Il respiro e il bersaglio

"Taxi driver" di Martin Scorsese - 1976


I programmi di esercizi fisici insistono spesso sul bisogno di respirare profondamente e lo yoga usa da sempre gli esercizi di respirazione nella sua pratica fisica e spirituale.

Ma perché le persone trovano così tanto difficile respirare in modo naturale?

La respirazione non è semplicemente un’operazione meccanica: è un aspetto del fondamentale ritmo corporeo di espansione e contrazione che si manifesta anche nel battito cardiaco. È un’espressione della spiritualità del corpo. Quando Dio creò l’uomo prese un pezzo di argilla e vi soffiò la vita. 

L’idea che l’aria contenga una qualche forza essenziale alla vita è un elemento importante anche della filosofia indiana, in cui è chiamata prana.

La respirazione ha un legame diretto con lo stato di eccitazione del corpo.

Ebbi la mia prima esperienza sul rapporto fra tensione e respirazione al corso allievi ufficiali di complemento, durante un addestramento con il fucile al poligono di tiro. Per quanto mi sforzassi, non riuscivo a piazzare un colpo sul bersaglio. Un istruttore che mi stava osservando mi suggerì di respirare profondamente tre volte e di premere ad adagio il grilletto durante l’ultima respirazione. Mi disse che, fino a quando avessi trattenuto il fiato mentre sparavo, avrei avuto il corpo teso e mi sarebbe tremata la mano. Aveva ragione, come constatai quando ripresi a sparare. […] Questo accorgimento mi è stato più volte utile per ottenere il maggior rilassamento possibile anche durante i trattamenti odontoiatrici. Riesco facilmente a sopportare il dolore e non ho bisogno di anestesia” (Lowen A., La spiritualità del corpo, 1990).



La respirazione naturale interessa l’intero corpo. Non tutte le parti vi sono impegnate attivamente, ma tutte sono influenzate in maggior o minor misura dalle onde respiratorie che lo attraversano.

Un disturbo comune è l’arresto dell’onda al livello dell’ombelico e delle ossa pelviche, che le impedisce di far partecipare al processo respiratorio il bacino e la cavità addominale profonda, con il risultato di una respirazione debole.

Respirare profondamente è sentire profondamente.

Se la nostra respirazione non è profonda, reprimiamo i sentimenti associati all’addome. Uno di questi è la tristezza, poiché l’addome è interessato al pianto profondo. Nel pianto di pancia c’è una profonda tristezza che in molti casi rasenta la disperazione.

I bambini imparano presto che, tirando indietro la pancia e irrigidendola, riescono a isolare i sentimenti penosi di tristezza e dolore.



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