Attenzione: pericolo d'amare

"Le Muguet du Metro" di Robert Doisneau - 1953



"E' saggio guardare all'incerto avvenire
senza paura e senza speranza"
(Anatole France)


La paura è più veloce, automatica, inconscia, generalizzata, multisensoriale e resistente all’estinzione di qualsiasi altra condizione neurovegetativa che il nostro corpo può elaborare.

"Sulla base di come il nostro cervello opera, possiamo dire che l’evoluzione è stata molto più interessata a tenerci in vita che a renderci felici" (Cozolino, 2002).

La paura non viene dimenticata facilmente, mentre il risultato dell’apprendimento a non aver paura è fragile e spesso svanisce in poco tempo. Non è neppure necessario che siamo consapevoli perché uno stimolo, nell’ambiente esterno o nel nostro ambiente interno, diventi indice di condizionamento di paura. 

La nostra amigdala presta attenzione a cose che ci stanno vicino e di cui siamo totalmente inconsapevoli e, guidando di conseguenza i nostri pensieri e comportamenti, ci insegna ad aver paura senza che noi siamo consapevoli di ciò che sta succedendo.

L’amigdala impara velocemente e dimentica lentamente.

L’amigdala può rispondere in meno di 100 millisecondi. Le reti neurali della paura possono mettersi in azione attraverso diversi cicli di elaborazione, persino prima che uno stimolo che produce paura entri nella nostra consapevolezza cosciente.







"Le paure apprese sono tenaci e tendono a ritornare quando siamo sotto stress" (Davis, 2002).

La separazione o la morte da una persona cara aumentano i rischi di suicidio, così come un abbandono immaginario innesca comportamenti autolesionistici e suicidari in pazienti borderline. La paura dell’abbandono, della disgregazione e della vergogna spesso impediscono di accedere all’esperienza dell’amore.

"Il rifiuto e l’abbandono ci gettano in stati di paura, ansia e vergogna. L’angoscia di essere respinti, il tormento della separazione e i transitori sintomi psicotici del lutto, attestano tutti la forza del ritiro da altre persone importanti" (Irwin et al., 1988).

Le emozioni negative superano quelle positive e hanno un peso maggiore nella valutazione di persone e situazioni. Un incidente grave, vedere un ferito grave o un cadavere, può imprimersi indelebilmente nella memoria. In un singolo momento di forte intensità emozionale, impariamo a essere terrorizzati per il resto della nostra vita.

Imparare a non aver paura può costare, al contrario, anni di sforzi.

Tutti questi elementi di condizionamento alla paura riflettono le qualità primitive dell’amigdala che sono state conservate con l’evoluzione.







Post più popolari