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Vivere l’esperienza della separazione e accettare la realtà della perdita sono le due condizioni centrali del lutto.

Freud lo descrive con il linguaggio della teoria della libido, spiegando che l’attaccamento all’oggetto perduto si trova di fronte alla prova decisiva del ritiro.

Quando viene applicato l’esame di realtà a ciascun ricordo dell’oggetto perduto, va affrontata la dolorosa ricognizione di ciò che appartiene all’oggetto e ciò che appartiene al Sé. 

Queste differenziazioni sono eseguite attraverso il minuzioso lavoro del lutto. L’oggetto perduto viene considerato in modo più realistico e alcune istanze psichiche, precedentemente ripudiate, sono gradualmente riconosciute come appartenenti al Sé.

Se c’è la possibilità e la forza di elaborare il lutto, l’individuo diventa più chiaramente consapevole di una separazione tra il Sé e l’oggetto e riconosce con più chiarezza cosa appartiene al Sé e cosa all’oggetto. 

La conquista della separazione ha conseguenze di enorme importanza, perché si accompagna ad altri aspetti del funzionamento psichico che associamo alla posizione depressiva: sviluppo del pensiero e formazione dei simboli (Bion, 1962; Segal, 1957).

La capacità di riconoscere la realtà della perdita, che porta alla differenziazione del Sé dall’oggetto, è la questione cruciale che determina se il lutto può procedere verso una congrua conclusione.

Ciò comporta la rinuncia al controllo sull’oggetto, al suo possesso e al diniego della realtà. Nella fantasia inconscia ciò significa che l’individuo deve affrontare la propria realtà onnipotente per proteggere l’oggetto. 

La nuova realtà psichica dell'individuo comprende il rendersi conto della catastrofe interna prodotta dal sadismo e la consapevolezza che il suo amore e i suoi desideri di riparazione sono insufficienti a preservare l’oggetto, che dev’essere lasciato andar via, con la conseguente afflizione, disperazione e senso di colpa.

Questi processi comportano un intenso dolore psichico e un bruciante conflitto, che vale sia per il lutto collegato alla perdita reale di una persona cara, ma anche per l'esperienza della separazione, che a un livello psichico regredito è vissuta come perdita.

Le interruzioni relazionali rendono possibile il contatto con i processi di elaborazione del lutto e anche quando l’altro è percepito come indipendente e separato, capace di pensieri propri, l’individuo deve affrontare la realtà della rinuncia al controllo possessivo. Spesso la capacità di pensare in modo autonomo è l’indice più significativo dell’autonomia. Se è possibile raggiungere questa separazione, si verifica una certa quantità di elaborazione del lutto, e una certa quantità di Sé rientra nell’Io, se l’Io si rafforza può essere instaurato un circolo virtuoso, e ha luogo una forma più flessibile e più reversibile di identificazione” (Steiner J., I rifugi della mente, 1993)


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