Il desiderio di successo e le sue possibili distorsioni

foto di Eugenio Recuenco



Spesso non c’è nessuna ragione apparente che giustifichi una reazione depressiva.

In molti casi si verifica quando tutto sembra andare per il meglio, quando la persona è sul punto di conseguire ciò a cui ambisce o quando lo ha appena raggiunto.

L’apparente contraddizione tra il successo e la depressione si può spiegare se supponiamo che il successo non fosse il vero scopo della persona. Se lo scopo era sentirsi amati e il successo è stato concepito inconsciamente come un mezzo per ottenere amore, il fatto di non essere riuscito a ottenerlo non può che tradursi in una grave delusione.

E siccome le persone che attuano questo tipo di progetto hanno uno scarso contatto con la propria realtà interiore e i propri sentimenti, non riescono a sentire la propria delusione ed entrano in depressione.

La reazione depressiva può svilupparsi in un modo talmente insidioso che, quando è arrivata al suo massimo, l’individuo può aver dimenticato l’evento specifico che l’ha messa in moto.

La depressione è causata dalla repressione dell’emozione e non può essere considerata a sua volta un’emozione. Essa rappresenta l’assenza di emozione. Non è un sentimento vero e proprio e non dovrebbe essere confusa con un sentimento reale come sentirsi tristi o malinconici, che comporta elementi di tristezza e di solitudine.

I sentimenti e le emozioni sono risposte dell’organismo ad avvenimenti dell’ambiente; lo stato depresso è mancanza di risposte.

Quest’assenza di vitalità rispecchia schemi comportamentali acquisiti precocemente.

La depressione colpisce molte persone proprio nel momento in cui raggiungono i propri obiettivi. Avendo lavorato duramente per ottenere le condizioni che ritenevano adatte a rendere possibile il piacere, scoprono improvvisamente che questo non è possibile.
Il piacere è precluso dalla loro incapacità di protendersi e prenderlo.

Il piacere sta nel protendersi e nell’aprirsi, non solo mentalmente, ma con il corpo, che dev’essere libero da tensioni muscolari che ne limitano i movimenti” (Lowen A., Pleasure: A Creative Approach to Life, 1970).

Ci sono due movimenti per protendersi: uno con la bocca (impulso infantile di protendersi verso il cibo), l’altro con le braccia (impulso infantile di essere preso in braccio).
Nella vita adulta, questi due movimenti si traducono nel bacio e nell’abbraccio affettuoso.

Entrambi sono gravemente limitati nelle persone depresse.

Vi è una mancanza di sensazioni alle braccia per la contrazione dei muscoli del cingolo scapolare e il movimento in avanti delle labbra è inibito dalla spasticità dei muscoli facciali. Il labbro superiore teso indica una tendenza a trattenere le sensazioni. Una mascella tesa e rigida, esprime un atteggiamento negativo e blocca il labbro inferiore impedendogli di venire in avanti liberamente.

Se una persona non può protendersi, deve manipolare l’ambiente in modo che il piacere le venga offerto.

Quando riceverà quest’offerta comunque la rifiuterà secondo uno schema affettivo che esprime il drammatico dilemma del depresso: “Non sei venuto quando ti volevo e adesso non ti voglio più”.

Questo rifiuto permette al soggetto di mantenere il controllo su una situazione che potrebbe essere particolarmente frustrante: avvicinarsi al piacere, quando viene offerto, e scoprire di essere incapaci di aprirsi e prenderlo.

Ciò comporterebbe il contatto con emozioni rimosse di frustrazione, rabbia, solitudine e disperazione, intollerabili per le persone depresse.

Il lavoro con questi soggetti porta a buoni risultati quando prevede una certa quantità di lavoro sulle tensioni muscolari e la revisione degli episodi dell’infanzia che possono essere stati alla base di potenti meccanismi di rimozione.





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