Simboli e mondo interno

"Lot 62" di Cecily Brown - 1998


Considerando che la personalità umana non è mai unificata, ma variamente non integrata e lacerata da processi di scissione, tre possono essere i quesiti incontrati nell’approccio clinico alla schizofrenia:

- Come si forma il sistema delirante?
- Come possono alcune parti, o una parte, della personalità arrivare al punto di  vivere in questo mondo delirante del “nessun luogo”?
- Quali sono i fattori che determinano l’accesso alla coscienza dello stato mentale di tale parte o parti deliranti?

Il sistema delirante presenta delle analogie con la costruzione dell’immagine del mondo nel senso di Money-Kyrle, qualcosa che viene eretto a poco a poco attraverso l’apprendere dall’esperienza, nel senso di Bion, ed è fabbricato a poco a poco parallelamente alla costruzione del mondo e della realtà psichica.

Ma, proprio come la realtà psichica viene costruita attraverso un processo di formazione simbolica, conseguenza dell’introiezione di simboli ricevuti, il sistema delirante è fabbricato per mezzo di un processo di formazione di simboli che ha fallito, quello che Bion ha chiamato “elementi beta con tracce di Io e Super-Io”, che sono le macerie della “funzione alfa rovesciata”.

In risposta al terzo quesito sull’accesso alla coscienza di materiale delirante, bisogna chiarire che il termine coscienza è utilizzato nel senso di organo per la percezione di qualità psichiche (Freud), e perciò di attenzione (Bion) oppure di percezione di fenomeni (Platone).

Dal momento che la frammentazione del Sé è, in maggiore o minore misura, un attributo universale dell’apparato mentale, “l’organo dell’attenzione” è altamente valutato e conteso dalle varie parti del Sé a causa del suo diretto accesso alla motilità (Freud), sebbene non detenga in alcun modo il monopolio al riguardo.

Come accade che una parte o parti della personalità arrivino ad abitare in questo mondo del “nessun luogo”? Dobbiamo dedicare attenzione alla quarta area della realtà psichica, cioè l’interno degli oggetti interni, il mondo claustrofobico degli stati psicotici borderline.

"Trouble in paradise" di Cecily Brown - 1999


L’ingresso nell’identificazione proiettiva è un fenomeno onnipresente nella prima infanzia, stabilitosi soprattutto durante i conflitti intorno ai processi escretori e aggravato dalle fantasie di attività masturbatorie intrusive, specie nella masturbazione anale.

Mentre il perseverare di una parte infantile che vive in uno stato d’identificazione proiettiva con un oggetto interno, di solito la madre e di solito a livello parziale, fa soprattutto emergere solo sintomi claustrofobici o agorafobici e tendenze maniacali o depressive, quando tale parte nascosta della personalità abbia guadagnato il controllo dell’organo della coscienza, avvengono dei marcati cambiamenti generali.

Prima di tutto l’esperienza del mondo esterno diventa dominata dall’atmosfera claustrofobica, il che significa che la persona, in qualunque situazione si trovi, si sente intrappolata. Ovunque c’è un’atmosfera di catastrofe imminente e “porte chiuse” (Sartre).

In secondo luogo, in risposta a questa sensazione sospesa di catastrofe imminente, l’immagine del mondo diventa compartimentalizzata e stratificata. I compartimenti, che hanno un forte connotato filogenetico o storico, si avvicinano nel loro significato alla suddivisione in Inferno, Purgatorio e Paradiso: nel retto, nei genitali o all’interno del seno o nella testa della madre primitiva.

Ogni organizzazione è vista come stratificata, gerarchica e perciò politica, sia che si tratti della famiglia, famiglia estesa, posto di lavoro o che sia socialmente concreta come un’istituzione oppure astratta come una classe o un’occupazione.

La qualità claustrofobica della mente, generando irrequietezza, spinge a cambiare area geografica e mobilita l’ambizione a salire una qualche scala sociale, esistente o meno, verso un’immaginaria salvezza verso l’alto” (Meltzer D., Claustrum, 1993)


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