Il sogno nello sguardo



foto di David Terrazas




"L'anima parla con gli occhi 
e bacia con lo sguardo"
(Gustav Adolf Béquer)




Il linguaggio non verbale, compreso quello degli occhi, è un potente canale di informazioni neurovegetative. La parte istintuale che questo linguaggio esprime costituisce un codice antico delle relazioni tra gli individui. Le diverse culture ne hanno tentato una decodifica.

In Occidente è un segno di rispetto e d’interesse guardare chi ci sta parlando. Tuttavia uno sguardo troppo intenso può essere percepito come un insulto o un segnale di aggressione.

Teniamo sotto controllo lo sguardo dei nostri ascoltatori per vedere se abbiamo la loro attenzione e può sorgere un pò di disagio se ci accorgiamo che guardano troppo frequentemente da un’altra parte, anche se l'ascoltatore ci assicura che ci sta dando la sua massima attenzione.

In altre culture, distogliere lo sguardo è un segno di rispetto nei confronti di persone di rango più elevato ed è qualcosa che ci si aspetta fra persone di diverso sesso. Il contatto oculare viene usato anche per una dominanza sociale. Lo sguardo a terra è un segnale non verbale di accondiscendenza.

È capitato a tutti di farsi bloccare da un’occhiataccia raggelante di un genitore.

Allo stesso modo i bambini s’impegnano in giochi consistenti nel fissarsi negli occhi per vedere chi cederà, oppure chi riderà per primo per il nervosismo. Quante volte avete sentito l’espressione “se gli sguardi potessero uccidere”.

D’altronde, mantenere un contatto oculare diretto con qualcuno potenzialmente interessante da un punto di vista sentimentale, può essere interpretato come segno della disponibilità ad accettare un approccio.

Quando vediamo qualcuno che sta guardando nella nostra direzione, si verifica un incremento di attività del flusso dorsale visivo del “dove” (fra il giro fusiforme e il solco intraparietale) nel momento in cui dirigiamo la nostra attenzione all’elaborazione condivisa dell’ambiente esterno. In questa situazione il cervello è impegnato ad analizzare direzione e oggetto dello sguardo (George, Driver, Dolan, 2001).

Quando lo sguardo altrui si dirige verso di noi, soprattutto se di uno sconosciuto, l’attivazione cerebrale aumenta nell’amigdala così come nell’insula, nelle cortecce cingolata, frontale e temporale (Calder, 2002; Kawashima, 1999; Kingstone, 2004).

In termini psichici si attivano una serie infinita di fantasie, ricordi, aspettative inconsce che si potrebbe affermare che lo sguardo di un'estraneo su di noi è un'esperienza così intensa da poterla paragonare solo a un sogno.

La valutazione cosciente di uno sguardo è rapidissima a causa dell’importanza che ha il contatto oculare per la sicurezza fisica e il successo riproduttivo (Von Granau, Anston, 1995).

“Se le persone mantengono il contatto oculare per più di pochi secondi è possibile che si azzuffino, facciano sesso o entrambe le cose. Potete effettivamente sentire questo spostamento quando vi accorgete che vi state mettendo in allarme perché qualcuno vi sta lanciando delle occhiate dirette, specialmente se vi sembra particolarmente minaccioso o attraente” (Senju, Hasegawa, 2005).

Per verificare la forza del contatto oculare diretto, Whalen e collaboratori (2004) hanno oscurato, risparmiando solo gli occhi, fotografie di facce con espressioni di spavento e di felicità. Ciò che rimaneva degli occhi erano le pupille e le sclere.

Queste foto erano presentate ai soggetti così velocemente da non permettere loro neppure di essere sicuri di averle viste, si registrava un importante grado di attivazione dell’amigdala quando si presentavano gli occhi di una faccia con un’espressione di spavento ma non quando si presentavano gli occhi con un’espressione di felicità.

Questi dati suggeriscono che il rapporto della pupilla con la sclera visibile offre una misura immediata, automatica e inconscia della sicurezza e del pericolo.

Lo sguardo ci rassicura, lo sguardo ci terrorizza.










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