Comunicazione segreta: estensione proiettiva



"La Questione" di Sir Lawrence Alma-Tadema - 1877



"Chi dice in venti parole
ciò che può essere detto in dieci,
è capace anche di tutte le altre cattiverie"
(Giosuè Carducci)




I motivi di una comunicazione subliminale con finalità manipolative, possono trovarsi in una personalità dominata dall’intolleranza alla separazione, dal bisogno di un controllo onnipotente, dall’invidia, dalla mancanza di fiducia e dall’ansia persecutoria.

L’intolleranza alla separazione esiste in quei soggetti che, per mantenere il proprio senso d’integrità, devono dipendere da un oggetto esterno: una costante attenzione, il contatto fisico, una continua verbalizzazione possono avere funzioni contenitive di pelle mentale. L’oggetto esterno al quale ci si rivolge tiene insieme le parti del sé e permette la formazione di uno spazio vitale interno capace di contenere la realtà psichica.

Il controllo onnipotente nasce da un’insufficiente scissione e idealizzazione del sé e degli oggetti, per cui una comunicazione segreta proiettiva e manipolativa sostituisce una normale relazione attraverso dei tentativi di patto narcisistico. L’onnipotenza deve essere accettata dall’altro e condivisa in una comunicazione dove l’interlocutore si presta a una manipolazione che permetta, per estensione, di percepire un controllo sul mondo e sugli oggetti che lo compongono.

L’invidia alimenta gli strati subliminali della comunicazione con le evacuazioni tossiche dell’odio e della frustrazione di cui il soggetto è portatore, nel tentativo di liberarsi dalla sua rabbia frustrata. In questo caso il soggetto proverà a proiettare completamente il vissuto dell’invidia e far identificare il suo interlocutore con questo sentimento. L’obiettivo è farlo sentire invidioso e potersi trovare nella condizione di essere invidiato.

La mancanza di fiducia nasce da proiezioni distruttive. Quando la comunicazione è collegata alla segretezza o all’inganno o alla percezione dell’altro come soggetto astuto, ne consegue sfiducia e un senso di claustrofobia. L’altro, nella sua apparente vulnerabilità, è percepito come potente e sospettoso. L’individuo che attua una comunicazione subliminale nella quale compaiono questi elementi paranoici, tende a vivere la propria vita come un film di avventura e immagina il mondo come una sfida continua.

L’ansia persecutoria può costituire un’intensa vibrazione di fondo nella comunicazione subliminale manipolativa con carattere proiettivo. Questa condizione nevrotica della personalità, detta anche paura senza nome (Bion) o terrore (Meltzer), può arrivare a livelli così alti d’intensità, seppur sempre in una dimensione inconscia, da rendere insopportabile la comunicazione o sfiancante il suo esito. La proiezione d’ansia persecutoria è un attacco massiccio alla personalità del soggetto che ascolta, il quale può avvertire una serie di segnali, anche corporei, la cui origine è ignota, testimonianza di un processo di bombardamento psichico in atto. Il comunicatore manipolativo opera una proiezione particolarmente intensa nel suo interlocutore perché non solo cerca di liberarsi inconsciamente dell’ansia, ma soprattutto tenta una disintossicazione dalle fantasie paranoiche attraverso un’immissione nella psiche di chi lo ascolta dell’oggetto persecutorio.




Isteria, dissociazione e anoressia

foto di Ferdinando Scianna


All’origine di alcuni sintomi isterici possono trovarsi dei ricordi di sofferenze, un simbolo mnestico che si aggiunge al versante organico delle sofferenze specifiche dell’isteria” (Freud, 1892).

Queste osservazioni cliniche anticiparono e influenzarono ciò che Winnicott (1949) affermò sulla scissione dissociativa tra la mente e lo psico-soma e sugli atti di forzatura che un soggetto isterico può fare su di sé immagazzinando l’esperienza sensoriale traumatica sul piano fisico.

L’essenza della dissociazione consiste nel fatto che la mente, per proteggere la propria illusione di un senso di sé unitario dalla potenziale minaccia di un’esperienza di violazione traumatica non elaborabile cognitivamente, è disconnessa dallo psico-soma.
Questo può portare a sintomi come l’agorafobia e a quello che Freud ha interpretato come una sua inibizione nella volontà: l’abulia.

Una perdita di volontà può essere meglio compresa come un esito della dissociazione” (Bromberg, 1998).

Poiché la forza di volontà, la disponibilità e l’agency della persona possono essere limitate a una qualsiasi delle funzioni eseguite dallo stato del Sé dissociato che ha accesso in quel momento alla mente, quello che viene visto più frequentemente da un terapeuta che stia trattando un sintomo isterico, rappresenta una modalità specifica dell’esperienza di sé del paziente che non ha possibilità di accesso, o ha un accesso limitato, agli altri aspetti della realtà, espressione di sé o modalità relazionale.

La capacità di agire in maniera risoluta (quello che chiamiamo forza di volontà) non è inibita nel senso di una soppressione totale, ma è ridistribuita negli stati della mente scollegati, portando a una personale dinamica in cui alcuni stati del Sé sono caparbi mentre altri appaiono inibiti e in allerta.

Da questa prospettiva, l’inibizione dell’azione e gli scoppi di azione isterici sono collegati e l’azione diventa implacabile nella sua forza.

Osservando l’anoressia come forma di abulia, Freud affermava che “le abulie sono paralisi psichiche molto specializzate” per cui l’anoressia è una soluzione riguardo al problema che “è impossibile mangiare contemporaneamente con disgusto e con piacere” (Freud, 1892).

Questa formulazione parla della funzione adattiva basilare della dissociazione quando il proprio senso di sé sovraordinato non può contenere, nello stesso istante, due modalità di relazione con lo stesso oggetto incompatibili tra loro.

Nella sua forma più generale, essa protegge la persona dal sentirsi impossibilitata nel rispondere in maniera autoriflessiva con sentimenti di paura e di sicurezza verso lo stesso oggetto nello stesso istante.


Accade quindi, come nell’anoressia e in maniera inevitabile, una paralisi psichica perché lo psico-soma è disconnesso dalla mente rispetto al mangiare e questa paralisi prepara il soggetto all’accesso isterico massiccio.





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