L'insostenibile libertà della colpa

Foto di Rodney Smith


"Il dovere è il più arido 
di tutti i legami"
(Oscar Wilde)



Il mantenimento in età adulta di relazioni edonistiche onnipotenti è tipico di quelle persone che oppongono molte resistenze a relazioni amorevoli e creative, alle quali reagiscono con una distruttività profonda e persistente.

In queste persone gli impulsi distruttivi si sono slegati e dominano attivamente la loro intera personalità e tutti i loro rapporti.

Nelle relazioni esprimono i loro sentimenti mascherandoli appena: svalutano con persistente indifferenza, hanno un comportamento subdolo e a volte sono apertamente denigratori.

Affermano la loro superiorità sugli altri guastando o distruggendo le cose fatte insieme, la capacità di comprensione dell’altro e la soddisfazione percepita nella relazione.

Si sentono superiori perché riescono a controllare e a ritirare quelle parti di sé che vogliono dipendere dagli altri e ricevere aiuto e cura.

Si comportano come se la perdita di qualsiasi amore oggettuale, compreso il care-giver o il/la partner, li lasciasse indifferenti e addirittura stimolasse un sentimento di trionfo.

Queste persone a volte sperimentano vergogna e una certa angoscia persecutoria, ma quasi mai il sentimento della colpa, perché solo una piccola parte del loro Sé libidico è rimasta in vita e può provare interesse per gli altri.

Non accedendo al sentimento della colpa questi soggetti non entrano in quella che Melanie Klein ha chiamato la posizione depressiva, il che preclude la percezione di una separazione dall’oggetto d’amore e la libertà dalla simbiosi con esso.

Un tale individuo ha affrontato la lotta tra impulsi libidici e distruttivi, cercando di liberarsi del loro amore e interesse per le persone, uccidendo il loro Sé amorevole e dipendente e identificandosi quasi completamente con quella parte narcisistica distruttiva del Sé che gli dà un senso di superiorità e di auto-ammirazione.

Per Freud questa condizione deriva da un predominio della pulsione di morte, ma psicoanalisti più recenti hanno scovato l’esistenza di una distruttività attiva diretta dal Sé contro le persone e contro parti dello stesso Sé.

Il paziente espresse la situazione del suo Sé distruttivo attraverso il racconto di un sogno. Un bambino era in stato di coma per causa di un avvelenamento. Si trovava su un letto in un cortile ed era minacciato dal caldo sole che cominciava a splendere. Il paziente era vicino al bambino ma non faceva nulla per spostarlo o proteggerlo. Aveva solo un atteggiamento critico di superiorità verso il medico che curava il bambino, perché avrebbe dovuto capire che doveva essere spostato” (Rosenfeld H., Comunicazione  Interpretazione, 1989)




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