Quel mitico fratellino dalla grande fantasia

"L'apoteosi di Omero" di Jean Auguste Dominique Ingres - 1827


Nel percorso dell'evoluzione psichica umana è possibile indicare il punto in cui il progresso, dalla psicologia collettiva a quella individuale, si attuò anche per il singolo membro della massa.

A questo fine bisogna rifarsi al mito “scientifico” del padre dell'orda primordiale. 

Egli venne elevato a creatore del mondo, poiché aveva generato tutti i figli che costituirono la prima massa. Era l'ideale, temuto e venerato allo stesso tempo, da ognuno di essi, da dove successivamente scaturì il totem.

Questi molti finirono per riunirsi, lo uccisero e lo fecero a pezzi. Nessuno degli appartenenti alla massa dei vincitori poté mettersi al suo posto o, se uno di essi lo fece, le lotte si rinnovarono, fin quando compresero tutti quanti che dovevano rinunciare a succedere al padre. 

Formarono allora la Comunità Totemistica dei Fratelli, tutti con uguali diritti e legati dai divieti totemici intesi a serbare ed espiare il ricordo dell'uccisione. Ma l'insoddisfazione per il risultato ottenuto rimase e divenne fonte di nuovi sviluppi. 

A poco a poco gli associati nella massa dei fratelli giunsero a ripristinare, a un nuovo livello, l'antico stato di cose: il maschio divenne nuovamente capo di una famiglia e infranse i privilegi del matriarcato affermatosi nel periodo senza padre. Come indennizzo poté riconoscere le divinità materne, i cui sacerdoti vennero evirati a tutela della madre secondo l'esempio che era stato dato dal padre dell'orda primigenia; ma la nuova famiglia fu soltanto l'ombra di quella antica, i padri erano molti e ognuno di essi era limitato dai diritti degli altri.

La privazione poté indurre uno dei singoli a svincolarsi dalla massa e a trasporsi nel ruolo del padre. 

Colui che fece questo fu il primo “poeta epico”, il passaggio ebbe luogo nella sua fantasia. 

Il poeta contraffece la realtà accordandola alla propria nostalgia. Inventò il mito eroico. Fu eroe colui che da solo aveva ucciso il padre che nel mito comparirà ancora come mostro totemico. Come il padre era stato il primo ideale del bimbo maschio, così ora nell'eroe, che vuole sostituire il padre, il poeta creò il primo ideale dell'Io. 

"Omero e la sua guida" di William Adolphe Bouguereau - 1874


L'anello di congiunzione con l'eroe venne probabilmente fornito dal figlio ultimo genito, quello prediletto dalla madre, che lei aveva protetto contro la gelosia paterna e che ai tempi dell'orda primordiale era divenuto il successore del padre. Nella falsa rielaborazione poetica dell'epoca primitiva la donna, che costituiva il premio della lotta e l'allettamento a uccidere, divenne seduttrice e l'istigatrice del misfatto.

L'eroe pretende di aver compiuto da solo l'atto, che certamente solo l'orda nel suo insieme poté compiere. Stando tuttavia a un'osservazione di Otto Rank (1922), le fiabe hanno conservato tracce evidenti dello stato di cose sconfessato. In esse infatti accade spesso che l'eroe che deve assolvere un compito gravoso – perlopiù un ultimo genito, non di rado uno che di fronte alla figura paterna si è posto come uno stolto, ossia come “non pericoloso” – possa però assolvere tale compito solo con l'aiuto di un gruppo di animaletti (api, formiche, topi). Questi sarebbero i fratelli dell'orda primitiva, così come anche nella simbologia onirica gli insetti, i parassiti stanno a indicare i fratelli (con disprezzo: in quanto bambini piccoli). Nel mito e nella favola ognuno dei compiti è inoltre facilmente riconoscibile come sostituto dell'atto eroico.

Il mito è pertanto il passo con cui il singolo esce dalla psicologia collettiva. Il primo mito fu quello psicologico dell'eroe; il mito esplicativo della natura deve essere sorto assai più tardi. Il poeta, che ha fatto questo passo e che in tal modo si è svincolato dalla fantasia della massa, sa tuttavia in realtà, stando a un'ulteriore osservazione di Rank, ritrovare il cammino che riconduce alla massa. Va infatti e racconta alla massa le azioni dell'eroe da lui inventate. Quest'eroe non è in sostanza altro che lui stesso. In tal modo egli si abbassa fino al livello della realtà e innalza i suoi uditori al regno della fantasia. Gli uditori comprendono però il poeta; in virtù del medesimo pensiero nei confronti del padre primordiale possono identificarsi con l'eroe. 

La menzogna del mito eroico culmina nella divinizzazione dell'eroe. Forse l'eroe divinizzato fu anteriore al dio padre, fu il precursore del ritorno del padre primordiale sotto forma di divinità. La successione degli dei sarebbe quindi cronologicamente questa: dea madre, eroe, dio padre. Soltanto con l'elevazione del "non mai dimenticato padre primigenio" la divinità acquisì le caratteristiche che ancora oggi riconosciamo in essa. 


L'indifferenziato


"Stati di allucinazione" di Ken Russell - 1980


"Il sistema protomentale è qualcosa in cui il fisico e lo psicologico si trovano in uno stato indifferenziato. E' da questa matrice che hanno origine gli stati emotivi propri degli assunti di base che rafforzano, pervadono e, in alcune occasioni, dominano la vita mentale del gruppo" (Bion, 1961). 

Gli assunti di base inattivi restano confinati all'interno di un sistema protomentale, si potrà individuare l'assunto attivo dal fatto che è stato liberato in uno stato differenziato. 

Lo stato protomentale non è soltanto la condizione di confinamento degli assunti di base, Bion esamina questa relazione anche da un punto di vista genetico: "Cominciando a livello dei fenomeni protomentali, possiamo dire che il gruppo si sviluppa fino a che le emozioni diventano esprimibili in termini psicologici. E' a questo punto che io dico che il gruppo si comporta come se stesse agendo secondo un assunto di base" (Bion, 1961). 

I fenomeni allo stato protomentale sono insieme fisici e mentali, somatici e psichici. 

Un'attività successiva li promuove ad un livello di differenziazione e permette l'adozione di categorie che individuano i campi di funzionamento. Dallo stato protomentale nascono i fenomeni che appaiono come sentimenti distinti. 

"Stati di allucinazione"


Trattandosi di un livello in cui il fisico e il mentale non sono differenziati è comprensibile perché quando da questo prende origine un sentimento di angoscia, esso può manifestarsi tanto in forma fisica quanto in forma psicologica. 

Nell'indifferenziato, sfera del protomentale si trova la matrice delle malattie. 

Bion dà un esempio di ciò che si deve intendere per stadio di avvenimenti protomentali, ma precisa che il difetto dell'analogia sta nell'illustrare la sfera degli avvenimenti protomentali legati all'individuo. 

Le malattie possono manifestarsi e talora sono evidenti, "ma hanno delle caratteristiche che dimostrano chiaramente come sia il gruppo più che l'individuo ad esserne affetto, più o meno analogamente a quanto accade nel gruppo attacco-fuga dove si vede che è il gruppo, piuttosto che l'individuo che deve essere protetto" (Bion, 1961). 

I membri del gruppo, a livello di assunti di base e di stato protomentale, sembrano vivere il gruppo come organismo; di fronte alla possibilità che si attualizzino vissuti caotici e terrificanti in forma di infezione o di evoluzione catastrofica, procedono ad una sorta di incistamento.

Per questi motivi il lavoro di gruppo con pazienti gravi, che abbiano anche un versante psicosomatico, è particolarmente utile: "Da quella struttura (il gruppo) emergerebbe qualcosa che non sarebbe emersa vedendo le persone una per una. E' probabile che il processo di gruppo ci dica tutto su qualcosa che le nostre interiora potrebbero dirci - la fame per esempio - su qualcosa che non si sa cognitivamente" (W. R. Bion, Il cambiamento catastrofico, 1981).

Introduzione a un sintomo nevrotico

L’angoscia è un sintomo nevrotico. Quando è rimossa si manifesterà sotto forma di irrequietezza, tachicardia o respirazione affann...