Note su qualche percezione

"Chrysalide" di Guillaume Amat - 2016


Un ottimista potrebbe dire che ognuno è dotato d’intuizioni e ha bisogno solo di riuscire a capirlo; che l’intuizione non ci fuorvia se riusciamo a liberarla dal coinvolgimento distruttivo in costellazioni nevrotiche e ansie; e che c’è un tempo per il metodo scientifico e un tempo per l’intuizione, il primo porta con sé una maggiore certezza, l’altro offre maggiori possibilità; i due insieme rappresentano la base del pensiero creativo” (Berne E., Intuizione e stati dell’Io, 1992)

Tra pensare e sapere Oscar Wilde introduce l’elemento emotivo/esistenziale e scrive:

L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero”.

Esiste una categoria di sensazioni nella vita quotidiana e di giudizi nella pratica clinica di uno psicoterapeuta, che sembrano mancare di una base specifica nell’esperienza conscia o preconscia, e che probabilmente si riferiscono a quelle che possiamo chiamare intuizioni.

E. J. Kempf (1921), come Darwin, parla della comprensione degli stati emotivi altrui mediante imitazione riflessa attraverso analoghe brevi tensioni muscolari, e afferma che:

Noi pensiamo con i nostri muscoli”.

Questo metodo di giudizio può essere definito “intuizione attraverso esperienza soggettiva” (propriocezione).

Jung (1921) parla d’intuizioni oggettive e concrete riferendosi al giudizio intuitivo che si basa su una vasta esperienza clinica e per il quale si può usare il termine “intuizione attraverso esperienza oggettiva” (inconscio collettivo).

Altri autori hanno descritto altri tipi d’intuizione usando termini come insight (Freud, 1928) o uno simile, come ispirazione (Kris, 1936), intuito (Hutchinson, 1939).

L’intuizione clinica è la conoscenza basata sull’esperienza acquisita attraverso il contatto sensoriale con il soggetto, senza che chi intuisce riesca a spiegare esattamente a se stesso o agli altri com’è pervenuto alle sue conclusioni.

Oppure, in termini psicologici, è la conoscenza basata sull’esperienza e acquisita mediante funzioni consce o preconsce preverbali attraverso contatto sensoriale con l’altro. Questa definizione si avvicina a quella di Jung secondo cui l’intuizione è “quella funzione psicologica che trasmette percezioni in modo inconscio”.

Questo concetto d’intuizione clinica implica che l’individuo possa conoscere qualcosa senza sapere come la conosce. Se egli può spiegare correttamente le basi su cui si fondano le sue conclusioni, diciamo che esse sono basate su un ragionamento logico e su un’osservazione attivamente diretta. Se la sua conclusione sembra basata su qualcosa di diverso dal contatto sensoriale diretto o indiretto con il soggetto, allora dobbiamo riferirci a quello che J. B. Rhine chiama percezione extrasensoriale.

Non solo l’individuo a volte è inconsapevole di come conosce qualcosa, ma può darsi persino che non sappia che cosa conosce, eppure si comporta e reagisce come se le sue azioni o reazioni si basassero su qualcosa che conosce.

Il problema dell’intuizione riguarda una questione generale:
In base a quali dati le persone formano la loro esperienza sulla realtà?” (Darwin C., 1869)

Per giudizio s’intende un’immagine della realtà che influisce sul comportamento e i sentimenti nei confronti della realtà. Un’immagine si forma integrando impressioni sensoriali e di altro genere, l’una nell’altra e con le tensioni interne basate sui bisogni presenti ed esperienze passate. Per realtà s’intendono le potenzialità d’interazione di tutti i sistemi a cui il soggetto può appartenere, incluso il passato.

Aristotele parla di “induzione intuitiva” riferendosi alla capacità dell’organismo di sperimentare percezioni sensoriali di base, e a un livello superiore, di sistematizzare i ricordi di queste percezioni.

Riguardo all’intuizione, 1) bisogna esserne dotati, 2) può favorirci, 3) si raggiunge presto un limite definito oltre il quale non c’è alcun progresso ulteriore senza il metodo scientifico. Non ho mai incontrato un uomo che potesse uguagliare per intuizione Freud, che avesse, cioè, il suo immediato inesplicabile intuito psicologico. Egli, però, aveva anche un autocontrollo scientifico che l’ha portato a non fidarsi delle sue intuizioni non provate” (Wittels F., Review of Stekel’s Interpretation of dreams, 1945).






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