Il pericolo è fuori

foto di Erwin Olaf



Aspettandosi sempre il peggio,
non restava mai deluso a lungo.
Non veniva mai preso in contropiede
e preoccuparsi gli dava tante soddisfazioni…
(Philip Roth, 1997)



L’ansia e la paura sono gli aspetti fisici della continua valutazione del pericolo da parte del nostro corpo.

Ansia e paura possono essere innescate da innumerevoli segnali coscienti o inconsci e hanno il potere di modellare i nostri pensieri, il comportamento e i sentimenti.

Al culmine del loro valore adattivo, l’ansia e la paura ci incoraggiano ad allontanarci dal bordo del precipizio, ad attraversare la strada o a controllare documenti da firmare.
Al minimo del loro valore adattivo, ansia e paura ci impediscono di assumere rischi appropriati, di impegnarci in relazioni e di esplorare l’ambiente circostante.

Quasi tutti sperimentano un qualche tipo di ansia sociale. Un appuntamento con una persona sconosciuta, un colloquio di lavoro o parlare in pubblico sono tutte situazioni in cui è normale sperimentare un certo livello di ansia.

Tuttavia, per più del 12% delle persone l’ansia sociale sperimentata è tale da influenzare significativamente il funzionamento generale dell’organismo (Charney, 2003; Wittchen, Fehm, 2001).

La fobia sociale sembra avere componenti sia ereditarie che apprese (Lieb, 2000; Mannuzza, 1995; Marcin, Nemeroff, 2003), anche se non sappiamo se le svariate differenze trovate nel cervello di persone che soffrono di fobia sociale siano una causa, un effetto o siano semplicemente correlate alla fobia sociale (Li, 2001; Stein, 1998).

Ciò che scatena l’ansia sociale non è una minaccia diretta alla sopravvivenza fisica. È piuttosto un’anticipazione della vergogna, il correlato sociale del pericolo fisico.

Da bambini la vergogna è una disconnessione emozionale con il caretaker che viene sperimentata come minacciosa per la sopravvivenza. L’attivazione automatica e inconscia della vergogna, continua a modellare la nostra immagine e il comportamento sociale in età adulta.

L’ansia sociale altera il modo in cui raccogliamo ed elaboriamo l’informazione attraverso la sinapsi sociale e il modo in cui le reti del cervello sociale rispondono all’esperienza.

Chi soffre di fobia sociale mostra una particolare distorsione dell’attenzione nei confronti d’informazioni riguardanti la valutazione sociale; ha una particolare tendenza ad anticipare, individuare e ricordare risposte negative e rabbiose degli altri (Amir, Foa, Coles, 2000; Asmudson, Stein, 1994; Clark, McManus, 2002; Eastwood, 2005; Mogg, 2004; Musa, Lépin, 2000).

Tende anche a orientarsi verso stimoli che provocano ansia e una volta che è angosciato il soggetto ha difficoltà a uscirne, anche quando la situazione mette a rischio il benessere personale (Amir, Foa, Coles, 2000; Fox, 2001; Georgiou, 2005).

Chi soffre di fobia sociale ricorre all’evitamento visivo ed elabora strategie per modulare la paura evocata dall’essere visto (Chen, 2002; Mansell, 1999; Van Ameringen, 1998).

Il fobico sociale presta particolare attenzione alla valutazione sociale, rimane aderente ad essa e si sente continuamente messo alla prova. Ogni interazione viene sentita come valutazione negativa del proprio valore, e così i ricordi e l’impatto emozionale delle risposte interpersonali negative feriscono più profondamente e in maniera più duratura.

Bambini con fobia sociale hanno difficoltà a riconoscere espressioni facciali emozionali e sperimentano un’ansia più intensa mentre guardano le facce (Simonian, 2001).

Adulti con fobia sociale mostrano una memoria per le espressioni facciali migliore di quella dei soggetti normali, particolarmente per le espressioni negative e di critica (Foa, 2000; Lundh, Ost, 1996).

Chi soffre di fobia sociale evita di guardare direttamente le facce, in particolare gli occhi e preferisce concentrarsi su altri aspetti della persona con cui interagisce. Questo evitamento interferisce di solito negativamente nella relazione, per cui la previsione sociale negativa del fobico è confermata.







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