Sulle pulsioni: uno sguardo indietro al loro destino

"Othello" di Orson Welles - 1952


"Il futuro non è più
quello di una volta"
(Mark Strand)



Il potere dell’Es esprime il vero scopo della vita dell’organismo dell’individuo” (Freud S., Compendio di psicoanalisi, 1938).

Per come lo descrive Freud, l’Es è aperto da un lato verso il corpo e dall’altro verso la psiche. Contiene in una forma sconosciuta le pulsioni che nascono dal corpo per diventare, in modo sconosciuto, fenomeni psichici.

Le pulsioni implicano energie che, entrando nella psiche dal soma, diventano energie psichiche che cercano la scarica: questa è la proposizione metapsicologica centrale di Freud. È compito dell’Io vedere che questa scarica avvenga in modi compatibili con l’ambiente esterno, vale a dire in modi adattivi.

Quest’azione da un lato concorrente e dall’altro reciprocamente opposta dei due istinti di base genera l’intera gamma variegata dei fenomeni della vita” (Freud S., 1938).

Il lavoro fondamentale di Freud sulle caratteristiche generali della motivazione è Pulsioni e loro destini del 1915.

Egli descrive quattro caratteristiche delle pulsioni: 

1) fonte, il processo somatico il cui stimolo è rappresentato nella vita mentale dalle pulsioni istintuali; 2) pressione, la quantità della forza; 3) meta, la soddisfazione che può essere raggiunta soltanto rimuovendo lo stato di stimolazione alla fonte della pulsione; 4) oggetto, la cosa attraverso cui la pulsione è in grado di raggiungere la propria meta.

Freud considerò l’istinto come una creazione ciclica di energia seguita da una scarica e le pulsioni sono fonti motivazionali centrali della vita psichica.

Basandosi sulla distinzione biologica fra sopravvivenza della specie e sopravvivenza del singolo, egli propose due pulsioni, quella sessuale e quella di auto-conservazione. Poi, nel cambiamento della teoria psicoanalitica, sostenne che il narcisismo – l’amore di sé – aveva anch’esso un carattere sessuale, e così la pulsione di auto-conservazione divenne parte della pulsione sessuale.

Relativamente tardi nella sua carriera, Freud propose un istinto di morte e una pulsione aggressiva derivata. Confessò di avere avuto difficoltà a capire perché gli ci fosse voluto così tanto tempo per rendersi conto che esiste un’aggressività non libidica.

La teoria di Freud delle pulsioni istintuali è al centro della sua metapsicologia e sebbene vi aderisse fermamente, qualche volta si riferì a essa come a una mitologia (Analisi terminabile e interminabile, 1937).

Le idee freudiane sulla motivazione sono accompagnate da una serie parallela di formulazioni sull’energia psichica, che autori come Merton Gill (1994) ritengono delle metafore sul funzionamento della mente.

Esse hanno avuto origine nel 1895 nel Progetto per una psicologia, dove Freud introdusse la descrizione di energia libera e legata. L’energia libera caratterizza il processo primario, quella legata il processo secondario.

Il concetto di libido si riferiva a una particolare qualità dell’energia e ad esso ha fatto seguito la concezione duale di libido narcisistica e libido diretta verso l’oggetto; ancora più tardi è seguita la nozione complementare di energia aggressiva.

Freud riteneva che la coazione a ripetere e l’aggressività distruttiva si collocassero al posto della lotta dell’organismo per il proprio piacere, una lotta che finora aveva regnato suprema nella sua struttura teorica. Nel 1920 Al di là del principio del piacere sancisce l’esistenza di un istinto di morte che lavora non solo contro il piacere dell’individuo ma mette in pericolo anche la sua stessa esistenza.

Nel corso del '900 le teorie freudiane subiranno una serie di revisioni interessanti da parte degli stessi psicoanalisti, ma anche influenze esogene dal mondo scientifico in generale. Anche di quei settori della fisica, della neurologia e dell'antropologia che hanno svelato i funzionamenti dell'energia, del DNA e delle strutture sociali. 








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