Frammenti di un discorso sul Sé-Corpo

Pilobolus (dance company)


In modalità riflessiva, il Sé, temporalmente e spazialmente conflittuale, separa e oggettiva la realtà in accordo ai propri conflitti.

Poiché questi conflitti vanno a toccare il nucleo del Sé-Corpo, è difficile percepire il corpo se non come una presenza estranea, un oggetto che imprigiona e interferisce con i bisogni di libertà. In termini esperienziali, l’idea che il corpo sia una macchina soffice, è attraente e dà senso al Sé conflittuale.

Nella sofferenza, guardando in profondità, si possono ritrovare i conflitti psicospaziali e psicotemporali caratteristici dell’evoluzione. 

Senza questa visione esperienziale, studiare libri, seguire teorie o sviluppare strategie per migliorare la vita, può dare solo un’illusione di cambiamento. La maggior parte dei programmi di auto-miglioramento fornisce soltanto una serie d’idee e strategie su come manipolare intenzionalmente la vita entro i confini del Sé conflittuale, seguendo modelli di risposta ripetitivi.

Imparare a essere analitici e riflessivi su se stessi in fondo non è molto utile. Imparare a discutere con intelligenza dei problemi non è una reale trasformazione. Leggere e discutere libri e teorie sulla trasformazione, non è una trasformazione. Né la soluzione si trova nel tentativo di rivoltarsi contro l’intelletto.

Quando il Sé-Corpo è in conflitto, questo si estende sia al livello riflessivo che preriflessivo. La trasformazione non accade adottando un’altra teoria, strategia o miglioramento delle capacità a livello volitivo. La trasformazione non accade rinunciando alle facoltà intellettuali.

La trasformazione è un atto libero e creativo che richiede una trasformazione e un orientamento a ogni livello dell’essere: dal corpo, all’intelletto, allo spirito.

Un numero sempre maggiore di psicoterapeuti prende in considerazione il corpo e lavora sul corpo. Indipendentemente dalla bontà o dall’utilità del loro lavoro sulle persone, i loro enunciati teorici sono spesso confusi. Ho sentito alcuni che tentavano di prendere in considerazione il ruolo del corpo cinestetico, del corpo del sogno, o di altri corpi ritenuti la vera sede del Sé. Non si occupano, dicono, del corpo reale. Per corpo reale intendono spesso il corpo come viene oggettivato riflessivamente dalla scienza, il corpo misurabile. Ma se il corpo reale è il corpo della scienza riflessiva, la macchina soffice, allora il corpo del sogno o corpo cinestetico deve essere qualcosa di soggettivo, e quindi non reale. Se il corpo reale è il corpo misurabile della scienza, qualunque altro corpo deve essere soggettivo, immaginario, esclusivamente mentale e non reale. Ma se non è reale, com’è possibile lavorare con questo corpo in terapia?” (Maitland J., Il corpo spazioso, 2003)

Il problema scaturisce dall’accettare il corpo studiato dalla scienza come corpo reale. È utile chiedersi che cosa significa “reale” in questo contesto. Reale in contrapposizione a quale irrealtà? Il corpo come macchina soffice è un’astrazione riflessiva, un modo di separarsi dal corpo sentito, oggettivandolo per un tipo specifico di studio.

Lo scientismo ha ristretto il mondo oggettivo riducendolo a ciò che è misurabile.

Ma il corpo non è una cosa che occupa uno spazio misurabile, anche se da una prospettiva limitata può essere considerato tale. Il corpo-vissuto è lo spazio che siamo, lo spazio che viviamo.
E' lo spazio-vissuto dal quale ci orientiamo verso il mondo.



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