Amore salvami

"Il vedovo" di Dino Risi - 1959


Per molte persone l’amore equivale a una ricerca di sicurezza. 

Una persona bisognosa, insicura e spaventata, ha un approccio all’amore contaminato da desideri orali o infantili insoddisfatti.

Alcune persone cedono rapidamente agli altri. Esse non trovano l’appagamento che l’amore promette perché si arrendono velocemente a un’altra persona, non al proprio sé. Senza un Io, l’individuo diventa un bambino che vede nell’altro un genitore cui chiedere la soddisfazione dei propri bisogni, ossia l’appagamento.

Questo tipo di abdicazione si ritrova nei culti in cui gli adepti rinunciano al proprio Io e al proprio sé a favore di un capo onnipotente e onnisciente. Questa rinuncia permette alla persona di sentirsi libera e felice, ma tali sentimenti si basano sulla negazione della propria individualità e sull’accettazione incondizionata di un capo carismatico il cui Io vive nell’onnipotenza.

Il culto col tempo inevitabilmente crolla, lasciando tutti distrutti e disillusi.

Ciò accade anche nelle relazioni amorose nelle quali il bisogno di essere soddisfatto dell’altro è un aspetto prevalente dell’attaccamento. Tali reazioni sono descritte come dipendenti o co-dipendenti, in quanto ciascuna persona ha bisogno dell’altra. Ciò non significa che non ci sia amore in queste relazioni, ma quell’amore ha una qualità infantile, legata a bisogni insoddisfatti.

La paura di arrendersi all’amore deriva dal conflitto tra l’Io e il cuore. Amiamo con il cuore, ma contestiamo, dubitiamo e controlliamo con l’Io. Il cuore come organo dell’amore è anche l’organo dell’appagamento. L’Io è l’organo della sopravvivenza e quando è lui a dominare, una vera resa è impossibile.

"I vitelloni" di Federico Fellini - 1953


Desideriamo il contatto ma il desiderio non trova appagamento perché l’organo del piacere è blindato dentro la gabbia dell’Io. L’eccitazione e il calore hanno sul corpo un effetto di ammorbidimento. Si può provare la sensazione di morbidezza nelle viscere quando l’amore è una componente essenziale del desiderio sessuale. L’amore ammorbidisce le persone, ma essere morbidi significa anche essere vulnerabili.

Di quelle persone che non si lasciano intenerire dall’amore si dice che hanno il cuore duro, ma il cuore non può essere duro se deve pompare il sangue nel corpo. La rigidità sta nel sistema della muscolatura volontaria che racchiude il corpo in una corazza. Questa rigidità impedisce alla persona di piangere profondamente, di lasciarsi andare alla tristezza e di abbandonarsi all’amore.

I bambini, dato che possono piangere profondamente, possono anche amare pienamente.

Quando siamo scissi dal bambino che eravamo, dal bambino che è in noi, siamo scissi anche dalla capacità di amare. La resa dell’Io è la rinuncia alle difese inconsce dell’Io, che bloccano la possibilità di aprirsi alla vita e di protendersi verso gli altri. L’impulso ad amare può essere profondamente sepolto e represso con forza, ma non può essere totalmente assente.

“Un paziente mi raccontò che la sua donna si lamentava di lui, perché non esprimeva mai un sentimento. Egli disse che non sapeva cosa fosse l’amore e mi chiese se fosse ciò che alcune persone sentono per i loro cani. Sosteneva di non aver mai ricevuto nessun affetto da bambino, ma questo diniego era una manovra difensiva per giustificare la sua chiusura e per evitare di percepire il proprio dolore. Aveva sepolto il suo cuore e il suo bambino, ma entrambi erano vivi nel suo inconscio. Liberarli dalla loro tomba vivente fu un’impresa considerevole” (Lowen A., Arrendersi al corpo, 1994)

  

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