Parole in più

"Spider" di David Cronenberg - 2002



"Non sarai mai solo con la schizofrenia"
(Woody Allen)



Bateson, Jackson, Haley e Weakland hanno descritto gli effetti del paradosso umano in un saggio intitolato Toward a Theory of Schizophrenia del 1956.

Questo gruppo di ricercatori studiò il fenomeno della comunicazione schizofrenica da un punto di vista che fu radicalmente diverso da tutte quelle ipotesi secondo cui la schizofrenia è anzitutto un disturbo intrapsichico (disordine del pensiero, funzione debole dell’Io, sommersione della coscienza ad opera di materiale del processo primario, ecc.).

Bateson e i suoi collaboratori si chiesero quali sequenze di esperienza interpersonale provocherebbero il comportamento che giustificherebbe la diagnosi di schizofrenia.

Lo schizofrenico, ipotizzarono, deve vivere in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali saranno appropriate.

E’ un’ipotesi che li portò a postulare e a identificare certe caratteristiche essenziali di tale interazione, per cui coniarono il termine doppio legame e le sue componenti sono le seguenti:

- Due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica per una di esse, per alcune o per tutte: la vita familiare (soprattutto l’interazione genitore-figlio), l’invalidità, la dipendenza materiale, la prigionia, l’amicizia, l’amore;

- In un simile contesto viene dato un messaggio che è strutturato in modo tale che 
(a) asserisce qualcosa, 
(b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione e 
(c) queste due asserzioni si escludono a vicenda. 

Quindi se il messaggio è un’ingiunzione paradossale deve produrre una sensazione corporea di sospensione o irritazione, oppure frustrazione:

Sii spontaneo!” (se si segue l'esortazione non si è spontanei);
Amami!” (l'amore è una libera scelta); 
Io sono sempre me stesso!” (la certezza dell'ovvietà che comunica incertezza sull'argomento); 
Sono un bugiardo” (se dico la verità non sono un bugiardo).

- S’impedisce al ricettore del messaggio di uscire fuori dallo schema stabilito da questo messaggio o metacomunicando su esso (commentandolo) o chiudendosi in se stesso. 

Dunque anche se il messaggio è da un punto di vista logico privo di significato, è una realtà pragmatica; egli non può reagire ad esso, ma non può neppure reagire ad esso in modo adeguato (non paradossale), perché il messaggio stesso è paradossale. 

Una persona in una situazione di doppio legame è probabile che si trovi punita (o almeno che le si faccia provare un senso di colpa) per avere avuto percezioni corrette, e che venga definita cattiva o folle per aver magari insinuato che esiste una discrepanza tra ciò che vede e ciò che dovrebbe vedere.

Quando si è esposti al doppio legame per un lungo tempo, ci si abitua a tale situazione e la si aspetta. Vale soprattutto per l’infanzia, quando i bambini hanno la tendenza a concludere che quello che accade loro, accade in tutto il mondo.

La madre di un giovanotto gravemente schizofrenico, una donna emotiva che parlava con la velocità di una mitragliatrice, riversò su di me, in un flusso ininterrotto di parole, le seguenti frasi, che erano così piene di incoerenze, per il tono emozionale in cui erano pronunciate, che mi lasciarono momentaneamente sbalordito: ‘Era tanto felice. Non riesco a capire quello che gli è capitato. Non era mai abbattuto. Gli piaceva il suo lavoro, accomodava le radio nel negozio del signor Mitchell a Lewiston. Il signor Mitchell è un vero perfezionista. Prima di Edward credo che non c’è riuscito nessuno a stare in quel posto più di due o tre mesi. Ma è fantastico come Edward andava d’accordo col signor Mitchell. Tornava a casa e diceva (la madre imita un sospiro di spossatezza): Non ne posso proprio più!” (Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. D., Pragmatica della comunicazione umana, 1967)








Note su qualche percezione

"Chrysalide" di Guillaume Amat - 2016


Un ottimista potrebbe dire che ognuno è dotato d’intuizioni e ha bisogno solo di riuscire a capirlo; che l’intuizione non ci fuorvia se riusciamo a liberarla dal coinvolgimento distruttivo in costellazioni nevrotiche e ansie; e che c’è un tempo per il metodo scientifico e un tempo per l’intuizione, il primo porta con sé una maggiore certezza, l’altro offre maggiori possibilità; i due insieme rappresentano la base del pensiero creativo” (Berne E., Intuizione e stati dell’Io, 1992)

Tra pensare e sapere Oscar Wilde introduce l’elemento emotivo/esistenziale e scrive:

L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero”.

Esiste una categoria di sensazioni nella vita quotidiana e di giudizi nella pratica clinica di uno psicoterapeuta, che sembrano mancare di una base specifica nell’esperienza conscia o preconscia, e che probabilmente si riferiscono a quelle che possiamo chiamare intuizioni.

E. J. Kempf (1921), come Darwin, parla della comprensione degli stati emotivi altrui mediante imitazione riflessa attraverso analoghe brevi tensioni muscolari, e afferma che:

Noi pensiamo con i nostri muscoli”.

Questo metodo di giudizio può essere definito “intuizione attraverso esperienza soggettiva” (propriocezione).

Jung (1921) parla d’intuizioni oggettive e concrete riferendosi al giudizio intuitivo che si basa su una vasta esperienza clinica e per il quale si può usare il termine “intuizione attraverso esperienza oggettiva” (inconscio collettivo).

Altri autori hanno descritto altri tipi d’intuizione usando termini come insight (Freud, 1928) o uno simile, come ispirazione (Kris, 1936), intuito (Hutchinson, 1939).

L’intuizione clinica è la conoscenza basata sull’esperienza acquisita attraverso il contatto sensoriale con il soggetto, senza che chi intuisce riesca a spiegare esattamente a se stesso o agli altri com’è pervenuto alle sue conclusioni.

Oppure, in termini psicologici, è la conoscenza basata sull’esperienza e acquisita mediante funzioni consce o preconsce preverbali attraverso contatto sensoriale con l’altro. Questa definizione si avvicina a quella di Jung secondo cui l’intuizione è “quella funzione psicologica che trasmette percezioni in modo inconscio”.

Questo concetto d’intuizione clinica implica che l’individuo possa conoscere qualcosa senza sapere come la conosce. Se egli può spiegare correttamente le basi su cui si fondano le sue conclusioni, diciamo che esse sono basate su un ragionamento logico e su un’osservazione attivamente diretta. Se la sua conclusione sembra basata su qualcosa di diverso dal contatto sensoriale diretto o indiretto con il soggetto, allora dobbiamo riferirci a quello che J. B. Rhine chiama percezione extrasensoriale.

Non solo l’individuo a volte è inconsapevole di come conosce qualcosa, ma può darsi persino che non sappia che cosa conosce, eppure si comporta e reagisce come se le sue azioni o reazioni si basassero su qualcosa che conosce.

Il problema dell’intuizione riguarda una questione generale:
In base a quali dati le persone formano la loro esperienza sulla realtà?” (Darwin C., 1869)

Per giudizio s’intende un’immagine della realtà che influisce sul comportamento e i sentimenti nei confronti della realtà. Un’immagine si forma integrando impressioni sensoriali e di altro genere, l’una nell’altra e con le tensioni interne basate sui bisogni presenti ed esperienze passate. Per realtà s’intendono le potenzialità d’interazione di tutti i sistemi a cui il soggetto può appartenere, incluso il passato.

Aristotele parla di “induzione intuitiva” riferendosi alla capacità dell’organismo di sperimentare percezioni sensoriali di base, e a un livello superiore, di sistematizzare i ricordi di queste percezioni.

Riguardo all’intuizione, 1) bisogna esserne dotati, 2) può favorirci, 3) si raggiunge presto un limite definito oltre il quale non c’è alcun progresso ulteriore senza il metodo scientifico. Non ho mai incontrato un uomo che potesse uguagliare per intuizione Freud, che avesse, cioè, il suo immediato inesplicabile intuito psicologico. Egli, però, aveva anche un autocontrollo scientifico che l’ha portato a non fidarsi delle sue intuizioni non provate” (Wittels F., Review of Stekel’s Interpretation of dreams, 1945).






Bambini intelligenti e instabili


foto di Robert Doisneau



Il carattere orale di un individuo adulto si sviluppa quando nell’infanzia il suo desiderio è represso prima che i bisogni orali siano soddisfatti.

Ciò crea un conflitto fra la necessità e la paura della delusione.

Questa repressione inconscia si fissa per lo strutturarsi progressivo di questo conflitto nell’attitudine del corpo. A livello psicologico si può parlare di una paura di riprovare l’agonia della sofferenza infantile, dell’ostilità e del desiderio represso.

L’Io ha rinunciato alla richiesta conscia di ulteriori soddisfazioni. Il bambino fa un coraggioso tentativo per funzionare indipendentemente, e in parte ci riesce; ma i bisogni orali insoddisfatti sono ancora attivi a livello inconscio. Essi trovano una seconda opportunità di affermarsi quando, dopo la pubertà, la funzione genitale è definitivamente stabilita.

Il problema originale appare ora come un disturbo della genitalità. La delusione a questo livello riattiva il conflitto originale, che gradualmente si estende fino ad abbracciare il complesso delle funzioni dell’individuo.

La repressione del desiderio produce un bambino che è prematuramente indipendente. Quest’individui parlano presto, hanno un’intelligenza precoce e compiono sforzi per cercare di non essere di peso a nessuno, soprattutto alla madre.

Ma la profonda mancanza d’indipendenza inconscia si esprime nel corpo. Che imparino a camminare presto o con ritardo, non sono mai veramente sicuri sulle loro gambe; il loro senso di equilibrio è scarso e le madri si lamentano perché cadono spesso e non di rado quando inciampano non fanno nulla per restare in piedi.

“Ricordo un bambino la cui madre mi consultò perché aveva sviluppato una sindrome celiaca. Aveva circa tre anni, era piuttosto sottile e poco sviluppato. Quando cominciò a parlare, rimasi impressionato dal suo vocabolario e da una facilità di espressione veramente insoliti per la sua età. Non potei fare a meno di osservare quanto fosse intelligente. La madre sollevò le braccia al cielo esclamando quanto glielo ripetessero tutti quanto era intelligente suo figlio, ma che lei voleva invece un figlio sano” (Lowen A., 1985)

I sogni e i ricordi del carattere orale tipicamente mostrano sentimenti di abbandono e disperazione. Nella fase orale dello sviluppo il bambino è poco meno dipendente dalla madre di quanto lo sia l’embrione o il feto.

La combinazione della soddisfazione orale con una certa rassicurante garanzia di sicurezza, potrebbero essere considerate condizioni ottimali per il bambino. La straordinaria frustrazione potrebbe essere il fattore determinante di un tratto orale della personalità.

Una sola combinazione potrebbe produrre una fissazione orale in assenza di una specifica privazione orale: la soddisfazione orale accompagnata da una fondamentale insicurezza è uno dei fattori eziologici dello sviluppo di un carattere psicopatico. Il carattere psicopatico ha una forte fissazione orale. Inoltre, nella maggioranza dei casi, c’è una sottostruttura masochistica.







Modi di un individuo contemporaneo

"Her" di Spike Jones - 2013


"Il futuro non è più
quello di una volta"
(Mark Strand) 



Da un’osservazione generale delle persone è sempre più probabile imbattersi in un tipo d’individuo con caratteristiche che fino a qualche decina di anni fa erano presenti solo in una casistica psicologica.

Queste caratteristiche stanno diventando così comuni che questo tipo d’individuo non è più classificabile, come in precedenza, nella tipologia schizoide/borderline, ma semplicemente come un individuo a noi contemporaneo e tipico del passaggio tra i due millenni.

La persona contemporanea lamenta l’incapacità di entrare in contatto con gli altri e trova molto difficile mantenere qualsiasi rapporto affettuoso e stabile.

Nel caso in cui riesca affettivamente a entrare in rapporto con qualcuno, s’instaura rapidamente un’intensa dipendenza che dà luogo a disturbi d’identità.

La persona contemporanea s’identifica rapidamente e transitoriamente con i suoi oggetti affettivi, vive una perdita del proprio senso d’identità accompagnata da angoscia e paura della frammentazione o della dissoluzione del Sé.

Raramente queste persone stabiliscono un’identità sessuale sicura e oscillano nella loro esperienza di mascolinità e femminilità. Non sono omosessuali, ma temono di poterlo essere e la loro scelta dell’oggetto d’amore, o i loro tentativi di sceglierlo, sono ugualmente incerti” (J. H. Rey).

Questi individui contemporanei, frequentemente osservabili, sono pieni di richieste, controllano, manipolano, minacciano o svalutano gli altri. Accusano la società e gli altri dei propri mali e si sentono facilmente perseguitati, il che può accompagnarsi con idee grandiose su se stessi. Di fatto, i sentimenti di queste persone sono dominati da fantasie di relativa piccolezza e grandezza.

Sentendosi piccole, indifese e in pericolo queste persone possono difendersi con scoppi incontrollabili di rabbia e varie forme di comportamento compulsivo.
La loro particolare affettività si riflette nel senso di futilità di cui si lamentano e che le caratterizza.

Questo si riflette anche nel particolare tipo di depressione di cui soffrono. Una forma di depressione spersonalizzata, con senso di noia, inutilità, mancanza d’interesse, che manca però quasi totalmente dell’aspetto doloroso della vera depressione.

Accanto a questo torpore c’è tuttavia la ricerca di stimoli ed esperienze sensoriali attraverso l’alcol, le droghe, le perversioni, la promiscuità.

L’individuo contemporaneo lamenta esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione o disturbi dell’immagine corporea. Il suo Io corporeo non è più strutturato della sua personalità o del Sé. Lo stato di perplessità e confusione traspare frequentemente.

Quest’individuo è continuamente tra noi, accanto a noi e in parte ci somiglia.






Indizi sulle intenzioni del corpo


Melissa Hamilton e Roberto Bolle - 2017



La verticalità generale del corpo è un fattore importante per la salute dell’individuo perché la collocazione e la funzionalità del cervello sono determinati dall'allineamento.




Il cingolo scapolare (area pettorale), il tratto dorsale superiore e quello cervicale formano un unico sistema di movimento. Ciascun elemento di questo complesso influenza costantemente tutti gli altri elementi. Il cingolo scapolare è più vulnerabile alla deformazione di quello pelvico: è più leggero, è unito al corpo solo in un punto e non ha sostegno saldo.

Essendo più lontano dal suolo, offre maggior leva alla gravità per la sua distinzione. Di conseguenza, la deviazione strutturale dalla verticale s’instaura facilmente, sia che arrivi dalla drammatizzazione cronica di un’emozione negativa (paura, preoccupazione, angoscia, aggressione), sia che derivi da un uso sbagliato dei muscoli o da un impatto traumatico.

I due cingoli, pettorale e pelvico, determinano l’efficienza motoria del corpo. Essi attuano il desiderio di movimento dell’individuo e gli danno la possibilità di agire fisicamente nel mondo materiale circostante. In un certo senso, dal punto di vista della struttura, sono omologhi. Tuttavia, la diversa funzione principale (la mobilità delle braccia, contrapposta alla funzione di sostegno del peso delle gambe) ha offuscato la similitudine.




Lo psoas (pre-vertebrale) e i romboidi (post-vertebrali) collegano i due cingoli alla vertebrale spinale. Il collegamento deve essere stabile, ma sufficientemente flessibile perché i cingoli possano muoversi pur mantenendo indisturbata la verticale. I romboidi sono centrali per l’attività del cingolo scapolare, lo psoas per il funzionamento appropriato del cingolo pelvico. Il fulcro dell’equilibrio romboidi-psoas è alla giunzione lombo-dorsale che diventa, così, una zona d’importanza straordinaria per la meccanica del corpo.

Il cingolo scapolare consiste di due coppie di segmenti ossei, la scapola destra e sinistra, la clavicola destra e sinistra, e le componenti miofasciali correlate. La scapola sormonta la parte superiore della gabbia toracica dorsale; la clavicola è il suo partner ventrale. La loro escursione è limitata dai muscoli che da esse si fissano e le inguainano.

La clavicola è una sbarra ossea che si trova sulla superficie ventrale della gabbia toracica. La spinta che esercita impedisce alla scapola, che sta sul dorso, di scivolare troppo in avanti. Un disco articolare sulla clavicola e due protuberanze della scapola (i processi coracoide e acromiale) creano una coppa semisferica, la fossa glenoidea. L’osso del braccio, l’omero, alloggia nella coppa. Esso viene protetto e mantenuto in posizione dai legamenti sovrastanti e da un colletto cartilagineo.

Un cingolo è assicurato al busto da una sola salda inserzione cartilaginea che si trova sulla superficie ventrale (parte frontale della gabbia toracica) a livello della giunzione tra la prima costola e lo sterno. Data la relativa vulnerabilità di questa inserzione, è facile che il movimento aberrato della gabbia toracica modifichi il bilanciamento della scapola. A volte, l’aberrazione deriva da un impatto traumatico, ma più spesso deriva da posture sbagliate.

Queste posture scorrette derivano da schemi comportamentali: una risata normale, per esempio, fa arretrare le spalle ed espande la gabbia toracica. Tutti noi conosciamo persone che ridono facendo avanzare le spalle e contraendosi. L’origine di un comportamento simile può essere la lesione fisica alla struttura ventrale dell’individuo, che viene rafforzata e perpetuata ogni volta che l’individuo ride.

Ogni schema aberrato nelle spalle provoca le cosiddette scapole alate, caratteristiche del cingolo male assestato di una postura inefficiente. Questo tipo di scapole sono indicative dell’incapacità dei romboidi di assolvere alla loro funzione naturale. Di solito, il compito dei romboidi (e del gran dentato) è di conservare un giusto rapporto tra scapole e colonna vertebrale e bilanciare il muscolo rotondo.

Anche una clavicola aberrata tende a spostarsi in basso nello spazio, più che in alto. Se si tiene abitualmente una postura sbagliata, invece di adattarsi liberamente verso la testa, la clavicola si appoggia direttamente sulla prima costola, immobilizzandola.

Le due ossa, clavicola e costola, s’incollano insieme, il muscolo diventa fibroso e la mobilità, che dovrebbe consentire al cingolo scapolare di assestarsi in senso orizzontale, sparisce. La respirazione si contrae e il collo appare più rigido. Il deterioramento di questo tessuto avviene in seguito al cedimento ventrale della gabbia toracica, come risultato di un accorciamento cronico del retto addominale.

Questa successione disgraziata spesso è il risultato di un allenamento atletico costante: troppe flessioni, troppi addominali che accorciano il retto. Data l’estensione delle compensazioni e delle restrizioni che impone, lo spostamento della clavicola fa spesso insorgere dolori cronici e molti problemi alle spalle” (Rolf I., Rolfing, 1977).





Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...