Masochismo e sue varianti

"Bella di giorno" di Luis Bunuel - 1967


Nell’articolo intitolato The Economic Problem of Masochism, Sigmund Freud suggerisce tre categorie di disturbi masochisti: masochismo perverso, masochismo morale e masochismo femminile (quest’ultimo non è stato ulteriormente esplorato da Freud).

In The Psychoanalitic Theory of the Neurosis, Otto Fenichel ricorda questo problema parlando delle nevrosi. Un istinto pregenitale parziale compete con la supremazia genitale. 

Tuttavia, poiché l’adempimento dell’atto perverso porta a una scarica genitale, Fenichel riconobbe che questi individui non mancano di supremazia genitale. Il maschio passivo-femminile è un individuo in cui sono così evidenti certi tratti femminili che essi determinano interi aspetti della personalità.
Quali sono le caratteristiche che inducono a diagnosticare il carattere passivo-femminile?

“Un uomo sui quarant’anni venne a trovarmi dopo essersi sottoposto alla terapia analitica per molti anni. Aveva una voce dolce, modulata e modi gentili. Il suo viso non aveva lineamenti duri, e in particolare non presentava quei profondi solchi tra il naso e la bocca. Di professione era disegnatore di mobili. I grandi problemi della sua esistenza derivavano da un’opposizione determinata all’autorità e dall’incapacità di vivere una relazione amorosa soddisfacente.
In un altro caso, un giovane di circa trent’anni si lagnava della sua incapacità di parlare quando si trovava in compagnia di varie persone. Inoltre, aveva difficoltà nello stabilire una funzione lavorativa soddisfacente, e nell’avere una relazione amorosa. Anch’egli aveva modi gentili e rispettosi, una voce morbida e modulata e un bel viso, non scavato da rughe profonde” (Lowen A., Il linguaggio del corpo, 1985)

Wilhem Reich ha elencato certe qualità che caratterizzano questo tipo: “esagerata cortesia e condiscendenza, dolcezza e tendenza alla delicatezza”.



Nel discutere uno specifico caso clinico, scrisse:
“Fenomenologicamente il paziente era il tipico carattere passivo-femminile; il suo modo di fare era sempre caratterizzato da un’estrema gentilezza e da umiltà; continuava a scusarsi delle cose più insignificanti. Inoltre era maldestro, timido e cerimonioso” (Reich, 1975)

Altri autori pongono l’accento sull’atteggiamento “passivo-ricettivo” o sulla sottomissione.

La più importante caratteristica fisica che contraddistingue questo tipo è la voce dolce ed effemminata nel senso che è priva di risonanze profonde e di asprezza. L’espressione del viso tende anch’essa ad essere dolce e plastica. I movimenti non sono mai bruschi e arroganti. La corporatura può essere arrotondata, con le spalle strette o a forma di V, o con spalle ampie e fianchi stretti. Le mani sono caratteristicamente morbide e piuttosto deboli.

Il lavoro analitico con questo tipo di pazienti procede facilmente, ma presto si scontra in una resistenza tipica. Da una parte c’è una ricchezza di materiale che il paziente produce sulla sua prima infanzia ma senza nessun effetto, dall’altra il paziente è ansioso e desideroso di fare tutto quanto gli si chiede, ma di nuovo, senza nessuna partecipazione attiva nel processo. La resistenza si presenta proprio come una mancanza di partecipazione dell’Io nello sforzo terapeutico, coperto sotto la maschera di un transfert positivo esagerato.


Questo transfert positivo è un’espressione reale e valida dell’Io, quanto la resistenza negativa che nasconde. Nell’approccio analitico bisogna tener conto di entrambi gli aspetti, e soprattutto della contraddizione e del conflitto che esprimono. Questa caratteristica relazionale è un punto centrale nel carattere passivo-femminile.

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