Due pensieri sul non verbale

foto di Jeanloup Sieff


Ogni volta che due persone s’incontrano, ci sono in realtà sei persone presenti. Per ogni individuo ce n’è uno per come egli stesso si crede, uno per come lo vede l’altro e uno infine per come egli è realmente” (James W., Psycology – briefer course, 1892).

Nel tema dello schema corporeo si nasconde la questione centrale dell’individuo e dell’immagine che ha di sé.

Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo. Ai dispregiatori del corpo voglio dire una parola. Essi non devono, secondo me, imparare o insegnare ricominciando daccapo, bensì devono dire addio al proprio corpo, e così ammutolire” (Nietzsche F., Così parlò Zaratustra, 1883).

Fisher e Cleveland tramite test proiettivi (Rorschach e Inkblot test) definiscono due modalità attraverso le quali l’individuo percepisce i propri confini corporei. I punteggi esprimono una modalità barriera (confini corporei stabiliti) e una modalità penetrazione (confini corporei fragili). Gli autori affinano tecniche d’indagine nella visione dello sviluppo delle pratiche di socializzazione dei bambini e in Body, Image and Personality,  del 1958, passano dal concetto di immagine corporea a quello di confini corporei.

Questo sviluppo concettuale sarà ripreso da Martinelli: “Porre l’accento sui confini corporei significa valorizzare la rappresentazione simbolica di un limite che ha funzione di immagine stabilizzatrice e di “envelope” proiettivo per la persona. L’immagine di un limite ha funzione capitale nell’economia e nell’organizzazione psichica. Essa non è dunque una funzione mentale, come lo schema corporeo dei neurologi, ma una funzione psicologica di stabilizzazione nel rapporto dell’individuo con se stesso e con gli altri” (1975).

I genitori reagiscono ai mutamenti corporei dei figli e i figli interpretano queste reazioni. La madre comunica al bambino le proprie attitudini nei confronti del suo corpo. Lo stringe e lo tocca, lo nutre. Più tardi lei esprimerà approvazione o meno verso comportamenti corporei del figlio e lui, nell’organizzazione del rapporto tra sé e il mondo, terrà conto delle valutazioni materne.

Nell’adolescenza, osservando il proprio corpo con quello dei pari, identificandosi con persone che ammira e recuperando le indicazioni che il suo ambiente dà sulla bellezza e il vigore corporeo, il soggetto costruisce la sua immagine ideale” (Martinelli R., 1975).

La percezione del corpo, positiva o negativa, accompagna costantemente la persona che, fenomenologicamente, potremmo sintetizzare in due posizioni, radicali e contrapposte. La condizione percettiva sana del corpo è “il corpo che sono” (Leib), quella patologica è “il corpo che ho” (Korper).

- Nella salute il corpo si dispiega come realtà preverbale e narrativa nei suoi accadimenti e processi, la sequenza dei quali indica una storia e procede verso dei significati.


- Nella patologia, o anche quotidianamente nella sofferenza esistenziale, la voce silenziosa del corpo, rimarca quegli stessi significati, suggerendone un urgente ascolto.

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