De Limitazioni


Patrick Nagel





L’autopercezione è l’aspetto sensoriale della coscienza.

Quando si deteriora la funzione dell’autopercezione, si deteriora anche la coscienza e con essa funzioni come il linguaggio, l’associazione simbolica, l’orientamento.

Se l’autopercezione non è disturbata, ma comunque riflette un organismo rigido, come accade nel nevrotico bloccato affettivamente, anche le funzioni della coscienza e dell’intelletto saranno rigide e meccaniche.

Quando l’autopercezione riflette un funzionamento ottuso dell’organismo, allora anche la coscienza e l’intelletto saranno ottusi. Quando l’autopercezione riflette un’eccitazione organica remota e debole, la coscienza svilupperà l’idea di sentirsi estranei o la presenza di forze estranee” (Reich W., Analisi del carattere, 1949).

Per questo motivo i fenomeni schizofrenici si presentano meglio alla comprensione del problema più difficile e più oscuro di tutte le scienze naturali: la capacità della materia di percepire se stessa e, nelle specie superiori, di diventare cosciente di se stessa.

Sebbene l’autopercezione costituisca l’autocoscienza, e sebbene il tipo di autopercezione determini il tipo di coscienza, queste due funzioni della mente non sono identiche.

La coscienza appare come una funzione superiore che si è sviluppata nell’organismo molto più tardi dell’autopercezione. Il suo grado di chiarezza e unicità dipende, a giudicare dall’osservazione dei processi schizofrenici, non dalla forza o dall’intensità dell’autopercezione, quanto dal grado d’integrazione degli elementi dell’autopercezione in un’unica esperienza di sé.

Nel crollo schizofrenico quest’unità si scinde, insieme alla disintegrazione delle funzioni della coscienza. Normalmente, la disintegrazione dell’autopercezione precede la disintegrazione delle funzioni della coscienza.

Il disorientamento e la confusione sono le prime reazioni alla propria mancanza di coordinamento percettivo. L’associazione di pensieri e linguaggio che dipende da essa, sono le successive funzioni, della coscienza nell’uomo, che si scindono quando la disintegrazione dell’autopercezione è arrivata a un grado sufficiente di gravità.

Persino il tipo di mancanza di coordinamento della coscienza riflette il tipo di disintegrazione dell’autopercezione.

Nella schizofrenia paranoide, in cui l’autopercezione è gravemente disturbata, anche l’associazione e il linguaggio sono disgiunti. Nei casi di stupore catatonico in cui l’organismo è contratto e immobilizzato in modo acuto e grave, compare di regola il totale mutismo, cioè la mancanza di linguaggio e di regole emozionali.

Anche nell’ebefrenia, in cui è in atto un lento deterioramento e ottundimento dei processi biofisici, la percezione e la coscienza sono di regola ottuse, gravemente rallentate e sempre meno effettive.

Le funzioni mentali dell’autopercezione e della coscienza sono collegate e corrispondono a stati bioenergetici dell’organismo. Questo permette di affermare, per esempio, che la schizofrenia è una malattia biofisica e non solamente mentale.

Le disfunzioni mentali esprimono il processo schizofrenico della disintegrazione del sistema biofisico in modo diretto. Le disfunzioni dell’autopercezione e della coscienza sono collegate alle disfunzioni emozionali e allo sbilanciamento delle funzioni di mobilità plasmatica e delle condizioni strutturali e chimiche del corpo” (Reich, 1949).






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