La realtà non esiste!

"Autoritratto" Vincent Van Gogh

La struttura caratteriale rigida è prevalentemente aggressiva, determinata e insensibile; il suo atteggiamento può essere caratterizzato dall’espressione: “io voglio”. 

La volontà può essere debole o forte, a seconda della forza fisica e della vitalità del corpo. La forza del Sé (Io) dipende dalla libertà dalle pulsioni pregenitali eventualmente mescolate nella struttura. Abbiamo un fattore qualitativo e uno quantitativo. La struttura masochista dubbiosa, esitante e ambivalente. Il suo atteggiamento fondamentalmente si riflette nell’espressione: “io non voglio”, sebbene in superficie possa fare ogni sforzo per essere positivo. Invariabilmente fallisce. 

L’aggressività del masochista è rivolta all’interno, è autodistruttiva. Indipendentemente dalla forza fisica del masochista, il suo Sé (Io) è più debole di quello del carattere rigido. La sua funzione genitale è meno sicura e il suo atteggiamento verso la realtà è vacillante. Il suo atteggiamento potrebbe riassumersi in un “io non posso”. 

Questa incapacità di far fronte alle esigenze della realtà lo porta a rifiutarle. Profondo è il suo risentimento per l’ingiustizia del sistema sociale. Il suo Io è debole poiché è ancora legato a bisogni orali o al senso di privazione, ma è reale.

Il carattere orale si identifica fortemente con questa attitudine dell’Io, per cui la sente come la base della personalità. Abbandonarla è per lui come perdere la propria identità quale l’ha sempre conosciuta.

La struttura della personalità schizoide non presenta nessuna di queste attitudini e le presenta tutte. Talvolta lo schizoide agisce con forte determinazione, ma la cosa non dura. L’aggressività non crolla in una sensazione di palude (come nel masochista), ma svanisce.

Quando ricompare, si accompagna a una sensazione di onnipotenza perché non si è confrontata con la realtà. La funzione di confronto con la realtà è relativamente sottosviluppata. 

Questa onnipotenza dell’aggressività differisce dall’Io gonfiato e dalla esaltazione del carattere orale in quanto è un’autentica pulsione materiale. È percepita come potere di fare e non come un potere del pensiero. 

tipologie caratteriali in bioenergetica


Mentre il carattere orale non può compiere nulla con il suo Io rigonfio, lo schizoide può essere costruttivamente creativo. La stessa mancanza di restrizioni dell’Io può rendere possibile una rottura delle barriere della realtà, quali sono normalmente note, per dar spazio a nuovi modi di sentire e di agire. Ma è una volontà senza un Sé.

Le attitudini caratteriologiche radicate nel ”io non voglio” e “io non posso” mancano nella personalità schizoide. Poiché la sua attitudine fondamentale deriva dalla negazione dei valori della realtà materiale, non ha bisogno di combattere questa realtà. 

In superficie, tuttavia, si possono rilevare atteggiamenti masochistici e tendenze orali che derivano da specifiche esperienze vissute. Queste, comunque, non sono correlate all’Io; non si manifestano nella situazione transferale (in psicoterapia) e non si incontrano come profonde resistenze.

Infatti è caratteristico dello schizoide avere pochi meccanismi reali di difesa dell’Io, o non averne affatto. Anche per questa ragione, una volta stabilito un buon contatto con lui, la terapia può avanzare ad un ritmo sorprendente.


Mentre lo schizofrenico soffre di spersonalizzazione nella sua rottura con la realtà, il carattere schizoide mantiene l’unità corporale con un filo sottile. Usa il proprio corpo come si potrebbe utilizzare un’automobile. Non ha la sensazione di essere nel proprio corpo, ma piuttosto che il corpo è la dimora del suo Sé sensibile e pensante. La chiave per il trattamento terapeutico della personalità schizoide è aumentare l’identificazione con la sensazione cinestesica del corpo e la profondità del movimento aggressivo.

Cogito ergo "protesto"

dal film "Paranoid Park" di Gus Van Sant

Nella famiglia, come anche nella scuola, vi è una figura dominante, che di solito è la madre. E' possibile individuare la persona centrale identificando la fonte delle ricompense e dei privilegi. 

A casa le ricompense sono attributive, dipendono cioè da ciò che si è piuttosto che da ciò che si fa. Quel che ci è dato dalla figura dominante è più o meno connesso ai nostri bisogni. 

A scuola, al contrario, dare e avere sono più intimamente collegati ai successi; lo sforzo è fonte di buone cose, sempre che i propri sforzi siano riconosciuti dalla persona dominante della situazione.

In questo modo, malgrado le differenze, scuola e famiglia risultano continuamente collegate tra di loro in quanto ambienti sociali. Tuttavia il fatto che a scuola vi sia un numero maggiore di persone in contatto con la persona dominante, rispetto a ciò che si verifica in famiglia, provoca una rottura psicologica al momento della transizione dall'uno all'altra. 

Talcott Parsons ritiene che a scuola i ragazzi acquisiscano quell'attaccamento all'ordine sociale più allargato, proprio della società adulta, che si riflette nel metodo di dare e avere adottato e incoraggiato dalla scuola. Col procedere degli studi, si rivela progressivamente il ruolo selettivo della scuola nei confronti del mercato del lavoro e ciò porta ad una reazione asintonica con la vita reale per la quale la scuola fornisce l'apprendistato. Secondo Parsons, la criminalità nasce nella vita violenta dei campi di gioco. 

Rovesciamo il quadro. La struttura sociale della comunità scolastica ci sembra poter essere indifferentemente la culla della devianza, sia del comportamento corretto. La distinzione tra risultato reale ed apparente, sempre che questo sia ben architettato dall'alunno e di conseguenza sfugga al professore, dà la possibilità di ricevere ricompense sia per il risultato rubato che per quello meritato. La possibilità offerta al ragazzo di ottenere un riconoscimento della sua parvenza di virtù ricercando la stima del professore con tutti i mezzi, ci sembra l'insegnamento ideale per fare acquisire una visione criminale e sfruttatrice del mondo sociale.



Occupiamoci dei campi di gioco. Riteniamo che proprio in questi luoghi si costruiscano i frammenti di quella società della cui realtà i ragazzi dubitano poiché loro stessi ne sono i costruttori e sanno come mantenerla. E' un mondo fatto di accordi e di compromessi, in cui il presente e il futuro sono regolati da rituali; un mondo dominato dal potere assoluto delle parole che una volta pronunciate diventano portatrici di ordine rispetto alle azioni e alle relazioni sociali; un ordine che, per essere infranto, ha bisogno di altre parole. Questo è il luogo in cui avviene l'apprendistato alla vera socialità, in quanto le parole date sono realmente vincolanti e le regole non hanno bisogno di essere sanzionate per essere rispettate. Non può esistere il crimine perché si tratta di un mondo costruito da tutti e per tutti. Le deviazioni sono tenute sotto controllo e progressivamente demotivate attraverso adattamenti continui della realtà sociale contro la quale tale deviazioni erano sorte.

Di solito una società complessa è composta da un certo numero di micro-società i cui mezzi per motivare le proprie azioni non sono ne universalmente accettati, ne largamente condivisi dall'intera comunità. In tale situazione si possono attribuire particolari significati alle azioni dei membri di una micro-società che hanno ben poco in comune con quelli attribuiti dai membri stessi. 

Questa tesi è difficilmente dimostrabile se le attribuzioni di significato espresse dai membri della società dominante sono molto incisive e visibili mentre quelle espresse dagli appartenenti alla micro-società appaiono meno evidenti, anche perché forse è più difficile avere contatti con questi ultimi. 

E' opportuno distinguere in due gruppi le attribuzioni di significato: sono esterne quando vengono espresse da un esponente della società dominante in riferimento alle azioni dei membri della micro-società; sono interne quando vengono espresse da questi ultimi rispetto alle proprie azioni o a quelle dei propri compagni.


Contrariamente all'opinione pubblica, questi ragazzi sono coscienti della loro situazione e del significato delle loro azioni e sono in grado di elaborare delle teorie accettabili per spiegare esaurientemente le loro attività, dimostrando peraltro una considerevole abilità linguistica e concettuale. In breve, essi dispongono di una retorica giustificativa delle loro azioni che differisce da quella della massa. 

Quest'ultima riflette ed influenza ad un tempo le forme verbali e le risorse concettuali di coloro che, dall'esterno, descrivono quelli che si distaccano dalle norme. L'esistenza di due retoriche, di due sistemi diversi di comprensione e di spiegazione, porta ad una situazione in cui vite e aspirazioni, desideri e bisogni di ciascun gruppo diventano sempre più confusi agli occhi dell'altro.

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