Piccole Bugie, Innocenti Mai

"The Sacrament" serie fotografica di Oleg Oprisco - 2016


Le piccole bugie quotidiane creano una separazione tra il mondo privato e quello pubblico.

Sono leggere distorsioni della realtà che si riverberano, quasi impercettibilmente, sull’autenticità nel contatto che il soggetto ha con la realtà e si producono sotto l’effetto di una sua esigenza di controllo.

La verità, l’asserzione percepita come corretta e affidabile sugli accadimenti della propria realtà corporea, è un flusso che funziona per osmosi e capillarità: una verità chiama l’altra in un dispiegamento descrittivo che delinea l’ambiente, i fatti e colloca l’individuo al centro di questo dinamismo.

La bugia, per quanto piccola e mai innocente, interrompe il flusso dinamico della verità. 

Interrompe lo scambio e il baratto delle opinioni, che ne incarnano la natura più mondana.

Posta a ostacolo oltre il quale non è consentito vedere, la menzogna protegge chi la pronuncia, esclude l’interlocutore e gli sottrae la partecipazione alla verità, l’essenza reale della relazione.
Con la bugia l’individuo compie il gesto paradossale di affermare di non essere, inconsciamente affermando, forse, la più grande realtà attuale sulle sue percezioni: non vuole essere ciò che sa di essere.

La menzogna permette di appartenere a ciò che è percepito come altro da sé, negando e rifiutando le qualità specifiche del Sé.

Aleksandr Isaevic Solzenicyn, autore di “Una giornata di Ivan Denisovic” e di “Arcipelago Gulag”, Nobel per la letteratura nel 1970, scrisse che la bugia è sempre inestricabilmente legata alla violenza e si riferiva alle bugie di Stato, alle deportazioni, alla dittatura comunista nell'Unione Sovietica.

Il binomio bugia/violenza compare anche sul piano relazionale: la bugia squarta il velo contenitivo della relazione e scaraventa il fruitore della menzogna lontano dalla realtà del bugiardo.

Tuttavia maggior interesse, anche perché minore è stata la letteratura prodotta a riguardo, è lo scenario intrapsichico. 

Il binomio tra bugia e violenza che trama tesse dentro al bugiardo?

Cosa racconta la violenza intima di chi si nasconde dietro alle sue bugie?

Da dove nasce la violenza che genera la bugia? 

Quale verità essa racconta del rapporto che il soggetto ha con se stesso?

La verità non è la lotta tra l’asserzione vera e quella falsa, ma l’apertura all’universo del senso ambivalente della realtà corporea, che sta prima di ogni significato e dopo ogni conclusione” (Galimberti U., Il Corpo)






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