In un dialogo intimo

"Pleading" di Sir Lawrence Alma-Tadema - 1876


Un cambiamento veloce e profondo nell’equilibrio del proprio essere provoca una spiacevole disgregazione del sentimento di sé: “Non ero me stesso”; “Ero fuori di me!”

Quando un nuovo sistema comportamentale irrompe nella vita psichica, invadendo o mettendo fuori gioco i consueti sentimenti o le abitudini mentali che stanno alla base del senso di “essere se stessi”, si può provare uno strano senso di alienazione o un preoccupante timore di stare per impazzire.

Questo nuovo sistema dirompente potrebbe essere composto di memorie: antiche disgregazioni del senso di sé. Questi ricordi sono inconsci e sono conservati in un sistema di memorie diverso da quello che supporta la coscienza abituale. Quando queste memorie sono rivissute non compaiono come ricordo del passato, ma come elemento alieno, folle e destrutturante del Sé.

Per alcuni, l’irruzione di questo sistema è transitoria e non stravolge la vita quotidiana. Dopo un breve periodo di fastidio, di ansia o di sconforto, il consueto sistema cosciente riprende spazio nel Sé. Per altri invece rappresenta un ostacolo e il suo effetto è dannoso per le relazioni, debilitante per le capacità di adattamento e impedisce la crescita personale.

L’irruzione di questo sistema di memorie traumatiche causa alienazione.

La persona si sente estraniata dagli altri, esclusa dal sentimento fondamentale che è il cuore del Sé. La gestione dei sistemi di memoria traumatica, che possono essere considerati dissociati, è un compito della psicoterapia.

William James (1890) immaginava il Sé come una consapevolezza del flusso di vita interiore e lo chiamava “flusso di coscienza”. 
Russell Meares (2000) ha ampliato questo concetto tanto da considerare il Sé come una speciale “forma di dialogo”. La sua idea si basa sulla distinzione tra due forme di linguaggio umano e di dialogo.

Uno di questi dialoghi è considerato essenziale per il senso del Sé. E' non-lineare, associativo e apparentemente senza scopo. L’esperienza del Sé si sviluppa in un dialogo che mostra la fisionomia di questo linguaggio, che è simile al flusso di coscienza e ad alcuni tipi di gioco. È il linguaggio della vita interiore.

Il secondo tipo di linguaggio è logico, lineare e mirato. È diretto in larga misura agli eventi del mondo, alla sopravvivenza e all’adattamento.

Le due forme di linguaggio umano si trovano solo in circostanze particolari allo stato puro. Il linguaggio lineare dell’adattamento viene mostrato, non diluito, nei documenti politici e legali; l’altro tipo di linguaggio, in forma alquanto intatta, si trova in alcune forme di poesia” (Meares R., Intimità e alienazione, 2000)   

In una qualsiasi conversazione, maggiore è la presenza di un linguaggio non-lineare, maggiore è l’intimità.

L’intimità dipende dallo sviluppo di esperienze interiori che possono essere condivise.

La conversazione intima ha un calore espositivo e una forma narrativa che sono legati a un sentimento di benessere. Gli argomenti toccati possono anche sembrare banali, come un film o una situazione di vita quotidiana, ma il modo in cui si parla di queste cose risuona, dentro di noi, per il suo particolare valore emotivo.

Questo tipo di dialogo si svolge spesso in una coppia o in un’amicizia intima, ma potrebbe trattarsi anche di un estraneo incontrato per la prima volta, magari in un viaggio. E sebbene né la sessualità né un particolare affetto siano coinvolti, si tratta di conversazioni intime.

Russell Meares sostiene che, sia il Sé sia l’intimità, dipendono da una particolare forma di memoria. Nella conversazione intima una persona è consapevole di alcune immagini del proprio passato, di particolari episodi della propria vita che possono essere visualizzati in maniera quasi filmica o rievocati fotograficamente.

La narrazione di se stessi attraverso le fotografie postate su social network come Facebook o Instagram, potrebbe attivare gli stessi canali intimi delle memorie non lineari e dare la sensazione di trovarsi in una conversazione intima di sé nonostante ci si trovi su un social.

L’intimità è associata alla sensazione di “essere se stessi”.


Ritengo che il tipo di memoria da cui dipendono il Sé e l’intimità riguardi la rievocazione di episodi del proprio passato. C’è una duplicità in questa condizione. Si vive nell’immediato presente e al tempo stesso si è consapevoli di territori diversi dell’esperienza, che appartengono a un altro tempo della propria vita. Nel caso della memoria traumatica, tale duplicità viene persa. Non si riesce a comprendere l’origine di quella sensazione di disturbo. Non si riesce a recuperare un passato; l’esperienza è collocata nel presente. In altri termini, è dissociata” (Meares R., Intimità e alienazione, 2000)  


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