Il potere della parola

"The conversion of Paula by Saint Jerome" di Sir Lawrence Alma-Tadema - 1898


Le persone devono comunicare per avere consapevolezza di se stesse.

La verifica sperimentale di questa ipotesi intuitiva di Watzlawick (1969) viene dalle ricerche sulla deprivazione sensoriale che mostrano come una persona non riesca a mantenere la propria stabilità emotiva per periodi prolungati comunicando solo con se stessa. L’incontro e in genere ogni altra forma di rapporto con gli altri consente di accrescere la consapevolezza di sé.

Scrive Martin Buber: “I membri della società umana si confermano reciprocamente le loro qualità e capacità personali; e una società si può dire che è umana nella misura in cui i suoi membri si confermano tra di loro… E’ uno solo il principio su cui si basa la vita associata delle persone anche se sono due le forme in cui si manifesta: il desiderio che ognuno ha che gli altri lo confermino per quello che è, o magari per quello che può divenire; e la capacità di poter confermare i suoi simili come essi desiderano. L’aspetto discutibile e la vera debolezza della razza umana è che questa capacità sia tanto poco coltivata: ma soltanto dove essa è messa in atto che si può parlare di umanità” (Buber M., Psychiatry, 1957).

"Whispering noon" di Sir Lawrence Alma-Tadema - 1896


In un qualsiasi forma di comunicazione può comparire il rifiuto, che per quanto possa essere doloroso, comporta comunque un riconoscimento dell’interlocutore, che non è negato nella sua esistenza, ma nell’asserzione specifica che pronuncia. Certe forme di rifiuto possono anche essere costruttive.

Dopo la conferma e il rifiuto, la terza e più drammatica forma di comunicazione è la disconferma.

Scrive William James: “Se fosse realizzabile, non ci sarebbe pena più diabolica di quella di concedere a un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorge di lui” (James W., Psychology, 1892).

Non c’è dubbio che una situazione simile porti alla perdita del Sé, che non è nient’altro che la traduzione del termine alienazione. La disconferma non si occupa più della verità o della falsità, ma piuttosto nega la realtà dell’interlocutore:


“Mentre il rifiuto equivale al messaggio Hai torto!, la disconferma dice Tu non esisti!” (Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. D., Pragmatica della comunicazione umana, 1967)

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