Ansia, vertigine e muscoli flessori

"Il tuffatore" di Nino Migliori - 1951


“Il modello di base di ogni paura e ansia è l'irritazione dell'ottavo nervo cranico in almeno uno dei suoi rami” (Feldenkrais M., Il corpo e il comportamento maturo sul sesso, l’ansia e la forza di gravità, ed. italiana - 1996)

La disfunzione dell'apparato vestibolare è molto spesso l'espressione di due tendenze psichiche in conflitto tra loro; perciò le vertigini ricorrono in quasi tutte le nevrosi. 

La nevrosi può produrre cambiamenti organici nella sfera vestibolare. Le vertigini sono un segnale di pericolo nella sfera dell'Io e si presentano quando l'Io non riesce a esercitare la sua funzione sintetica nei sensi, ma anche quando impulsi motori e posturali conflittuali connessi con desideri e pulsioni istintive non riescono a stare uniti. Feldenkrais riprende alcune idee che già Paul Schilder (1950) aveva esposto in Immagine di sé e schema corporeo:

“Da un punto di vista psicoanalitico le vertigini sono altrettanto importanti quanto l'ansia. L'apparato vestibolare è un organo la cui funzione si oppone all'isolamento e alla separazione delle distinte funzioni del corpo. C'è da aspettarsi che un tale organo sensorio, che riceve impressioni solo semiconsce e che conduce a una motilità di tipo istintuale e primitivo, debba essere molto sensibile alle emozioni, e debba perciò svolgere una parte importante nelle nevrosi e nelle psicosi. Esso reagisce fortemente, e si può perfino prevedere che cambiamenti nella psiche si esprimano immediatamente nelle sensazioni vestibolari e nel tono. Cambiamenti organici nell'apparato vestibolare si rifletteranno sulle strutture psichiche: non solo influenzeranno il tono, il sistema vegetativo e gli atteggiamenti del corpo, ma debbono anche cambiare tutto il nostro apparato percettivo, e perfino la nostra coscienza” (Feldenkrais, 1996)

"Lie to me" serie televisiva - 2009/2011


L'ansia, in qualunque forma essa si presenti, deve essersi formata per successivi condizionamenti a partire da quella serie condizionata di riflessi che costituisce la risposta innata alla caduta. 

Anche una minima eccitazione del ramo vestibolare del nervo uditivo, è accompagnata da un aumento di tono dei flessori, da un arresto del respiro e da un'accelerazione del polso. 

In ogni riflesso si può distinguere la stessa successione di fasi: la reazione immediata che annulla o riduce l'effetto dello stimolo, e l'effetto successivo che, in generale, tende a eliminare l'alterazione prodotta dalla reazione nell'organismo per riportarlo allo stato originale. 

Allo stesso modo lo stimolo della caduta produce una perturbazione che mette in azione tutti i riflessi di raddrizzamento. Importante da notare è che le sensazioni di paura e ansia dovute alla perturbazione della regione diaframmatica e cardiaca, sono effettivamente smorzate dal perdurare della contrazione generalizzata dei flessori, e in particolare di quelli della regione addominale.

Il corpo che cade contrae i flessori per impedire al capo di sbattere contro il terreno e per rafforzare la colonna vertebrale inarcandola. Nell'adulto, la stessa risposta gli fa abbassare la testa, lo fa rattrappire, gli fa piegare le ginocchia e arrestare il respiro. Gli arti vengono portati più vicini al corpo, davanti alle viscere, prive di protezione. 

"Vieil homme dans le douleur" di Vincent Van Gogh - 1890


Questo atteggiamento offre la miglior protezione possibile, e infonde un senso di sicurezza. Le contrazioni dei flessori, se mantenute, servono a ripristinare il normale stato di calma.


“Il modello di contrazione dei flessori è ripristinato ogni volta che l'individuo ritorna all'auto-protezione passiva, o perché gli mancano i mezzi di resistenza attiva, o perché dubita della propria capacità di difendersi attivamente. I muscoli estensori, o antigravitari, sono per forza inibiti parzialmente. Secondo la mia personale osservazione, tutti gli individui classificati come introversi hanno una qualche abituale rigidità degli estensori; perciò o la testa, o le articolazioni dell'anca sporgono in avanti più del normale; la persona gira su stessa con movimenti indiretti e tortuosi, e non nel modo più semplice e diretto. Gli estroversi hanno invece una postura e un'andatura più erette” (Feldenkrais, 1996)

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