Romanzo personale



Lévi-Strauss, in Mito e significato, afferma che non esiste un Sé che possiamo esplicitare o descrivere. Egli riesce a definirlo solo come un senso di movimento, di qualcosa che succede:

Ognuno di noi è una sorta di crocicchio ove le cose accadono”.

La descrizione di Lévi-Strauss evoca una certa fragilità del Sé. Il senso del Sé dipende dal succedere delle cose. Questo accadere potrebbe dunque arrestarsi. 

Cosa rimarrebbe?  

Il Sé, da questa prospettiva, non è niente di concreto o solido, non è una parte di noi come lo sono le ossa o i muscoli. Semplicemente è un cantiere di esperienze interiori in perenne cambiamento, una sorta di “attività continua”, che può interrompersi e lasciarci nel nulla. 

La continuità del senso di esistere si rivela sull’orlo di un vuoto potenziale.
Questa minaccia è evidente in quelle persone il cui sviluppo psichico è stato compromesso da circostanze ambientali particolarmente traumatiche. L’attività mentale che è alla base del flusso di coscienza sembra essersi solo minimamente sviluppata. 

Il Sé è stentato e fragile; a volte può scomparire e lasciare una sensazione dolorosa, a volte persino terrificante, di vuoto.

William James


William James racchiude in una frase l’idea di un Sé, inteso come attività costante del pensiero:

“I pensieri connessi tra loro, così come noi li avvertiamo in connessione, sono ciò che intendiamo per Sé individuali” (James W., Psychology: briefer corse)

Qui il termine pensieri, riferito al flusso di coscienza, sintetizza il movimento di immagini, ricordi, idee, fantasie che vengono avvertiti in quei momenti in cui la nostra attenzione scivola via da ciò che ci circonda. Ciò che è fondamentale in questa esperienza è la sua forma non lineare, che ricorda quella del gioco.

Il gioco poggia su un sentimento tipicamente caratterizzato da calore e intimità. Alla base del flusso di vita interiore, e mescolato a esso, c’è il sentimento del corpo, che ci accompagna di continuo. 

Spesso non ce ne accorgiamo neppure, sebbene esso sia in fluttuazione con lo stato del Sé, che a sua volta è influenzato dalle varie forme delle nostre relazioni interpersonali. 

Il tipo di Sé suggerito da James è vitale. Esso comporta cambiamenti e possibilità, libertà e varietà. Non è statico e non è una struttura nel senso del gergo tecnico psicoanalitico. E’ piuttosto un processo, come lo intende Perls. 

Il Sé, nella sua continuità, non è mai uguale a se stesso. La sua natura progressiva e sequenziale ricorda la forma della narrazione o, meglio ancora, la forma di un dialogo.

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