitazione emotiva della madre si riscontra spesso nella storia infantile di quei pazienti che soffrono di disturbi narcisistici di personalità, i cui ricordi sembrano in un primo momento indicare la nascita di un altro bambino come la causa primaria del loro disturbo.

Ma non è certo la nascita di un altro bambino che è da condannare, ma piuttosto lo spostamento improvviso e completo della madre da un coinvolgimento narcisistico con il primo figlio a un rapporto ugualmente unilaterale con il nuovo bambino.

Le madri di questo tipo sembrano capaci di provare emozioni autentiche solo nei confronti di un bambino piccolo, pre-edipico sviluppando un rapporto con lui che, finché dura è molto intenso.

Il bambino pre-edipico è investito fortemente di libido narcisistica della madre e l’esaltazione del bambino perdura oltre l’epoca in cui un simile atteggiamento materno è ancora appropriato alla fase e adeguato ai bisogni del bambino. Appena però aspetta un altro figlio, la madre investe questo nuovo bambino delle cariche narcisistiche che in maniera improvvisa e traumatica ritira dall’altro” (Kohut H., 1971).

I disturbi parentali in questo campo coprono uno spettro che va da una fissazione narcisistica blanda alla psicosi latente o manifesta.

Una psicosi latente del genitore tende a produrre fissazioni più vaste e profonde nell’ambito narcisistico, e specialmente pre-narcisistico (autoerotico), che una psicosi manifesta.

Nel caso di una psicosi manifesta di un genitore, il bambino è in genere meno esposto alla sua influenza dannosa, anche se il genitore non è ospedalizzato o in trattamento psichiatrico, perché l’evidente anormalità del suo comportamento è riconosciuta dall’ambiente e il bambino è così sostenuto nel suo sforzo verso lo sviluppo di nuclei autonomi del Sé psico-corporeo.






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