Te lo leggo in faccia

"Homeless" serie fotografica di Lee Jeffries - 2013




Il volto umano è una macchina sofisticata e complessa che ha come funzione primaria quella di comunicare le emozioni.


Il primo che ha posto l’accento sul valore emotivo delle espressioni facciali è stato Charles Darwin, l’ideatore della teoria dell’evoluzione.


Egli sosteneva che molte delle espressioni facciali fossero state selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente, cioè servissero a comunicare lo stato interno che, senza bisogno di parole, trasmette agli altri come si sente in quel momento: triste, felice, timoroso; tutto ciò ha un valore sul piano personale e sociale; ad esempio la paura è un’emozione che segnala in genere un pericolo e quindi è utile comunicarla ad altri membri della stessa specie.


In tempi attuali le osservazioni di Darwin sono state approfondite e sviluppate dallo psicologo americano Paul Ekman. Egli ha esaminato migliaia di espressioni facciali e ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione. Atteggiamenti del volto in culture molto diverse.

Il ricercatore ha dimostrato che in un gruppo della Nuova Guinea di cultura primitiva, le espressioni facciali che gli individui esibiscono sono identiche a quelle mostrate da chi vive nel mondo occidentale evoluto. Egli ha verificato che la mimica di emozioni fondamentali come la rabbia, il disgusto, la felicità, la tristezza, la paura e la sorpresa sono praticamente identiche nel corredo genetico di tutti gli esseri umani.

Probabilmente, puntualizza Ekman, si tratta di comportamenti che hanno radici biologiche e che quindi non hanno bisogno di essere appresi per manifestarsi.


Grazie agli studi sulle espressioni facciali è stato possibile arrivare a una descrizione particolareggiata di questa mimica, accorgendoci che può essere estremamente complessa e raffinata; alle volte, nel giro di pochi secondi, possono “affacciarsi” sul volto delle “pose” di cui, normalmente, ci si accorge a malapena dato che sono estremamente brevi.


In altri casi, le emozioni possono dare luogo a delle espressioni soffocate; in cui, l’atteggiamento della faccia viene inibito e quindi si osserva solo un brandello della mimica.


Le espressioni del volto sono spesso complesse e ambigue; questo accade soprattutto perché provengono da un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità, a volte, contemporaneamente.


Le espressioni vere, sentite, attivano il movimento spontaneo di alcune regioni muscolari del volto; è possibile simularle ma non risultano molto convincenti.


Quelle false invece sono intenzionali e comportano l’innesco volontario di una maschera: servono, in questo caso, a nascondere ciò che si prova veramente o a mostrare qualcosa che non si sente.


In linea di massima, è più facile fingere emozioni positive che negative: la maggior parte delle persone trova molto complicato imparare a muovere volontariamente i muscoli che sono necessari per fingere realisticamente dolore e paura; mentre è più facile assumere l’atteggiamento della rabbia e del disgusto.


Nel suo libro “I Volti della Menzogna” (2011) Ekman elenca almeno tre chiavi di lettura per stabilire che un’espressione non sia genuina e sincera: asimmetria dell’espressione nei due lati del volto, scelta sbagliata dei tempi d’innesco e “disinnesco” della mimica facciale, errata collocazione dell’espressione nell’interazione:



- Asimmetria: in un’espressione facciale asimmetrica, le stesse azioni compaiono identiche nelle due metà del viso, ma sono più intense su un lato rispetto all’altro. Una spiegazione di questo fatto risiederebbe nel fatto che l’emisfero cerebrale destro sia più specializzato del sinistro nell’elaborazione delle emozioni: dato che l’emisfero destro controlla gran parte dei muscoli della metà sinistra del viso e il sinistro quelli della metà destra, le emozioni osservano con maggiore intensità sulla parte “mancina” del volto.
Se al contrario, è il lato destro a mostrare un certo atteggiamento in modo più marcato, possiamo presumere che l’emozione non sia sentita davvero.

Tempo: le espressioni “tirate” (che durano, cioè più di 10 secondi) sono probabilmente false. La mimica che esprime emozioni autentiche non resta sul viso più di qualche secondo. Se la sorpresa è genuina, i tempi di attacco e di stacco sono brevissimi: in genere si tratta di qualche secondo.

Collocazione nel discorso: se qualcuno finge di arrabbiarsi e dice ad esempio “ti metterei le mani addosso”; per accertare che la minaccia sia vera, dobbiamo fare attenzione alla mimica: se i segni di collera nell’espressione facciale vengono dopo le parole, la persona non è poi così adirata come vorrebbe far credere.

Come regola, vale l’assunto che le espressioni del viso non sincronizzate con i movimenti del corpo costituiscono probabili indizi di falso.







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