Il sadismo prima e dopo Sade





Sawney Bean (1370-1435) crebbe in campagna, a circa quindici chilometri da Edimburgo, e per un breve periodo intraprese il lavoro del padre, sterratore e costruttore di siepi. Non gli piaceva lavorare, così decise di andare a vivere in una caverna di Galloway sulla riva del mare, insieme a una donna che, come lui, aveva inclinazioni sadiche.

Bean e la sua compagna rimasero in quella grotta per 25 anni senza mai recarsi in nessun altro posto e, attraverso una serie di incesti, la famiglia arrivò a comprendere otto figli, sei figlie, diciotto nipoti maschi e quattordici nipoti femmine. 

La famiglia Bean viveva assaltando i passanti e mangiando i cadaveri delle vittime conservati in salamoia nell’acqua di mare. Nella zona, si registrava ogni anno un’elevata percentuale di persone scomparse ma, visto che nessuno si salvava per raccontare quello che succedeva, la famiglia Bean riuscì a operare indisturbata per molti anni. 

Il modus operandi era sempre lo stesso: quando un gruppo di viaggiatori doveva essere attaccato (mai più di sei persone a piedi o due a cavallo), i membri del clan Bean circondavano le loro vittime per essere sicuri di non lasciarsi sfuggire nessuno. Le provviste di carne umana erano così abbondanti che gli arti in eccedenza venivano gettati in mare, provocando stupore e spavento tutte le volte che la marea li faceva ricomparire su qualche spiaggia.



La famiglia Bean venne catturata nel 1435. Avevano attaccato una coppia di viaggiatori ed erano riusciti a tagliare la gola alla donna “incominciando a succhiarle il sangue con così grande diletto che si sarebbe potuto credere fosse vino; fatto questo le avevano squarciato il ventre tirandole fuori tutte le budella”. 

Mentre l’uomo si difendeva strenuamente dagli assalitori, arrivarono altri sei viaggiatori e la famiglia Bean fuggì via, così ci fu finalmente un sopravvissuto in grado di raccontare ai magistrati di Glasgow (che informarono direttamente il re) quello che succedeva nella contea di Galloway.

Un esercito di 400 uomini accompagnati da cani si recò alla caverna, catturando Sawney e gli altri 47 membri della famiglia Bean. Vennero portati a Edimburgo e rinchiusi nella prigione di Leith, fino a quando furono giustiziati senza processo: agli uomini furono tagliate mani e gambe e i corpi mutilati vennero lasciati a dissanguare, le donne furono bruciate vive in tre roghi separati. Sia Sawney che i suoi familiari morirono senza il minimo segno di pentimento e continuando a bestemmiare a inveire contro tutti. 


H. W. Mudgett


Hermann Webster Mudgett (1860-1896). Le notizie biografiche sulla sua infanzia sono frammentarie e si sa poco delle sue origini. Nasce il 16 maggio del 1860 a Gilmanton (New Hampshire) e il padre è l’ufficiale postale del paese. Terminate le scuole, diventa maestro elementare e studia medicina senza riuscire a laurearsi (per un breve periodo, eserciterà a New York la professione di “medico”). A 18 anni si sposa con una ragazza del posto e ha un figlio ma, nel 1886, abbandona la moglie e il figlio e si trasferisce a Chicago dove, l’anno seguente, sposa una donna ricca, commettendo il reato di bigamia.

Mudgett arriva a Chicago senza denaro, ma con un obiettivo ben preciso in mente: diventare ricco in poco tempo. Vuole sfruttare a pieno le prospettive che sorgeranno nella città che si prepara ad accogliere l’Esposizione Universale del 1893. 

Pubblicamente, Mudgett si presenta come “il dottor H. H. Holmes” ed esibisce un certificato di laurea in medicina che sembrerebbe rilasciato dalla scuola medica di Ann Arbor in Michigan, mentre in realtà si tratta solo di un falso. Mudgett ha un’aria affascinante, rispettabile, ha molto successo con le donne e riesce a farsi ben volere da tutti.

A Chicago Mudgett trova un lavoro di facciata come commesso in una drogheria di proprietà di una vedova che, come altre donne, lo trova molto attraente. Dopo pochi mesi, la donna e la figlia scompaiono Mudgett afferma che si sono trasferite in California e gli hanno permesso di rilevare il negozio. 

Gli affari prosperano e la sua nomea di “dottore” competente e affidabile cresce costantemente, permettendogli di inventare “pozioni miracolose” che riesce a vendere con successo incrementando la sua fortuna. 

"Il castello" del dottor Holmes


Abile speculatore e venditore, Mudgett riesce ad acquistare un esteso appezzamento di terreno all’incrocio di due strade molto trafficate di Chicago e vi fa costruire uno sfarzoso palazzo di tre piani pieno di passaggi segreti, labirinti, corridoi lunghi e scuri, trappole girevoli e contenente un centinaio di stanze di varia metratura: costruzione che passerà alla storia come “il castello Holmes”. Nel 1888, l’edificio è completato e Mudgett vi si trasferisce, iniziando poi a viaggiare per tutti gli Stati Uniti.

Negli anni seguenti, Holmes attira molte giovani ragazze nel suo “castello” con offerte di lavoro fittizie e le fa scomparire nel nulla. Durante l’Esposizione del 1893, trasforma una parte dell’edificio in un albergo e ospita facoltosi viaggiatori giunti a Chicago per visitare la fiera e mai più ripartiti. Tutte le stanze dell’edificio erano attrezzate con valvole del gas nascoste che lui poteva azionare a distanza per avvelenare gli ospiti che dormivano ignari. 



Nel suo ufficio, c’era un gigantesco forno nel quale cremava i cadaveri per non lasciare alcuna traccia. Durante le perquisizioni minuziose effettuate dalla polizia quando Mudgett venne arrestato, furono trovati numerosi barattoli di acido, un tavolo chirurgico e una nutrita collezione di coltelli e bisturi: alcune ragazze venivano bruciate con l’acido e le ossa poi vendute per la ricerca medica. 

In un livello sotterraneo, c’era una “camera di tortura” di stampo medievale dove Mudgett conduceva i suoi “esperimenti”, per dimostrare come fosse possibile allungare il corpo umano il doppio rispetto al normale. Alcune stanze erano senza finestre, altre avevano muri insonorizzati, altre ancora avevano botole nascoste che si aprivano all’improvviso per far precipitare l’ospite nella cantina attraverso dei rapidi scivoli e alcune stanze avevano le pareti foderate d’amianto per poter essere trasformate in forni crematori.

Una stima esatta delle sue vittime è impossibile. Al processo, venne dichiarato colpevole di 27 omicidi che aveva confessato (più 6 tentati omicidi), ma la polizia era sicura che avesse ucciso almeno 150 persone e anche più. Tra le sue vittime non ci furono solo gli ospiti del castello, ma anche due delle tre mogli che aveva ucciso dopo averle torturate. In carcere, scrisse un memoriale in cui raccontava i suoi omicidi e lo vendette a un giornale, salvo poi sostenere che l’intera confessione era un trucco utile  a spillare un po’ di soldi.

La mattina del 7 maggio 1896, Hermann Webster Mudgett (o “il dottor H. H. Holmes”, come preferiva essere chiamato anche poco prima di morire) venne impiccato.


"In termini dinamici non è chiaro se il sadismo, come fusione di pulsioni libidiche e aggressive, sia una manifestazione di tendenze innate aggressive o la reazione a frustrazioni e umiliazioni. Analogamente non è chiaro se il piacere che deriva dall’attività sadica risieda nella vista del dolore altrui o nel senso di potenza che deriva dall’essere in grado di infliggere dolore" (Galimberti U., Dizionario di psicologia, 1992).

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